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Pasqua e tradizione religiosa

Inviato: ven apr 06, 2007 12:03 am
da vegan26
Una buona notizia, Papa Ratzinger sostiene che Gesù non ha mangiato il capretto durante l'ultima cena


http://www.vatican.va/holy_father/bened ... ni_it.html

SANTA MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Basilica di San Giovanni in Laterano
Giovedì Santo, 5 aprile 2007



Cari fratelli e sorelle,

nella lettura dal Libro dell’Esodo, che abbiamo appena ascoltato, viene descritta la celebrazione della Pasqua di Israele così come nella Legge mosaica aveva trovato la sua forma vincolante. All’origine può esserci stata una festa di primavera dei nomadi. Per Israele, tuttavia, ciò si era trasformato in una festa di commemorazione, di ringraziamento e, allo stesso tempo, di speranza. Al centro della cena pasquale, ordinata secondo determinate regole liturgiche, stava l’agnello come simbolo della liberazione dalla schiavitù in Egitto. Per questo l’haggadah pasquale era parte integrante del pasto a base di agnello: il ricordo narrativo del fatto che era stato Dio stesso a liberare Israele “a mano alzata”. Egli, il Dio misterioso e nascosto, si era rivelato più forte del faraone con tutto il potere che aveva a sua disposizione. Israele non doveva dimenticare che Dio aveva personalmente preso in mano la storia del suo popolo e che questa storia era continuamente basata sulla comunione con Dio. Israele non doveva dimenticarsi di Dio.

La parola della commemorazione era circondata da parole di lode e di ringraziamento tratte dai Salmi. Il ringraziare e benedire Dio raggiungeva il suo culmine nella berakha, che in greco è detta eulogia o eucaristia: il benedire Dio diventa benedizione per coloro che benedicono. L’offerta donata a Dio ritorna benedetta all’uomo. Tutto ciò ergeva un ponte dal passato al presente e verso il futuro: ancora non era compiuta la liberazione di Israele. Ancora la nazione soffriva come piccolo popolo nel campo delle tensioni tra le grandi potenze. Il ricordarsi con gratitudine dell’agire di Dio nel passato diventava così al contempo supplica e speranza: Porta a compimento ciò che hai cominciato! Donaci la libertà definitiva!

Questa cena dai molteplici significati Gesù celebrò con i suoi la sera prima della sua Passione. In base a questo contesto dobbiamo comprendere la nuova Pasqua, che Egli ci ha donato nella Santa Eucaristia. Nei racconti degli evangelisti esiste un’apparente contraddizione tra il Vangelo di Giovanni, da una parte, e ciò che, dall’altra, ci comunicano Matteo, Marco e Luca. Secondo Giovanni, Gesù morì sulla croce precisamente nel momento in cui, nel tempio, venivano immolati gli agnelli pasquali. La sua morte e il sacrificio degli agnelli coincisero. Ciò significa, però, che Egli morì alla vigilia della Pasqua e quindi non poté personalmente celebrare la cena pasquale – questo, almeno, è ciò che appare. Secondo i tre Vangeli sinottici, invece, l’Ultima Cena di Gesù fu una cena pasquale, nella cui forma tradizionale Egli inserì la novità del dono del suo corpo e del suo sangue. Questa contraddizione fino a qualche anno fa sembrava insolubile. La maggioranza degli esegeti era dell’avviso che Giovanni non aveva voluto comunicarci la vera data storica della morte di Gesù, ma aveva scelto una data simbolica per rendere così evidente la verità più profonda: Gesù è il nuovo e vero agnello che ha sparso il suo sangue per tutti noi.

La scoperta degli scritti di Qumran ci ha nel frattempo condotto ad una possibile soluzione convincente che, pur non essendo ancora accettata da tutti, possiede tuttavia un alto grado di probabilità. Siamo ora in grado di dire che quanto Giovanni ha riferito è storicamente preciso. Gesù ha realmente sparso il suo sangue alla vigilia della Pasqua nell’ora dell’immolazione degli agnelli. Egli però ha celebrato la Pasqua con i suoi discepoli probabilmente secondo il calendario di Qumran, quindi almeno un giorno prima – l’ha celebrata senza agnello, come la comunità di Qumran, che non riconosceva il tempio di Erode ed era in attesa del nuovo tempio. Gesù dunque ha celebrato la Pasqua senza agnello – no, non senza agnello: in luogo dell’agnello ha donato se stesso, il suo corpo e il suo sangue. Così ha anticipato la sua morte in modo coerente con la sua parola: “Nessuno mi toglie la vita, ma la offro da me stesso” (Gv 10,18). Nel momento in cui porgeva ai discepoli il suo corpo e il suo sangue, Egli dava reale compimento a questa affermazione. Ha offerto Egli stesso la sua vita. Solo così l’antica Pasqua otteneva il suo vero senso.

San Giovanni Crisostomo, nelle sue catechesi eucaristiche ha scritto una volta: Che cosa stai dicendo, Mosè? Il sangue di un agnello purifica gli uomini? Li salva dalla morte? Come può il sangue di un animale purificare gli uomini, salvare gli uomini, avere potere contro la morte? Di fatto – continua il Crisostomo – l’agnello poteva costituire solo un gesto simbolico e quindi l’espressione dell’attesa e della speranza in Qualcuno che sarebbe stato in grado di compiere ciò di cui il sacrificio di un animale non era capace. Gesù celebrò la Pasqua senza agnello e senza tempio e, tuttavia, non senza agnello e senza tempio. Egli stesso era l’Agnello atteso, quello vero, come aveva preannunciato Giovanni Battista all’inizio del ministero pubblico di Gesù: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!” (Gv 1,29). Ed è Egli stesso il vero tempio, il tempio vivente, nel quale abita Dio e nel quale noi possiamo incontrare Dio ed adorarlo. Il suo sangue, l’amore di Colui che è insieme Figlio di Dio e vero uomo, uno di noi, quel sangue può salvare. Il suo amore, quell’amore in cui Egli si dona liberamente per noi, è ciò che ci salva. Il gesto nostalgico, in qualche modo privo di efficacia, che era l’immolazione dell’innocente ed immacolato agnello, ha trovato risposta in Colui che per noi è diventato insieme Agnello e Tempio.

Così al centro della Pasqua nuova di Gesù stava la Croce. Da essa veniva il dono nuovo portato da Lui. E così essa rimane sempre nella Santa Eucaristia, nella quale possiamo celebrare con gli Apostoli lungo il corso dei tempi la nuova Pasqua. Dalla croce di Cristo viene il dono. “Nessuno mi toglie la vita, ma la offro da me stesso”. Ora Egli la offre a noi. L’haggadah pasquale, la commemorazione dell’agire salvifico di Dio, è diventata memoria della croce e risurrezione di Cristo – una memoria che non ricorda semplicemente il passato, ma ci attira entro la presenza dell’amore di Cristo. E così la berakha, la preghiera di benedizione e ringraziamento di Israele, è diventata la nostra celebrazione eucaristica, in cui il Signore benedice i nostri doni – pane e vino – per donare in essi se stesso. Preghiamo il Signore di aiutarci a comprendere sempre più profondamente questo mistero meraviglioso, ad amarlo sempre di più e in esso amare sempre di più Lui stesso. Preghiamolo di attirarci con la santa comunione sempre di più in se stesso. Preghiamolo di aiutarci a non trattenere la nostra vita per noi stessi, ma a donarla a Lui e così ad operare insieme con Lui, affinché gli uomini trovino la vita – la vita vera che può venire solo da Colui che è Egli stesso la Via, la Verità e la Vita. Amen.

Inviato: ven apr 06, 2007 8:33 am
da sissi91
Questo papa cominciò a starmi simpatico quando in un documentario che parlava di lui e della sua vita precedente la nuova carica, disse che amava tantissimo i suoi due gatti che si era portato con sé, con questa omelia dimostra la sua sensibilità verso gli animali, a costo di diventare antipopolare dimostra anche un carattere veramente deciso e forte mi sembra di capire che cerca dolcemente di portare la gente a una maggiore attenzione sull'argomento , sì decisamente mi incomincia a stare sempre più simpatico. Grazie mille vegan26 per l'informazione veramente interessante.

Inviato: ven apr 06, 2007 8:56 am
da giorgio milano
ad agosto dell'anno scorso ho inviato al papa questa lettera-mail.
chissà magari che insieme a me la stessa cosa non l'abbiano fatta in tanti altri e magari lui un pò ne stia tenendo conto.

chi gli volesse scrivere l'indirizzo è questo: [email protected]

questo è il testo della mia mail:

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Caro Papa,

Mi sono allontanato dalla Chiesa cattolica da alcuni anni senza per questo aver abbracciato alcun altra religione in particolare. I motivi del mio allontanamento sono diversi ma si legano soprattutto alla risposta che non trovo alla domanda di AMORE UNIVERSALE.

Penso che l’amore verso il prossimo non significhi solo amore verso il mio prossimo-uomo ma verso tutto il mio prossimo-universo essendo questo il frutto della creazione di Dio.

Ad ogni Santa Pasqua e ad ogni Santo Natale, il silenzio e l’indifferenza con cui la Chiesa passa sopra gli agnelli e i capretti sgozzati mi ha progressivamente allontanato dalla Sua Parola.
Non le pare tutto questo un’aberrazione da sanare in nome del Dio dei Viventi e nel rispetto del Suo Creato?
Perché la Chiesa tace?
Perché, dalle piccole parrocchie fino a San Pietro, non si sente una parola di pietà o di condanna ?

Purtroppo sono rimasto molto deluso quando l’ho Vista, a Dicembre dello scorso anno, indossare il camauro e la mozzetta orlata di ermellino bianco. Mi sono detto, se nemmeno il Vicario di Cristo in terra, manda un messaggio di pace e di rispetto verso tutto il Creato, come posso pensare che un giorno non esistano più pellicce indossate per il solo gusto di apparire.

Caro Papa, non so se potrà leggere questa mia lettera.
Mi dico, però, quanto sarebbe bello e giusto se volesse aprire una linea cattolica forte a difesa del Creato e di tutti gli esseri viventi pacifici e amabili, che insieme all’uomo, lo abitano con pieno diritto.

Lei ha una grande forza, caro Papa, la forza di un esempio di amore che potrebbe trasmettersi a tanti uomini per il rispetto dignitoso di tante creature di Dio.

Grazie di cuore
Cordiali saluti

Inviato: ven apr 06, 2007 9:48 am
da sissi91
Mi sto innamorando sempre di più di questo forum ogni giorno ho informazioni direi per me fondamentali, grazie giorgio milano la tua lettera è bellissima , grazie anche per l'email del papa gli scriverò oggi stesso per ringraziarlo dell'omelia di ieri chissà come dici tu che non le legga.

Inviato: ven apr 06, 2007 10:02 am
da Daria
Grazie di cuore anche da parte mia, per questi vostri messaggi...
temevo di essere l'unica vegan cattolica credente (e anche praticante),
mi accorgo con immenso piacere che non è così...:-)

Inviato: ven apr 06, 2007 10:56 am
da Divina
Io invece sono cattolica non praticante anche se per me la figura del Cristo è quella dell'archetipo dell'essere umano in continua evoluzione...la chiesa purtroppo fino ad ora tende ad addormentare le coscienze invece di risvegliarle, questo segnale del nuovo Papa è importante , speriamo che continui così... gli scriverò anch'io una email chissà che....

Inviato: ven apr 06, 2007 11:44 pm
da yasodanandana
siete tutti meravigliosi..
giorgio sei un mito..