La natura e i PACS
Inviato: dom dic 10, 2006 11:18 pm
Ciao a tutt*,
Ritengo interessante il dibattito che si è creato in risposta al messaggio "non sono d'accordo"di Elisabetta .
Per quanto mi riguarda nell'intervento di Elisabetta trovo curioso il riferiemento a categorie come quelle di "natura" e "sanità". Oltre all'ovvia constatazione (oramai ampiamente accettata anche dalla stampa divulgativa) che l'omosessualità non è una malattia mi sembra importante richiamare l'attenzione sull'uso del termine "natura".
Se infatti nel contesto di un sito come Promiseland il termine contiene accezioni senza dubbio positive - in quanto si contrappongo allo sviluppo (tecnoscientifico e capitalistico) che ha perso di vista il fine ultimo del benessere dell'uomo (e della donna!) - l'uso che ne viene fatto nel dibattito relativo ai diritti omosessuali è estremamente diverso.
Il concetto di natura, in questo caso, è riferito all'"ordine naturale delle cose" quale categoria concettuale a cui fare riferiemento per esprimere un giudizio morale sul mondo che ci circonda (e - cosa più grave - come legittimazione di scelte politiche oscurantiste). Dal mio punto di vista ci sono due modi di richiamarsi "ordine naturale delle cose": una è riferibile ad una convinzione religiosa, l'altra deriva da una idea di scienza totalmente determinista ed anacronistica.
Per quanto riguarda la motivazione religiosa non entro nel merito: sono convinzioni personali dei quali non voglio e non posso arrivare a discutere. Quello che posso dire è che, dal mio punto di vista, non dovrebbero ostacolare la formulanzione dei diritti di uno stato laico.
Come dire: sta allo stato in quanto pubblico a garantire i diritto dei cittadini... Tutti i cittadini, anche quelli che sono una minoranza... quindi lo stato deve tutelare anche i diritti di cui io, magari, personalmente non intendo avvalermi (come, per fare un esempio, il diritto al divorzio, all'aborto ed altri diritti tutelati dallo stato). E questi diritti lo stato deve tutelarli anche nel caso in cui la maggior parte degli italiani non ne farebbe ricorso personalmente per motivi morali o religiosi. In questi casi cioè lo stato si fa garante della tutela del diritto di una minoranza.
Per quanto riguarda invece l'uso del termine "natura" e del concetto di "ordine naturale delle cose" riferibile alla scienza posso entrare nel merito senza rischiare di ledere nessuna sensibilità morale e personale. Ritengo l'uso di questa categora un retaggio di un concetto di scienza messo ampiamente in discussione negli ambiti specializzati ma che ancora permea la società quale sentire comune.
Sin dal 1962 grazie al libro La struttura delle rivoluzioni scientifiche di Kuhn ed al suo concetto di paradigma scientifico ci è resi conto che anche la scienza è il prodotto di un dibatitto tra attori e procede secondo un andamento che non è lineare ma necessita di rivoluzioni che scardinano ciò che ritenuto naturale sino a quel dato momento.
L'opera di Kuhn rappresenta una pietra miliare nel dibattito epistemologico moderno ed ha permesso di relativizzare la scienza come sapere universale di un unico ed univoco "ordine naturale delle cose".
Chi fa appello alla natura come legittimazione per negare diritti civili dovrebbe spiagare meglio a quale concetto di natura si riferisce per non illudersi di utilizzare argomenti scientifici per coprire argomentazioni squisitamente religiose.
Cercherei di tenerlo presente quando si affrontano politicamente argomenti che hanno a che fare con la tutela dei diritti.. Diritti che se introdotti nel nostro ordinamento giuridico non ledono la dignità a nessuno ma anzi permettono ad una minoranza di vedere riconosciuti i suoi legami affettivi e le proprie responsabilità reciproche.
Ritengo interessante il dibattito che si è creato in risposta al messaggio "non sono d'accordo"di Elisabetta .
Per quanto mi riguarda nell'intervento di Elisabetta trovo curioso il riferiemento a categorie come quelle di "natura" e "sanità". Oltre all'ovvia constatazione (oramai ampiamente accettata anche dalla stampa divulgativa) che l'omosessualità non è una malattia mi sembra importante richiamare l'attenzione sull'uso del termine "natura".
Se infatti nel contesto di un sito come Promiseland il termine contiene accezioni senza dubbio positive - in quanto si contrappongo allo sviluppo (tecnoscientifico e capitalistico) che ha perso di vista il fine ultimo del benessere dell'uomo (e della donna!) - l'uso che ne viene fatto nel dibattito relativo ai diritti omosessuali è estremamente diverso.
Il concetto di natura, in questo caso, è riferito all'"ordine naturale delle cose" quale categoria concettuale a cui fare riferiemento per esprimere un giudizio morale sul mondo che ci circonda (e - cosa più grave - come legittimazione di scelte politiche oscurantiste). Dal mio punto di vista ci sono due modi di richiamarsi "ordine naturale delle cose": una è riferibile ad una convinzione religiosa, l'altra deriva da una idea di scienza totalmente determinista ed anacronistica.
Per quanto riguarda la motivazione religiosa non entro nel merito: sono convinzioni personali dei quali non voglio e non posso arrivare a discutere. Quello che posso dire è che, dal mio punto di vista, non dovrebbero ostacolare la formulanzione dei diritti di uno stato laico.
Come dire: sta allo stato in quanto pubblico a garantire i diritto dei cittadini... Tutti i cittadini, anche quelli che sono una minoranza... quindi lo stato deve tutelare anche i diritti di cui io, magari, personalmente non intendo avvalermi (come, per fare un esempio, il diritto al divorzio, all'aborto ed altri diritti tutelati dallo stato). E questi diritti lo stato deve tutelarli anche nel caso in cui la maggior parte degli italiani non ne farebbe ricorso personalmente per motivi morali o religiosi. In questi casi cioè lo stato si fa garante della tutela del diritto di una minoranza.
Per quanto riguarda invece l'uso del termine "natura" e del concetto di "ordine naturale delle cose" riferibile alla scienza posso entrare nel merito senza rischiare di ledere nessuna sensibilità morale e personale. Ritengo l'uso di questa categora un retaggio di un concetto di scienza messo ampiamente in discussione negli ambiti specializzati ma che ancora permea la società quale sentire comune.
Sin dal 1962 grazie al libro La struttura delle rivoluzioni scientifiche di Kuhn ed al suo concetto di paradigma scientifico ci è resi conto che anche la scienza è il prodotto di un dibatitto tra attori e procede secondo un andamento che non è lineare ma necessita di rivoluzioni che scardinano ciò che ritenuto naturale sino a quel dato momento.
L'opera di Kuhn rappresenta una pietra miliare nel dibattito epistemologico moderno ed ha permesso di relativizzare la scienza come sapere universale di un unico ed univoco "ordine naturale delle cose".
Chi fa appello alla natura come legittimazione per negare diritti civili dovrebbe spiagare meglio a quale concetto di natura si riferisce per non illudersi di utilizzare argomenti scientifici per coprire argomentazioni squisitamente religiose.
Cercherei di tenerlo presente quando si affrontano politicamente argomenti che hanno a che fare con la tutela dei diritti.. Diritti che se introdotti nel nostro ordinamento giuridico non ledono la dignità a nessuno ma anzi permettono ad una minoranza di vedere riconosciuti i suoi legami affettivi e le proprie responsabilità reciproche.