ciao cri! benvenuta.
come ho scritto in un altro messaggio,io di medicine non ne ho prese mai, ma so che vanno interrotte seguendo un protocollo particolare, non le puoi smettere e basta come gli antibiotici, senno' stai piu' male che bene. Credo serva a dare la possibilita' al tuo corpo di riaggiustare i propri livelli. Quindi, se vuoi smettere, chiedi al medico.
Comunque, m'ha colpito quello che hai scritto perche' piu' o meno ero cosi' quando sono stata male per un annetto (di preciso non ti saprei dire). Se vuoi posso raccontarti cosa e' successo a me, non e' detto che possa valere anche per te perche' siamo tutti diversi, prendila come un'esperienza che al max puo' farti venire qualche idea.
Allora, stavo come dici tu, con la testa altrove, se mi chiedevano "come stai" rispondevo "male" perche' altro non avrei saputo dire, non mi ricordavo nulla, facevo fatica a fare un sacco di cose e esplodevo con i miei. Nel mio caso la miccia non era stato un lutto ma un cambiamento di situazione che mi faceva sentire in trappola. Quindi, c'erano mia madre e mio padre intorno a me, e gli sfoghi sono caduti purtroppo su di loro. E pensare che prima di tornare a casa m'ero ripromessa di non fargli pesare quello che avrei sentito, ironico,no?

Non so quanto tempo sono stata proprio uno schifio totale. Non ho preso medicine forse piu' per caparbieta' e orgoglio (ce la devo fare io, non una medicina) che altro, ma aggiungici che in famiglia da me ci sono state due zie che hanno scelto medicine e basta e non hanno mai risolto un accidenti, perche' se non sei tu ad affrontare certe cose, non sara' certo una medicina a farlo per te. Oggi come oggi penso che in fondo quello che stai facendo tu sia una delle scelte piu' equilibrate, anche se in fondo forse una medicina ancora ancora, per il solito motivo di capatostasannitaemarsicana non la prenderei. Cmq, dicevo, ormai mi sembra anche una cosa molto sensata prendere una medicina per togliere il troppo che ti impastoia, e poi lavorare su di te per liberarti da quello che ti crea le pastoie.
In ogni caso, l'unica cosa che presi per riuscire ad andare avanti con la tesi furono delle gocce di bach, mi tolsero una parte dell'ansia di troppo che avevo addosso.
Ma sto divagando...
Gli scatti di rabbia comincio a pensare che siano una cosa normale, quando stai male di depressione. Tutto e' cosi' drammaticamente dolente e pesante e maledettamente compresso dentro, che le reazioni esplodono come una bomba atomica...improvvise e incatenate...
C'e' una cosa che m'ha tenuto su durante tutto il tempo. Il fatto che ogni fibra di me pensa e sa che "tutto passa". Passa. Adesso e' schifo e dolore, poi non lo sara' piu'. Magari tornera' ad essere schifo e dolore, ma passera' pure quello. Quindi, volevo stare abbastanza in piedi da uscirne,prima o poi.
Dallo psicologo ci sono andata, paradossalmente, quando stavo gia' meglio.Mi ricordo che ho persino dovuto convincerlo a prendermi in terapia, e lui che mi diceva "guarda, riesci persino a sostenere tranquillamente una certa dose di frustrazione delle tue aspettative, perche' ti dico che non hai bisogno di terapia, e tu non ti stai facendo abbattere ma insisti, quindi tanto male non stai". La cosa mi fece sorridere, stavo davvero meglio, ma mi serviva sradicare l'incubo, non volevo tornasse. E ho cominciato la terapia. Ho messo su un'associazione con degli amici, che ha funzionato mezzo mezzo, ma come dice qualcuno, piuttosto del niente, meglio il piuttosto

Poi, dopo un po', ce l'ho fatta a laurearmi, sapevo che rimanere a casa con i miei avrebbe fatto solo peggio, m'hanno accettato ad un master a Londra che ho appena finito, sono partita.
Partire, stavolta, non e' stato bello come le altre. Mi sono trovata soprattutto a passare il mio tempo con gente che non e' affatto come me. Gente di ristorante e coffee shop, dove ho lavorato (be',nel risto ci lavoro ancora) perche' non esisteva proprio l'ipotesi di farmi mantenere dai miei. Gente che parla solo di vestiti, unghie, i soldi che non avra' mai, la ferrari che non sara' mai sua, i giudizi pesanti su chiunque altro (e la, lo sai, non ti dicono niente ma sarai parte dell'argomento di conversazione del turno dopo. Chissenefrega). Riuscire a mantenermi ha significato non poter coltivare i rapporti con chi incontravo in facolta'. Peccato, ma spero ancora di riuscire a scavallare questo lavoro da asociale che sto facendo e riallacciare quello che si puo'. Per il resto, sono fiduciosa che qualcuno di interessante me lo ritrovero' per strada, prima o poi. E' sempre successo. Ah, nel frattempo ho trovato un uomo che amo, che mi ama, che e' forse piu' diverso da me di quanto non avrei mai pensato, ma forse e' per questo che per la prima volta in vita mia una storia funziona. Sono tornata dalla psicologa. Avevo delle avvisaglie di "ritorno di fiamma", e non voglio mai piu' tornare in quell'inferno. E poi, visto che da me la depressione e' un "bene" che si passa di generazione in generazione, si insegna, mi pare anche il caso di interrompere questo ramo della discendenza, per me, per stare meglio, e perche' un giorno voglio avere dei figli e non vedo nessuna buona ragione per affliggerli, motivi per aver grattacapi ce li avranno in abbondanza!

Fa un po' impressione, a volte, quello che ti scopri da uno psicologo... in genere e' quello che ti sei nascosto meglio e fa piu' male. Ma anche il piu' cane di psi che ho incontrato, col senno di poi m'ha permesso di risolvere un pezzetto. Tutto sommato, sto bene

In bocca al lupo, Cri, non so quale sara' la tua, di strada, ma ce la farai.