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Documento condiviso cruelty free

Inviato: lun set 03, 2007 11:11 am
da roby
Mi permetto di riportare qui un mio intervento che ho postato sul forum di Zago, perchè vorrei un vostro parere. Sinceramente per quanto il documento condiviso sia un grosso passo avanti, secondo me, come consumatrice consapevole, ci sono ancora alcuni aspetti che si devono chiarire per non ricadere nelle mezze verità. Riporto:
Sono felice di leggere un documento approvato da entrambe le parti.
C’è un punto però che può inficiare la validità dell’accordo e sul quale vorrei un parere da Fabrizio, Massimo e Sauro.
Il produttore che aderisce allo standard VIVO o LAV dichiara di non utilizzare molecole nuove da una certa data, così da non incrementare lo studio e la conseguente sperimentazione.
Poi però può capitare, e riporto un esempio di Fabrizio, che una molecola considerata innocua fino alla data decisa dal produttore, si scopra essere (riporto l'esempio del perborato) teratogena cioè provoca danni agli embrioni degli organismi acquatici, quindi morte di animali.
Il produttore che ha aderito allo standard VIVO o LAV ha a questo punto due soluzioni:
usa una nuova molecola testata su pochi animali per salvarne migliaia, ma così sia l'autocertificazione che l'accettazione del disciplinare LAV sono disattesi (sempre che lo comunichi alle rispettive certificazioni) e poi una volta che chiudi un occhio per una molecola…..
oppure non dice nulla ai suoi clienti, non comunica niente a Consumoconsapevole e LAV e di coscienza usa una nuova molecola pur di salvare migliaia di animali, ma anche qui la autocertificazione salta;
qualche azienda in malafede però potrebbe tranquillamente continuare ad usare quella "cattiva" molecola (o altre che potrebbero risultare col tempo nocive per gli animali), non comunicare nulla ai suoi clienti, continuare a fare strage di animali ed essere sulla lista VIVO o LAV.
Quindi ritorniamo al punto di partenza, che valore hanno tutte queste liste e certificazioni?
Mi piacerebbe avere un parere anche dei produttori (anche in forma anonima) che frequentano questo forum per capire se hanno aderito allo qualche standard e cosa ne pensano di questo “buco” legislativo.
Ciao Roby

Inviato: lun set 03, 2007 11:47 pm
da AlanAdler
ciao roby,

io penso che dipende tutto dalla scelta, sia del singolo acquirente, sia della stessa azienda. E' chiaro che un'azienda che aderisce allo standard cruelty-free non solo può ritrovarsi con una molecola che improvvisamente si rivela inquinante, ma può già avere, tra quelle che usa, molecole riconosciute inquinanti. Questo è scritto chiaramente anche sul documento di Promiseland:

"tramite lo Standard internazionale cui fa riferimento il sito di VIVO, non si tiene conto del puro impatto ambientale, e quindi puo' succedere di trovare alcuni prodotti con ingredienti ad alto impatto ambientale, negativo sia per la natura che per gli animali."

Questo proprio perchè aderire allo standard cruelty-free significa *solo* porre attenzione al problema della vivisezione, come allo stesso tempo aderire a normative bio significa *solo* porre attenzione al problema ambientale.
Sinceramente non capisco dove sia la tua perplessità. Inoltre il documento è stato studiato proprio affinchè si finisca di rigirare sulle stesse questioni, ma l'esempio di Zago mi pare invece solo voler ulteriormente scoraggiare l'acquisto di prodotti cruelty-free, in quanto non aggiunge nulla di nuovo che non sia stato detto chiaramente nel documento che...proprio lui ha scritto...

Un passo importante invece, che non deve essere sottovalutato, è l'invito a sostenere largamente la fine della sperimentazione animale per cosmetici:

"Quindi non resta che invitare tutti ad attivarsi per sostenere ogni progetto sociale, scientifico o legislativo che cerchi di velocizzare l'ottenimento di un divieto europeo rispetto ai test cosmetici con animali."

Risulta chiaro che uno dei modi più efficaci per sostenere questo è boicottare prodotti testati su animali e scegliere prodotti cruelty-free. Una volta che si è messo fine ai test antiquati e inattendibili con animali, l'uomo potra avvicinarsi all'applicazione di una vera scienza che renda tutti più sicuri, dopo la quale l'attenzione di tipo "bio" risulta un obbligo per chiunque voglia fare una scelta etica.

Inviato: gio set 06, 2007 10:49 am
da massimo tettamanti
Ciao
a tutti
scusate se rispondo in ritardo.
Sauro, grazie per aver inserito tu il post sul documento.

Ciao Roby

>Il produttore che aderisce allo standard VIVO o LAV dichiara di non >utilizzare molecole nuove da una certa data, così da non incrementare lo >studio e la conseguente sperimentazione.

esatto

>Poi però può capitare, e riporto un esempio di Fabrizio, che una molecola >considerata innocua fino alla data decisa dal produttore, si scopra essere >(riporto l'esempio del perborato) teratogena cioè provoca danni agli >embrioni degli organismi acquatici, quindi morte di animali.

verissimo.

>Il produttore che ha aderito allo standard VIVO o LAV ha a questo punto >due soluzioni:

si, ne ha due ma non credo che convenga falsificare sugli ingredienti perchè sia io che antonella de paola abbiamo avuto e abbiamo occasione di verificare, oltre ai controlli del contratto ICEA.
le due soluzioni al momento credo siano:
- usare la molecola nuova e uscire dallo standard.
- non usare la molecola nuova e continuare a usare quella a maggiore impatto ambientale.

>usa una nuova molecola testata su pochi animali per salvarne migliaia, >ma così sia l'autocertificazione che l'accettazione del disciplinare LAV >sono disattesi (sempre che lo comunichi alle rispettive certificazioni) e >poi una volta che chiudi un occhio per una molecola…..

purtroppo non è cosi' semplice, tra uccidere pochi animali e salvarne migliaia non c'è vegan o antivivisezionista che conosco che sceglierebbe di salvarne 5 e ucciderne 5000.
La domanda per come è posta non puo' se non avere una unica risposta: minimiziamo i danni.
Il problema è un'altro: i numeri della vivisezione su cosmetici sono piu' o meno noti e documentati (e purtroppo non sono pochi animali, sono migliaia) mentre l'impatto ambientale di una sostanza va necessariamente stimato.
In un caso come quello in esame un protocollo potrebbe essere:
- la molecola vecchia considerata innocua si scopre essere tossica. prima domanda da verificare: esiste un altra molecola già accettabile dallo standard che non incrementa la vivisezione senza ricorrere a una nuova che ha incrementato la vivisezione?
- se non dovesse esistere: è possibile stimare o quantificare in maniera il piu' possibile scientifica l'impatto sia nella vivisezione che nell'ambiente?

a quel punto, con una documentazione ben documentata si puo' impostare un contatto con i produttori vari per capire disponibilità e sinergie per minimizzare i danni, eventualmente accettando modifiche dello standard.
Non vedo grossi problemi.
L'importante è la documentazione.

>qualche azienda in malafede però potrebbe tranquillamente continuare >ad usare quella "cattiva" molecola (o altre che potrebbero risultare col >tempo nocive per gli animali), non comunicare nulla ai suoi clienti, >continuare a fare strage di animali ed essere sulla lista VIVO o LAV.

certo, potrebbe anche continuare a fare cosi'.
come consumatore mi sorge una domanda: per non incrementare la vivisezione so dove guardare e trovare una lista da portarmi al negozio o al supermercato.
per minimizzare l'impatto ambientale dove trovo la lista?
perchè dividerei il discorso in due:

- personale, come singolo scelgo posso scegliere quello che piu' si adatta alla mia mentalità e quindi posso dedicare tempo e energie a studiare e valutare

- sociale, la scelta dello standard serve per spingere la proposta di legge di divieto di vivisezione a uso cosmetico. ma questa campagna ha bisogno di grossi numeri di consumatori attenti che vanno aiutati nelle scelte non avendo tempo o voglia di informarsi.

io, in accordo con il documento condiviso, invito di conseguenza consumatori contro la vivisezione/l'inquinamento/l'uso di prodotti animali a scegliere tra lo standard proposto su VIVO le ditte senza prodotti animali (ora segnalato) e a minore impatto ambientale (stiamo pensando al modo di segnalare anche questo).

Già a un primo studio si vede che esistono ditte che soddisfano tutti i requisiti di minimo impatto su animali e ambiente.

Questo perchè, al momento, non conosco altre liste da consigliera che siano piu' complete ma sarei molto contento, sia come consulente che come consumatore, di avere liste sempre meglio aggiornate.
nulla toglie la possibilità di creare una lista migliore e sono piu' che disponibile a lavorarci.
massimo