Decrescita=Autoproduzione? NO NO NO
Inviato: lun gen 29, 2007 2:26 pm
Credo e spero di no.
L'autoproduzione, come l'autarchia, sono concetti vecchi e poco utili; a volte mi sembra che Pallante abbia perso l'occasione di fondare una 'comune' nei tempi in cui era giovane.
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La decrescita è cosa seria, è una provocazione per sollevare i temi della sostenibilità sia ambientale che sociale.
La novità che presenta, secondo me, è il suo porsi come domanda e non come risposta/soluzione.
La soluzione non c'è.
Pallante sa bene che se tutti gli italiani si scaldano con la legna, dopo un anno non ci rimane neanche più un albero.
La risposta che dobbiamo cercare è sì individuale, ma non solo. La vera sfida è la risposta politica -non necessariamente partitica - di una soluzione collettiva. Questo non solo per una morale o un senso di reponsabilità, ma anche perchè nessuno nel suo orto o col suo forno riuscirà a sopravvivere. A una questione sociale risponde la società; se risponde solo l'individuo non si va lontani, non va lontano.
Se supponiamo una crisi nessuno potrà creare un'isoletta felice con l'orto, il pane e lo yougurt; a meno che non innalzi muri e si difenda da chi è rimasto fuori. Mi sembra che Pallante, che considero, la punta del gruppo che vede la decrescita solo come autoproduzione, rimanga su una posizione conservatrice e individualista. Guarda caso si inserisce nella definizione di Bobbio di 'destra'.
[Norberto Bobbio - Destra e Sinistra / Ragioni e significati di una distinzione politica - 1994]
Conservatrice perchè rifugge alla contemporaneità rifugiandosi in una passato mitico, ma in realtà irraggingibile.
Individualista perchè incapace di lavorare con altri, si atteggia a guru della situazione. Peccato che nessuno voglia dei leader, che non ci sia il gregge da guidare.
Sembra poi Pallante si dimentichi completamente di chi non sa, perchè non può sapere. Nella sua visione, in caso di crisi energetica ad esempio, chi è nelle città si arrangerà, a lui poco interessa. Certo, solo che lui dimentica di essere parte di una elitè capitalista; dico capitalista nel senso di Bourdieau, cioè di capitale economico, sociale, culturale, linguistico e simbolico. Dovrebbe sapere lui che, anche se da sorpassare, la 'sinistra' dice –o avrebbe dovuto dire- qualcosa di interessante su uguaglianza, solidarietà e sopratutto di emancipazione. Concetti che non vanno usati in senso strumentale e artificiale, ma vanno vissuti con coerenza.
Insomma per me la decrescita non è solo autoproduzione, anzi la questione è molto più complessa. Rispetto al filone(o filoncino) di Pallante, (che rispetto come persona, ma non molto come intellettuale, siccome è un pò improvvisato), preferisco l'approccio che non dimentica la complessità. Mi riferisco in particolare a ROCADE e ASS. Per la Decrescita, che non sono nomi nè leader, ma il tentativo di un progetto collettivo e partecipato nel porsi le domande.
Scienziato non è colui che sa dare le vere risposte, ma colui che sa porre le giuste domande. (Levi Strauss)
L'ingegno di un uomo si giudica meglio dalle sue domande che dalle sue risposte (Duca di Lévis)
Cosa ne dite?
pace, forza e allegria
Jhonny
NB ciò che mi interessa dibattere, più che i temi veri e propri della decrescita, sarebbe prioritario discutere della forma.
Come possiamo portare avanti la decrescita come progetto di emancipazione
Teorico/Pratico, Individuale/Collettivo?
L'autoproduzione, come l'autarchia, sono concetti vecchi e poco utili; a volte mi sembra che Pallante abbia perso l'occasione di fondare una 'comune' nei tempi in cui era giovane.
La decrescita è cosa seria, è una provocazione per sollevare i temi della sostenibilità sia ambientale che sociale.
La novità che presenta, secondo me, è il suo porsi come domanda e non come risposta/soluzione.
La soluzione non c'è.
Pallante sa bene che se tutti gli italiani si scaldano con la legna, dopo un anno non ci rimane neanche più un albero.
La risposta che dobbiamo cercare è sì individuale, ma non solo. La vera sfida è la risposta politica -non necessariamente partitica - di una soluzione collettiva. Questo non solo per una morale o un senso di reponsabilità, ma anche perchè nessuno nel suo orto o col suo forno riuscirà a sopravvivere. A una questione sociale risponde la società; se risponde solo l'individuo non si va lontani, non va lontano.
Se supponiamo una crisi nessuno potrà creare un'isoletta felice con l'orto, il pane e lo yougurt; a meno che non innalzi muri e si difenda da chi è rimasto fuori. Mi sembra che Pallante, che considero, la punta del gruppo che vede la decrescita solo come autoproduzione, rimanga su una posizione conservatrice e individualista. Guarda caso si inserisce nella definizione di Bobbio di 'destra'.
[Norberto Bobbio - Destra e Sinistra / Ragioni e significati di una distinzione politica - 1994]
Conservatrice perchè rifugge alla contemporaneità rifugiandosi in una passato mitico, ma in realtà irraggingibile.
Individualista perchè incapace di lavorare con altri, si atteggia a guru della situazione. Peccato che nessuno voglia dei leader, che non ci sia il gregge da guidare.
Sembra poi Pallante si dimentichi completamente di chi non sa, perchè non può sapere. Nella sua visione, in caso di crisi energetica ad esempio, chi è nelle città si arrangerà, a lui poco interessa. Certo, solo che lui dimentica di essere parte di una elitè capitalista; dico capitalista nel senso di Bourdieau, cioè di capitale economico, sociale, culturale, linguistico e simbolico. Dovrebbe sapere lui che, anche se da sorpassare, la 'sinistra' dice –o avrebbe dovuto dire- qualcosa di interessante su uguaglianza, solidarietà e sopratutto di emancipazione. Concetti che non vanno usati in senso strumentale e artificiale, ma vanno vissuti con coerenza.
Insomma per me la decrescita non è solo autoproduzione, anzi la questione è molto più complessa. Rispetto al filone(o filoncino) di Pallante, (che rispetto come persona, ma non molto come intellettuale, siccome è un pò improvvisato), preferisco l'approccio che non dimentica la complessità. Mi riferisco in particolare a ROCADE e ASS. Per la Decrescita, che non sono nomi nè leader, ma il tentativo di un progetto collettivo e partecipato nel porsi le domande.
Scienziato non è colui che sa dare le vere risposte, ma colui che sa porre le giuste domande. (Levi Strauss)
L'ingegno di un uomo si giudica meglio dalle sue domande che dalle sue risposte (Duca di Lévis)
Cosa ne dite?
pace, forza e allegria
Jhonny
NB ciò che mi interessa dibattere, più che i temi veri e propri della decrescita, sarebbe prioritario discutere della forma.
Come possiamo portare avanti la decrescita come progetto di emancipazione
Teorico/Pratico, Individuale/Collettivo?