Mercuzio ha scritto:una cosa che non ho mai ben capito , se il sanscrito sia probabilmente la lingua che parlava la popolazione originaria da cui discendono i popoli indoeuropei (mischiandosi anche a quelli preindoeuropei come gli antichi baschi in Europa e altri in India , naturalmente) ...
Come dice yasodanandana la teoria dell'invasione non trova molti sostenitori ultimamente, in ogni caso le tribù ariane provenivano non dall'europa ma, con ogni probabilità, dalle steppe dell'Asia centrale ed in particolare dalla regione del Caspio. Una parte penetrò nell'India nord-occidentale attraversando il passo Khyber, un valico fra il Pakistan e l'Afghanistan, mentre altri gruppi si diressero verso l'Europa settentrionale, ove finirono con l'insediarsi.
Il mito della "razza ariana pura" comunque sembra sia, appunto, un mito: le caste sono nate successivamente per cui i nuovi arrivati si sono mescolati tranquillamente con le popolazioni locali.
A proposito del sanscrito riporto un breve articolo tratto da:
http://www.yoga.it/subsection.php?idSS=14
La parola «sanscrito» deriva dalla radice sam, che significa «insieme», e dal termine krtam, che corrisponde a «creato», e significa quindi «completo», «raffinato», «perfezionato».
La tradizione afferma infatti che questo idioma sia stato perfezionato per generazioni finchè non fu ritenuto completo e perfetto, strumento ideale di comunicazione e ricerca, patrimonio comune di tutti i popoli per tutti i tempi a venire.
Il sanscrito è una lingua il cui studio costituisce esso stesso una ricerca: va oltre la memoria e la razionalità; ogni vocabolo risuona nel profondo dell'essere, ogni frase cela segreti da scoprire. Non ci si può accontentare di quello che a prima vista sembra palese, per giungere al vero significato è necessario scavare nella propria anima, come l'uomo che cerca un tesoro deve scavare nel terreno oscuro.
L'approccio al sanscrito non può dunque essere lo stesso che si usa per altri idiomi; con reverenza ci si deve avvicinare a questa lingua: si trovano infatti parole segrete, concetti nascosti, espressioni uniche, vocaboli che assumono differenti significati col mutare dell'accento, combinazioni consonantiche.
Nato migliaia di anni fa, costituisce il messaggio concretizzato di una rivelazione divina, che solo i rishi potevano percepire e tramandare, prima per tradizione orale, poi tramite l'indispensabile supporto della scrittura.
Dopo essere scesi nel loro profondo questi ricercatori hanno espresso immagini ed esperienze interiori con parole spesso ermetiche, che si prestano a molte interpretazioni, ma che si fanno sempre più nitide a mano a mano che lo studioso purifica la propria mente, aprendosi in tal modo a visioni più vaste.
Storicamente il sanscrito non è mai stato associato ad una singola forma di scrittura, tuttavia la grafia più utilizzata, soprattutto in tempi recenti, è la scrittura sillabica Devanâgarî, il cui nome deriva da Deva, «divinità», e nâgarî - «città» - e significa quindi «scrittura della città degli dei». Secondo alcuni autori l'espressione «città degli dei» farebbe riferimento al corpo dell'individuo.
La forma classica del sanscrito è stata codificata dai grammatici facenti capo a Pânini intorno al cinquecento avanti Cristo, ed è rimasta inalterata fino ai giorni nostri. L'opera di Pânini è costituita da 4000 aforismi ed è un capolavoro unico nel suo genere, di tale importanza e perfezione da essere considerata da alcuni di origine divina - come i Veda - ispirata da Vâc, la dea del linguaggio.
In seguito alla sua codificazione ogni modifica è cessata poichè era stato raggiunto il fine ultimo, si era ottenuto cioè uno strumento sufficientemente adatto per agevolare il processo di liberazione dell'uomo.
Il sanscrito, come ha scritto Rimbaud «E' una lingua dell'anima, per l'anima».