La Costituzione di uno yogi: i 5 Yama.
Inviato: dom lug 01, 2007 1:21 pm
LA COSTITUZIONE DI UNO YOGI: I 5 YAMA.
1. La non violenza sarà la prima qualità che lo yogi dovrà impegnare per
servire la nascita della sua consapevolezza spirituale. Fin dove io sono non
violento, fin lì può espandersi la mia coscienza.
Chi non ha considerazione per l'universo non può aderirvi; sia chi nuoce agli
animali non può veder la consapevolezza espandersi ad essi; così chi alimenta
in sé canali di intolleranza o mancanza di rispetto per altri esseri e "mondi
viventi", non potrà prendere coscienza di essi.
Uno yogi vedrà l'universalità di questo primo yama e capirà che dedicarsi alla
non violenza e dedicarsi alla nascita di una consapevolezza illimitata e pura
sono due fili della stessa treccia.
Così ogniqualvolta scavo trincee e pongo contrapposizioni violente sto
confinando la mia consapevolezza entro una struttura di identità limitata.
Uno yogi vede come effetto del suo impegno in questo yama l'emergere di
attitudini pacifiche anche negli altri esseri con cui è in contatto. La non
violenza così praticata è un abbracciare un'energia di innocenza che lava via
tutt'intorno le tendenze alla contrapposizione.
Possiamo vedere come alcuni esseri portino e diffondono pace con la loro
presenza mentre altri esseri generano squilibri, disarmonie e conflitti.
Mi ricordo quando una volta in villeggiatura in Spagna avevo piantato la tenda
tra boschi verdi, ma mi sembrava pure di esser circondato da energia di morte,
e alla sera camminando scoprii le recinzioni di due centrali nucleari.
Non mi stupisce che il nuovo terrorismo oggi faccia capo ad una viva e
rinascente passione religiosa: non mi stupì sapere che una decina di martiri
presero un gommone e si suicidarono scagliandosi contro una portaerei americana
nel Mar Rosso, considerato "divino".
Poi ci furono i bombardamenti americani di alcuni villaggi musulmani in Sudan,
l'invasione di Mogadiscio a caccia di islamici, e poi l'attentato a New York e
l'inizio di questa guerra intorno al mondo senza quartiere. Con i governanti
d'Europa che servono gli interessi di Israele, boicottano un altro paese
islamico come l'Iran, e fan finta di non conoscere come un sondaggio svolto
dalla CE abbia rilevato che la maggioranza della gente crede che proprio
Israele sia la il principale artefice di questa guerra sotterranea e il
pericolo maggiore per la pace, perché?
La non violenza per uno yogi significa essere pace affinché ci sia pace;
significa capire come la nostra attitudine, se non è innocente, possa generare
conflitti anche senza che in noi ci sia tale proposito.
2. Con la qualità della verità si riceve l'iniziazione nel cammino di
conoscenza dell'anima.
Ci sono molte qualità fondamentali che vanno assorbite nella struttura
caratteriale dello yogi e nella sua pratica spirituale. Ma è stando nella
verità che si possono ricevere gli insegnamenti superiori, perché solo
attraverso la verità si consegue la conoscenza. Non ci possono essere
mascheramenti, manipolazioni, falsificazioni, queste modificazioni rendono la
mente inadatta a far scorrere il flusso di luce dell'anima. Così più si è
lontani dalla verità, più si manipola se stessi e il mondo, più si vive nella
distorsione e nel fraintendimento e più viene equivocato anche il messaggio
spirituale e viene offuscata la visione interiore del divino. Solo nell'essere
veri si può permettere alla realtà di rivelarsi e farsi comprendere. Questa
verità è interiore chiarezza e piena corrispondenza tra parole e vita.
Bello sarebbe che tutti insieme si riuscisse a creare un linguaggio così puro
ed elevato per esprimere e condividere i più ampi valori interiori di ciascuno.
Oggi vedo che siamo lontani da questa realizzazione collettiva, ma ho pure la
convinzione che ci sia in molti la ricerca per voler creare nuovi ponti di
comunicazione con l'altro, proprio nell'aspirazione di condividere più
profondamente il senso della realtà e uscire finalmente da una frantumazione
nella quale in tanti si sono smarriti in un soggettivismo tra discordanti
credi.
3. Di fronte al risveglio dell'onestà il dominio della follia vacilla e pare
costretto a camuffarsi sempre più dietro a grandiose speculazioni sia
finanziarie che ideologiche.
Guardate questa linea "quasi" perfettamente dritta unire Lisbona a Kiev,
attraversa con i suoi binari la terraferma di mezzo pianeta. Quasi dritta,
perché ad un certo punto del suo percorso si piega brusca a Sud, prosegue per
una manciata di chilometri in maniera strana, e poi di nuovo brusca, balza a
nord per ritornare perfettamente dritta: cosa è successo? Forse la ferrovia
deve raggirare un ostacolo insormontabile? Un lago? Un cratere? Una montagna?
Al contrario, essa buca le Alpi, ci entra dentro, le attraversa una volta -
tagliandole appunto a sud- e dopo pochi chilometri un altro traforo per
riattraversare le montagne e ritornare a nord.
Gli avidi vogliono fare due trafori nelle Alpi per far passare vagoni di
mercanzie. L'avidità muove la finanza e la politica e spinge la società nel
dominio della follia. Questa follia, questa avidità sono alimentate
dall'insicurezza interiore, dalla paura per il futuro, dall'incapacità di
sperimentare fiducia.
Gli antichi mistici dello yoga ci invitano a purificarci da questo potente
veleno che annebbia la mente fagocitandola in una rete di illusioni detta
maya. In essa non riusciremo a viver felici e non potremo adempiere al
desiderio interiore di autoconsapevolezza dell'anima.
E' vero, dicono i mistici, ci vuole molta determinazione nel scegliere di
vivere in onestà senza cadere nella servitù delle tendenze avide di una mente
distorta, ma è attraverso l'onestà che uno yogi riceve in dono pietre preziose.
4. Nella vita di uno yogi è prioritaria la conoscenza dell'essenza. C'è
osservazione interiore, studio della conoscenza mistica, del Sé e del mondo.
Una domanda attraversa ogni osservazione e distaccata analisi: "è reale ciò?".
E' una ricerca che si orienta sia verso ciò che ha una forma e un nome, sia
verso ciò che è senza nome e senza forma.
Puoi comprendere ad esempio che l'indolenza instaurerà stati depressivi e
vedere come essi siano forme che assume la mente. Uno yogi cerca di scostare
questi "veli sottili" e continuerà fino a togliere l'ultimo velo.
5. Il distacco dal possesso conduce al samadhi, l'unione spirituale. Tale
distacco dalle più radicate inclinazioni al possesso tocca ogni ambito della
vita di uno yogi. Così importante è possedere una casa, un lavoro, una
famiglia, un nome. Come distaccarsi da questi possessi per abbandonarsi con
fiducia alla libertà -senza ricercare le stesse sicurezze e attaccamenti
all'interno di una congregazione religiosa- ?
Si può vivere praticamente la negazione del vincolo matrimoniale e della
famiglia e allo stesso tempo farsi pubblici difensori della sacralità di queste
istituzioni? Sembra di sì.
Il sacro vincolo del matrimonio è il fondamento dell'unica vera famiglia
legalmente riconosciuta, questo in sintesi il pensiero che si è voluto
manifestare nelle piazze d'Italia; ideologia promossa, oltre che dalla Chiesa,
anche da capi politici come Casini, Berlusconi, Fini, Bossi, che sono tutti
separati o divorziati, né ciò appare paradossale. Eppure proprio l'esperienza
diretta della loro vita dimostra contro la loro stessa posizione ideologica.
Tanto radicato è diventato il bisogno psicologico di possesso, che può
succedere di separarsi da un matrimonio che ha vissuto il suo tempo, ma non ci
si riesce a staccare dalla divinizzazione di questa istituzione; e tante altre
istituzioni, dai palazzi del potere, alla proprietà privata, abbiamo
sacralizzato con la legge, con l'ideologia e con la religione.
Tanto è cambiata l'umanità. Quando un tempo si vedeva e si cantava il Vento
Sacro e non la bandiera che sventola.
5 punti devono esser controllati: non violenza, verità, onestà, conoscenza,
distacco.
Spero che questo scritto possa essere d'ispirazione per voi.
http://www.atmanyoga.it
1. La non violenza sarà la prima qualità che lo yogi dovrà impegnare per
servire la nascita della sua consapevolezza spirituale. Fin dove io sono non
violento, fin lì può espandersi la mia coscienza.
Chi non ha considerazione per l'universo non può aderirvi; sia chi nuoce agli
animali non può veder la consapevolezza espandersi ad essi; così chi alimenta
in sé canali di intolleranza o mancanza di rispetto per altri esseri e "mondi
viventi", non potrà prendere coscienza di essi.
Uno yogi vedrà l'universalità di questo primo yama e capirà che dedicarsi alla
non violenza e dedicarsi alla nascita di una consapevolezza illimitata e pura
sono due fili della stessa treccia.
Così ogniqualvolta scavo trincee e pongo contrapposizioni violente sto
confinando la mia consapevolezza entro una struttura di identità limitata.
Uno yogi vede come effetto del suo impegno in questo yama l'emergere di
attitudini pacifiche anche negli altri esseri con cui è in contatto. La non
violenza così praticata è un abbracciare un'energia di innocenza che lava via
tutt'intorno le tendenze alla contrapposizione.
Possiamo vedere come alcuni esseri portino e diffondono pace con la loro
presenza mentre altri esseri generano squilibri, disarmonie e conflitti.
Mi ricordo quando una volta in villeggiatura in Spagna avevo piantato la tenda
tra boschi verdi, ma mi sembrava pure di esser circondato da energia di morte,
e alla sera camminando scoprii le recinzioni di due centrali nucleari.
Non mi stupisce che il nuovo terrorismo oggi faccia capo ad una viva e
rinascente passione religiosa: non mi stupì sapere che una decina di martiri
presero un gommone e si suicidarono scagliandosi contro una portaerei americana
nel Mar Rosso, considerato "divino".
Poi ci furono i bombardamenti americani di alcuni villaggi musulmani in Sudan,
l'invasione di Mogadiscio a caccia di islamici, e poi l'attentato a New York e
l'inizio di questa guerra intorno al mondo senza quartiere. Con i governanti
d'Europa che servono gli interessi di Israele, boicottano un altro paese
islamico come l'Iran, e fan finta di non conoscere come un sondaggio svolto
dalla CE abbia rilevato che la maggioranza della gente crede che proprio
Israele sia la il principale artefice di questa guerra sotterranea e il
pericolo maggiore per la pace, perché?
La non violenza per uno yogi significa essere pace affinché ci sia pace;
significa capire come la nostra attitudine, se non è innocente, possa generare
conflitti anche senza che in noi ci sia tale proposito.
2. Con la qualità della verità si riceve l'iniziazione nel cammino di
conoscenza dell'anima.
Ci sono molte qualità fondamentali che vanno assorbite nella struttura
caratteriale dello yogi e nella sua pratica spirituale. Ma è stando nella
verità che si possono ricevere gli insegnamenti superiori, perché solo
attraverso la verità si consegue la conoscenza. Non ci possono essere
mascheramenti, manipolazioni, falsificazioni, queste modificazioni rendono la
mente inadatta a far scorrere il flusso di luce dell'anima. Così più si è
lontani dalla verità, più si manipola se stessi e il mondo, più si vive nella
distorsione e nel fraintendimento e più viene equivocato anche il messaggio
spirituale e viene offuscata la visione interiore del divino. Solo nell'essere
veri si può permettere alla realtà di rivelarsi e farsi comprendere. Questa
verità è interiore chiarezza e piena corrispondenza tra parole e vita.
Bello sarebbe che tutti insieme si riuscisse a creare un linguaggio così puro
ed elevato per esprimere e condividere i più ampi valori interiori di ciascuno.
Oggi vedo che siamo lontani da questa realizzazione collettiva, ma ho pure la
convinzione che ci sia in molti la ricerca per voler creare nuovi ponti di
comunicazione con l'altro, proprio nell'aspirazione di condividere più
profondamente il senso della realtà e uscire finalmente da una frantumazione
nella quale in tanti si sono smarriti in un soggettivismo tra discordanti
credi.
3. Di fronte al risveglio dell'onestà il dominio della follia vacilla e pare
costretto a camuffarsi sempre più dietro a grandiose speculazioni sia
finanziarie che ideologiche.
Guardate questa linea "quasi" perfettamente dritta unire Lisbona a Kiev,
attraversa con i suoi binari la terraferma di mezzo pianeta. Quasi dritta,
perché ad un certo punto del suo percorso si piega brusca a Sud, prosegue per
una manciata di chilometri in maniera strana, e poi di nuovo brusca, balza a
nord per ritornare perfettamente dritta: cosa è successo? Forse la ferrovia
deve raggirare un ostacolo insormontabile? Un lago? Un cratere? Una montagna?
Al contrario, essa buca le Alpi, ci entra dentro, le attraversa una volta -
tagliandole appunto a sud- e dopo pochi chilometri un altro traforo per
riattraversare le montagne e ritornare a nord.
Gli avidi vogliono fare due trafori nelle Alpi per far passare vagoni di
mercanzie. L'avidità muove la finanza e la politica e spinge la società nel
dominio della follia. Questa follia, questa avidità sono alimentate
dall'insicurezza interiore, dalla paura per il futuro, dall'incapacità di
sperimentare fiducia.
Gli antichi mistici dello yoga ci invitano a purificarci da questo potente
veleno che annebbia la mente fagocitandola in una rete di illusioni detta
maya. In essa non riusciremo a viver felici e non potremo adempiere al
desiderio interiore di autoconsapevolezza dell'anima.
E' vero, dicono i mistici, ci vuole molta determinazione nel scegliere di
vivere in onestà senza cadere nella servitù delle tendenze avide di una mente
distorta, ma è attraverso l'onestà che uno yogi riceve in dono pietre preziose.
4. Nella vita di uno yogi è prioritaria la conoscenza dell'essenza. C'è
osservazione interiore, studio della conoscenza mistica, del Sé e del mondo.
Una domanda attraversa ogni osservazione e distaccata analisi: "è reale ciò?".
E' una ricerca che si orienta sia verso ciò che ha una forma e un nome, sia
verso ciò che è senza nome e senza forma.
Puoi comprendere ad esempio che l'indolenza instaurerà stati depressivi e
vedere come essi siano forme che assume la mente. Uno yogi cerca di scostare
questi "veli sottili" e continuerà fino a togliere l'ultimo velo.
5. Il distacco dal possesso conduce al samadhi, l'unione spirituale. Tale
distacco dalle più radicate inclinazioni al possesso tocca ogni ambito della
vita di uno yogi. Così importante è possedere una casa, un lavoro, una
famiglia, un nome. Come distaccarsi da questi possessi per abbandonarsi con
fiducia alla libertà -senza ricercare le stesse sicurezze e attaccamenti
all'interno di una congregazione religiosa- ?
Si può vivere praticamente la negazione del vincolo matrimoniale e della
famiglia e allo stesso tempo farsi pubblici difensori della sacralità di queste
istituzioni? Sembra di sì.
Il sacro vincolo del matrimonio è il fondamento dell'unica vera famiglia
legalmente riconosciuta, questo in sintesi il pensiero che si è voluto
manifestare nelle piazze d'Italia; ideologia promossa, oltre che dalla Chiesa,
anche da capi politici come Casini, Berlusconi, Fini, Bossi, che sono tutti
separati o divorziati, né ciò appare paradossale. Eppure proprio l'esperienza
diretta della loro vita dimostra contro la loro stessa posizione ideologica.
Tanto radicato è diventato il bisogno psicologico di possesso, che può
succedere di separarsi da un matrimonio che ha vissuto il suo tempo, ma non ci
si riesce a staccare dalla divinizzazione di questa istituzione; e tante altre
istituzioni, dai palazzi del potere, alla proprietà privata, abbiamo
sacralizzato con la legge, con l'ideologia e con la religione.
Tanto è cambiata l'umanità. Quando un tempo si vedeva e si cantava il Vento
Sacro e non la bandiera che sventola.
5 punti devono esser controllati: non violenza, verità, onestà, conoscenza,
distacco.
Spero che questo scritto possa essere d'ispirazione per voi.
http://www.atmanyoga.it