PANNOLINI
Inviato: lun apr 02, 2007 10:57 am
L'HO TROVATO INTERESSANTE
"PANNOLINI ECOLOGICI, TRA TRADIZIONE E CAPITALISMO
Scritto da Emiliano Angelelli
mercoledì 28 marzo 2007
Torniamo a parlare di pannolini ecologici e di alternative all'usa e getta
Provate a immaginare un grattacielo alto 800 metri e con una base larga quanto un campo di calcio. Ora provate a fantasticare ancora e immaginate che questo edificio sia composto solo ed esclusivamente da pannolini per bambini, circa 22 miliardi. E' questo il numero di pannolini che ogni anno finiscono tra i rifiuti provocando danni inestimabili all'ambiente: da una parte per la polpa di legno necessaria per produrli – si calcola infatti, che un bambino italiano utilizzi, nei primi tre anni di vita, circa 4500 pannolini, che corrispondono a 20 alberi di grandi dimensioni – e dall'altra per la grande quantità di plastica e processi chimici necessari per garantire il massimo assorbimento. Tutte sostanze che finisco a bruciare negli inceneritori una volta garantito un unico, singolo utilizzo.
Quali sono le soluzioni alternative possibili? Essenzialmente due. I pannolini usa e getta ecologici e quelli lavabili. I primi sono realizzati in Mater-bi o in Pla, prodotti ricavati dagli zuccheri degli amidi vegetali, ma la soluzione realmente innovativa va a pescare nel passato, quando si utilizzavano pannolini di stoffa lavabili, molto pratici e funzionali. Sono pannolini di cotone 100% biologico, non sbiancati e con la stessa forma di quelli usa e getta. Sopra il pannolino si infila una mutandine in microfibra, composta da poliestere e poliuretano che grazie alla sua natura permette all'aria di passare ma non all'acqua di fuoriuscire, inoltre tra sedere e pannolino viene messo un velo sottilissimo di cellulosa sbiancato all'ossigeno che consente di asportare le feci e gettarle nel water e di essere lavato e comodamente riutilizzato nel caso sia sporco di pipì. In Germania già nel 2000, il 20% delle famiglie ne faceva uso. Una soluzione che, oltre a evitare danni incalcolabili per l'ambiente, consente alle famiglie di risparmiare circa 300-400 euro l'anno, se è vero che mensilmente un bambino consuma quattro pacchi di pannolini alla media di 10 euro a confezione, oltre che naturalmente al tempo risparmiato per andare a comperarli.
E mentre da una parte, nei paesi occidentali, si inizia a prendere coscienza del problema, dall'altra nei paesi in via di sviluppo si va aprendo un mercato dai numeri strabilianti. Mercato che naturalmente fa gola alle grandi multinazionali del settore (Procter & Gamble con Pampers e Kimberly-Clark con Huggies), partite decisamente all'assalto di Cina e India. Secondo un articolo pubblicato dal quotidiano inglese The Independent, i due popolosi stati orientali hanno rispettivamente, 40 e 55 milioni di bambini sotto i due anni, tutti possibili acquirenti di pannolini e potenziali produttori di tonnellate di rifiuti giornalieri. Attulamente infatti, solo il 2% dei bambini in India, e il 6% in Cina, utilizza pannolini usa e getta, mentre molto diffusa sarebbe ancora la pratica di utilizzare pannolini di stoffa. Ed è evidente che un mercato del genere faccia gola alle due multinazionali, vista la scarsità di nascite che si registra nei paesi occidentali.
Fortunatamente però, sembra che, almeno lo stato indiano, abbia dalla sua parte la tradizione per resistere all'aggressione fatta di pannolini usa e getta inquinanti. "In India infatti" dice Carlos Richer, responsabile marketing in loco della Kimberly-Clark "si tende a riciclare tutto" e le mamme da secoli utilizzano pannolini di stoffa realizzati con vecchi tessuti, magari appartenuti a un parente. Si crede infatti, che la stoffa assorba l'essenza della persona che li indossa, e assicuri una sorta di protezione spirituale per il bambino. Tenere urina ed escrementi a contatto con la pelle viene considerato invece, poco igienico e le mamme, che nei primi sei mesi di vita, per un diverso approccio culturale, raramente lasciano la casa e il bambino, sono abituate a cambiare il neonato ogni volta che questo fa i suoi “bisognini”. Inoltre desta sospetto l'idea di buttare un prodotto che costa quanto uno di stoffa riutilizzabile. Discorso diverso invece, per la Cina, dove la locale e “rampante” classe piccolo e medio-borghese sembra intenzionata a farsi tentare dalle malsane abitudini occidentali, compresa naturalmente quella dei pannolini. Qui probabilmente, il modello capitalistico avrà campo libero, e non sarà difficile introdurre, uno dopo l'altro, una serie di bisogni e relativi prodotti, la cui necessità dalle “nostre parti” si sta rivelando, giorno dopo giorno, quanto meno dubbia.
28 marzo 2007"
"PANNOLINI ECOLOGICI, TRA TRADIZIONE E CAPITALISMO
Scritto da Emiliano Angelelli
mercoledì 28 marzo 2007
Torniamo a parlare di pannolini ecologici e di alternative all'usa e getta
Provate a immaginare un grattacielo alto 800 metri e con una base larga quanto un campo di calcio. Ora provate a fantasticare ancora e immaginate che questo edificio sia composto solo ed esclusivamente da pannolini per bambini, circa 22 miliardi. E' questo il numero di pannolini che ogni anno finiscono tra i rifiuti provocando danni inestimabili all'ambiente: da una parte per la polpa di legno necessaria per produrli – si calcola infatti, che un bambino italiano utilizzi, nei primi tre anni di vita, circa 4500 pannolini, che corrispondono a 20 alberi di grandi dimensioni – e dall'altra per la grande quantità di plastica e processi chimici necessari per garantire il massimo assorbimento. Tutte sostanze che finisco a bruciare negli inceneritori una volta garantito un unico, singolo utilizzo.
Quali sono le soluzioni alternative possibili? Essenzialmente due. I pannolini usa e getta ecologici e quelli lavabili. I primi sono realizzati in Mater-bi o in Pla, prodotti ricavati dagli zuccheri degli amidi vegetali, ma la soluzione realmente innovativa va a pescare nel passato, quando si utilizzavano pannolini di stoffa lavabili, molto pratici e funzionali. Sono pannolini di cotone 100% biologico, non sbiancati e con la stessa forma di quelli usa e getta. Sopra il pannolino si infila una mutandine in microfibra, composta da poliestere e poliuretano che grazie alla sua natura permette all'aria di passare ma non all'acqua di fuoriuscire, inoltre tra sedere e pannolino viene messo un velo sottilissimo di cellulosa sbiancato all'ossigeno che consente di asportare le feci e gettarle nel water e di essere lavato e comodamente riutilizzato nel caso sia sporco di pipì. In Germania già nel 2000, il 20% delle famiglie ne faceva uso. Una soluzione che, oltre a evitare danni incalcolabili per l'ambiente, consente alle famiglie di risparmiare circa 300-400 euro l'anno, se è vero che mensilmente un bambino consuma quattro pacchi di pannolini alla media di 10 euro a confezione, oltre che naturalmente al tempo risparmiato per andare a comperarli.
E mentre da una parte, nei paesi occidentali, si inizia a prendere coscienza del problema, dall'altra nei paesi in via di sviluppo si va aprendo un mercato dai numeri strabilianti. Mercato che naturalmente fa gola alle grandi multinazionali del settore (Procter & Gamble con Pampers e Kimberly-Clark con Huggies), partite decisamente all'assalto di Cina e India. Secondo un articolo pubblicato dal quotidiano inglese The Independent, i due popolosi stati orientali hanno rispettivamente, 40 e 55 milioni di bambini sotto i due anni, tutti possibili acquirenti di pannolini e potenziali produttori di tonnellate di rifiuti giornalieri. Attulamente infatti, solo il 2% dei bambini in India, e il 6% in Cina, utilizza pannolini usa e getta, mentre molto diffusa sarebbe ancora la pratica di utilizzare pannolini di stoffa. Ed è evidente che un mercato del genere faccia gola alle due multinazionali, vista la scarsità di nascite che si registra nei paesi occidentali.
Fortunatamente però, sembra che, almeno lo stato indiano, abbia dalla sua parte la tradizione per resistere all'aggressione fatta di pannolini usa e getta inquinanti. "In India infatti" dice Carlos Richer, responsabile marketing in loco della Kimberly-Clark "si tende a riciclare tutto" e le mamme da secoli utilizzano pannolini di stoffa realizzati con vecchi tessuti, magari appartenuti a un parente. Si crede infatti, che la stoffa assorba l'essenza della persona che li indossa, e assicuri una sorta di protezione spirituale per il bambino. Tenere urina ed escrementi a contatto con la pelle viene considerato invece, poco igienico e le mamme, che nei primi sei mesi di vita, per un diverso approccio culturale, raramente lasciano la casa e il bambino, sono abituate a cambiare il neonato ogni volta che questo fa i suoi “bisognini”. Inoltre desta sospetto l'idea di buttare un prodotto che costa quanto uno di stoffa riutilizzabile. Discorso diverso invece, per la Cina, dove la locale e “rampante” classe piccolo e medio-borghese sembra intenzionata a farsi tentare dalle malsane abitudini occidentali, compresa naturalmente quella dei pannolini. Qui probabilmente, il modello capitalistico avrà campo libero, e non sarà difficile introdurre, uno dopo l'altro, una serie di bisogni e relativi prodotti, la cui necessità dalle “nostre parti” si sta rivelando, giorno dopo giorno, quanto meno dubbia.
28 marzo 2007"