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Educare da piccoli

Inviato: gio ott 26, 2006 7:51 pm
da bckbkice
Sto leggendo in questo periodo un po' di libri sul marketing e sulle compulsioni all'acquisto.
Il famoso detto "from cradle to grave", così famoso negli Usa, aderisce perfettamente alle strategie di mercato delle varie multinazionali e non: si cerca addirittura di condizionare con gadget e pubblicità mirati i bambini a fidelizzarsi su uno o più marchi fin dai primi mesi di vita (da far accapponare la pelle). Anche in Italia (vi ricordate quella pubblicità oscena nella quale si vedeva una persona che dalla culla fino alla maturità era circondata da prodotti di marca con il messaggio "i marchi ti accompagnano per tutta la vita"???) non ci facciamo mancare nulla, e stiamo adottando la fantastica abitudine degli americani i quali eleggono il centro commerciale a loro punto di riferimento per qualsiasi esigenza e in qualsiasi stagione.
Gli uffici della società in cui lavoro sono sopra un centro commerciale, e vedo ogni giorno schiere di teenager ciondolare intorno al centro, sia fuori che dentro, preferendo buttarsi sul marciapiede attiguo a mangiar mcdonald's anzichè attraversare la strada e andare a giocare a pallone (o leggere) sul prato.
Qual'è il problema?
Il problema siamo noi adulti.
Andiamo a far compere nei supermercati più scintillanti e attrattivi che ci siano con questi pargoli urlanti che, stimolati da mille colori e forme, vorrebbero gli venisse comprato tutto.
Ci permettiamo di portarli in giro per vetrine, questi poveri bimbi vengono trascinati nei negozi di scarpe, di biancheria, profumerie: immaginiamo l'overdose di shopping che gli propiniamo fin dalla culla?
E come possono crescere questi bambini?
Aggiungendo poi tutta quella immondizia di pubblicità che c'è ovunque in tivvù, nei luoghi pubblici o nei giornalini a loro dedicati (a proposito: Topolino è indecente, mette addirittura delle brochures con i loghi e le suonerie da scaricare sui cellulari....), quando si riuscirà a far sì che la decrescita sia reale e sostanziale?
Se alla consapevolezza di dover fare qualcosa per il pianeta ci si arriva intorno ai trent'anni, già alle spalle ci sono trent'anni di sprechi. Non ce li possiamo più permettere :-(
Fosse per me proporrei il divieto di ingresso ai minori di 15 anni nei centri commerciali, nei supermercati/ipermercati e in tutti questi luoghi con un enorme accentramento di negozi.
Piuttosto sarebbe bello portarli al mercato, dove potrebbero guardare, toccare, assaggiare... di sicuro non bibite, caramellacce o dolci preconfezionati o vestiti da piccole meretrici e giovani magnaccia in erba.
Troppo drastica?
In fondo se il rapporto del WWF dice il vero, nel 2050 avremo consumato tutte le risorse del pianeta; mi sembrerebbe il caso di resistere a capricci o al rischio "isolamento" ma di garantirgli ancora un mondo nel quale vivere.

I tempi dell'educazione

Inviato: sab ott 28, 2006 2:32 pm
da Gianluca Ricciato
Leggendo il tuo scritto mi è venuto in mente un romanzo che ho letto alcuni anni fa, "Superwoobinda" di Aldo Nove (Einaudi), in cui il protagonista è un vero e proprio sprovveduto in balìa del mercato che racconta in prima persona i suoi sabati pomeriggio con un amico, passati "per non sapere che cazzo fare"; all'ipermercato per andare a vedere gli altri "che non sanno che cazzo fare", con nella mente il jingle di Ok il prezzo è giusto (ta-ta ta-ta ta-ta-ta-ta-ta). Cinico e divertentissimo, lo consiglio. La banalità del male, come si dice in filosofia...

Sono totalmente d'accordo che bisogna prenderli da piccoli, anche perché da grandi è veramente difficile scardinare ruotine sedimentate, e poi da piccoli si ha ancora la capacità di sognare. Ma non è facile, io non ho figli e non posso dire la mia sull'argomento "genitori e figli", però lavoro con le scuole su questi temi e mi sono reso conto di quanto sia difficile per i ragazzi, soprattutto quelli dell'età secondo me critica (12-16), sfuggire ai modelli dominanti, perché sentono un bisogno di aderirvi in quanto è il loro modo di essere accettati dalla società, dagli altri. Non so se vi è mai capitato di trovarvi in autobus ad esempio con gruppetti di ragazzi di quest'età, a me succede, e gli argomenti di cui parlano normalmente sono le scarpe, le suonerie o le playstation. Ho assistito estenuato a lunghi viaggi metropolitani in cui questi mostriciattoli riuscivano a stare per mezz'ora sull'argomento "cellulari" ad esempio. Ma non riesco a volergli male, o a punirli o a pensare a proibizioni tipo "vietato entrare", anche perché so per esperienza diretta che più una cosa me la proibiscono più mi fanno venire la voglia (del resto anche io con la mia generazione siamo cresciuti a nesquik, cornetti algida e televisione, non lo dico per fare pubblicità, visto che ora mi fanno schifo tutt'e tre le cose che ho citato, e soprattutto le aziende che ne hanno la proprietà, Nestlè, Unilever e Mediaset).
Ma io credo che ognuno deve fare i suoi percorsi, è vero che c'è un'urgenza planetaria, ma è altrettanto vero che per imparare e capire le cose ci vuole tempo. [Il tempo e i ritmi della decrescita non possono essere quelli del capitalismo metropolitano di quest'epoca, su questo mi piacerebbe che ci si confrontasse di più parlando di decrescita.]
E soprattutto loro, i ragazzi, hanno bisogno di tempo, del loro tempo, per meditare sulle cose che dicono i grandi, giuste o sbagliate che siano...è chiaro che un'educazione corretta e sostenibile sarebbe la prima cosa da fare per prevenire i danni, ma bisogna vedere se gli educatori, i professori, i genitori la sanno fare la vita sostenibile, o se sono solo chiacchiere - che poi i ragazzi se ne accorgono...

La cosa migliore, quella che ho visto che funziona di più, è quella di riuscire a colpire il loro immaginario, cercando anche di parlare il loro linguaggio, e nello stesso tempo riuscire a mettere in discussione le certezze che il sistema ha tentato di inculcargli. Ad esempio parlando di energia questo spesso viene facile, perché all'energia (elettrica) sono legati ormai praticamente tutti i loro bisogni, reali o indotti che siano (gli elettrodomestici di cui siamo schiavi). Quando si riesce a ragionare su questo, gli si spiega da dove arriva l'energia, che strada deve fare, i danni ambientali e sociali che provoca la sua produzione, le alternative possibili, gli sprechi...insomma, di solito ne sono molto affascinati, perché comunque resti nel loro linguaggio, nella loro quotidianità, che è quella della tecnologia, ma nello stesso tempo cerchi di fare vedere che spesso le soluzioni più interessanti e affascinanti non sono quelle che hanno tutti.
Lo trovo un buon modo per aprire ad altri mondi possibili, ma lo si può fare su tanti altri argomenti, ad esempio sul cibo o sulla mobilità (per non parlare di quali scenari si aprirebbero se si parlasse onestamente e senza tabù di droghe o di sesso, che sono le cose che da una certa età in poi interessano di più)
Credo che la cosa più importante sia far capire che ci possono essere alternative, che non si è destinati tutti a consumare, vestirsi, mangiare, divertirsi, parlare nello stesso modo, ma che il mondo è fatto di differenze...quando riesco a schiudere queste porte, mi sento già soddisfatto, e magari se non riusciremo a salvare il mondo già salvare qualche giovane anima dall'alienazione e dall'ottusità mi sembra un buon risultato. O no?

Re: I tempi dell'educazione

Inviato: sab ott 28, 2006 8:39 pm
da bckbkice
Gianluca Ricciato ha scritto: Ma io credo che ognuno deve fare i suoi percorsi, è vero che c'è un'urgenza planetaria, ma è altrettanto vero che per imparare e capire le cose ci vuole tempo. [Il tempo e i ritmi della decrescita non possono essere quelli del capitalismo metropolitano di quest'epoca, su questo mi piacerebbe che ci si confrontasse di più parlando di decrescita.]
E soprattutto loro, i ragazzi, hanno bisogno di tempo, del loro tempo, per meditare sulle cose che dicono i grandi, giuste o sbagliate che siano
Apprezzo e concordo con il tuo intervento in toto.
Quello che però purtroppo poteva essere un argomento da prendere con tutto il tempo del mondo e con la dovuta e sacrosanta calma, rischia di diventare a breve necessità per sopravvivere.
Con questo non dico di essere drastici e di vivere come Heidi, ma credo che almeno i bambini sotto una certa fascia di età debbano star fuori da queste grette politiche indirizzate al consumismo spinto e sfrenato.
Che poi tutti debbano fare i loro errori e camminare con le loro gambe è sacrosanto.
Ma un bambino di 6 mesi tartassato dalla pubblicità e dai lavaggi di cervello come può da adulto o adolescente essere ricettivo su certi argomenti?


Ps... grazie per la segnalazione del libro, lo cerco in libreria o meglio in biblioteca :-)