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SILVIO GARATTINI
Inviato: mar giu 12, 2007 7:58 am
da mina
RICERCA SCIENTIFICA
E SOCIETÀ
di Silvio Garattini
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Contro gli anatemi del moderno oscurantismo
La legge sull'obiezione di coscienza contro la sperimentazione animale (e quest'ultima non è un obbligo!), la scomunica a priori dell'uso degli animali transgenici (senza magari sapere cosa sono e a cosa servono), il mito della natura comunque buona (quando invece sa essere anche velenosa): ecco tre paradigmi di un atteggiamento schizofrenico della società nei confronti della scienza dalla quale però si vogliono sempre nuove scoperte.
C'è una situazione paradossale nel nostro paese - e forse anche altrove - perché mentre si celebrano, spesso in modo troppo enfatico, i risultati ottenuti dalla scienza, si lanciano anche anatemi contro il progresso scientifico.
Tre esempi possono meglio illustrare questa considerazione.
1.Il nostro Parlamento ha approvato alcune leggi che rendono molto difficile e gettano un'ombra di discredito sulla sperimentazione animale.Una prima legge recepisce direttive in materia dalla Comunità Europea, ma lo fa in modo così punitivo nei confronti dei ricercatori italiani da rappresentare un vero ostacolo per il progresso scientifico. Una seconda legge sancisce la possibilità di effettuare "obiezione di coscienza" contro la sperimentazione animale stabilendo un precedente pericoloso ed anche un po' ridicolo: la possibilità, cioé, di obiettare contro qualcosa che non è affatto obbligatorio. Occorre ricordare in questo senso che la sperimentazione animale non è un sadico divertimento dei ricercatori, ma è un mezzo per ora insostituibile per cercare di minimizzare i rischi connessi alla sperimentazione di nuovi farmaci ed all'utilizzo di nuove sostanze chimiche da parte dell'uomo.
Metodi alternativi?
Non vi è infatti oggi altra possibilità che l'impiego degli animali se si vogliono avere a disposizione modelli di malattie umane su cui saggiare nuove forme di terapia. Si sente spesso parlare di metodi "alternativi" all'uso degli animali, ritenendo che gli animali non siano un buon modello per l'uomo. Ma in base a quale logica ed a quali studi poche cellule coltivate in provetta sarebbero un modello migliore? In realtà studi su cellule e studi su animali devono essere considerati complementari perché, insieme, possono dare informazioni più attendibili. D'altra parte se guardiamo alla storia della medicina troviamo che ogni scoperta significativa che ha dato risultati pratici anche per l'uomo è passata attraverso l'impiego di animali. Non avremmo oggi vaccini, farmaci chirurgici sofisticati e gli stessi trapianti d'organo se non vi fosse stata precedentemente un'adeguata sperimentazione animale.
2. Quest'estate il nostro Parlamento ha avuto un'altra "trovata", forse frutto della calura estiva. In un ordine del giorno, per fortuna non attraverso una legge, ha "scomunicato" l'uso degi animali transgenici probabilmente senza avere una chiara idea del loro significato e del loro impegno.
Cosa sono i "transgenici"
Gli animali transgenici rappresentano una tecnologia che realizza in modo più razionale e prevedibile quanto avviene spontaneamente in natura e attraverso adeguati incroci e cioé la modificazione di determinati caratteri genetici. Inoltre è possibile inserire nel patrimonio genetico degli animali dei geni umani che producono sostanze che stanno alla base di malattie. Il potenziale dello sviluppo di animali transgenici è perciò enorme e va dalla produzione di animali che abbiano caratteristiche favorevoli per l'allevamento o per la produzione alimentare (carne, latte, uova) alla disponibilità di animali portatori di malattie con caratteristiche vicine a quelle dell'uomo.
Perché dunque il Parlamento si accanisce contro queste tecnologie che si fanno strada in tutto il mondo? Si vuole forse impedire al nostro Paese di allinearsi e di competere con la ricerca scientifica internazionale? Qualsiasi risposta potrebbe essere considerata frutto di "dietrologia", ma la presa di posizione rimane di segno negativo, quasi una paura del nuovo; ma la scienza è esplorazione dei confini della conoscenza. Si possono legittimamente stabilire dei controlli per evitare abusi, ma è razionale rifiutare qualcosa solo perché oltre a dare vantaggi può essere pericoloso?
3. Preoccupante è anche l'orientamento del pubblico verso ciò che è "naturale" spesso in opposizione a ciò che è scientifico. Questo orientamento si può riassumere in una convinzione, spesso alimentata dai "Verdi", secondo cui ciò che fa la natura è buono, mentre ciò che fa l'uomo è cattivo. Come naturali, e perciò buoni, vengono presentati i farmaci omeopatici - che contengono il nulla - e le erbe - che possono essere dannose - in analogia a tanti altri prodotti che la televisione ci presenta con il connotato di "provenienti dalla natura".
Miti e credenze
In realtà non è possibile fare generalizzazioni perché in natura esistono alcuni fra i più potenti veleni, mentre l'uomo ha sviluppato prodotti che prevengono o guariscono malattie terribili. Si deve perciò giudicare ogni cosa per quello che vale, indipendentemente dalla sua origine. La cultura del naturale è di fatto una "sottocultura" che alimenta spesso la vendita di prodotti che sono ben lontani dall'essere utili alla salute.
Potremmo chiederci perché ciò avviene. Le risposte sono molteplici ma due probabilmente sono le più significative. La nostra società utilizza i prodotti della scienza, ma la sua cultura non ha assorbito gli sviluppi delle conoscenze scientifiche; la scuola riserva uno spazio troppo ristretto alle discipline scientifiche e soprattutto non dà le informazioni fondamentali per capire vantaggi e limiti di ciò che viene prodotto dalla scienza.Una parte di questa carenza deriva dalla scarsa abitudine dei ricercatori a colloquiare con il pubblico ed a spiegare, in termini accessibili, le ragioni del loro impegno ed i risultati delle loro attività. Se riuscissimo a risolvere questi problemi, probabilmente avremmo meno difficoltà nel promuovere le conoscenze scientifiche che, alla fine, sono l'unico modo per fare innovazione e quindi per ottenere prodotti capaci di migliorare la qualità della nostra vita.
Silvio Garattini
Nato a Bergamo il 12/11/1928.
Perito Chimico. Dottore in Medicina. Libero Docente in Chemioterapia e Farmacologia. Assistente ed Aiuto presso l'Istituto di Farmacologia della Università di Milano fino all'anno 1962.
Fondatore nel 1963 e direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri". Attualmente l'Istituto "Mario negri" ha quattro localizzazioni (Milano, Bergamo, Ranica (Bg), S. Maria Imbaro (Ch)) con un personale di oltre 850 unità.
Autore di molte centinaia di lavori scientifici pubblicati in riviste nazionali ed internazionali e di numerosi volumi nel campo della farmacologia. Fondatore dell'European Organization for Research on Treatment of Cancer.
Nell'ultimo decennio é stato membro di vari organismi: Comitato di Biologia e Medicina del Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R.), Consiglio Sanitario Nazionale e Commissione della Presidenza del Consiglio dei Ministri per la politica della ricerca in Italia, membro della Commissione Unica del Farmaco (CUF) - Ministero della Sanità.
Ha ricoperto le seguenti cariche: Presidente del Comitato di Chemioterapia Antitumorale dell' Unione Internazionale contro il Cancro, Presidente della Organizzazione Europea di Ricerche sul Cancro (OERTC),
Presidente della European Society of Biochemical Pharmacology, Consulente dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. E' attualmente membro del Committee for Proprietary Medicinal Products (CPMP) dell'European Agency for the Evaluation of Medicinal Products (EMEA).
"Esperto" per la Politica della Ricerca (CEPR) del Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica.
Presidente della V Sezione del Consiglio Superiore della Sanità, Presidente dell'Associazione "Via di Natale". Presidente della Fondazione Angelo e Angela Valenti. Membro del Consiglio di Amministrazione dell'Istituto Superiore di Sanità.
Componente del Comitato Scientifico della Lega Italiana per la Lotta Contro i Tumori (2000-2005).
Presidente Steering Advisory Group Current Controlled Trials.
Fellow della New York Academy of Sciences, dell' American Association for the Advancement of Science e di numerose società scientifiche nazionali ed internazionali.
Honorary Fellow Royal College of Physicians (Pharmaceutical Medicine).
Tra i numerosi premi ed onorificenze ricevute si segnalano la Legion d'Onore della Repubblica Francese per meriti scientifici; Commendatore della Repubblica Italiana e Lauree Honoris Causae alle Università di Bialystok, Polonia e di Barcelona, Spagna, Premio Ippocrate, 2003 per la comunicazione scientifica. Premio Mens Sana in Corpore Sano. Università degli Studi di Milano.
In oltre 35 anni di attività, l'Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri", sotto la direzione del Prof. Garattini, ha prodotto oltre 8500 pubblicazioni scientifiche e circa 180 volumi, in cancerologia, chemioterapia ed immunologia dei tumori, in neuropsicofarmacologia, in farmacologia cardiovascolare e renale. Oltre 2100 sono i giovani laureati e tecnici che si sono specializzati in questo periodo presso l'Istituto.
STAMATTINA GIRANDO SUI VARI SITI INTERNET HO TROVATO QUESTO SPLENDIDO ARTICOLO.L HO RILETTO PIU VOLTE E HO FATTO UNA RICERCA SU QUESTO CARO DOTTOREE HO CAPITO CHE E SOLO GRAZIE ALLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE SE QUEST UOMO E RIUSCITO AD ANDARE AVANTI NELLA SUA CARRIERA MEDICA.
HO INSERITO L ARTICOLO E POI IL SUO CURRICULUM IN MODO DA FAR CAPIRE A COSA SERVE LA RICERCA IN CUI VENGONO UTILIZZATI POVERI ESSERI VIVENTI.
BUONA GIORNATA A TUTTI
MINA
Inviato: mer giu 13, 2007 10:06 pm
da AlanAdler
Personalmente questo "illustre" dottore è iniziato a diventarmi un nome familiare da quando ho avuto a che fare con il mondo della vivisezione, ma mi è stato detto comunque che è un nome molto noto al pubblico italiano...non so. Comunque ne parla anche il Ruesch in Imperatrice Nuda, già allora, anni 70. E naturalmente è stimato all'eccesso da tutto il mondo medico (vivisezionista) italiano. E questo lascia molto riflettere...
Re: SILVIO GARATTINI
Inviato: mar giu 19, 2007 1:11 pm
da agnese pignataro
mina ha scritto:RICERCA SCIENTIFICA
E SOCIETÀ
di Silvio Garattini
...
STAMATTINA GIRANDO SUI VARI SITI INTERNET HO TROVATO QUESTO SPLENDIDO ARTICOLO.L HO RILETTO PIU VOLTE E HO FATTO UNA RICERCA SU QUESTO CARO DOTTOREE HO CAPITO CHE E SOLO GRAZIE ALLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE SE QUEST UOMO E RIUSCITO AD ANDARE AVANTI NELLA SUA CARRIERA MEDICA.
HO INSERITO L ARTICOLO E POI IL SUO CURRICULUM IN MODO DA FAR CAPIRE A COSA SERVE LA RICERCA IN CUI VENGONO UTILIZZATI POVERI ESSERI VIVENTI.
BUONA GIORNATA A TUTTI
MINA
Ciao Mina,
qual è la data dell'articolo e su che sito l'hai trovato?
Io penso che l'unica cosa giusta del testo sia l'attacco all'atteggiamento filonaturalista fin troppo diffuso in tanti strati sociali e culturali ed erroneamente ritenuto l'argomento più solido per contestare il male che viene fatto nel nostro mondo. Garattini ha ragione nel dire che nella natura c'è il bene e c'è il male. La penuria di cibo è male, l'essere predati è male, la malattia è male, la morte è male.
Risparmieremmo molto tempo e, soprattutto, questi "signori" resterebbero a corto di argomenti e si troverebbero in grande difficoltà se si chiarisse una volta per tutte che la sperimentazione animale non è un male perché "innaturale", perché "degenerazione" di non si sa quale paradigma di "naturalità" (che dovrebbe logicamente comportare ben altri orrori, come l'infanticidio...), ma perché *fa del male* ad individui senzienti (cioè in grado di provare dolore).
Risparmieremmo anche molto tempo se si chiarisse una volta per tutte che l'utilità storica della sperimentazione animale (che si evince dalla storia della medicina, checché ne dica Ruesch) *non è una ragione sufficiente* per impedire di contestare la sua accettabilità etica, cosi come l'utilità storica della sperimentazione sull'uomo non è una ragione sufficiente per impedire di contestarne l'accettabilità etica (così come l'utilità storica della schiavitù non è una ragione sufficiente per accettare la schiavitù, e così via).
Le persone come Garattini hanno buon gioco finché si tratta di rispondere ad argomenti come il naturalismo o la scientificità della vivisezione. Ma cosa risponderebbero ad una critica della sperimentazione che usasse altri argomenti? Nota bene, nel testo di Garattini non c'è *nessun cenno* alla giustificazione etica dell'uso degli animali nella ricerca, se non il fatto che è utile per gli umani. Ma se il criterio di utilità non giustifica le male azioni degli umani contro gli altri umani, perché dovrebbe giustificarle contro gli animali non umani? I ricercatori, la cui cultura filosofica è in genere molto povera, non riescono a dare rispote convincenti a questa domanda. Per esempio, Mario Campli in un delirante articolo che si trova sul suo sito internet e che è stato citato tempo fa su questo forum, invoca proprio la "natura" nella forma della teoria dell'evoluzione, attribuendo all'evoluzionismo il comandamento per cui le specie *devono* servirsi delle altre specie per sopravvivere: così, il nostro "eroe" giunge ad interpretare in modo finalistico l'evoluzionismo ed ad incorrere nella fallacia naturalistica... Tale goffagine ispirerebbe una dolce pietà, se la posta in gioco non fosse la vita di individui senzienti, il che fa invece sorgere una sorda rabbia...
Tante sarebbero le cose da rispondere a costoro... Un dibattito pubblico con il Garattini ce lo sognamo. Almeno il Campli, però, che è un personaggio internettiano, lo voglio sbugiardare appena ho un po' di tempo!
Ciao,
Agnese
Inviato: mar giu 19, 2007 3:35 pm
da mina
ciao agnese,
non ricordo bene il sito anche perche stavo facendo delle ricerche e mi sono imbattuta in questo articolo,ma basta che vai su google e digiti il suo nome e ti esce tutto cio che vuoi.
A quanto pare quest uomo e il businnes sono una cosa sola visto che sul sito
http://www.newmwdiaexplorer c e un articlo che dice che lo stesso Garattini afferma che la diossina non e poi tanto pericolosa.
Cosa dire cara agnese piu leggo di quest uomo piu penso che sia normale avere un curriculum del genere.
Inviato: mar giu 19, 2007 4:16 pm
da agnese pignataro
mina ha scritto:
A quanto pare quest uomo e il businnes sono una cosa sola visto che sul sito
http://www.newmwdiaexplorer c e un articlo che dice che lo stesso Garattini afferma che la diossina non e poi tanto pericolosa.
Cosa dire cara agnese piu leggo di quest uomo piu penso che sia normale avere un curriculum del genere.
Cara Mina,
non so se Garattini è un ricercatore onesto o no. Quel che è certo è che in Italia, in qualunque campo, più arrivi in alto e più sei corrotto. Lo stesso discorso ovviamente vale anche per certi "animalisti" di palazzo... e lo dico purtroppo per esperienza...
Agnese
Re: SILVIO GARATTINI
Inviato: mer giu 20, 2007 8:45 pm
da AlanAdler
agnese pignataro ha scritto:Risparmieremmo anche molto tempo se si chiarisse una volta per tutte che l'utilità storica della sperimentazione animale (che si evince dalla storia della medicina, checché ne dica Ruesch)
Scusa Agnese, non voglio certo attaccarti, anzi, vorrei capire bene su che basi parli di utilità storica della vivisezione, dal momento che ho appena da poco finito di leggere "L'inganno crudele" di Robert Sharpe e tutto il libro ruota proprio intorno all'inutilità della vivisezione nella storia della medicina. Posso capire che ci siano state delle innovazioni compiute grazie alla sperimentazione animale, ma di certo non grazie alla sperimentazione animale penso che oggi la medicina è quello che è, o è quello che è se parliamo della truffa farmacologica. Vorrei capire bene a cosa ti riferisci per non cadere in errore io un domani, se sono in errore.
Re: SILVIO GARATTINI
Inviato: gio giu 21, 2007 7:13 am
da Marco Valussi
agnese pignataro ha scritto:
Ciao Mina,
qual è la data dell'articolo e su che sito l'hai trovato?
Io penso che l'unica cosa giusta del testo sia l'attacco all'atteggiamento filonaturalista fin troppo diffuso in tanti strati sociali e culturali ed erroneamente ritenuto l'argomento più solido per contestare il male che viene fatto nel nostro mondo. Garattini ha ragione nel dire che nella natura c'è il bene e c'è il male. La penuria di cibo è male, l'essere predati è male, la malattia è male, la morte è male.
Risparmieremmo molto tempo e, soprattutto, questi "signori" resterebbero a corto di argomenti e si troverebbero in grande difficoltà se si chiarisse una volta per tutte che la sperimentazione animale non è un male perché "innaturale", perché "degenerazione" di non si sa quale paradigma di "naturalità" (che dovrebbe logicamente comportare ben altri orrori, come l'infanticidio...), ma perché *fa del male* ad individui senzienti (cioè in grado di provare dolore).
Risparmieremmo anche molto tempo se si chiarisse una volta per tutte che l'utilità storica della sperimentazione animale (che si evince dalla storia della medicina, checché ne dica Ruesch) *non è una ragione sufficiente* per impedire di contestare la sua accettabilità etica, cosi come l'utilità storica della sperimentazione sull'uomo non è una ragione sufficiente per impedire di contestarne l'accettabilità etica (così come l'utilità storica della schiavitù non è una ragione sufficiente per accettare la schiavitù, e così via).
Le persone come Garattini hanno buon gioco finché si tratta di rispondere ad argomenti come il naturalismo o la scientificità della vivisezione. Ma cosa risponderebbero ad una critica della sperimentazione che usasse altri argomenti? Nota bene, nel testo di Garattini non c'è *nessun cenno* alla giustificazione etica dell'uso degli animali nella ricerca, se non il fatto che è utile per gli umani. Ma se il criterio di utilità non giustifica le male azioni degli umani contro gli altri umani, perché dovrebbe giustificarle contro gli animali non umani? I ricercatori, la cui cultura filosofica è in genere molto povera, non riescono a dare rispote convincenti a questa domanda. Per esempio, Mario Campli in un delirante articolo che si trova sul suo sito internet e che è stato citato tempo fa su questo forum, invoca proprio la "natura" nella forma della teoria dell'evoluzione, attribuendo all'evoluzionismo il comandamento per cui le specie *devono* servirsi delle altre specie per sopravvivere: così, il nostro "eroe" giunge ad interpretare in modo finalistico l'evoluzionismo ed ad incorrere nella fallacia naturalistica... Tale goffagine ispirerebbe una dolce pietà, se la posta in gioco non fosse la vita di individui senzienti, il che fa invece sorgere una sorda rabbia...
Tante sarebbero le cose da rispondere a costoro... Un dibattito pubblico con il Garattini ce lo sognamo. Almeno il Campli, però, che è un personaggio internettiano, lo voglio sbugiardare appena ho un po' di tempo!
Ciao,
Agnese
Ciao Agnese, come va?
sono del tutto d'accordo con il tuo argomento rispetto all'utilizzo del concetto di natura e naturalità come strumento per la discussione etica. Anzi, sono sempre molto preoccupato di questo schiacciamento dell'etica sul naturalismo ingenuo (natura come armonia, salute, felicità, ecc.) non solo perchè facilmente attaccabile, ma perchè è proprio un cattivo strumento per interpretare o leggere la realtà, mi pare. Comunque, volevo invece parlare del rapporto tra argomenti etici ed argomenti scientifici rispetto alla giustificabilità della sperimentazione. Di nuovo, sono d'accordo con il fatto che, soprattutto nel passato, certa sperimentazione animale è senza dubbio stata importante, ed in certi casi fondamentale per la ricerca scientifica (ma non in maniera neutra, ha contribuito al formarsi di un paradigma specifico di ricerca, molto potente ma con altri limiti), ed anche ora è indubbio che la sperimentazione animale di tipo euristico (cioè tesa non a confermare delle ipotesi ma a crearne di nuove, diciamo una sperimentazione abduttiva) ha dei possibili riscontri. Sono però convinto che, data la natura delle sperimentazioni biomediche sempre più interessate ai meccanismi molecolari, la moderna ricerca è sempre più legata a particolarità specie-specifiche, e quindi sempre meno generalizzabili. Ma quello che mi da da pensare è questo, tu dici (hai detto anche nel passato) possiamo fare a meno della discussione sulla sientificità dato che ci basta la discussione sull'eticità, anzi, è meglio non concentrarsi troppo sul lato scientifico per non esserne troppo limitati. Non ti pare però che questo slegare i due discorsi possa andare bene solo per alcuni approcci etici al problema degli esseri senzienti non umani? Voglio dire, se io mi avvicino all'argomento utilizzando gli strumenti dell'etica dei diritti fondamentali individuali, è chiaro che posso dire: devo prescindere dai possibili risultati della ricerca, xchè in ogni caso non accetterei alcun beneficio per l'essere umano (o anche per altri animali) che derivi dall'utilizzo strumentale di altri esseri senzianti. Ma se invece io penso che i diritti siano un'utile finzione? Se approccio il problema dal punto di vista utilitaristico/consequenzialista? In questo caso mi pare che mantenere un certo legame tra i due ambiti di discussione possa essere un asset, perchè mi permette di dire: si, riconosco e accetto il problema delle conseguenze positive della sperimentazione, ma fatta una disamina dei dati a nostra disposizione posso dire che esse sono così esigue e così indirette che esse non giustificano l'utilizzo strumentale.
Che dici?
ciao
marco
Re: SILVIO GARATTINI
Inviato: gio giu 21, 2007 5:55 pm
da agnese pignataro
AlanAdler ha scritto:
Scusa Agnese, non voglio certo attaccarti, anzi, vorrei capire bene su che basi parli di utilità storica della vivisezione, dal momento che ho appena da poco finito di leggere "L'inganno crudele" di Robert Sharpe e tutto il libro ruota proprio intorno all'inutilità della vivisezione nella storia della medicina. Posso capire che ci siano state delle innovazioni compiute grazie alla sperimentazione animale, ma di certo non grazie alla sperimentazione animale penso che oggi la medicina è quello che è, o è quello che è se parliamo della truffa farmacologica. Vorrei capire bene a cosa ti riferisci per non cadere in errore io un domani, se sono in errore.
Ciao AlanAdler,
non mi sento attaccata, figurati! Le mie posizioni le ho espresse più volte e chiaramente e non ho nulla da nascondere! Certo ci sarebbe di che avere paura di fronte ad un personaggio come Ruesch, che accusa tutti quelli che non la pensano come lui, di essere vivisettori o amici dei vivisettori! Ma io non ho paura: non solo non sussiste nessun legame tra me e le industrie farmaceutiche o gli istituti di ricerca, ma soprattutto mi sembra evidente che difendere le proprie tesi con accuse diffamatorie nei confronti dell'avversario è un sintomo chiaro della mancanza di fiducia nella forza delle proprie posizioni e che già questo comportamento di Ruesch e di tanti antivivisezionisti dogmatici che lo seguono dovrebbe mettere in allarme sulla validità e pertinenza di quanto sostengono...
Nell'articolo "Per una critica dell'antivivisezionismo scientifico" (
http://www.liberazioni.org/ra/ra/officina033c.html) ho spiegato perché il discorso scientifico contro la sperimentazione animale agisce seguendo lo stesso meccanismo di imposizione della verità attraverso l'autorità (in quanto discorso "scientifico") che utilizzano i vivisettori per convincere il pubblico non animalista del contrario. Immagina di non avere nessuna opinione riguardo alla sperimentazione animale, fai tabula rasa di tutto ciò che pensi: se ti capitasse di ascoltare nello stesso tempo il Dott. Prof. X che ti dice che la sperimentazione animale è utile e scientifica e il Dott. Prof. Y che ti dice che essa è dannosa ed antiscientifica, a chi crederesti? A me sembra che chi accetta il discorso di Y ha già preliminarmente ed indipendentemente preso una decisione di tipo etico in favore degli animali e contro l'uso di essi negli esperimenti di laboratorio. Per questo, il discorso scientifico contro la sperimentazione animale, che è spacciato come l'arma più forte ed efficace del movimento antivivisezionista, in realtà non può convincere nessuno che non sia già contro gli esperimenti su animali in base a sue convinzioni precedenti.
Questo non significa certo che il metodo sperimentale nelle scienze biomediche non presenti interrogativi e problemi di natura epistemologica (relativi cioè alle condizioni di validità di un asserto scientifico): ma essi vanno discussi nella sfera competente, ovvero tra coloro che si occupano appunto di epistemologia, dal momento che essi non presentano (in quanto epistemologici) particolari connotazioni etiche.
Invece, il lato del problema che interessa noi militanti contro la sperimentazione è la
pratica sperimentale, cioè l'applicazione concreta del metodo sperimentale agli oggetti della ricerca, cosa che, nel caso specifico della ricerca biomedica, comporta necessariamente l'utilizzo e manipolazione di individui viventi e sensibili, problema che ho cercato di mettere in evidenza nell'articolo "Per una società senza cavie - Parte prima" (
http://www.liberazioni.org/liberazioni/ ... roA-05.htm). Analizzando il discorso fondatore della sperimentazione biomedica (nella fattispecie, quello di Claude Bernard, ma tutta la storia della medicina "empirica" lo mostra), l'indagine empirica sul vivente ha bisogno di aprire corpi, di qualunque specie. La pratica sperimentale è definibile come un'appropriazione di corpi sociali a scopo conoscitivo. Ora, l'appropriazione di corpi da parte della ricerca biomedica è attualmente condannata per i motivi sbagliati: la sperimentazione degli umani perché sarebbe un'aberrazione della medicina, quella sugli animali perché sarebbe un errore scientifico. Come vedi, sono interpretazioni che vogliono lasciare intatta la buona e santa medicina. Ma la medicina
sperimentale non è altro che appropriazione ed apertura di corpi!
Non solo questa appropriazione è una sopraffazione in sé, ma agisce ovviamente rispecchiando le strutture di esclusione della società di cui fa parte: quindi l'appropriazione si rivolge in modo privilegiato ai corpi degli esclusi (prigionieri, condannati a morte, poveri, emarginati, malati di mente, animali non umani). Quindi, il problema della medicina sperimentale non è affatto scientifico, ma
biopolitico. Per questo motivo, ho proposto nell'articolo di cui sopra di trasformare il movimento "antivivisezionista" in un (i]movimento per l'abolizione delle cavie[/i], che non si interessi delle questioni epistemologiche sul metodo sperimentale ma si concentri sugli effetti biopolitici della sua pratica.
Se vogliamo che le cose cambino, dobbiamo smetterla di illuderci che sarà sulla base di una discriminazione tra buona medicina e cattiva medicina, tra "vera scienza" e "cattiva scienza", come dicono Equivita & co: le cose cambieranno solo se la medicina rifonderà il suo paradigma, e questo accadrà solo il giorno in cui vi sarà costretta dalla società, cioè da noi, militanti per gli animali, alleati con altri movimenti trasformativi (= rivoluzionari).
Per quanto riguarda nello specifico la credibilità degli argomenti scientifici, la mia modesta opinione, per quel poco di studi che ho fatto, è che è molto limitata. Un mio testo in cui analizzo e critico sia la pertinenza epistemologica dell'antivivisezionismo scientifico sia le sue ricostruzioni storiche è già disponibile in francese (
http://question-animale.org/?pg=06-tr-ap, ma non preoccuparti, l'ho appena tradotto in italiano e a giorni sarà in linea (non mancherò di avvertire!)
Scusa la lunghezza del messaggio, d'altra parte è talmente condensato che non so quanto sia comprensibile... per i dettagli ti rimando agli articoli.
Mi permetti di postare questa specie di Bignami del mio pensiero su un altro forum?
Ciao,
Agnese
Re: SILVIO GARATTINI
Inviato: gio giu 21, 2007 5:59 pm
da agnese pignataro
Marco Valussi ha scritto:
Ciao Agnese, come va?
Ciao Marco,
va bene, e tu? :-)
Grazie per questo commento molto interessante. Purtroppo stasera non posso rispondere, devo rimandare a domani, scusami.
Nel frattempo: ti è piaciuto il lavoro che ho fatto su Wikipedia? Mancano ancora il Rinascimento e l'età moderna, quando ho tempo me ne occuperò! Quante cose dovrò fare quando avrò tempo... ;-))))) Aspetto ancora che qualcuno inventi la giornata di 48 ore!!!!!
A presto,
Agnese
Inviato: gio giu 21, 2007 6:25 pm
da mina
Le mie posizioni le ho espresse più volte e chiaramente e non ho nulla da nascondere! Certo ci sarebbe di che avere paura di fronte ad un personaggio come Ruesch, che accusa tutti quelli che non la pensano come lui, di essere vivisettori o amici dei vivisettori! Ma io non ho paura: non solo non sussiste nessun legame tra me e le industrie farmaceutiche o gli istituti di ricerca, ma soprattutto mi sembra evidente che difendere le proprie tesi con accuse diffamatorie nei confronti dell'avversario è un sintomo chiaro della mancanza di fiducia nella forza delle proprie posizioni e che già questo comportamento di Ruesch e di tanti antivivisezionisti dogmatici che lo seguono dovrebbe mettere in allarme sulla validità e pertinenza di quanto sostengono...
L'antivivisezionismo e i diritti animali possono essere considerati due processi paralleli che percorrono concettualmente due strade diverse perché il primo si fonda su prove scientifiche, mentre il secondo ha ragioni prettamente etiche. Solo in un punto queste potrebbero avvicinarsi, non nell’obiettivo finale ma semplicemente come una conseguenza dell’una rispetto all’altra. Infatti, se verranno riconosciuti i diritti morali fondamentali degli animali, principalmente il diritto alla vita e il diritto a non soffrire, essi non saranno più utilizzati nella sperimentazione.
Le prime avvisaglie di ciò si sono concretizzate in Spagna con il progetto di legge del governo Zapatero che vuol riconoscere i diritti fondamentali delle grandi scimmie . Se questo progetto di legge sarà approvato, una fra le tante conseguenze sarebbe quella che questi esseri viventi non saranno più utilizzati nella vivisezione . In questa prospettiva è importante ricordare che Alfonso Pecoraro Scanio, presidente dei Verdi e attuale ministro dell'Ambiente, ha affermato il 4/4/2006 che uno dei suoi obiettivi è quello di abolire in Italia la vivisezione. Speriamo che non siano solo parole.
Per quanto riguarda il processo inverso, se si abolisse la vivisezione, sicuramente gli animali utilizzati non patirebbero più atroci sofferenze; ciò non significa che il motivo del loro non utilizzo nella vivisezione sia dovuto ai diritti morali fondamentali, ma semplicemente che la sperimentazione scientifica, non avendo utilità per la salute umana, non ha più bisogno del modello animale.
Il movimento antivivisezionista si muove oggi tra mille difficoltà, lo stesso Ruesch ha subito innumerevoli processi da parte dei poteri forti che l’autore ha richiamato nei suoi libri. Anche se le fonti di Ruesch erano sempre articoli scientifici, spesso anche degli stessi vivisezionisti, la sua figura e le sue idee sono state ostacolate in tutti i modi; ma egli crede nel suo lavoro di denuncia, ormai trentennale, che ha come fine principale la salute dell'uomo.
Re: SILVIO GARATTINI
Inviato: gio giu 21, 2007 9:42 pm
da AlanAdler
agnese pignataro ha scritto:Ciao AlanAdler,
non mi sento attaccata, figurati! Le mie posizioni le ho espresse più volte e chiaramente e non ho nulla da nascondere!
Concordo assolutamente sul fatto che chi non accetta la vivisezione lo fa innanzitutto osservando la situazione da un punto di vista etico, poi l'argomentazione scientifica può servire solo come ulteriore sostegno per le proprie motivazioni etiche. Forse, chi come me, e come molti altri sostenitori dell'antivivisezionismo, vediamo nella questione scientifica un valido supporto alla propria speranza di porre fine all'orrore dei laboratori. Ma l'individuo medio pensa che la vivisezione, seppur terribile, quindi non accettabile dal punto di vista etico, è però <l'unica strada della scienza>. Io penso che consista in questo essenzialmente il contributo che il discorso scientifico può dare all'antivivisezionismo, cioè far capire che oltre a non essere ammissibile da un punto di vista etico, come è evidente a tutti, non porta vantaggi neanche da un punto di vista scientifico. Molto probabilmente la vivisezione verrà abbattuta solo quando l'uomo riconoscerà a fondo il concetto di etica, di rispetto alla vita e dei diritti, esteso a tutti gli esseri viventi, non solo agli animali umani, ma il sostegno scientifico può agevolare di molto il percorso e abbreviare i tempi - quindi salvare numerose vite.
Ma io sto dando per scontato che il discorso scientifico antivivisezionista sia fondato, cosa che invece tu mi pare di capire non essere tanto d'accordo. Quindi sono molto curioso di leggere il tuo articolo. Penso possa illuminarmi molto se scritto da una persona come te con un certo tipo di idee, che non un articolo di propaganda scritto da un altro Garattini. Anche se devo dire che la critica che l'antivivisezionismo muove alla vivisezione, non consiste solo nel fatto dell'utilità o meno di questa nella storia della medicina, ma si basa anche sul valorizzare forme di prevenzione, oggi scarsamente considerate, ma di certo migliori della cura, e sull'accento da porre su studi di tipo epidemiologico e clinico.
agnese pignataro ha scritto:Mi permetti di postare questa specie di Bignami del mio pensiero su un altro forum?
Sei tu che detieni il diritto d'autore dei tuoi pensieri...

Sarei curioso di sapere qual'è il forum...
Re: SILVIO GARATTINI
Inviato: ven giu 22, 2007 7:21 am
da Marco Valussi
agnese pignataro ha scritto:Marco Valussi ha scritto:
Ciao Agnese, come va?
Ciao Marco,
va bene, e tu? :-)
Grazie per questo commento molto interessante. Purtroppo stasera non posso rispondere, devo rimandare a domani, scusami.
Nel frattempo: ti è piaciuto il lavoro che ho fatto su Wikipedia? Mancano ancora il Rinascimento e l'età moderna, quando ho tempo me ne occuperò! Quante cose dovrò fare quando avrò tempo... ;-))))) Aspetto ancora che qualcuno inventi la giornata di 48 ore!!!!!
A presto,
Agnese
Veramente ottimo, Agnese, speravo di poter contribuire in qualche modo ma ho finito le ore della giornata :-), e poi c'è evoluzione che mi aspetta al varco.
Aggiungo ancora un pò di carne al fuoco, rifacendomi ad un tuo commento qui sopra
agnese pignataro ha scritto:Se vogliamo che le cose cambino, dobbiamo smetterla di illuderci che sarà sulla base di una discriminazione tra buona medicina e cattiva medicina, tra "vera scienza" e "cattiva scienza", come dicono Equivita & co: le cose cambieranno solo se la medicina rifonderà il suo paradigma, e questo accadrà solo il giorno in cui vi sarà costretta dalla società, cioè da noi, militanti per gli animali, alleati con altri movimenti trasformativi (= rivoluzionari).
ovvero, mi pare, il problema dell'intrusione delle ragioni extrascientifiche nell'apparato della scienza intesa come una attività:
1. con uno scopo unico ed unitario.
2. che può operare una distinzione “moralmente rilevante” tra scienza e tecnologia.
3. portatrice di un valore “superiore”.
Criticare questi punti può servire a spiegare per quale ragione sia del tutto giustificato portare critiche sociali e politiche (e morali) alle direzioni prese dalla ricerca. Dire cioè che
Marco Valussi ha scritto:la nozione di scienza “pura”, in altre parole di scienza socialmente neutra, diretta solo a scoprire le verità della natura, è applicabile solo (forse) al singolo ricercatore. Non c'è modo di “schermare” il significato epistemico da quello pratico, in modo da distinguere ricerca di base e applicata, scienza e tecnologia. Il mito della purezza è sia il mito della separabilità tra scienza e tecnica, sia la supposizione che l'assenza d'intenzioni pratiche da parte del ricercatore sia sufficiente ad evitare critiche morali, sociali o politiche.
Secondo, che la ricerca libera non ha un valore autoevidente, ovvio in sé e per sé.
Se la difesa della libertà d'espressione si basa sul valore delle abilità dell'individuo di definire e scegliere il proprio progetto di vita, essa non può significare libertà illimitata di ricerca, perché proprio il portare avanti certe linee di ricerca può interferire con la libertà d'altri soggetti e dei loro progetti di vita (vedi sociobiologia umana, manipolazioni del genoma umano, ecc.).
Può allora la ricerca collettiva essere organizzata in modo da promuovere anche i nostri valori collettivi nella maniera più inclusiva?
Dato che non sarebbe proponibile un oggettivismo sui valori, proporre in altre parole, magari per legge, un elenco di valori che devono essere considerati paletti fissi per la ricerca, la raccolta delle preferenze personali in un quadro democratico (inteso come democrazia rappresentativa informata, non certamente diretta) sembra essere la risposta più adeguata; ecco allora che le argomentazioni etiche sulla sperimentazione acquistano, in linea di principio, diritto ad essere parte del processo decisionale.
Inviato: ven giu 22, 2007 1:59 pm
da agnese pignataro
mina ha scritto:
L'antivivisezionismo [...] si fonda su prove scientifiche
Quali?
Se parli delle catastrofi farmacologiche, esse non sono la prova della falsità scientifica della sperimentazione animale, ma del fatto che la medicina non è una scienza esatta (tra l'altro, dopo la rivoluzione quantistica, sappiamo che nessuna scienza lo è, a parte la matematica). Poi si possono anche leggere come prova della disonestà delle cause farmaceutiche, chi lo mette in dubbio, ma il discorso si fa legale, non scientifico!
Se parli delle differenze morfologiche e fisiologiche tra le varie specie animali e dei problemi che esse comportano nella formulazione di ipotesi, i ricercatori lo sanno benissimo (a parte il fatto che è evidente, sono le loro stesse ricerche che lo mostrano); infatti, è sulla base di interpretazioni e selezioni progressive che alcuni risultati ottenuti su animali, e non tutti, vengono testati sugli umani.
Un altro argomento "scientifico" che è uscito di recente è la "quantificazione" dell'inefficacia della sperimentazione animale: le risposte ottenute con test sugli animali sarebbero sovrapponibili alle risposte umane solo in una percentuale piuttosto bassa (Agire Ora, citando il Journal of American Medical Association, parla del 33% per interventi preventivi e terapeutici, Equivita parla del 18% ma, superficiale come sempre, non specifica in quali campi). Intanto bisognerebbe vedere in che modo è stata elaborata questa statistica, perché le statistiche possono dire tutto e il contrario di tutto a seconda della metodologia e dei criteri usati (l'articolo del JAMA lo leggerò per farmi un'idea). Poi bisogna aggiungere che anche il concetto di probabilità è problematico e, da un punto di vista prettamente scientifico, questo dato è differentemente interpretabile a seconda del concetto di probabilità che si assume. Se si assume un approccio soggettivista, questo dato serve a ben poco. (Vedi l'articolo di Wikipedia sulla probabilità:
http://it.wikipedia.org/wiki/Probabilit%C3%A0, se vuoi ne possiamo riparlare, ora non voglio appesantire troppo il messaggio).
Spero sia chiaro, Mina, che io faccio queste obiezioni per risolvere la questione della pertinenza dell'antivivisezionismo scientifico "in casa", per così dire, perché se queste obiezioni ce le facciamo e ce le discutiamo tra di noi lasciamo i vivisettori a bocca asciutta, senza più argomenti: come dicevo sopra, i loro titoli di studio non forniscono loro strumenti per rispondere alla semplice domanda "perché usare gli animali per la salute degli umani è più giustificabile che usare bambini africani per la salute dei bambini europei?" Invece, finché si continua ad usare lo schema critico dell'antivivisezionismo scientifico loro hanno buon gioco, perché di fatto le cose sono molto più complicate di quello che tale schema presenta e loro possono opporgli molte risposte valide (loro sono di parte ma non vuol dire, te lo assicuro, che le loro risposte sono tutte carta straccia).
Il movimento antivivisezionista si muove oggi tra mille difficoltà, lo stesso Ruesch ha subito innumerevoli processi da parte dei poteri forti che l’autore ha richiamato nei suoi libri. Anche se le fonti di Ruesch erano sempre articoli scientifici, spesso anche degli stessi vivisezionisti, la sua figura e le sue idee sono state ostacolate in tutti i modi; ma egli crede nel suo lavoro di denuncia, ormai trentennale, che ha come fine principale la salute dell'uomo.
Il fatto che Ruesch citi articoli scientifici non implica che i suoi scritti siano scientifici. Si possono citare tanti testi filosofici senza per questo riuscire a scrivere un testo filosofico. Qualunque testo, anche un testo scientifico, va capito ed interpretato usando gli strumenti appropriati. Io non credo che il suo lavoro di denuncia sia scientificamente valido e, se il suo scopo principale è davvero la salute dell'uomo, non ne condivido neanche lo scopo. Il mio scopo è l'abolizione delle cavie, come ho già detto.
In questa prospettiva è importante ricordare che Alfonso Pecoraro Scanio, presidente dei Verdi e attuale ministro dell'Ambiente, ha affermato il 4/4/2006 che uno dei suoi obiettivi è quello di abolire in Italia la vivisezione. Speriamo che non siano solo parole.
Pecoraro Scanio ha fatto quell'affermazione quando ancora *non era* ministro dell'ambiente. Ora che ha la sua bella poltroncina, può permettersi tanti comodi vuoti di memoria. Del resto, è già stato ministro dell'ambiente e non mi sembra abbia mai fatto nulla di significativo per gli animali (forse sbaglio? ditemi voi).
ciao ciao,
Agnese
Re: SILVIO GARATTINI
Inviato: ven giu 22, 2007 2:28 pm
da agnese pignataro
AlanAdler ha scritto:
Ma l'individuo medio pensa che la vivisezione, seppur terribile, quindi non accettabile dal punto di vista etico, è però <l'unica strada della scienza>. Io penso che consista in questo essenzialmente il contributo che il discorso scientifico può dare all'antivivisezionismo, cioè far capire che oltre a non essere ammissibile da un punto di vista etico, come è evidente a tutti, non porta vantaggi neanche da un punto di vista scientifico.
Io preferisco riformulare in altro modo. Il paradigma utilizzato oggi in medicina è, come per le altre scienze, quello sperimentale. La medicina sperimentale fonda la sua ricerca di conoscenze sulla pratica di osservazione attiva dei corpi viventi (apertura e manipolazione). L'unica strada vera e sicura della medicina sperimentale verso il progresso certo per la salute umana sarebbe l'uso dei corpi umani.
L'individuo medio questo non lo sa! Non lo vuole sapere oppure viene ingannato da chi non vuole farglielo sapere.
Poiché questo uso non è ammesso per motivi etici, abbiamo già un forte freno concreto alla medicina sperimentale. Ma l'individuo medio non capisce che questa limitazione è un freno esterno alla medicina sperimentale, e non una sua componente. La medicina sperimentale, lasciata a se stessa, sperimenterebbe su tutto e su tutti. In effetti, tale pratica è in contraddizione con il giuramento di Ippocrate (primum: non nocere, e infatti la medicina Ippocratea era essenzialmente una medicina clinica). Per cui, secondo me, la prima tappa verso l'abolizione della sperimentazione animale (parte della pratica sperimentale) è costituita dalla messa in luce, dalla spiegazione, dalla denuncia di ciò che la pratica sperimentale di fatto è. Del fatto che essa comporta per sua essenza, e non per accidente, l'appopriazione e la manipolazione di corpi di individui di qualunque specie, anche umana. Quindi l'abolizione sarà possibile quando la medicina sarà spinta dalla pressione politica contro la pratica sperimentale a rifondare il suo paradigma su basi diverse.
Molto probabilmente la vivisezione verrà abbattuta solo quando l'uomo riconoscerà a fondo il concetto di etica, di rispetto alla vita e dei diritti, esteso a tutti gli esseri viventi, non solo agli animali umani, ma il sostegno scientifico può agevolare di molto il percorso e abbreviare i tempi - quindi salvare numerose vite.
Certamente l'evidenza della maggiore efficacia di un metodo incruento potrà migliorare le cose per gli animali ma non porterà mai all'abolizione totale della sperimentazione. Su questo siamo d'accordo. Però questa evidenza si gioca sull'efficacia e non ha niente a che fare con l'avanzamento dell'idea di diritto degli animali non umani a non essere sfruttati nella ricerca. Per far avanzare questa idea, non possiamo affidarci solo alla coincidenza che alcuni test su animali sono sostituibili. Dobbiamo confrontarci con l'idea che non tutti i test su animali sono direttamente sostituibili e dare delle risposte a questo problema, risposte che ovviamente non possono essere di tipo scientifico.
Anche se devo dire che la critica che l'antivivisezionismo muove alla vivisezione, non consiste solo nel fatto dell'utilità o meno di questa nella storia della medicina, ma si basa anche sul valorizzare forme di prevenzione, oggi scarsamente considerate, ma di certo migliori della cura, e sull'accento da porre su studi di tipo epidemiologico e clinico.
Questa è una parte assolutamente valida dell'antivivisezionismo scientifico, da valorizzare e sviluppare!!!!!!!
Sei tu che detieni il diritto d'autore dei tuoi pensieri... :)
Sarei curioso di sapere qual'è il forum...
Lo so, ma mi sembrava cortese avvisarti, le idee le ho comunque espresse conversando con te...
Sono i forum etici (
http://www.forumetici.org/), sui quali scrivo da qualche tempo ma non ho mai affrontato l'argomento sperimentazione animale.
Ciao,
Agnese
Inviato: ven giu 22, 2007 3:06 pm
da giorgio milano
cerco di dare anch’io il mio contributo. A differenza di quanto sostieni Agnese, sono convinto che la vivisezione sia un metodo che si possa contestare non solo sul piano etico ma anche su quello scientifico.
Altra cosa è valutare quale contestazione (etica o scientifica) possa far più presa a livello sociale. Probabilmente, concordo, sarebbe più utile puntare sul fatto che è eticamente inaccettabile piuttosto che scientificamente inaffidabile.
Le prove della pseudo scientificità della vivisezione sono numerose:
Il farmaco contro l'Artrite, Vioxx, ritirato dal mercato internazionale nel Settembre 2004, sembrava essere sicuro, addirittura pareva apportare effetti benefici al cuore degli animali, ma ha causato ben 140,000 infarti e ictus solo negli Stati Uniti.
Centinaia di farmaci usati per curare l'ictus (come Cerestat, MaxiPost, Zendra, Lotrafiban, gavestinel, nimodipine, clomethiazole) si sono rivelati sicuri ed efficaci sugli animali, mentre nei successivi test clinici hanno compromesso la salute di molti pazienti, arrivando perfino ad ucciderli.
La terapia di sostituzione ormonale, prescritta a milioni di donne perché nelle scimmie riduceva il rischio di contrarre malattie cardiache e ictus, nelle donne aumenta significativamente il rischio di trovarsi in tali condizioni.
Il fumo di sigarette, l'amianto, l'arsenico, il benzene, l'alcool e la lana di vetro sono tutti prodotti che gli studi effettuati sugli animali hanno dimostrato essere sicuri, tanto da poter essere ingeriti in tutta tranquillità.
Per quanto riguarda i farmaci che hanno dimostrato avere effetti terapeutici nella cura delle lesioni del midollo spinale sugli animali, nemmeno uno è stato utile nella cura della stessa patologia negli esseri umani.
La scoperta della penicillina, il primo antibiotico del mondo, fu ritardata per più di dieci anni a causa dei risultati ingannevoli degli esperimenti effettuati sui conigli, e gli studi sarebbero stati accantonati per sempre se l'antibiotico fosse stato testato sui porcellini d'India dato che su di essi la penicillina ha un potere letale
Ecc. ecc.
Ora, se la sperimentazione animale va per tentativi e gli esiti sono quelli che sono, beh direi che è legittimo quanto meno fondare anche dal punto scientifico una contestazione della stessa.
L'errore, a mio giudizio, è metodologico, ovvero la supponenza scientifica del trasferire sull’uomo i risultati ottenuti sugli animali, basando il trasferimento sul concetto di similitudine.
Se un camice bianco ti dicesse di entrare in una stanza con un gas SIMILE all’ossigeno, ci entreresti ? ti faresti fare una trasfusione con un liquido SIMILE al sangue ? io non mi fiderei, ma purtroppo è quello che ogni giorno la “scienza ufficiale” ci obbliga a subire.
E il concetto della similitudine mi ritengo legittimato a contestarlo anche sul piano scientifico.
D’altra parte, se la sola vera sperimentazione che può verificare inequivocabilmente l'efficacia o la pericolosità di un principio attivo è quella che avviene sull'uomo una volta che il farmaco è messo in vendita, tutto quello che precede questa fase mi pare possa essere messo tutto in discussione.