Pagina 1 di 2

OGNI ANIMALE

Inviato: lun set 04, 2006 12:01 pm
da guido arci camalli
SPARARE NON E’UNA SOLUZIONE!
OGNI ANIMALE UCCISO E’ UNA SCONFITTA PER LA NOSTRA SOCIETA’


Da più di una settimana è iniziata in Piemonte la mattanza di caprioli, cinghiali e altri ungulati, ordinata dalla Giunta Bresso. Nonostante le molte manifestazioni di protesta di associazioni animaliste e protezioniste e cittadini comuni, è stata data la parola ai fucili dei cacciatori, in base al presunto sovrannumero di animali nelle campagne piemontesi, stimato solo ed esclusivamente dagli stessi enti venatori. Ma, ammesso che il problema sia reale, è possibile che la nostra Giunta Regionale non sia riuscita a trovare alcuna soluzione incruenta, che prevedesse efficaci strategie di prevenzione per il futuro? Oppure si è trattato piuttosto dell’ennesimo regalo ai cacciatori in cambio del sostegno politico delle loro organizzazioni. Perché la Giunta ha ignorato la totalità delle soluzioni proposte dalle nostre associazioni? Forse perché per prevenire i problemi occorre volerlo!

In Piemonte, un recente sondaggio ha mostrato che l’85% dei cittadini è contrario alla caccia. Ci chiediamo, dunque:

gli amministratori pubblici sono rappresentanti dei cittadini o semidei a cui è concesso ignorare la volontà di chi ha contribuito ad eleggerli? A quale strana logica democratica dobbiamo la protervia che sta sfoggiando la Giunta di Mercedes Bresso?

Alla vittoria del centro-sinistra in Consiglio Regionale hanno contribuito maggiormente le decine di migliaia di piemontesi che le nostre associazioni rappresentano o qualche centinaio di cacciatori, sopravvissuti alla fine del Medioevo? Le associazioni che si raggruppano da anni all’interno del Comitato “Bastaconquetsacaccia” pretendono dunque rispetto ed ascolto, in alternativa agli irriverenti sberleffi ricevuti in questi giorni dalle dichiarazioni di Mercedes Bresso. Non c’entra nulla l’estetica dei caprioli. Semplicemente, non intendiamo tollerare ulteriormente la violenza delle armi e diciamo basta con il massacro a mano armata di qualunque animale!

CHIEDIAMO:

- che la Giunta Regionale fornisca dati che attestino il rilevamento effettivo dei danni causati dagli animali (con attenzione ai frequenti casi di falsa attestazione) ed esegua un censimento scientifico del numero degli stessi, sulla base di studi condotti da organismi super partes
- che si attuino politiche incruente di prevenzione di una possibile eccessiva proliferazione degli animali selvatici, bloccando subito il meccanismo del ripopolamento coatto, attuato dagli stessi cacciatori, per riempire boschi e campagne di futura “selvaggina”
- la costituzione di un organo regionale di vigilanza in materia venatoria dotato di potere consultivo, formato dalle associazioni animaliste e protezioniste, alle quali occorre riconoscere un ruolo istituzionale adeguato
- VENGA RITIRATO IMMEDIATAMENTE IL PROVVEDIMENTO CHE HA DATO INIZIO AL MASSACRO DI CAPRIOLI, CERVI, DAINI E CINGHIALI!!!


CHIEDIAMO POLITICHE IN DISCONTINUITA’ RISPETTO ALLA GIUNTA GHIGO:
GLI ANIMALI NON VOTANO, MA GLI ANIMALISTI SI’!

L.A.C. Lega per l'abolizione della caccia; Animalisti Italiani - Peta; A.T.A; A.P.D.A; E.N.P.A; L.A.V; Legambiente Piemonte; L.I. P.U.; Pro Natura; WWF http://www.bastaconquestacaccia.net


http://www.centopercentoanimalisti.biz/ ... php?t=8839

BY GUIDO ARCI CAMALLI ARCI GUERNICA ARCI FUORI ORARIO ARCI CERVO ARCI BERGAMO ARCI

Inviato: mer set 06, 2006 12:07 am
da guido arci camalli
zingari

cervelli balcani zingari sono

danze di fantasiosi occhi

occhi di un sorriso di un bimbo kossovaro

zingari spostamenti di lavoro

giochi di animazione

giochi per sopravvivere

kossovo 2006

by guido arci camalli arci bergamo sprofondo arci cervo arci ceriana arci fuori orario arci peppino impastato

Inviato: gio set 07, 2006 11:41 pm
da guido arci camalli
il tar rinvia al 4 ottobre inizio della caccia

Inviato: gio set 14, 2006 11:35 am
da guido arci camalli
Caccia ai caprioli: "Attività venatoria consentita"

«Quella che interessa i caprioli è un’attività venatoria consentita, conservativa ed ecosostenibile che mantiene inalterato l’equilibrio faunistico sul nostro territorio». Così Claudio Galletti, assessore alla caccia e alla pesca interviene sulla vicenda della caccia ai caprioli. Del resto i caprioli rappresentano una specie cacciabile, come previsto dalle normative nazionali e regionali. «Peraltro - spiega - si tratta di una caccia che presenta maggiori vincoli di protezione rispetto ad altre specie e che, per questo, ha dei piani di abbattimento controllati nel numero. Un’attività che viene monitorata e organizzata sulla base di densità calcolate con censimenti effettuati nel corso della primavera. Il prelievo viene fatto su precise indicazioni provenienti dal mondo scientifico e nello specifico dall’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica. Un’operazione necessaria per mantenere il corretto equilibrio faunistico in mancanza di un numero di predatori naturali sufficienti».
In provincia di Siena sono circa 25mila i caprioli e la quantità cacciabile interessa circa il 20 per cento della popolazione consentendo di non superare quel limite di densità faunistica stabilito in rapporto agli ettari di territorio. Tutto questo, come si ripete ormai ogni anno, viene concordato nei tre Ambiti Territoriali di Caccia della provincia di Siena (19 area Valdichiana, Cetona, Orcia e Amiata - 17 area Valdelsa e Chianti - 18 area senese, Valdarbia, Crete senesi), gestiti da componenti delle rappresentanze venatorie, agricole e ambientaliste. Ambiti territoriali che in passato si sono contraddistinti per il primo posto nazionale assegnato da Legambiente e Arcicaccia proprio per questo tipo di gestione faunistico – venatoria oculata e per la qualità degli interventi effettuati per la fauna, la presenza di tecnici, il rapporto numerico tra cacciatori e selvaggina.

[email protected]

Inviato: gio set 14, 2006 11:37 am
da guido arci camalli
Sono 50 mila i caprioli da abbattere in Italia

Animali e ambiente
Sono 50 mila i caprioli da abbattere in Italia
I piani delle regioni. Il record a Bolzano: via 10 mila Bambi


MILANO — Ci fosse un interruttore a stabilire se la vita è accesa o spenta si potrebbe dire che nel loro caso la corrente è alternata. I 600 caprioli piemontesi che dovrebbero essere abbattuti perché in sovrannumero, sono passati da una sentenza di morte a una «quasi grazia». Quasi, appunto. Perché l'interruttore non è ancora sulla modalità «accesa»: la loro vita resterà in sospeso fino a quando non si studierà a fondo se e, soprattutto, come salvarla. Eppure i 600 «bambi» sono fortunati. Di loro almeno si parla. Ambientalisti, regione Piemonte, assessori, perfino il ministero dell'Ambiente: tutti a cercare una soluzione.

Potessero capirlo, chissà cosa ne direbbero gli altri 49.400 «condannati»: anche a loro tocca la sorte del «prelievo selettivo», termine sinistro che significa abbattimento per eccesso di numero. I conti umani sull'equilibrio faunistico del nostro Paese hanno stabilito che da un capo all'altro della Penisola ci sono 50 mila cerbiatti di troppo: le doppiette li abbatteranno tutti entro la fine dell'anno e anche se in alcune regioni l'operazione è già cominciata da mesi, nessuno ha speso una sola parola per salvarli. «Ecco, vogliamo parlarne?», si scalda la presidente della regione Piemonte Mercedes Bresso. «Si crea una sorta di psicodramma collettivo per i nostri 600 e si evita di dire che ce ne sono 50 mila da uccidere per consentire agli altri di vivere bene...che cosa ipocrita. Dopodiché siamo disponibili, certo. Il ministro vuole salvare i nostri e trova il modo di farlo? Benissimo. Ci attrezzeremo».

Alfonso Pecoraro Scanio premette: «Sia chiaro: il Piemonte non viola alcuna legge. Ha il diritto di fare quello che fa. Ma anch'io come ministro ho il diritto e il dovere di raccogliere le richieste di intervento che mi sono arrivate, anche da centinaia di cittadini». E i 49 mila abbandonati al loro destino? «So bene che il problema non è solo dei 600, ma vorrei che questo caso riportasse tutto sul piano scientifico. Non cacciatori che censiscono caprioli e che poi li uccidono, per esempio. Ma la ricerca seria per trovare un'alternativa all'abbattimento: cercare una via diversa dal fucile, magari i dissuasori per limitare i danni agli agricoltori o una politica di ripopolamento predatori come il lupo o, dove si può, una sterilizzazione».

Per capire se tutto questo è possibile e per cercare un luogo e un modo che sia la salvezza dei 600 caprioli piemontesi, il ministero ha chiesto aiuto, ieri, all'Istituto nazionale per la fauna selvatica (Infs), punto di riferimento che fa da ente consultivo di regioni e province. «Non sarà uno studio semplice né veloce» annuncia il presidente Giuseppe Di Croce. Che conferma: «Sono 50 mila i prelievi di quest'anno in tutt'Italia. Noi proveremo a trovare una soluzione per i 600, aree del centro-nord». Certo non nella provincia di Bolzano dove, il «prelievo» selettivo previsto per quest'anno è di 10.619 capi (5.031 caprioli maschi e 5.588 fra femmine e cuccioli) ed è partito a maggio. Il direttore dell'Associazione cacciatori dell'Alto Adige, Heinrich Aikenthaler, dice che «da vent'anni la cifra degli abbattimenti da noi è più o meno sempre la stessa e nessuno si è mai sognato di contestarla anche perché tutto viene eseguito in modo scientifico, attraverso una commissione mista, equilibrata, non di soli cacciatori».

Le «doppiette», almeno quelle piemontesi, stavolta se la sono legata al dito: «Siamo stanchi di passare per crudeli», lamentano dalla Federcaccia regionale promettendo uno sciopero bianco: «Non spareremo a nessuna specie selvatica in esubero, dannosa per l'agricoltura e pericolosa per la viabilità. I danni che produrranno li pagherà lo Stato». Tutta salute per i bambi del Piemonte. Che lo facciano per protesta poco importa. Se anche i cacciatori sono dalla loro parte forse è fatta. L'interruttore della vita è sulla modalità «accesa».
Giusi Fasano
08 agosto 2006



IN PIEMONTE VIA AGLI ABBATTIMENTI IL 24 AGOSTO
Le doppiette salvano Bambi
Federcaccia rifiuta: «Non spareremo»

A salvarli saranno proprio quelli indicati da tutti come i carnefici. Nel giorno in cui arriva l’ok dal Piemonte all’abbattimento per il 24 agosto, i cacciatori annunciano: «Non spareremo ai Bambi». Perchè le doppiette vogliono risparmiare i caprioli? «Siamo stufi di questa ingiustificata criminalizzazione del mondo venatorio» è la risposta di Federcaccia. Intanto la regione Piemonte trova il modo di polemizzare con il governo dopo aver scoperto che la selezione è stata autorizzata dal Consiglio dei ministri quattro giorni fa.


in alto

Guardami negli occhi



in alto

Sapevate che....

... in alcune regioni all'inizio di agosto è stata aperta la caccia ai caprioli e ciò significa che queste povere creature verrano abbattute a migliaia! Ecco alcune cifre spaventose:
* nella sola provincia di Siena è previsto l'abbattimento di 4500 caprioli;

* in Aldo Adige addirittura 10.000! ... il «prelievo» selettivo previsto per quest'anno è di 10.619 capi (5.031 caprioli maschi e 5.588 fra femmine e cuccioli) ed è partito a maggio. Il direttore dell'Associazione cacciatori dell'Alto Adige, Heinrich Aikenthaler, dice che «da vent'anni la cifra degli abbattimenti da noi è più o meno sempre la stessa e nessuno si è mai sognato di contestarla anche perché tutto viene eseguito in modo scientifico, attraverso una commissione mista, equilibrata, non di soli cacciatori».

* nella provincia di Alessandria è stata autorizzata l'uccisione di 500 caprioli ...
Quanti saranno in tutta Italia? Si parla di 50.000 caprioli che sarebbero "di troppo" ...

Si ricorda anche che le condizioni di eccedenza numerica di alcune popolazioni di ungulati in varie parti d’Italia sono dovute ai popolamenti artificiali effettuati nei decenni scorsi a scopo venatorio e che dunque i cacciatori stessi sono da ritenersi responsabili dell’attuale stato di cose. I cacciatori stessi distruggono il sistema di autoregolamento naturale, uccidendo i capi più belli e non - come affermano - quelli malati e più deboli, intervenendo così nell'equilibrio naturale, dato che gli animali tendono poi ad accoppiarsi e procreare più frequentemente per mantenere la specie. In genere infatti sono i capi più anziani che si accoppiano con le femmine e non permettono a quelli più giovani di accoppiarsi. Se i più anziani vengono uccisi, la struttura sociale del branco viene a mancare.

Cosa possiamo fare?
La prima cosa da fare è informare e sensibilizzare l'opinione pubblica, in modo che i cacciatori e i politici non abbiamo più così tanto potere e influsso.
Naturalmente possiamo anche protestare, scrivendo a tutte le autorità regionali e ai giornali.


in alto

La brutalità dell'uomo



in alto

Comunicato

Comunicato stampa
Un netto no dall’associazione No alla Caccia alla decisione della Regione Piemonte di aprire la caccia al capriolo nella stagione estiva.
Caccia al capriolo in estate: un scelta inaccettabile per la fauna e per gli uomini

L’associazione No alla Caccia condanna fermamente la decisione della Regione Piemonte di consentire la cosiddetta “caccia di selezione” al capriolo nella provincia di Alessandria ritenendo infondate le motivazioni di tale decisione ma soprattutto ritenendo inaccettabile il metodo che ancora una volta si ritiene di dover utilizzare: il massacro, eufemisticamente descritto col termine “prelievo”, operato da anacronistici squadroni armati con i quali la società civile è ormai da tempo stanca di dover forzatamente convivere.
Il presidente della Regione Piemonte si renda conto che l’epoca dei pistoleros è finita e che se è il caso di parlare di gestione della fauna ben altri sono i metodi adottabili e da adottare, più in linea con l’evoluzione dei tempi.
A rendere ancor più grave la decisione della Regione è in questo caso il fatto che le sparatorie nei boschi sono autorizzate a partire dal mese di agosto, ovvero nel pieno della stagione turistica. In tale periodo dell’anno, più che in ogni altro, i boschi sono fruiti da numerose persone che ne fanno meta di pacifiche e legittime attività e che hanno pieno diritto a svolgerle senza le interferenze “a mano armata” di chi ritiene invece cosa normale trasformare quegli stessi luoghi in teatro di azioni di guerriglia contro animali inermi e inoffensivi.
Si sottolinea che la caccia di selezione, per quanto possa essere svolta secondo modalità diverse dalla caccia comune, è pur sempre caccia nella sua principale ed ineliminabile caratteristica: l’uso di armi da fuoco sul territorio e i conseguenti pericoli per la pubblica incolumità.
Si ricorda che tre anni fa in analoghe circostanze il sindaco di Sauris (UD) intervenne vietando la caccia sul territorio del proprio comune riconoscendo lo stato di pericolo che da essa derivava. In quella occasione il Consiglio di Stato, respingendo un ricorso della Federcaccia, confermò tale assunto affermando che «non è sufficiente ad escludere il pericolo la circostanza che la caccia al capriolo avviene senza cani, e solo da parte di tiratori specializzati, perché non sono solo i cani a creare pericolo per l’incolumità, né è sufficiente la particolare competenza dei cacciatori, ad impedire l’errore umano nell’uso delle armi, errore che può essere fatale in situazioni di particolare affollamento della zona a causa della presenza di turisti» (sentenza n.2387 del 4/2/2003).
Si ricorda anche che le condizioni di eccedenza numerica di alcune popolazioni di ungulati in varie parti d’Italia sono dovute ai popolamenti artificiali effettuati nei decenni scorsi a scopo venatorio e che dunque i cacciatori stessi sono da ritenersi responsabili dell’attuale stato di cose. Negli anni ‘70 la Federcaccia auspicava a proposito dei caprioli «una espansione del popolamento attuale, in quanto, specialmente nelle zone appenniniche, la specie troverebbe un ambiente idoneo». Sono proponibili come risolutori di un problema coloro che ne sono stati gli artefici?
L’Associazione No Alla Caccia esprime infine la propria netta posizione a favore di una totale messa fuori legge della cosiddetta attività venatoria in ogni sua forma in quanto incompatibile con i principi etici del vivere civile di cui il rispetto della vita non solo umana ma anche animale è uno dei punti fondamentali. Ma anche perché lesiva della vita umana stessa: ricordiamo i 47 morti contegiati dall’EURISPES nella stagione di caccia 2001/02 e le decine di morti e feriti che si contano ogni anno, fra cui non di rado, purtroppo, perfino bambini.


Invia la tua lettera di protesta, non permettere che questi animali belli e nobili vengano brutalmente uccisi da persone senza sentimenti verso la vita.

Inviato: gio set 14, 2006 6:27 pm
da guido arci camalli
CAPRIOLI STOP DOPPIETTE A GENOVA
Lac ottiene sospensione dal Tar. Battuta la Provincia.


14 settembre 2006 - Tirano un sospiro di sollievo anche i caprioli della provincia di Genova. Con ordinanza presidenziale del presidente della II° Sezione del Tar Liguria n.316 del 13 settembre e' stata sospesa l'esecutivita' del provvedimento dirigenziale della Provincia di Genova per la caccia al capriolo.
L'ordinanza cautelare fissa la trattazione in camera di consiglio collegiale per il prossimo 28 settembre.
La caccia al capriolo maschio in provincia di Genova e' iniziata il 3 agosto e doveva concludersi il 16 settembre.
Il periodo di caccia al capriolo femmina e ai giovani dell'anno,invece,era stato fissato nell'arco temporale dal 18 al 30 novembre, con possibilita' di completare il piano di abbattimento di 566 esemplari anche sino alla fine di febbraio 2007. Il ricorso al Tar della Liguria e' stato promosso dal presidente della Lac (Lega abolizione caccia) Carlo Consiglio.
La Lac, nel ricordare che si profilava "l'ampia possibilita' di proseguire la mattanza anche a dicembre, gennaio, e-la novita'- addirittura a febbraio (quando, dopo il 31 gennaio, la stagione generale di caccia e' chiusa per tutti gli altri cacciatori)", ribadisce che quest'eventualita' aveva "una portata francamente piu' che esagerata, se si pensa che la caccia al capriolo era iniziata in provincia di Genova nel 2001, in modo 'sperimentale', per soli due mesi l'anno, solo in Valle Stura e per soli 40 capi a stagione".
Dato che- continua la Lega per l'abolizione della caccia- "il piano di abbattimento prevede l'uccisione di un totale di 566 esemplari, di cui 233 cuccioli nati quest'anno, con scarsa coerenza la Provincia sostiene di voler limitare l'alta densita' della specie (che pure non da adito a denunce in materia di danni provocati dalla fauna all'agricoltura)".
Ma allora- aggiunge l'associazione- "non si capisce perche' esemplari di capriolo siano stati per anni piu' volte catturati nel Ponente e poi liberati dalla provincia in aree del Levante (Monte Caucaso in Val Fontanabuona, M. Aiona a Borzonasca ),ove la specie era praticamente assente". Probabilmente- conclude la Lac- questo aveva solo lo scopo di "creare future occasioni di caccia anche ad Est...".
(Com/Mua/ Dire)

Inviato: mar set 19, 2006 12:03 pm
da guido arci camalli
Esempio di buon senso

Stop alla strage di bamby

La sentenza del Tar dopo il ricorso del Wwf. Soddisfazione dell'associazione

Stop alla strage dei caprioli e soddisfazione del Wwf per l'accoglimento del suo ricorso presso il Tar del Piemonte. Si torna nel solco delle «buone prassi», gli enti scientifici sono infatti referenti essenziali per decidere un equilibrato piano di abbattimento.

Fermare il Piano di abbattimento dei caprioli in Piemonte è un esempio di buon senso da parte delle istituzioni perché riconosce il valore e attendibilità dell'Istituto nazionale di Fauna Selvatica nella valutazione dei piani di abbattimento. Così il Wwf Italia accoglie la notizie della sentenza del Tar del Piemonte che ferma le doppiette. Il ricorso del Wwf era stato presentato infatti perché il piano di abbattimento dei caprioli aveva ricevuto un parere negativo dell'Istituto Nazionale Fauna Selvatica.
Il parere dell'Infs non va considerato vincolante, ma è prassi che a seguito di un mancato assenso, la Regione presenti comunque un parere che motivi l'avvio del piano di abbattimento.
Il Wwf quindi ritiene che un dietro-front fosse necessario per ripristinare una corretta catena di diritto. Il mancato ascolto del parere di un soggetto referenziato da parte del Tar avrebbe infatti potuto creare un precedente legale, e rappresentare una consuetudine pericolosa se applicata in altri contesti.

(Fonte Wwf)

(08 Settembre 2006)

Inviato: mar set 19, 2006 12:07 pm
da guido arci camalli
Inizia sabato, anche in provincia di Savona, la strage dei caprioli. L’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica, l’organismo che fornisce il parere obbligatorio sugli abbattimenti, ha fissato nell’8% del totale censito la quota di animali da uccidere, risultati poco meno di 900. Le uccisioni, ingiustamente estese ai mesi di settembre ed ottobre per i maschi e dicembre e gennaio per le femmine ed i piccoli, invece che nei soli mesi di ottobre e novembre (come promesso dalla Giunta Bertolotto nel suo programma elettorale!), non influirà quindi significativamente sulla consistenza della popolazione degli animali e quindi sui danni, veri o presunti, probabilmente “gonfiati”, portati a giustificazione della strage, che si rivela quindi assolutamente inutile e gratuita. Le Guardie Zoofile dell’Enpa di Savona svolgeranno controlli nei boschi per rilevare e denunciare eventuali violazioni alle leggi, comunque vergognosamente a favore dei cacciatori. Inoltre piccoli gruppi di cinque o sei aderenti dell’ENPA (si ha notizia anche di gruppi “spontanei”) si sparpaglieranno nei boschi con trombe e tamburi, per disturbare pacificamente le fucilazioni e far fuggire gli animali lontano dalle zone di caccia; si tratta di 9 cosiddette “Unità di gestione”, situate sopratutto nell’entroterra savonese (Pontinvrea-Sassello, Stella, Cadibona-Naso di Gatto) e in Valbormida (Rocchetta di Cengio, Zerboraglia di Calizzano, Marghero di Cosseria) e in due autentiche “riserve di caccia” a pagamento (denominate ora Aziende Faunistiche) situate a Mioglia e Piana Crixia. Intanto l’ENPA savonese, di fronte a soluzioni inutili o dannose quali la liberazioni di lupi o la cattura ed il trasferimento altrove dei caprioli, continua a proporre ai Ministeri competenti ed alla Provincia l’affidamento, ad autorevoli Istituti scientifici non legati ai cacciatori, di studi di fattibilità e ricerche di incruente soluzioni alternative in grado di frenare l’incremento delle specie selvatiche in presunta crescita; anche questo impegno è scritto, ma non ancora onorato, nel programma elettorale della Giunta provinciale savonese.

Ente Nazionale Protezione Animali Savona

Inviato: mar set 19, 2006 12:09 pm
da guido arci camalli
REAPERTURA DELLA CACCIA IN 17 REGIONI
L’abbattimento dei migratori selvatici, patrimonio dello Stato per legge, comincia in 17 Regioni Italiane con diverse giornate di anticipo rispetto alla data di apertura generale della stagione venatoria, che la normativa vigente fissa nella terza domenica di settembre. Da diversi anni molte Regioni italiane tentano di “sforare” i vari paletti temporali, per elargire (un tanto a voto) un po’ di selvaggina, soprattutto migratrice (come tortore, quaglie e colombacci), ai più focosi Nembrotti italici. La cosiddetta “pre-apertura “ della caccia avviene con la benedizione, spesso illegittima, di metà delle Regioni italiane che, in base alla legge 157 del 1992 (art. 18), potrebbero anticipare la caccia ai primi giorni di settembre solo in presenza di “appositi piani faunistico-venatori regionali” , che spesso e volentieri non esistono. Fa eccezione la Liguria, che però da tre anni viola il divieto statale di protrarre la caccia dopo il tramonto, concedendo ulteriori 30 minuti di fuoco ogni sera. Analoga inadempienza diffusa, sempre da parte delle Regioni, è la mancata trasmissione al Ministero delle Politiche Agricole dei rapporti annuali (entro maggio) sullo stato della vigilanza venatoria, con i riepiloghi delle sanzioni comminate ai trasgressori. Ancora fortemente disapplicata in tutta Italia è anche la disposizione fissata dalla legge 353 del 2000 che, tra l’altro, impone il divieto di caccia per 10 anni nei terreni boscati percorsi dal fuoco; forse bisogna ringraziare il 70% dei comuni italiani che sono ancora inadempienti nella stesura del catasto delle aree rurali incendiate, e le Province (soggetto primario nella gestione della fauna) che fanno orecchio da mercante. Una recente sentenza (16 ottobre 2003) della Corte di Giustizia UE ha inoltre stabilito che non sono ammesse deroghe per cacciare specie migratrici in periodo di dipendenza dei giovani nati dagli adulti (come in tarda estate), soprattutto quando le stesse sono comunque cacciabili regolarmente nella stagione venatoria autunno-invernale che si conclude il 31 gennaio. Tra il 1987 ed il 2003 l’Italia ha subito 6 condanne dalla Corte di Giustizia UE del Lussemburgo per violazione della direttiva CEE 79/409 sulla protezione degli uccelli selvatici e di quella su flora, fauna e habitat (LAC, 1° settembre).Torna Su

APERTURA GENERALE DELLA CACCIA
Passata la piccola sbornia delle “pre-aperture” della caccia, per le deroghe in 17 Regioni che anticipavano già ai primi di settembre la contraerea ad alcune specie di uccelli migratori (spesso in violazione delle norme statali che chiedono il presupposto di appositi piani faunistici regionali, inesistenti), un’ora prima dell’alba di domenica 19 settembre le doppiette tornano ad assottigliare la fauna selvatica,
per la prevista apertura generale della caccia in tutta Italia.
L’Italia è una delle nazioni UE con la più alta densità di cacciatori per kmq., preceduta solo da Malta, Danimarca e Francia. Specie stanziali autoctone, come la lepre italica e la starna, sono ormai ridotte ai minimi termini nella loro consistenza in natura, soppiantate da massicce immissioni di animali d’allevamento “pronta caccia”, per soddisfare una pressione venatoria che gli ecosistemi italiani non sono in grado di reggere, con inquinamento genetico anche rispetto ai ceppi originari del nostro Paese. Ma si sa, i “ripopolamenti” un tanto a voto sono molto in voga tra le Amministrazioni Provinciali…. È la caccia da appostamento alle specie migratrici, peraltro, quella più insostenibile e predona per antonomasia, perché incide su contingenti di animali selvatici che si sono riprodotti nell’Europa settentrionale ed orientale, e che dovrebbero svernare in Italia o in Africa, e per i quali l’unico contributo gestionale offerto dall’Italia non è certo la protezione dei siti di nidificazione o di sosta, ma il semplice premere il grilletto. Spesso molti capanni di caccia in muratura o in legno costituiscono veri e propri volumi abusivi che i comuni stentano a perseguire in base alla vigente normativa urbanistica. E continuano i maldestri tentativi del Ministero delle Politiche Agricole di richiedere all’Unione Europea di allungare la stagione di caccia anche al mese di febbraio (attualmente il fuoco calibro 12 cessa il 31 gennaio), sulla base di indagini di comodo traballanti, già smentite dal mondo scientifico. Ancora fortemente disapplicata in tutta Italia è anche la disposizione prevista dalla legge 353 del 2000 che, tra l’altro, impone il divieto di caccia per 10 anni nei terreni boscati percorsi dal fuoco. Tra il 1987 ed il 2003 l’Italia ha subito 6 condanne dalla Corte di Giustizia UE del Lussemburgo per violazione delle direttive CEE 79/409 sulla conservazione degli uccelli selvatici e 92/43 sulla conservazione degli habitat e della flora e fauna selvatiche. Nel frattempo sono 16 le proposte di legge di modifica della attuale legge quadro sulla caccia (la n. 157 del 1992) che si affollano in Commissione Agricoltura della Camera, in gran parte presentate da deputati di AN e Lega Nord, per una deregulation esasperata dell’attuale legislazione (incremento delle specie cacciabili, allungamento della stagione venatoria, cacce nei parchi e nelle aree protette), e che assomigliano più ad una “soluzione” finale della fauna, piuttosto che ad un aggiornamento della normativa del settore (LAC, 18 settembre).Torna Su

LOMBARDIA – AUTORIZZATO IL PRELIEVO DI PASSERI E STORNI
Il comasco Giovanni Orsenigo, consigliere regionale e segretario della IV Commissione Agricoltura-Caccia-Attività produttive, ha reso noto che è stata approvata un'importante modifica sulla legge regionale relativa alle deroghe, approvata il 28 settembre e presentata dal suo gruppo consiliare (Centro sinistra Ppi-La Margherita). La recente legge regionale (18/2004), in applicazione dell'articolo 19 bis della legge 157/1992, detta la disciplina del prelievo in deroga per la stagione venatoria 2004/2005. Il testo di tale legge regionale è il frutto del confronto in aula e del recepimento di alcuni emendamenti consiliari che hanno contribuito a formulare una normativa largamente condivisa. Tuttavia il resto del primo comma dell'articolo 3 sembrerebbe prestarsi ad una interpretazione non univoca. Il nuovo testo proposto con il progetto di legge, coerentemente con il confronto ed il dibattito svoltosi in aula, chiarisce in maniera inequivoca il significato della norma: «Al fine di prevenire gravi danni alle colture agricole, è autorizzato, per la stagione venatoria 2004/2005, il prelievo in deroga di esemplari appartenenti alle specie passero d'Italia (Passer domesticus italiae), passera mattugia (Passer montanus) e storno (Sturnus vulgaris), ai sensi dell'articolo 9, comma 1, lettera a), della dir. 79/409/CEE. La Regione su parere motivato delle province, può limitare il prelievo venatorio in deroga sul territorio provinciale o su parte di esso» (http://www.laprovinciadicomo.it, 30 settembre).Torna Su

VENETO – SI SPARA A SETTE SPECIE DI UCCELLI PROTETTI
Gli ambientalisti: «Soltanto in Veneto si spara a sette specie di uccelli protetti». Non usa mezzi termini il Coordinamento protezionista veneto delle associazioni anticaccia. In Veneto si possono cacciare ben sette specie di uccelli protetti dalla Direttiva comunitaria sulla conservazione degli uccelli, la 409 del 1979, come i fringuelli, le peppole, la passera mattugia, il passero, lo storno, il cormorano e la tortora dal collare orientale, ed è permesso utilizzare reti da uccellagione (vietate nell'Unione Europea) per catturare gli uccelli migratori canori, da utilizzare come richiami vivi nella caccia da appostamento, e costretti a vivere per sempre in gabbie dalle dimensioni ridottissime. Non solo: con la legge regionale 17 del 13 agosto 2004, ciascuno dei 60.879 cacciatori veneti potrà abbattere in un anno ben 100 passeri d’Italia, 100 passere mattugie, 100 storni, 50 tortore dal collare orientali, 50 cormorani, 40 fringuelli e 20 peppole, per un totale complessivo di uccelli abbattibili legalmente, per la stagione 2004, pari a 28 milioni di esemplari
(http://www.larena.it , 17 settembre).Torna Su

VENETO - IN 500 PER DIRE NO ALLA CACCIA.
La manifestazione anticaccia promossa dal CPV Coordinamento Protezionista Veneto, domenica 19 settembre sul monte Pizzoc sul Cansiglio, a cavallo delle province di Treviso, Belluno e Pordenone, è da considerarsi riuscitissima in quanto hanno partecipato quasi 500 persone. Andrea Zanoni, uno dei portavoce del CPV, ha ricordato ai manifestanti che i cacciatori, pur rappresentando un miserrimo 0,8% dei cittadini veneti i quali, per il 72%, sono per l’abolizione della caccia, hanno ottenuto dal consiglio regionale leggi che addirittura consentono la caccia a specie di uccelli protetti come il fringuello e la peppola, il tutto grazie a partiti come Alleanza Nazionale che in piena estate ha fatto approvare la legge sulle cosiddette “cacce in deroga”. Sempre Zanoni ha ricordato le gravissime proposte di legge all’ordine del giorno del consiglio regionale che prevedono: la creazione di un istituto faunistico che darà pareri addomesticati a favore dei cacciatori; l’uso dei richiami vivi senza anellino identificativo che liberalizzerà il commercio e la cattura in nero degli uccelli migratori; la reintroduzione del nomadismo venatorio che consentirà ai cacciatori vicentini di cacciare gli uccelli migratori in tutto il Veneto senza essere iscritti agli ambiti territoriali di caccia. Alla manifestazione ha partecipato anche il Prosindaco di Venezia, Gianfranco Bettin; l’esponente del gruppo tedesco animalista “Tierschutzbund”, Marion Zinn che ha dichiarato: “È una vergogna che si possano cacciare gli uccelli migratori, da noi in Germania questa caccia è vietata” (il che però non è vero), l’esponente dell’associazione ambientalista americana “Sierra Club”, Nina Daugherty, di Salt Lake City, cittadina dello Utah (USA) che ha dichiarato “La caccia ai piccoli uccelli migratori è terribile, cattiva, è incredibile che ci siano posti al mondo dove si pratichi ancora questa caccia che consente anche l’uso dei richiami vivi”; nutrita anche la rappresentanza di piccolissimi manifestanti come Riccardo di 15 mesi, Giorgia di 14 e Eleonora di soli 9 mesi. Nel sito http://www.faunalibera.it <http://www.faunalibera.it>, a breve, saranno disponibili le fotografie della manifestazione (Coordinamento Protezionista Veneto, 20 settembre).Torna Su

VENETO – LA PROVINCIA DI TREVISO BOICOTTA LE GUARDIE
Domenica 19 settembre, data dell’apertura generale della caccia, opereranno in tutta la provincia le guardie del Nucleo di Treviso della LAC Lega per l’Abolizione della Caccia, una decina di preparatissimi volontari che opereranno in tutti i 95 comuni della Marca, dalla pianura, alla collina sino alla zona pedemontana in alta quota per il rispetto delle leggi sulla tutela della fauna selvatica e dell’agricoltura. Le guardie della LAC munite di binocoli e moduli per i verbali opereranno in tutto il territorio con particolare riferimento a quelle aree dove la caccia alla fauna migratoria si fa più pressante. Le nostre guardie, autonome ed indipendenti, applicheranno la legge con la massima scrupolosità e diligenza, a tutela di tutta la fauna selvatica patrimonio dello Stato e di tutti i cittadini. Siamo inoltre a disposizione di tutti i cittadini che ci vorranno segnalare episodi di bracconaggio o violazioni delle distanze di sicurezza da case e strade per denunciare i colpevoli alla Magistratura. Le segnalazioni devono essere possibilmente scritte indirizzate a LAC Via Bellucci 16 Treviso o telefonando al 347/9385856. Purtroppo, nonostante una richiesta scritta dei primi di agosto indirizzata alla provincia di Treviso per ottenere il calendario venatorio relativo a cervi e caprioli, alla LAC a fine agosto, ovvero a strage compiuta, è pervenuta solo una delibera per la caccia di selezione prevista dall’1 al 15 agosto. Le guardie della LAC sono quindi tenute all’oscuro, nonostante la predetta richiesta formale, delle disposizioni (piani di abbattimento suddivisi per riserve alpine) relative a questa caccia nei prossimi mesi, trovandosi quindi nell’impossibilità di vigilare con cognizione di causa (LAC Sezione del Veneto, 15 settembre).Torna Su

VENETO – MASSACRO DI PICCIONI
Il Sindaco di Thiene ha emesso un’ordinanza che permette ai cacciatori di massacrare i piccioni domestici. L’ordinanza è illegittima perché permette di uccidere i piccioni anche quando non vi è un danno, e anche da parte di non possessori di fondi, perché l’uccisione dei piccioni comporterà la morte per fame dei piccoli, perché non indica quale è la densità ottimale dei piccioni, e perché il Comune non ha competenza sull’argomento. La LAC, Sezione di Vicenza, sta predisponendo un ricorso al TAR.Torna Su

VENETO - DENUNCIATO ALLA MAGISTRATURA LO SCEMPIO DEL SILE.
Dopo due settimane dal disastro ambientale perpetuato ai danni della vegetazione dell’area di Villa Pendola, nel cuore Parco Naturale Regionale del Fiume Sile, il 10 settembre il Comitato Veneto per l’Acqua e la LAC hanno depositato presso gli uffici del Tribunale di Treviso un nutrito esposto per denunciare i responsabili dello scempio. Nell’esposto viene ricordato che lo scempio è avvenuto in una delle aree più tutelate del fiume Sile, lungo il percorso ciclopedonale di Villa Pendola che è considerato dal Piano Ambientale del Parco come “Riserva naturale orientata”; area tutelata anche dalla Comunità Europa con la Direttiva “Habitat”, n. 43 del 1992, che la individua come SIC Sito di importanza Comunitaria e con la Direttiva “Uccelli”, n. 409 del 1979, che la individua come ZPS Zona di protezione speciale per gli uccelli. Unitamente all’esposto è stata depositata una nutritissima documentazione fotografica, composta da ben 104 fotografie, che illustra lo scempio perpetuato lungo la pista ciclopedonale più bella di tutto il Sile, ritraendo i resti di quelle che erano piante dell’età anche di 25 anni, maciullate sino alla base da potenti rotori meccanici, tra le quali l’acero campestre, il sanguinello, l’acacia, il sambuco, il fico, la catalpa e il gelso. Nell’esposto è stata descritta la brutalità dell’intervento che ha fatto tabula rasa di un prezioso habitat nel quale trovavano rifugio decine di gallinelle d’acqua dolce, folaghe, tuffetti, germani reali, nonché la presenza di diverse covate di pulcini di pochi giorni di gallinelle d’acqua spaesati ed impauriti da un luogo ormai irriconoscibile. Dalla documentazione fotografica i magistrati potranno comprendere più facilmente come un’area di importantissimo pregio ambientale sia stata trasformata in una immensa segheria a cielo aperto dove gli alberi sono stati triturati da potentissimi rotori meccanici in grado di disintegrare addirittura alberi di un quarto di secolo; nelle fotografie sono inoltre ritratti numerosi privati con trattori o carretti che si sono impadroniti del legname degli alberi distrutti. Ai magistrati è stato evidenziato che il Piano Ambientale del Parco del Sile all’articolo 22 prevede espressamente che “all’interno delle aree ricomprese nel perimetro del Parco l’assetto viario interpoderale …è salvaguardato vietando l’eliminazione della vegetazione arborea ed arbustiva”; e all’articolo 32 prevede il divieto di “trinciatura della vegetazione ripariale e di fondo alveo con dischi rotanti o similari” ammettendo solo lo sfalcio della vegetazione spondale ed in alveo. L’esposto alla Magistratura segue due diffide formali notificate in data 25 agosto all’Ufficio del Genio Civile di Treviso (responsabile dei lavori effettuati sul Sile) e all’Ente Parco del Fiume Sile, una richiesta di intervento inoltrata al Corpo Forestale dello Stato datata sempre 25 agosto, ed un esposto su numerose irregolarità riscontrate nell’area (diga sul Sile, pontili, estrazione acqua, abbandono rifiuti, ecc.) datato 21 agosto ed indirizzato ai sindaci di Treviso, Casale e Silea, all’Ente Parco, al Genio Civile, alla Provincia di Treviso e ai NOE dei Carabinieri. Le fotografie dello scempio sono consultabili sul sito internet della LAC Veneto, http://www.lacveneto.it , alla sezione “Varie”, “Album”, “Sile Morto 25.08.04” consultabile anche ciccando sul link http://www.lacveneto.it/Site/Agenda/sil ... 004.1.html (Comitato Veneto per l´Acqua - Santa Cristina di Quinto – Treviso, mailto:[email protected], http://www.comitatovenetoacqua.com) (LAC Veneto, 10 settembre).Torna Su

VENETO - LA LAC SALVA LE ANATRE DALLE DOPPIETTE
Il 1° settembre apre la caccia anticipata in tutto il Veneto all’insegna dell’illegalità, la legge consente infatti la preapertura della caccia solo nel caso siano stati approvati adeguati piani faunistico venatori; in Veneto invece il piano faunistico venatorio è scaduto da ben 3 anni, ovvero dal 2001, e sopravvive grazie ad una decina di proroghe, l’ultima delle quali approvata dal consiglio regionale il 4 agosto scorso. La caccia quest’anno metterà in serio pericolo la fauna selvatica perché, grazie ad una stagione estiva piovosa e con temperature relativamente moderate, molti uccelli e mammiferi stanno ancora allevando la prole come nel caso della gallinella d’acqua, passera mattugia, tortora dal collare orientale; accadrà quindi che i cacciatori potranno sparare a norma di legge anche alle nidiate dei pulcini. Dal 1° settembre si potrà cacciare in tutto il Veneto anche il merlo nonostante il parere contrario dell’INFS – Istituto Nazionale Fauna Selvatica, che con apposita circolare dell’11 maggio scorso, indirizzata alla regione Veneto, ha attestato che la popolazione di pianura di questo uccello risulta vulnerabile e quindi la caccia poteva essere autorizzata solo in collina e montagna e non in tutto il territorio regionale. Vi sarà però un’importante novità rispetto allo scorso anno: nell’elenco delle specie cacciabili non ci saranno le anatre. Germano reale, alzavola e canapiglia potranno dormire sonni tranquilli per altre tre settimane grazie alla battaglia legale condotta dalla LAC del Veneto, la quale a suon di diffide e denunce ha piegato la regione ottenendo l’esclusione di queste tre specie da quelle cacciabili in regime di preapertura. Il 26 agosto scorso infatti i legali della LAC avevano notificato alla Giunta Galan e all’assessore alla caccia Giorgetti una diffida formale che faceva riferimento ai pareri contrarissimi dell’INFS, ad un ricorso in itinere al TAR Veneto e ad indagini in corso della Procura della Repubblica di Venezia in merito alla preapertura della caccia autorizzata lo scorso anno (LAC, Sezione del Veneto, 31 agosto).Torna Su

FRIULI-VENEZIA GIULIA – LA LAC DIFFIDA LA PROVINCIA DI PORDENONE
La Giunta Provinciale di Pordenone con deliberazioni del 19 e 26 agosto scorso ha autorizzato un piano di abbattimento di 100 cinghiali nel territorio di 17 comuni della Provincia, dando incarico di eseguirlo non solo agli agenti ittico-venatori, ma anche ai proprietari e conduttori dei fondi, i quali possono effettuare i prelievi sull’intero territorio dei 17 comuni, ed anche ai cacciatori iscritti alle Riserve di caccia, in violazione dell’articolo 19 della Legge 157/1992 e dell’ordinanza del TAR del Friuli-Venezia Giulia del 23 aprile 2003. Inoltre la deliberazione stessa attribuisce le spoglie degli animali uccisi alle Riserve di caccia, pur essendo la fauna patrimonio indisponibile dello Stato. La sezione di Pordenone della LAC ha pertanto inviato il 14 settembre una diffida al Presidente della Provincia di Pordenone, invitando ad annullare le suddette delibere, con riserva di adire le opportune sedi giudiziarie (LAC Sezione di Pordenone, 15 settembre).Torna Su

FRIULI-VENEZIA GIULIA - PRESIDIO ALLA FIERA ORNITOLOGICA
La Lac (Lega abolizione caccia) di Pordenone sostiene e promuove la manifestazione anticaccia organizzata dal Coordinamento protezionista veneto che si terrà in Cansiglio domenica 19 settembre. Inoltre alcuni volontari, sempre domenica, presidieranno la Fiera degli uccelli di Roraipiccolo allo scopo di stimolare l'attenzione dell'opinione pubblica «sull'immensa sofferenza - si dice in una nota - che portano con sé le manifestazioni che hanno quale principale attrattiva mostrare animali detenuti a vita per il piacere degli uomini». Nell'occasione, verrà distribuito materiale informativo. La manifestazione del 19 settembre, pacifica e silenziosa, vuole ricordare che si apre l'attività venatoria, un'attività osteggiata da oltre il 72% della popolazione che ogni anno causa la morte di circa 175 milioni di animali selvatici solo in Italia. Non mancano, ogni anno, morti anche fra gli uomini: nel 2003, a causa di incidenti di caccia, si sono purtroppo registrati 51 morti e 70 feriti (LAC Pordenone, 17 settembre)Torna Su

LIGURIA – ANNULLATO IL PIANO VENATORIO DI GENOVA
Con deliberazione n. 62 del 18 dicembre 2003 il Consiglio Provinciale di Genova aveva approvato il Piano faunistico venatorio provinciale ed insieme ad esso anche la precedente deliberazione n. 47 del 10 febbraio 2004, concernente le modalità di allenamento e addestramento dei cani. Contro tale deliberazione le associazioni ENPA, LAC, LAV e WWF ricorrevano al TAR della Liguria proponendo nove motivi di opposizione. Nella sentenza n. 368 pronunciata il 1° luglio 2004 e depositata in segreteria il 1° settembre 2004 il TAR, Sezione seconda, riconosce, citando anche la sentenza della Corte Costituzionale n. 578 del 1990, che “nelle zone riservate all’addestramento dei cani i volatili in stato di cattività conservano la qualità di fauna selvatica, e che pertanto il loro abbattimento non può essere indiscriminato ma ricompreso nelle attività venatorie, con la conseguenza della illegittimità della estensione dei periodi di sparo rispetto al calendario venatorio”. Il TAR dà ragione alle associazioni anche per la mancata indicazione nel Piano delle aree percorse dal fuoco, la limitazione a sole sei specie degli uccelli rapaci i cui siti di nidificazione devono essere tutelati, la mancata inclusione della Foresta di Tiglieto tra le zone di divieto di caccia e l’individuazione di due soli ambiti territoriali di caccia che così risultano eccessivamente estesi e disomogenei.
La sentenza si può ottenere dalla LAC.Torna Su

LIGURIA - NUOVA STRAGE DI 556 CAPRIOLI AUTORIZZATA DALLA PROVINCIA DI GENOVA
52 euro per un cucciolo di quattro mesi, 78 euro per una femmina di un anno, 103 euro per un maschio di uno o due anni, 155 euro per un maschio di oltre tre anni d’età (magari con un bel palco da appendere sopra il caminetto). È il tariffario per abbattere caprioli in Provincia di Genova varato con delibera della Giunta Provinciale di Genova n. 312 del 6 luglio scorso. Il 60% sarà devoluto agli organi di gestione della caccia (ATC), governati in maggioranza da esponenti designati dalle associazioni venatorie. Per il quarto anno consecutivo il capriolo, specie protetta in Provincia di Genova sino all’anno 2000, si caccerà -a partire dal 2 settembre- con carabina e cannocchiale di mira, con abbattimento autorizzato sino ad un massimo di 556 capi (236 in Valle Stura, 148 nella fascia costiera di ponente, e 172 in Val Polcevera, in base ad un’altra delibera di Giunta del 29 giugno). I cacciatori autorizzati (di cui un certo numero proveniente anche da altre Regioni) dovranno utilizzare carabine munite di cannocchiale di mira, e pagare una quota per l’abbattimento di ogni capo (maschi, femmina, piccolo dell’anno). A settembre si abbatteranno i maschi, a novembre femmine e cuccioli nati quest’anno.
Il motivo per cui, ancora in estate, la Provincia ha quest’anno differenziato le date di caccia per maschi e femmine deriva dalla necessità di favorire i cacciatori che vogliono abbattere i capi maschi prima che perdano, come avviene ogni anno, il trofeo (palchi) nel periodo autunnale, anche a costo di ammettere l’uso di armi piuttosto pericolose in periodo di alta frequentazione di boschi e radure.
La caccia al capriolo in Provincia di Genova è stata, sin dal 2001, duramente contestata dalle associazioni ambientaliste e animaliste, che criticano il fatto che la Provincia prima abiliti centinaia di cacciatori a questa attività, e poi li utilizzi per i censimenti finalizzati a stabilire le quantità di capi da uccidere, con un meccanismo autoreferenziale.
La Provincia ha così disatteso il parere dell’apposita Commissione, designata dalla Provincia stessa. Con scarsa coerenza la Provincia sostiene di voler limitare l’alta densità della specie (che pure non dà adito a denunce per danni provocati dalla fauna all’agricoltura); ma allora non si capisce perché esemplari di capriolo siano stati più volte liberati dalla Provincia in aree del Levante (Monte Caucaso in Val Fontanabuona), o in comune di Rezzoaglio (i capi introdotti sono poi morti a causa della neve) ove la specie era praticamente assente.
L’Assessorato alla caccia vantava negli anni scorsi anche la severità dei corsi per “selecontrollori” (eufemismo per indicare i cacciatori di capriolo) e del Regolamento Provinciale per la caccia al capriolo varato dal Consiglio Provinciale nel 2001. Peccato che molti trasgressori individuati nel 2001 e nel 2002 (per caccia fuori dalla zone assegnate, per caccia di esemplari diversi da quelli autorizzati) non abbiano ricevuto la sospensione immediata dell’abilitazione a cacciare i caprioli, come prescrive il Regolamento Provinciale stesso, e che quest’anno alcuni di loro siano stati illegalmente autorizzati a proseguire questa attività venatoria.
Si apprende che l’ex Presidente provinciale Vincenzi, e l’attuale presidente provinciale Repetto, rispondendo rispettivamente il 19 marzo 2002 e il 14 giugno 2002 a due interrogazioni presentate dal Gruppo Verde in Provincia, sono stati costretti ad ammettere gravi ritardi degli uffici preposti dell’Area 11 nel definire le pratiche di sospensione dell’abilitazione alla caccia al capriolo per i trasgressori “pescati” l’anno scorso, e di non avere proceduto, dopo molti mesi, a sequestrare i capi (ad esempio maschi al posto di femmine) abbattuti senza autorizzazione.
Per protesta contro il mancato procedimento verso i trasgressori (ai cui non sono stati sequestrati i capi abusivamente uccisi e a cui non è stata sospesa l’abilitazione), le associazioni ambientaliste hanno respinto più volte l’invito dell’assessore provinciale alla caccia Briano ad inserire un loro rappresentante nel comitato di gestione che definisce i censimenti ed il numero di caprioli da abbattere, contestando la scarsa serietà dell’Ente,che non fa rispettare neppure i suoi stessi provvedimenti (LAC, Sezione Liguria, 1° settembre).Torna Su

EMILIA-ROMAGNA – A CACCIA NEI TERRENI DEMANIALI
La Giunta Provinciale, grazie al ruolo determinante svolto dal neo presidente Bulbi, ha approvato un atto deliberativo d’estrema gravità: l'apertura di vaste porzioni di territorio forestale del Demanio Regionale all'attività venatoria. Una decisione che viola apertamente l'interesse pubblico e la legislazione vigente (Legge 157/92, art. 21) e pone le premesse per un degrado generalizzato d'ecosistemi ad elevata naturalità. Innanzitutto, con il compito di valutare "...l'utilizzazione a fini faunistici ed eventualmente venatori dei terreni del Demanio Regionale", è stato creato ad hoc un farsesco "gruppo di lavoro", costituito quasi completamente da esponenti del mondo venatorio (della serie: facciamo gestire il pollaio dalle volpi...), anche sotto mentite spoglie “istituzionali" (ad es. in rappresentanza delle comunità montane).
Nonostante si dovesse valutare sotto il profilo ambientale lo status biologico di aree d'interesse pubblico, a scanso di rischi, è stata esclusa da tale commissione qualsiasi reale rappresentanza portatrice d'interessi pubblici come quella delle associazioni ambientaliste, dell'INFS, del CFS, del Parco Nazionale confinante e del mondo scientifico ed accademico. Il neo Presidente della Provincia, Bulbi, si è dedicato attivamente alla sua passione personale per la caccia, facendo approvare ben otto atti deliberativi riguardanti la caccia sui primi 15 d'inizio lavori della Giunta. Di basso profilo invece il ruolo assunto dall'Assessore alla Caccia, Rusticali: mentre il gruppo incaricato organizzava il "golpe" in questione, egli cercava la collaborazione delle associazioni ambientaliste rappresentate nella Consulta venatoria Provinciale "depistandole" con argomentazioni capziose, come l'utilizzo venatorio di limitate porzioni di demanio non tabellato, l'estensione di alcune oasi di protezione coincidenti con alcuni SIC (Siti d'Importanza Comunitaria), nonché la garanzia di una degna considerazione delle osservazioni eventualmente presentate dalle stesse associazioni. Osservazioni puntuali, che si sono poi rivelate un'inutile perdita di tempo (sottratto a volontari che lavorano per la difesa ambientale quotidianamente e senza alcun compenso), dato che le decisioni prese sono state appunto di gran lunga peggiori di quanto proposto dallo stesso Rusticali. In sintesi, ben il 62% del Demanio Regionale della Provincia viene destinato alla caccia, sottraendo addirittura al divieto aree già tabellate e confinanti con il Parco. Si va così ad aumentare la superficie di territorio della Provincia aperta alla caccia, nonostante attualmente ne sia protetto solo il 16%, una percentuale ben inferiore cioè a quanto stabilito dalla legge (da un minimo del 20% ad un massimo del 30%). Non si dà neppure corso ad un'adeguata gestione conservazionistica dei SIC dove, in barba alle direttive comunitarie, si continuerà a cacciare come se nulla fosse. Particolare gravità assume tale decisione per l'area dell'Alto Savio dato che, pur presentando emergenze ambientali e naturalistiche di rilievo, essa si contraddistingue nel panorama regionale per la totale assenza di aree protette; un territorio, quindi, nel quale solo i terreni demaniali possono a questo punto svolgere un'adeguata funzione di rifugio faunistico, tutela ambientale e fruizione socio-ricreativa, al riparo dal disturbo venatorio (WWF, sezione di Forlì e Cesena, 30 agosto).Torna Su

UMBRIA – TAR RIABILITA GUARDIE DEL WWF
Sauro Presenzini, il coordinatore nazionale delle guardie giurate del WWF Italia, esulta: contrariamente a quanto avvenuto nella giornata della preapertura della prima domenica di settembre, oggi nel giorno dell’apertura generale della caccia le guardie giurate del WWF saranno sparse nel territorio a controllare l’attività venatoria. Il TAR dell’Umbria, infatti, proprio ieri mattina ha pubblicato la sentenza che boccia la delibera della Provincia che appieda le guardie del WWF. Perché? Perché -sottolinea l’avvocato Urbano Barelli che per conto del WWF ha predisposto il ricorso al Tar contro il regolamento della Provincia, votato all’unamnimità dal Consiglio- quel decreto è una intollerabile limitazione della libertà. In sostanza è successo che, come ogni anno, il WWF ha presentato alla Provincia il cosiddetto ”Piano di servizio” che altro non è che un programma di attività per l’anno venatorio che si sta per avviare ed in cui è scritto che le guardie si muovono su disposizione del WWF. Programma che fa a cazzotti con il regolamento della caccia votato dalla Provincia in cui si dice che le guardie sono mobilitate dalla Provincia stessa. Piano del WWF bocciato, quindi. E esclusione delle 50 guardie delle organizzazioni ambientaliste dall’attività di controllo, via libera alle 1300 presentate dalle associazioni venatorie. Uno scandalo, hanno sottolineato alcuni parlamentari diessini, della Margherita e dei Verdi (ma tutti di fuori regione) presentando tre interrogazioni parlamentari. Uno scandalo che adesso il TAR ha cancellato. Intanto ieri, giornata di silenzio venatorio, la polizia provinciale ha sorpreso una guardia venatoria volontaria sequestrandogli tre capi di specie protette (tra cui un torcicollo ed un’averla). L'episodio è avvenuto nella campagna di Pontebari di Spoleto durante la mattinata: gli agenti, impegnati in un normale controllo del territorio, hanno fermato un uomo che stava sparando ad una distanza considerata non regolare dalla strada, nelle vicinanze di abitazioni. La polizia provinciale lo ha trovato in possesso dei tre capi protetti già abbattuti. La guardia volontaria è stata deferita all'autorità giudiziaria e gli sono stati sequestrati il fucile e la selvaggina (http://ilmessaggero.caltanet.it 19 settembre).Torna Su

LAZIO – SINDACO VIETA LA CACCIA
Con ordinanza n. 622 del 22 settembre 2004 il Sindaco di Genazzano, Francesco Pitocco, ha vietato la caccia in un’area compresa tra le località Ara Vendetta, Morano, Slbucceto, Coste, Colle Pizzuto e La Selva. L’ordinanza è stata emessa a seguito di reiterati esposti da parte di cittadini, i quali lamentano che non vengono rispettate dai cacciatori le distanze minime da edifici e strade, che i cittadini sono oggetto di offese e minacce da parte di cacciatori armati, e che ai cittadini stessi è precluso il diritto al riposo già prima dell’alba, nonché la libera fruizione delle strade pubbliche. Il sindaco rileva che, in base alla planimetria della zona, la densità di case e strade è tale che in nessun punto è possibile cacciare rispettando le distanze di sicurezza previste dalla normativa vigente, che nelle strade sogliono passare bambini e ragazzi che si recano a scuola, che la zona è frequentata anche da persone non residenti a causa dell’elevata valenza paesaggistica e naturale, che i cani dei cacciatori circolano incustoditi con pericolo per l’incolumità pubblica, e che la presenza dei cacciatori mette in serio pericolo l’incolumità degli abitanti e dei passanti e danneggia le coltivazioni esistenti. (30 Settebre 2004)Torna Su

ABRUZZO – SINDACO VIETA LA CACCIA
Con ordinanza n. 1325 dell’8 giugno 2004 il Sindaco di Carpineto della Nora, Antonio D’Angelo, ha vietato la caccia su tutto il territorio comunale ai soli cacciatori non residenti, mentre l’ha consentita ai cacciatori residenti a condizione che non utilizzino carabine per la caccia al cinghiale. L’ordinanza è stata emessa a seguito dei reclami di cittadini residenti che temono per la propria incolumità. Il sindaco rileva che il territorio dove è possibile esercitare la caccia si è ridotto molto a seguito dell’istituzione del Parco Nazionale Gran Sasso-Monti della Laga, in cui ricade il 50% del territorio comunale, e che è attualmente costituito in gran parte da nuclei abitati; che a Farindola, contigua al territorio di Carpineto della Nora, esiste la Riserva faunistica del camoscio; che la caccia viene esercitata nelle vicinanze delle abitazioni con armi sempre più pericolose, ed in particolare con carabine utilizzate per la caccia al cinghiale; e che è necessario salvaguardare la pubblica incolumità. Purtroppo il Prefetto di Pescara ha annullato l’ordinanza per falsa applicazione della legge e incompetenza assoluta. Eppure (/Il Centro/, 26 settembre). Eppure il Consiglio di Stato, Sezione sesta, con decisione n. 2387 del 4 febbraio 2003, depositata in segreteria il 7 maggio 2003, aveva confermato il provvedimento del Sindaco di Sauris, che vietava la caccia al capriolo in una riserva di caccia di diritto, sempre a tutela dell’incolumità pubblica, respingendo il ricorso presentato dalla Federcaccia. (30 Settebre 2004)Torna Su

ABRUZZO - INDAGATA LA FORESTALE PER LE GABBIE DI CATTURA DEI CINGHIALI
La Procura della Repubblica di Teramo ha aperto una inchiesta nei confronti dei vertici locali del Corpo Forestale dello Stato. La Procura avrebbe aperto il fascicolo di indagine a causa del coinvolgimento della Forestale nella vicenda che riguarda la cattura, mediante gabbie, di cinghiali. Gli animali selvatici sarebbero stati catturati dopo le proteste degli allevatori e degli agricoltori, scontenti per i presunti danni dei cinghiali negli allevamenti e nelle coltivazioni. Analoga inchiesta era stata aperta nei confronti dei vertici del Parco del Gran Sasso-Laga; l'indagine è stata archiviata nei giorni scorsi. E in questi giorni, dopo la chiusura del primo fascicolo, il presidente dell'Ente Parco, Walter Mazzitti, ha ordinato la riapertura delle gabbie di cattura. La denuncia che ha fatto scattare le inchieste della magistratura era stata presentata dal Coordinamento regionale ENPA dell'Abruzzo (Il Messaggero, 21 settembre).Torna Su

CALABRIA – IMPUGNATO DAL GOVERNO IL PROLUNGAMENTO DELLA STAGIONE VENATORIA
Il Consiglio dei Ministri ha accolto il ricorso, inoltrato dalla LAV al Ministero degli Affari regionali, contro la delibera della Giunta regionale della Calabria n. 88 del 17 febbraio 2004, con la quale veniva prolungata la stagione di caccia fino al 21 marzo 2004. Il decreto del governo calabrese prolungava la stagione venatoria benché la legge statale in materia, la n. 157 del 1992, fissasse la data di chiusura della caccia al 31 gennaio. Nell'esposto - un dossier di 11 pagine - la LAV denunciava la palese illegittimità della delibera, un esempio di analfabetismo giuridico, in quanto la materia dei periodi di caccia è di stretta competenza statale e perché l'atto regionale viola le disposizioni della legge n. 157/92, della direttiva 79/409/CEE e delle Convenzioni internazionali sulla fauna. Il Governo ha quindi impugnato avanti alla Corte Costituzionale il provvedimento regionale, promuovendo un “ricorso per conflitto di attribuzione” ai sensi dell'art. 134 della Costituzione; l'impugnativa governativa, presentata dall'Avvocatura dello Stato, è stata recentemente pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Il Governo ha fatto proprie le censure della LAV ed ha chiesto alla Corte di emettere la sentenza per “dichiarare che non spetta alla Regione Calabria e, per essa, alla giunta regionale, modificare unilateralmente e in totale assenza dei presupposti di legge il calendario venatorio e conseguentemente si chiede di annullare la deliberazione della giunta regionale n. 88, occasione del conflitto, nonché, ove occorra, gli atti di pianificazione venatoria presupposti”. Il riferimento è al contestatissimo e nefasto Piano Faunistico Venatorio approvato nel giugno 2003 dal Consiglio regionale, che prevede le “deroghe” per cacciare le specie volpe, gazza, ghiandaia e cornacchia grigia oltre la stagione venatoria ufficiale (ASCA, 17 settembre).

fermate questo scempio

Inviato: mar set 19, 2006 6:37 pm
da guido arci camalli
COMUNE DI ACQUI TERME
Segreteria Sindaco


COMUNICATO STAMPA



In relazione alla notizia riguardante il fatto che l’ATC AL 4 Acquese – Ovadese, in attuazione delle direttive regionali, è in procinto di effettuare una campagna di abbattimento dei caprioli che in numero eccessivo popolano il nostro territorio, quale Sindaco di Acqui Terme ho provveduto ad interessare gli organi competenti (Presidente Regione Piemonte, Assessore Regionale all’Ambiente, Assessore Provinciale all’Ambiente, Presidente ATC AL4 Acquese Ovadese) riguardo a quali siano i motivi che, pur nel rispetto della legge regionale sul contenimento delle popolazioni degli ungulati selvatici, che oltre alla tutela della fauna selvatica è posta a salvaguardia delle colture e della sicurezza stradale, non permettano, prima di arrivare all’uccisione degli animali, di vagliare possibilità alternative, quali, ad esempio, il loro trasferimento presso aree territoriali che per caratteristiche climatiche e morfologiche possano far prevedere un positivo inserimento degli animali in questione.
Ritengo che la salvaguardia del territorio passi necessariamente attraverso la salvaguardia e la tutela degli animali che questo territorio ospita e alimenta, e, pur considerando le giuste ragioni degli agricoltori che vedono le proprie colture danneggiate a causa dell’eccessivo incremento della fauna selvatica, trovo che sia necessario cercare, ove possibile, soluzioni alternative all’abbattimento.
Recentemente il Comune di Acqui Terme si è trovato a dover affrontare un’emergenza legata al sovrannumero di piccioni presenti in Città e, dopo aver vagliato attentamente le possibili alternative, siamo giunti alla conclusione di evitare, nonostante i piccioni siano animali invisi alla maggior parte della popolazione acquese sicuramente in misura maggiore rispetto ai caprioli, la soppressione eutanasica e di procedere al contenimento con un metodo non cruento, ossia mediante la diffusione di mangime anticoncezionale.
Credo che, nel rispetto di quanto espresso dalla Legge 152/92 riguardo alla promozione della cultura faunistica e dalla Legge Regionale 70/96 riguardo al controllo della fauna effettuato mediante l’utilizzazione di metodi ecologici, e viste le numerose proposte di trasferimento in altri territori (anche al di fuori del Piemonte) dei capi in oggetto, sia doveroso da parte degli Enti preposti a tale controllo esperire ogni tipo di procedura alternativa all’abbattimento.

IL SINDACO
Danilo Rapetti



Piemonte, al via l'abbattimento dei caprioli
continuano le contestazioni degli animalisti
Con un altoparlante trasmessi nella campagna rumori di spari e latrati
un atto di protesta per far scappare gli animali e dissuadere i cacciatori

ALESSANDRIA - Abbattuto oggi il primo dei 150 caprioli che in una decina di giorni dovranno essere abbattuti nell'alessandrino. Il numero degli animali è cresciuto a dismisura rovinando i boschi e provocando una serie di incidenti stradali e quindi si è decisa una contestatissima campagna di abbattimento.

Se sul principio della faccenda il numero di animali da abbattere era stato circoscritto a 600, dopo forti polemiche da parte degli ambientalisti, è stata fatta una riduzione consistente, ma le contestazioni continuano.

Il cacciatore che ha eliminato il primo capriolo infatti è stato oggetto di contestazioni da parte di un gruppo di manifestanti che stanno presidiando il centro di controllo veterinario allestito alla periferia di Acqui. Imponente lo schieramento delle forze dell'ordine per impedire che le azioni di protesta possano degenerare.

Il centro di controllo ha la funzione di verificare che siano abbattuti soltanto gli esemplari selezionati e non altri. Il primo è stato ucciso in località Ponzone, ma l'intero piano di abbattimento nelle zone di Acqui e Ovada è diviso in due fasi: la prima terminerà il 6 settembre, la seconda a fine dicembre con l'eliminazione di altri 350 caprioli.

Nel frattempo proseguono le manifestazioni di dissenso.
Stamattina, alle prime luci dell'alba, sulle alture una quarantina di ambientalisti armati di fischietti, campanacci, pentole, hanno cercato di mettere in fuga gli animali. Tra loro anche il coordinatore regionale dell'Enpa, Giovanni Pallotti che su un'auto trasmetteva da un cd, tramite un altoparlante, l'abbaiare di cani e il rumore degli spari.

Quanto siano riusciti ad essere efficaci, si saprà soltanto a fine giornata quando i cacciatori stileranno il loro bilancio. A ognuno di loro è consentito abbattere un solo esemplare tra quelli selezionati.

(24 agosto 2006)

###/2006/08/sezioni/cronaca/abbatimento-caprioli/abbatimento-caprioli/abbatimento-#

Inviato: mer set 20, 2006 11:25 am
da guido arci camalli
Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri questa seconda importante intervista al Prof. Franco Tassi (con allegate le frasi più stonate pronunciate dai nostri dipendenti/amministratori e 'studiosi' che vogliono la morte dei caprioli A QUALSIASI COSTO - tanto paghiamo noi, sparatori e venditori di armi festeggiano).

La bollente contesa estiva esplosa sui caprioli sta infiammando mezza Italia, e sembra riaccendere contrasti sopiti, dissensi accantonati e rivalità quasi dimenticate… Su questo argomento se ne sono intese di tutti i colori, ma certamente impareggiabili sono alcune citazioni raccolte sui mezzi di informazione e in agitate riunioni ( si vedano le cosiddette “Capriole estive” riportate sotto ). Sulla questione abbiamo ritenuto utile interpellare ancora una volta il professor Franco Tassi, che già una trentina di anni fa riportò con successo caprioli e cervi nel Parco Nazionale d’Abruzzo, ripopolò di camosci abruzzesi Maiella e Gran Sasso, salvò l’orso bruno marsicano e il lupo appenninico dall’estinzione, scoprì l’esistenza della lince appenninica, bloccò i tagli forestali promuovendo l’Operazione “Grande Albero” e sconfisse la speculazione dei “palazzinari” romani e napoletani, facendo abbattere le villette costruite abusivamente nei boschi; e trasformando quel Parco selvaggiamente aggredito in un prezioso “esempio-pilota” poi da molti imitato, ma non raggiunto: potente richiamo ecoturistico e insostituibile fonte di occupazione, un tempo considerato come una vera e propria “leggenda” (*). (*) I primi lavori naturalistici sui caprioli e cervi dell’Appennino centromeridionale, dall’ultimo dopoguerra in poi, furono pubblicati proprio da Franco Tassi su vari periodici e libri, soprattutto tra il 1972 e il 1976 ( vedasi ad esempio le Ricerche per il CNR, SOS Fauna, Una vita per la natura e così via ), e costituiscono la miglior fonte di riferimento in materia. Ma evidentemente alcuni dei nuovi “superesperti” li hanno dimenticati, oppure fingono di non conoscerli… Il miglior esempio di difesa della purezza del Capriolo italico, quando ben pochi sapevano della sua esistenza, può essere tratto proprio da quei lavori. In quel periodo, ad esempio, il Parco Nazionale del Circeo voleva reintrodurre il capriolo, da tempo scomparso dalle Paludi Pontine, nelle proprie foreste demaniali, facendosene inviare individui dalla forestale di alcune località settentrionali: ma Franco Tassi convinse il Direttore, il suo compianto amico Enrico Ortese, a richiedere e ottenere, piuttosto, veri caprioli italici da Castelporziano. Ciò che poi puntualmente avvenne... L'intervista è abbastanza corposa

http://www.avda.it/modules.php?name=New ... cle&sid=74

VOI CHE NE PENSATE DIFFONDETE IL METERIALE

BY GUIDO ARCI CAMALLI ARCI GUERNICA ARCI FUORI ORARIO ARCI PEPPINO IMPASDTATO ARCI BERGAMO ARCI CERVO ARCI CERIANA

Inviato: gio set 21, 2006 11:34 am
da guido arci camalli
fermate lo sterminio aiutateci aiutemi

http://www.amicidizampa.it/public/modul ... ost_id=789

Inviato: gio set 21, 2006 5:27 pm
da abc*
scusa guido arci ,
non capisco perchè linki un sito che ti ho indicato in MP , dove semplicemente metto le notizie , che leggo , così come le inserisco qui .
Non mi sembra importante segnalarlo sul sito di Promiseland , e in particolare nel forum dedicato alla vivisezione .
( il fatto che ci sia scritto " moderatore " non vuole dire niente , dato che non è un forum molto attivo .L'assoc. ASPA però lo è , anche se io partecipo solo al forum mettendo le notizie .)

chiara54 , utente abc* per promiseland

-e altri nick che non sto qui ad elencare -

Inviato: gio set 21, 2006 7:19 pm
da guido arci camalli
azz è per fare pubblicità al vostro sito chauuuuuuuu li ho già attaccati i volantini uno al centro soviale di imperia la talpa e l'orologio, l'altro in un cinema porto maurizio chau

Inviato: gio set 21, 2006 7:26 pm
da guido arci camalli
Aiutaci a salvare centinaia di BAMBI,manda questo appello

Segnalazione di: Lega Abolizione Caccia Sez. Veneto <[email protected]>
(Per qualsiasi richiesta di chiarimento, NON rispondere al mittente di questo
messaggio, ma far riferimento all'indirizzo del segnalante, grazie)

APPELLO:
LEGGETE QUESTO MESSAGGIO E MANDATELO A MEZZO EMAIL PER SALVARE I CUCCIOLI
DI BAMBI

TESTO CONSIGLIATO

La Provincia di Treviso ha approvato (con delibera n.315/54156 del 16
Luglio scorso) la caccia ai caprioli per un totale di 114 giorni di caccia
contro un tetto massimo di legge di 60 giorni. Ha poi approvato la caccia
di ben 289 caprioli così suddivisi: 76 maschi adulti, 84 femmine adulte, 71
cuccioli, 58 cucciole in violazione della legge che protegge i piccoli. Ha
stabilito per regolamento quando una mamma di capriolo finisce di allattare
il proprio cucciolo pur di poter rendere cacciabili entrambi in violazione
della legge che tutela le mamme lattanti. Ha consentito la caccia a 17
Cervi nonostante questi siano in provincia di Treviso ancora troppo pochi.
Ha fatto effettuare il censimento di Cervi e Caprioli ai cacciatori
innescando un autentico e vergognoso conflitto di interessi. Si chiede
fermamente alla Giunta Zaia di ritirare immediatamente la delibera che
consente illegalmente la caccia ai piccoli e mamme lattanti riportando la
caccia entro termini di legalità.
NOME E COGNOME

INDIRIZZI DA UTILIZZARE
[email protected], [email protected],
[email protected], [email protected],
[email protected], [email protected],
[email protected], [email protected],
[email protected], [email protected],
[email protected], [email protected],
[email protected], [email protected],
[email protected]

PER CORTESIA
NON MANDATECI I VOSTRI APPELLI: CI INTASERESTE LA NOSTRA CASELLA DI POSTA.
GRAZIE

FAX DA UTILIZZARE
Presidente Provincia 0422548213, Assessore caccia: 0422656318 e 0422656290,
Tribuna 0422579212, Gazzettino 0422/544682,

TELEFONI PROVINCIA
Centralino: 0422/6565,
Presidente Provincia Luca Zaia: 0422/656116, 0422/656285, 0422/6563025
Assessore Caccia Stefano Busolin: 0422/656290,
Responsabili Ufficio Caccia: Fabio Zampieri, Stefania Busatta: 0422/656240
e 0422/656184

IL NOSTRO COMUNICATO DI OGGI

Comunicato del 22 agosto 2003
I COLLI TREVIGIANI TRASFORMATI IN UNA MACELLERIA DI BAMBI A CIELO APERTO.
LA PROVINCIA DI TREVISO AUTORIZZA UN MASSACRO DI CUCCIOLI NATI IN PRIMAVERA
La LAC i giorni scorsi aveva chiesto all’Ufficio Caccia della Provincia di
Treviso i piani di abbattimento dei Caprioli e dei Cervi per la corrente
stagione venatoria trovando un muro di gomma, tant’è che è stata costretta
ad inoltrare una istanza ufficiale.
Oggi abbiamo scoperto, tramite un cacciatore indignato che ci ha fornito i
documenti ufficiali, il perché di tutta questa omertà sulla vicenda: la
Provincia evidentemente si vergogna dei propri atti perché con delibera del
16 LUGLIO 2003 (n.315/54156) ha autorizzato un’autentica carneficina
includendo tra gli animali cacciabili anche il raro Cervo e i cuccioli di
capriolo di appena 8 mesi, il tutto senza il parere tecnico scientifico
dell’INFS, l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica dello Stato che
esprime pareri obbligatori sui calendari venatori.
Ciò non bastasse, la Giunta Zaia, in palese violazione alla legge sulla
caccia (art.18 commi 1 e 2 L.157/92) che consente l’abbattimento dei
Caprioli per un arco temporale massimo di 60 giorni, di norma dall’1
ottobre al 30 novembre, ha concesso la caccia al capriolo per ben 114
giorni: dall’1 al 15 agosto, poi dal 21 settembre al 16 novembre ed infine
dal 16 dicembre al 29 gennaio.
Il periodo di caccia al Capriolo è stato quindi aumentato illegalmente di
54 giorni pari al 90 % in più !
In casa LAC regna lo sconcerto e l’indignazione, mai prima d’ora si era
saputo di una provincia che consentisse la caccia addirittura ai cuccioli
di pochi mesi nati nella primavera di quest’anno, il tutto in violazione
della legge regionale sulla caccia 50/93 che, all’articolo 14 comma 8,
vieta di abbattere i piccoli di capriolo.
Dal 21 settembre prossimo ricomincerà la carneficina e le colline della
provincia si trasformeranno in una macelleria a cielo aperto, vediamo i
numeri della mattanza: saranno ben 289 i caprioli da uccidere così
suddivisi: 76 maschi adulti, 84 femmine adulte, 71 cuccioli, 58 cucciole.
Per i Cervi viene prevista l’uccisione di ben 17 soggetti, ciò significherà
la loro estinzione dalla provincia di Treviso, un vero peccato perché si
cominciava a vedere la loro presenza dopo ben 30 anni dalla loro scomparsa.
Giova ricordare che dalla lettura della delibera risulta che gli
abbattimenti vengono decisi in una determinata percentuale sul totale dei
soggetti censiti in provincia.
La beffa sta nel fatto che il totale degli animali presenti viene stabilito
con censimenti effettuati dagli stessi soggetti che poi potranno uccidere
la percentuale stabilita: un esercito di 259 cosiddetti “selecacciatori” !
Ovvero un autentico conflitto di interesse in quanto ai cacciatori converrà
indiscutibilmente gonfiare i dati per poi poter uccidere di più.
Per paragone è come se fosse il contribuente a decidere in autonomia quante
tasse pagare annualmente allo Stato.
Ma la beffa non finisce qui, infatti i censimenti oltre ad essere stati
fatti dai cacciatori sono stati realizzati di notte utilizzando un faro a
bordo di autovetture !!! Inutile avanzare critiche su un metodo
evidentemente contestabile e fortemente impreciso se non addirittura
ridicolo.
Il documento poi contiene degli aspetti addirittura macabri: la legge vieta
l’uccisione delle femmine lattanti e accompagnate dai piccoli (art.14 c.8
L.R.50/93) e quindi l’escamotage della provincia è stato quello di
stabilire sulla carta che “dopo l’1 ottobre le femmine non sono più
lattanti, a prescindere dalla presenza di latte nelle mammelle”. Hanno
stabilito per regolamento quando una mamma di capriolo finisce di allattare
il proprio cucciolo pur di poterli uccidere entrambi.
La LAC indignata e sconcertata da quanto accaduto valuterà le seguenti
strade: denuncia alla Magistratura trevigiana con richiesta di sequestro di
Caprioli e Cervi in tutta la provincia di Treviso, ricorso al TAR, riscorso
alla Corte dei Conti per la distruzione di un bene, la fauna selvatica,
dello Stato.
Ha dichiarato Gabriele Martin Consigliere Nazionale della LAC: “Sono
addirittura i cacciatori che ci aiutano a scoprire le barbarie decise dalla
Provincia. Ora abbiamo capito perché Busolin ci ha fatto negare i documenti
che abbiamo poi dovuto richiedere per iscritto e che ci consegneranno per
legge solo tra un mese a strage iniziata. Sembra proprio che alla Giunta
Zaia i cuccioli di bambi diano fastidio come nel caso della cerbiatta
Margherita affidata ad un ristoratore. Ora la provincia autorizza un
macello degli innocenti, come si fa a sparare a dei cuccioli di 8 mesi ?
Poi questi cacciatori dicono di amare la natura. Chi gioca nel torbido però
è la provincia: vorremmo che la Magistratura indagasse per capire quanti
dei 259 selecacciatori hanno in tasca la tessera della Lega Nord. Zaia
dovrebbe essere più coerente perché non molto tempo fa ha dichiarato che il
grado di una società si misura dal rispetto che ha verso i vecchi e gli
animali. Dobbiamo quindi considerare ancora civile la società che ha in
mente Zaia per Treviso ? Ora faremo tutto il possibile perché il maggior
numero di persone conosca quello che una Amministrazione Provinciale può
arrivare a fare pur di accaparrarsi qualche consenso in più. Bisogna che la
Magistratura li fermi una volta per tutte: come si può concepire che un
ente pubblico stabilisca per legge quando una mamma capriolo ha finito di
allattare il proprio cucciolo ?”
LAC Sezione del Veneto - Via Bellucci, n.16 31100 Treviso tel. 0422/436296
email [email protected].

INFORMAZIONI
Gabriele Martin Consigliere Nazionale LAC cell.328 - 26.84.562

DOCUMENTI
SONO A DISPOSIZIONE DI TUTTI I DOCUMENTI UFFICIALI DELLA PROVINCIA SULLA
CACCIA AI BAMBI IN NOSTRO POSSESSO NONCHE’ LA LEGGE STATALE E REGIONALE
SULLA CACCIA.
SIAMO I PRIMI A DIRE CHE QUESTE SONO COSE DA NON CREDERE !!!