POESIE SUI MACELLI
Inviato: dom gen 28, 2007 2:55 pm
Da Ivano Ferrari che ci ha lavorato, la verita' usi macelli attraverso queste poesie, tratte dal libro "Macello" , Einaudi; un libro da regalare:
Non siamo abilitati
alla macellazione ovina
ma qualche volta dal camion
scende un agnello
gli si avventano addosso in due
lo coprono con tela scura
trascinano l’ovino in tripperia
e lì con corde bianche lo strangolano
dopo, uno si incarica di sollevarlo
l’altro incide a metà i viscerini
che si spargono senza necessità di spazio,
quello che tiene la bestiola suda molto
l’altro scortica e taglia più composto.
«Cento cuori / cento lingue / cento code / cento peti / gassosa grandezza / per la mia arte»; «Dove nasconderà le lacrime? / Se la domanda pende sul cranio / sfondato di un puledro / sfumo affannando versi / subendo animali e cose». «Oggi la morte è materna / vitellini impestati dall’afta / le corrono incontro affettuosi»; «(la tristezza non ci impedisce / di iniziare la macellazione alle sette e trenta precise)».
E’ fuggito un toro nero
erra sul cavalcavia
impaurendo il traffico,
lo ricorriamo
impugnando coltelli
bastoni elettrici e birre
corre si ferma torna
arrivano i carabinieri coi mitra,
ora è steso su un velo d’erba
e sussurra qualcosa alle mosche.
*
Oggi la morte è materna
vitellini impestati dall’afta
le corrono incontro affettuosi.
*
Tra il fecaio
e l’inceneritore
crescono dei fiori
margherite evacuate dalla terra
soffioni che sembrano sputi
papaveri notevolmente pallidi.
*
Sventrate intere famiglie
oggi
lunedì di intensa macellazione.
Una vacca ha partorito un vitello
negli occhi la paura di nascere
il foro in mezzo il nostro contributo
a tranquillizzarlo.
*
Nuvole che scoppiano
come tane malscavate
borchiano la città
con gocce nere
cremato un agnello da esperimento
fetore di cielo.
*
A qualche centinaio di metri
passata la forma fresca del prato
e dopo case dagli occhi spenti
si trova il cimitero degli umani
dove c’è carne che non sfama.
*
Niente addobbi viola
le croci coperte dalle tute sporche
l’incenso deodora altre chiese,
non bruciano candele
solo grasso di cavalli col carbonchio
eppure la santità del sacrificio
avvolge ogni spazio del carnaio
muscoli domati, nervi di scarto
certamente troppo per un dio
con la puzza al naso.
Quei grossi zucconi
che ciondolano
come petali appassiti
li accarezzerò
nei truogoli di lavaggio.
Con le mani nel ventre
di una puledra zoppa,
dentro la sua merda ci sono tenie
fili d'erba cipollina
chicchi purpurei di bacche
e un pezzetto di vetro screziato,
in quel caldo silenzio di melma
c'è superbia.
Dalla vasca d'acqua bollente
emerge un enorme maiale
bianco come uno spettro
che oscilla impudico fino a quando
dal finestrone il sole
accende quintali di luce.
Non siamo abilitati
alla macellazione ovina
ma qualche volta dal camion
scende un agnello
gli si avventano addosso in due
lo coprono con tela scura
trascinano l’ovino in tripperia
e lì con corde bianche lo strangolano
dopo, uno si incarica di sollevarlo
l’altro incide a metà i viscerini
che si spargono senza necessità di spazio,
quello che tiene la bestiola suda molto
l’altro scortica e taglia più composto.
«Cento cuori / cento lingue / cento code / cento peti / gassosa grandezza / per la mia arte»; «Dove nasconderà le lacrime? / Se la domanda pende sul cranio / sfondato di un puledro / sfumo affannando versi / subendo animali e cose». «Oggi la morte è materna / vitellini impestati dall’afta / le corrono incontro affettuosi»; «(la tristezza non ci impedisce / di iniziare la macellazione alle sette e trenta precise)».
E’ fuggito un toro nero
erra sul cavalcavia
impaurendo il traffico,
lo ricorriamo
impugnando coltelli
bastoni elettrici e birre
corre si ferma torna
arrivano i carabinieri coi mitra,
ora è steso su un velo d’erba
e sussurra qualcosa alle mosche.
*
Oggi la morte è materna
vitellini impestati dall’afta
le corrono incontro affettuosi.
*
Tra il fecaio
e l’inceneritore
crescono dei fiori
margherite evacuate dalla terra
soffioni che sembrano sputi
papaveri notevolmente pallidi.
*
Sventrate intere famiglie
oggi
lunedì di intensa macellazione.
Una vacca ha partorito un vitello
negli occhi la paura di nascere
il foro in mezzo il nostro contributo
a tranquillizzarlo.
*
Nuvole che scoppiano
come tane malscavate
borchiano la città
con gocce nere
cremato un agnello da esperimento
fetore di cielo.
*
A qualche centinaio di metri
passata la forma fresca del prato
e dopo case dagli occhi spenti
si trova il cimitero degli umani
dove c’è carne che non sfama.
*
Niente addobbi viola
le croci coperte dalle tute sporche
l’incenso deodora altre chiese,
non bruciano candele
solo grasso di cavalli col carbonchio
eppure la santità del sacrificio
avvolge ogni spazio del carnaio
muscoli domati, nervi di scarto
certamente troppo per un dio
con la puzza al naso.
Quei grossi zucconi
che ciondolano
come petali appassiti
li accarezzerò
nei truogoli di lavaggio.
Con le mani nel ventre
di una puledra zoppa,
dentro la sua merda ci sono tenie
fili d'erba cipollina
chicchi purpurei di bacche
e un pezzetto di vetro screziato,
in quel caldo silenzio di melma
c'è superbia.
Dalla vasca d'acqua bollente
emerge un enorme maiale
bianco come uno spettro
che oscilla impudico fino a quando
dal finestrone il sole
accende quintali di luce.