REAPERTURA DELLA CACCIA IN 17 REGIONI
L’abbattimento dei migratori selvatici, patrimonio dello Stato per legge, comincia in 17 Regioni Italiane con diverse giornate di anticipo rispetto alla data di apertura generale della stagione venatoria, che la normativa vigente fissa nella terza domenica di settembre. Da diversi anni molte Regioni italiane tentano di “sforare” i vari paletti temporali, per elargire (un tanto a voto) un po’ di selvaggina, soprattutto migratrice (come tortore, quaglie e colombacci), ai più focosi Nembrotti italici. La cosiddetta “pre-apertura “ della caccia avviene con la benedizione, spesso illegittima, di metà delle Regioni italiane che, in base alla legge 157 del 1992 (art. 18), potrebbero anticipare la caccia ai primi giorni di settembre solo in presenza di “appositi piani faunistico-venatori regionali” , che spesso e volentieri non esistono. Fa eccezione la Liguria, che però da tre anni viola il divieto statale di protrarre la caccia dopo il tramonto, concedendo ulteriori 30 minuti di fuoco ogni sera. Analoga inadempienza diffusa, sempre da parte delle Regioni, è la mancata trasmissione al Ministero delle Politiche Agricole dei rapporti annuali (entro maggio) sullo stato della vigilanza venatoria, con i riepiloghi delle sanzioni comminate ai trasgressori. Ancora fortemente disapplicata in tutta Italia è anche la disposizione fissata dalla legge 353 del 2000 che, tra l’altro, impone il divieto di caccia per 10 anni nei terreni boscati percorsi dal fuoco; forse bisogna ringraziare il 70% dei comuni italiani che sono ancora inadempienti nella stesura del catasto delle aree rurali incendiate, e le Province (soggetto primario nella gestione della fauna) che fanno orecchio da mercante. Una recente sentenza (16 ottobre 2003) della Corte di Giustizia UE ha inoltre stabilito che non sono ammesse deroghe per cacciare specie migratrici in periodo di dipendenza dei giovani nati dagli adulti (come in tarda estate), soprattutto quando le stesse sono comunque cacciabili regolarmente nella stagione venatoria autunno-invernale che si conclude il 31 gennaio. Tra il 1987 ed il 2003 l’Italia ha subito 6 condanne dalla Corte di Giustizia UE del Lussemburgo per violazione della direttiva CEE 79/409 sulla protezione degli uccelli selvatici e di quella su flora, fauna e habitat (LAC, 1° settembre).Torna Su
APERTURA GENERALE DELLA CACCIA
Passata la piccola sbornia delle “pre-aperture” della caccia, per le deroghe in 17 Regioni che anticipavano già ai primi di settembre la contraerea ad alcune specie di uccelli migratori (spesso in violazione delle norme statali che chiedono il presupposto di appositi piani faunistici regionali, inesistenti), un’ora prima dell’alba di domenica 19 settembre le doppiette tornano ad assottigliare la fauna selvatica,
per la prevista apertura generale della caccia in tutta Italia.
L’Italia è una delle nazioni UE con la più alta densità di cacciatori per kmq., preceduta solo da Malta, Danimarca e Francia. Specie stanziali autoctone, come la lepre italica e la starna, sono ormai ridotte ai minimi termini nella loro consistenza in natura, soppiantate da massicce immissioni di animali d’allevamento “pronta caccia”, per soddisfare una pressione venatoria che gli ecosistemi italiani non sono in grado di reggere, con inquinamento genetico anche rispetto ai ceppi originari del nostro Paese. Ma si sa, i “ripopolamenti” un tanto a voto sono molto in voga tra le Amministrazioni Provinciali…. È la caccia da appostamento alle specie migratrici, peraltro, quella più insostenibile e predona per antonomasia, perché incide su contingenti di animali selvatici che si sono riprodotti nell’Europa settentrionale ed orientale, e che dovrebbero svernare in Italia o in Africa, e per i quali l’unico contributo gestionale offerto dall’Italia non è certo la protezione dei siti di nidificazione o di sosta, ma il semplice premere il grilletto. Spesso molti capanni di caccia in muratura o in legno costituiscono veri e propri volumi abusivi che i comuni stentano a perseguire in base alla vigente normativa urbanistica. E continuano i maldestri tentativi del Ministero delle Politiche Agricole di richiedere all’Unione Europea di allungare la stagione di caccia anche al mese di febbraio (attualmente il fuoco calibro 12 cessa il 31 gennaio), sulla base di indagini di comodo traballanti, già smentite dal mondo scientifico. Ancora fortemente disapplicata in tutta Italia è anche la disposizione prevista dalla legge 353 del 2000 che, tra l’altro, impone il divieto di caccia per 10 anni nei terreni boscati percorsi dal fuoco. Tra il 1987 ed il 2003 l’Italia ha subito 6 condanne dalla Corte di Giustizia UE del Lussemburgo per violazione delle direttive CEE 79/409 sulla conservazione degli uccelli selvatici e 92/43 sulla conservazione degli habitat e della flora e fauna selvatiche. Nel frattempo sono 16 le proposte di legge di modifica della attuale legge quadro sulla caccia (la n. 157 del 1992) che si affollano in Commissione Agricoltura della Camera, in gran parte presentate da deputati di AN e Lega Nord, per una deregulation esasperata dell’attuale legislazione (incremento delle specie cacciabili, allungamento della stagione venatoria, cacce nei parchi e nelle aree protette), e che assomigliano più ad una “soluzione” finale della fauna, piuttosto che ad un aggiornamento della normativa del settore (LAC, 18 settembre).Torna Su
LOMBARDIA – AUTORIZZATO IL PRELIEVO DI PASSERI E STORNI
Il comasco Giovanni Orsenigo, consigliere regionale e segretario della IV Commissione Agricoltura-Caccia-Attività produttive, ha reso noto che è stata approvata un'importante modifica sulla legge regionale relativa alle deroghe, approvata il 28 settembre e presentata dal suo gruppo consiliare (Centro sinistra Ppi-La Margherita). La recente legge regionale (18/2004), in applicazione dell'articolo 19 bis della legge 157/1992, detta la disciplina del prelievo in deroga per la stagione venatoria 2004/2005. Il testo di tale legge regionale è il frutto del confronto in aula e del recepimento di alcuni emendamenti consiliari che hanno contribuito a formulare una normativa largamente condivisa. Tuttavia il resto del primo comma dell'articolo 3 sembrerebbe prestarsi ad una interpretazione non univoca. Il nuovo testo proposto con il progetto di legge, coerentemente con il confronto ed il dibattito svoltosi in aula, chiarisce in maniera inequivoca il significato della norma: «Al fine di prevenire gravi danni alle colture agricole, è autorizzato, per la stagione venatoria 2004/2005, il prelievo in deroga di esemplari appartenenti alle specie passero d'Italia (Passer domesticus italiae), passera mattugia (Passer montanus) e storno (Sturnus vulgaris), ai sensi dell'articolo 9, comma 1, lettera a), della dir. 79/409/CEE. La Regione su parere motivato delle province, può limitare il prelievo venatorio in deroga sul territorio provinciale o su parte di esso» (
http://www.laprovinciadicomo.it, 30 settembre).Torna Su
VENETO – SI SPARA A SETTE SPECIE DI UCCELLI PROTETTI
Gli ambientalisti: «Soltanto in Veneto si spara a sette specie di uccelli protetti». Non usa mezzi termini il Coordinamento protezionista veneto delle associazioni anticaccia. In Veneto si possono cacciare ben sette specie di uccelli protetti dalla Direttiva comunitaria sulla conservazione degli uccelli, la 409 del 1979, come i fringuelli, le peppole, la passera mattugia, il passero, lo storno, il cormorano e la tortora dal collare orientale, ed è permesso utilizzare reti da uccellagione (vietate nell'Unione Europea) per catturare gli uccelli migratori canori, da utilizzare come richiami vivi nella caccia da appostamento, e costretti a vivere per sempre in gabbie dalle dimensioni ridottissime. Non solo: con la legge regionale 17 del 13 agosto 2004, ciascuno dei 60.879 cacciatori veneti potrà abbattere in un anno ben 100 passeri d’Italia, 100 passere mattugie, 100 storni, 50 tortore dal collare orientali, 50 cormorani, 40 fringuelli e 20 peppole, per un totale complessivo di uccelli abbattibili legalmente, per la stagione 2004, pari a 28 milioni di esemplari
(
http://www.larena.it , 17 settembre).Torna Su
VENETO - IN 500 PER DIRE NO ALLA CACCIA.
La manifestazione anticaccia promossa dal CPV Coordinamento Protezionista Veneto, domenica 19 settembre sul monte Pizzoc sul Cansiglio, a cavallo delle province di Treviso, Belluno e Pordenone, è da considerarsi riuscitissima in quanto hanno partecipato quasi 500 persone. Andrea Zanoni, uno dei portavoce del CPV, ha ricordato ai manifestanti che i cacciatori, pur rappresentando un miserrimo 0,8% dei cittadini veneti i quali, per il 72%, sono per l’abolizione della caccia, hanno ottenuto dal consiglio regionale leggi che addirittura consentono la caccia a specie di uccelli protetti come il fringuello e la peppola, il tutto grazie a partiti come Alleanza Nazionale che in piena estate ha fatto approvare la legge sulle cosiddette “cacce in deroga”. Sempre Zanoni ha ricordato le gravissime proposte di legge all’ordine del giorno del consiglio regionale che prevedono: la creazione di un istituto faunistico che darà pareri addomesticati a favore dei cacciatori; l’uso dei richiami vivi senza anellino identificativo che liberalizzerà il commercio e la cattura in nero degli uccelli migratori; la reintroduzione del nomadismo venatorio che consentirà ai cacciatori vicentini di cacciare gli uccelli migratori in tutto il Veneto senza essere iscritti agli ambiti territoriali di caccia. Alla manifestazione ha partecipato anche il Prosindaco di Venezia, Gianfranco Bettin; l’esponente del gruppo tedesco animalista “Tierschutzbund”, Marion Zinn che ha dichiarato: “È una vergogna che si possano cacciare gli uccelli migratori, da noi in Germania questa caccia è vietata” (il che però non è vero), l’esponente dell’associazione ambientalista americana “Sierra Club”, Nina Daugherty, di Salt Lake City, cittadina dello Utah (USA) che ha dichiarato “La caccia ai piccoli uccelli migratori è terribile, cattiva, è incredibile che ci siano posti al mondo dove si pratichi ancora questa caccia che consente anche l’uso dei richiami vivi”; nutrita anche la rappresentanza di piccolissimi manifestanti come Riccardo di 15 mesi, Giorgia di 14 e Eleonora di soli 9 mesi. Nel sito
http://www.faunalibera.it <
http://www.faunalibera.it>, a breve, saranno disponibili le fotografie della manifestazione (Coordinamento Protezionista Veneto, 20 settembre).Torna Su
VENETO – LA PROVINCIA DI TREVISO BOICOTTA LE GUARDIE
Domenica 19 settembre, data dell’apertura generale della caccia, opereranno in tutta la provincia le guardie del Nucleo di Treviso della LAC Lega per l’Abolizione della Caccia, una decina di preparatissimi volontari che opereranno in tutti i 95 comuni della Marca, dalla pianura, alla collina sino alla zona pedemontana in alta quota per il rispetto delle leggi sulla tutela della fauna selvatica e dell’agricoltura. Le guardie della LAC munite di binocoli e moduli per i verbali opereranno in tutto il territorio con particolare riferimento a quelle aree dove la caccia alla fauna migratoria si fa più pressante. Le nostre guardie, autonome ed indipendenti, applicheranno la legge con la massima scrupolosità e diligenza, a tutela di tutta la fauna selvatica patrimonio dello Stato e di tutti i cittadini. Siamo inoltre a disposizione di tutti i cittadini che ci vorranno segnalare episodi di bracconaggio o violazioni delle distanze di sicurezza da case e strade per denunciare i colpevoli alla Magistratura. Le segnalazioni devono essere possibilmente scritte indirizzate a LAC Via Bellucci 16 Treviso o telefonando al 347/9385856. Purtroppo, nonostante una richiesta scritta dei primi di agosto indirizzata alla provincia di Treviso per ottenere il calendario venatorio relativo a cervi e caprioli, alla LAC a fine agosto, ovvero a strage compiuta, è pervenuta solo una delibera per la caccia di selezione prevista dall’1 al 15 agosto. Le guardie della LAC sono quindi tenute all’oscuro, nonostante la predetta richiesta formale, delle disposizioni (piani di abbattimento suddivisi per riserve alpine) relative a questa caccia nei prossimi mesi, trovandosi quindi nell’impossibilità di vigilare con cognizione di causa (LAC Sezione del Veneto, 15 settembre).Torna Su
VENETO – MASSACRO DI PICCIONI
Il Sindaco di Thiene ha emesso un’ordinanza che permette ai cacciatori di massacrare i piccioni domestici. L’ordinanza è illegittima perché permette di uccidere i piccioni anche quando non vi è un danno, e anche da parte di non possessori di fondi, perché l’uccisione dei piccioni comporterà la morte per fame dei piccoli, perché non indica quale è la densità ottimale dei piccioni, e perché il Comune non ha competenza sull’argomento. La LAC, Sezione di Vicenza, sta predisponendo un ricorso al TAR.Torna Su
VENETO - DENUNCIATO ALLA MAGISTRATURA LO SCEMPIO DEL SILE.
Dopo due settimane dal disastro ambientale perpetuato ai danni della vegetazione dell’area di Villa Pendola, nel cuore Parco Naturale Regionale del Fiume Sile, il 10 settembre il Comitato Veneto per l’Acqua e la LAC hanno depositato presso gli uffici del Tribunale di Treviso un nutrito esposto per denunciare i responsabili dello scempio. Nell’esposto viene ricordato che lo scempio è avvenuto in una delle aree più tutelate del fiume Sile, lungo il percorso ciclopedonale di Villa Pendola che è considerato dal Piano Ambientale del Parco come “Riserva naturale orientata”; area tutelata anche dalla Comunità Europa con la Direttiva “Habitat”, n. 43 del 1992, che la individua come SIC Sito di importanza Comunitaria e con la Direttiva “Uccelli”, n. 409 del 1979, che la individua come ZPS Zona di protezione speciale per gli uccelli. Unitamente all’esposto è stata depositata una nutritissima documentazione fotografica, composta da ben 104 fotografie, che illustra lo scempio perpetuato lungo la pista ciclopedonale più bella di tutto il Sile, ritraendo i resti di quelle che erano piante dell’età anche di 25 anni, maciullate sino alla base da potenti rotori meccanici, tra le quali l’acero campestre, il sanguinello, l’acacia, il sambuco, il fico, la catalpa e il gelso. Nell’esposto è stata descritta la brutalità dell’intervento che ha fatto tabula rasa di un prezioso habitat nel quale trovavano rifugio decine di gallinelle d’acqua dolce, folaghe, tuffetti, germani reali, nonché la presenza di diverse covate di pulcini di pochi giorni di gallinelle d’acqua spaesati ed impauriti da un luogo ormai irriconoscibile. Dalla documentazione fotografica i magistrati potranno comprendere più facilmente come un’area di importantissimo pregio ambientale sia stata trasformata in una immensa segheria a cielo aperto dove gli alberi sono stati triturati da potentissimi rotori meccanici in grado di disintegrare addirittura alberi di un quarto di secolo; nelle fotografie sono inoltre ritratti numerosi privati con trattori o carretti che si sono impadroniti del legname degli alberi distrutti. Ai magistrati è stato evidenziato che il Piano Ambientale del Parco del Sile all’articolo 22 prevede espressamente che “all’interno delle aree ricomprese nel perimetro del Parco l’assetto viario interpoderale …è salvaguardato vietando l’eliminazione della vegetazione arborea ed arbustiva”; e all’articolo 32 prevede il divieto di “trinciatura della vegetazione ripariale e di fondo alveo con dischi rotanti o similari” ammettendo solo lo sfalcio della vegetazione spondale ed in alveo. L’esposto alla Magistratura segue due diffide formali notificate in data 25 agosto all’Ufficio del Genio Civile di Treviso (responsabile dei lavori effettuati sul Sile) e all’Ente Parco del Fiume Sile, una richiesta di intervento inoltrata al Corpo Forestale dello Stato datata sempre 25 agosto, ed un esposto su numerose irregolarità riscontrate nell’area (diga sul Sile, pontili, estrazione acqua, abbandono rifiuti, ecc.) datato 21 agosto ed indirizzato ai sindaci di Treviso, Casale e Silea, all’Ente Parco, al Genio Civile, alla Provincia di Treviso e ai NOE dei Carabinieri. Le fotografie dello scempio sono consultabili sul sito internet della LAC Veneto,
http://www.lacveneto.it , alla sezione “Varie”, “Album”, “Sile Morto 25.08.04” consultabile anche ciccando sul link
http://www.lacveneto.it/Site/Agenda/sil ... 004.1.html (Comitato Veneto per l´Acqua - Santa Cristina di Quinto – Treviso, mailto:
[email protected],
http://www.comitatovenetoacqua.com) (LAC Veneto, 10 settembre).Torna Su
VENETO - LA LAC SALVA LE ANATRE DALLE DOPPIETTE
Il 1° settembre apre la caccia anticipata in tutto il Veneto all’insegna dell’illegalità, la legge consente infatti la preapertura della caccia solo nel caso siano stati approvati adeguati piani faunistico venatori; in Veneto invece il piano faunistico venatorio è scaduto da ben 3 anni, ovvero dal 2001, e sopravvive grazie ad una decina di proroghe, l’ultima delle quali approvata dal consiglio regionale il 4 agosto scorso. La caccia quest’anno metterà in serio pericolo la fauna selvatica perché, grazie ad una stagione estiva piovosa e con temperature relativamente moderate, molti uccelli e mammiferi stanno ancora allevando la prole come nel caso della gallinella d’acqua, passera mattugia, tortora dal collare orientale; accadrà quindi che i cacciatori potranno sparare a norma di legge anche alle nidiate dei pulcini. Dal 1° settembre si potrà cacciare in tutto il Veneto anche il merlo nonostante il parere contrario dell’INFS – Istituto Nazionale Fauna Selvatica, che con apposita circolare dell’11 maggio scorso, indirizzata alla regione Veneto, ha attestato che la popolazione di pianura di questo uccello risulta vulnerabile e quindi la caccia poteva essere autorizzata solo in collina e montagna e non in tutto il territorio regionale. Vi sarà però un’importante novità rispetto allo scorso anno: nell’elenco delle specie cacciabili non ci saranno le anatre. Germano reale, alzavola e canapiglia potranno dormire sonni tranquilli per altre tre settimane grazie alla battaglia legale condotta dalla LAC del Veneto, la quale a suon di diffide e denunce ha piegato la regione ottenendo l’esclusione di queste tre specie da quelle cacciabili in regime di preapertura. Il 26 agosto scorso infatti i legali della LAC avevano notificato alla Giunta Galan e all’assessore alla caccia Giorgetti una diffida formale che faceva riferimento ai pareri contrarissimi dell’INFS, ad un ricorso in itinere al TAR Veneto e ad indagini in corso della Procura della Repubblica di Venezia in merito alla preapertura della caccia autorizzata lo scorso anno (LAC, Sezione del Veneto, 31 agosto).Torna Su
FRIULI-VENEZIA GIULIA – LA LAC DIFFIDA LA PROVINCIA DI PORDENONE
La Giunta Provinciale di Pordenone con deliberazioni del 19 e 26 agosto scorso ha autorizzato un piano di abbattimento di 100 cinghiali nel territorio di 17 comuni della Provincia, dando incarico di eseguirlo non solo agli agenti ittico-venatori, ma anche ai proprietari e conduttori dei fondi, i quali possono effettuare i prelievi sull’intero territorio dei 17 comuni, ed anche ai cacciatori iscritti alle Riserve di caccia, in violazione dell’articolo 19 della Legge 157/1992 e dell’ordinanza del TAR del Friuli-Venezia Giulia del 23 aprile 2003. Inoltre la deliberazione stessa attribuisce le spoglie degli animali uccisi alle Riserve di caccia, pur essendo la fauna patrimonio indisponibile dello Stato. La sezione di Pordenone della LAC ha pertanto inviato il 14 settembre una diffida al Presidente della Provincia di Pordenone, invitando ad annullare le suddette delibere, con riserva di adire le opportune sedi giudiziarie (LAC Sezione di Pordenone, 15 settembre).Torna Su
FRIULI-VENEZIA GIULIA - PRESIDIO ALLA FIERA ORNITOLOGICA
La Lac (Lega abolizione caccia) di Pordenone sostiene e promuove la manifestazione anticaccia organizzata dal Coordinamento protezionista veneto che si terrà in Cansiglio domenica 19 settembre. Inoltre alcuni volontari, sempre domenica, presidieranno la Fiera degli uccelli di Roraipiccolo allo scopo di stimolare l'attenzione dell'opinione pubblica «sull'immensa sofferenza - si dice in una nota - che portano con sé le manifestazioni che hanno quale principale attrattiva mostrare animali detenuti a vita per il piacere degli uomini». Nell'occasione, verrà distribuito materiale informativo. La manifestazione del 19 settembre, pacifica e silenziosa, vuole ricordare che si apre l'attività venatoria, un'attività osteggiata da oltre il 72% della popolazione che ogni anno causa la morte di circa 175 milioni di animali selvatici solo in Italia. Non mancano, ogni anno, morti anche fra gli uomini: nel 2003, a causa di incidenti di caccia, si sono purtroppo registrati 51 morti e 70 feriti (LAC Pordenone, 17 settembre)Torna Su
LIGURIA – ANNULLATO IL PIANO VENATORIO DI GENOVA
Con deliberazione n. 62 del 18 dicembre 2003 il Consiglio Provinciale di Genova aveva approvato il Piano faunistico venatorio provinciale ed insieme ad esso anche la precedente deliberazione n. 47 del 10 febbraio 2004, concernente le modalità di allenamento e addestramento dei cani. Contro tale deliberazione le associazioni ENPA, LAC, LAV e WWF ricorrevano al TAR della Liguria proponendo nove motivi di opposizione. Nella sentenza n. 368 pronunciata il 1° luglio 2004 e depositata in segreteria il 1° settembre 2004 il TAR, Sezione seconda, riconosce, citando anche la sentenza della Corte Costituzionale n. 578 del 1990, che “nelle zone riservate all’addestramento dei cani i volatili in stato di cattività conservano la qualità di fauna selvatica, e che pertanto il loro abbattimento non può essere indiscriminato ma ricompreso nelle attività venatorie, con la conseguenza della illegittimità della estensione dei periodi di sparo rispetto al calendario venatorio”. Il TAR dà ragione alle associazioni anche per la mancata indicazione nel Piano delle aree percorse dal fuoco, la limitazione a sole sei specie degli uccelli rapaci i cui siti di nidificazione devono essere tutelati, la mancata inclusione della Foresta di Tiglieto tra le zone di divieto di caccia e l’individuazione di due soli ambiti territoriali di caccia che così risultano eccessivamente estesi e disomogenei.
La sentenza si può ottenere dalla LAC.Torna Su
LIGURIA - NUOVA STRAGE DI 556 CAPRIOLI AUTORIZZATA DALLA PROVINCIA DI GENOVA
52 euro per un cucciolo di quattro mesi, 78 euro per una femmina di un anno, 103 euro per un maschio di uno o due anni, 155 euro per un maschio di oltre tre anni d’età (magari con un bel palco da appendere sopra il caminetto). È il tariffario per abbattere caprioli in Provincia di Genova varato con delibera della Giunta Provinciale di Genova n. 312 del 6 luglio scorso. Il 60% sarà devoluto agli organi di gestione della caccia (ATC), governati in maggioranza da esponenti designati dalle associazioni venatorie. Per il quarto anno consecutivo il capriolo, specie protetta in Provincia di Genova sino all’anno 2000, si caccerà -a partire dal 2 settembre- con carabina e cannocchiale di mira, con abbattimento autorizzato sino ad un massimo di 556 capi (236 in Valle Stura, 148 nella fascia costiera di ponente, e 172 in Val Polcevera, in base ad un’altra delibera di Giunta del 29 giugno). I cacciatori autorizzati (di cui un certo numero proveniente anche da altre Regioni) dovranno utilizzare carabine munite di cannocchiale di mira, e pagare una quota per l’abbattimento di ogni capo (maschi, femmina, piccolo dell’anno). A settembre si abbatteranno i maschi, a novembre femmine e cuccioli nati quest’anno.
Il motivo per cui, ancora in estate, la Provincia ha quest’anno differenziato le date di caccia per maschi e femmine deriva dalla necessità di favorire i cacciatori che vogliono abbattere i capi maschi prima che perdano, come avviene ogni anno, il trofeo (palchi) nel periodo autunnale, anche a costo di ammettere l’uso di armi piuttosto pericolose in periodo di alta frequentazione di boschi e radure.
La caccia al capriolo in Provincia di Genova è stata, sin dal 2001, duramente contestata dalle associazioni ambientaliste e animaliste, che criticano il fatto che la Provincia prima abiliti centinaia di cacciatori a questa attività, e poi li utilizzi per i censimenti finalizzati a stabilire le quantità di capi da uccidere, con un meccanismo autoreferenziale.
La Provincia ha così disatteso il parere dell’apposita Commissione, designata dalla Provincia stessa. Con scarsa coerenza la Provincia sostiene di voler limitare l’alta densità della specie (che pure non dà adito a denunce per danni provocati dalla fauna all’agricoltura); ma allora non si capisce perché esemplari di capriolo siano stati più volte liberati dalla Provincia in aree del Levante (Monte Caucaso in Val Fontanabuona), o in comune di Rezzoaglio (i capi introdotti sono poi morti a causa della neve) ove la specie era praticamente assente.
L’Assessorato alla caccia vantava negli anni scorsi anche la severità dei corsi per “selecontrollori” (eufemismo per indicare i cacciatori di capriolo) e del Regolamento Provinciale per la caccia al capriolo varato dal Consiglio Provinciale nel 2001. Peccato che molti trasgressori individuati nel 2001 e nel 2002 (per caccia fuori dalla zone assegnate, per caccia di esemplari diversi da quelli autorizzati) non abbiano ricevuto la sospensione immediata dell’abilitazione a cacciare i caprioli, come prescrive il Regolamento Provinciale stesso, e che quest’anno alcuni di loro siano stati illegalmente autorizzati a proseguire questa attività venatoria.
Si apprende che l’ex Presidente provinciale Vincenzi, e l’attuale presidente provinciale Repetto, rispondendo rispettivamente il 19 marzo 2002 e il 14 giugno 2002 a due interrogazioni presentate dal Gruppo Verde in Provincia, sono stati costretti ad ammettere gravi ritardi degli uffici preposti dell’Area 11 nel definire le pratiche di sospensione dell’abilitazione alla caccia al capriolo per i trasgressori “pescati” l’anno scorso, e di non avere proceduto, dopo molti mesi, a sequestrare i capi (ad esempio maschi al posto di femmine) abbattuti senza autorizzazione.
Per protesta contro il mancato procedimento verso i trasgressori (ai cui non sono stati sequestrati i capi abusivamente uccisi e a cui non è stata sospesa l’abilitazione), le associazioni ambientaliste hanno respinto più volte l’invito dell’assessore provinciale alla caccia Briano ad inserire un loro rappresentante nel comitato di gestione che definisce i censimenti ed il numero di caprioli da abbattere, contestando la scarsa serietà dell’Ente,che non fa rispettare neppure i suoi stessi provvedimenti (LAC, Sezione Liguria, 1° settembre).Torna Su
EMILIA-ROMAGNA – A CACCIA NEI TERRENI DEMANIALI
La Giunta Provinciale, grazie al ruolo determinante svolto dal neo presidente Bulbi, ha approvato un atto deliberativo d’estrema gravità: l'apertura di vaste porzioni di territorio forestale del Demanio Regionale all'attività venatoria. Una decisione che viola apertamente l'interesse pubblico e la legislazione vigente (Legge 157/92, art. 21) e pone le premesse per un degrado generalizzato d'ecosistemi ad elevata naturalità. Innanzitutto, con il compito di valutare "...l'utilizzazione a fini faunistici ed eventualmente venatori dei terreni del Demanio Regionale", è stato creato ad hoc un farsesco "gruppo di lavoro", costituito quasi completamente da esponenti del mondo venatorio (della serie: facciamo gestire il pollaio dalle volpi...), anche sotto mentite spoglie “istituzionali" (ad es. in rappresentanza delle comunità montane).
Nonostante si dovesse valutare sotto il profilo ambientale lo status biologico di aree d'interesse pubblico, a scanso di rischi, è stata esclusa da tale commissione qualsiasi reale rappresentanza portatrice d'interessi pubblici come quella delle associazioni ambientaliste, dell'INFS, del CFS, del Parco Nazionale confinante e del mondo scientifico ed accademico. Il neo Presidente della Provincia, Bulbi, si è dedicato attivamente alla sua passione personale per la caccia, facendo approvare ben otto atti deliberativi riguardanti la caccia sui primi 15 d'inizio lavori della Giunta. Di basso profilo invece il ruolo assunto dall'Assessore alla Caccia, Rusticali: mentre il gruppo incaricato organizzava il "golpe" in questione, egli cercava la collaborazione delle associazioni ambientaliste rappresentate nella Consulta venatoria Provinciale "depistandole" con argomentazioni capziose, come l'utilizzo venatorio di limitate porzioni di demanio non tabellato, l'estensione di alcune oasi di protezione coincidenti con alcuni SIC (Siti d'Importanza Comunitaria), nonché la garanzia di una degna considerazione delle osservazioni eventualmente presentate dalle stesse associazioni. Osservazioni puntuali, che si sono poi rivelate un'inutile perdita di tempo (sottratto a volontari che lavorano per la difesa ambientale quotidianamente e senza alcun compenso), dato che le decisioni prese sono state appunto di gran lunga peggiori di quanto proposto dallo stesso Rusticali. In sintesi, ben il 62% del Demanio Regionale della Provincia viene destinato alla caccia, sottraendo addirittura al divieto aree già tabellate e confinanti con il Parco. Si va così ad aumentare la superficie di territorio della Provincia aperta alla caccia, nonostante attualmente ne sia protetto solo il 16%, una percentuale ben inferiore cioè a quanto stabilito dalla legge (da un minimo del 20% ad un massimo del 30%). Non si dà neppure corso ad un'adeguata gestione conservazionistica dei SIC dove, in barba alle direttive comunitarie, si continuerà a cacciare come se nulla fosse. Particolare gravità assume tale decisione per l'area dell'Alto Savio dato che, pur presentando emergenze ambientali e naturalistiche di rilievo, essa si contraddistingue nel panorama regionale per la totale assenza di aree protette; un territorio, quindi, nel quale solo i terreni demaniali possono a questo punto svolgere un'adeguata funzione di rifugio faunistico, tutela ambientale e fruizione socio-ricreativa, al riparo dal disturbo venatorio (WWF, sezione di Forlì e Cesena, 30 agosto).Torna Su
UMBRIA – TAR RIABILITA GUARDIE DEL WWF
Sauro Presenzini, il coordinatore nazionale delle guardie giurate del WWF Italia, esulta: contrariamente a quanto avvenuto nella giornata della preapertura della prima domenica di settembre, oggi nel giorno dell’apertura generale della caccia le guardie giurate del WWF saranno sparse nel territorio a controllare l’attività venatoria. Il TAR dell’Umbria, infatti, proprio ieri mattina ha pubblicato la sentenza che boccia la delibera della Provincia che appieda le guardie del WWF. Perché? Perché -sottolinea l’avvocato Urbano Barelli che per conto del WWF ha predisposto il ricorso al Tar contro il regolamento della Provincia, votato all’unamnimità dal Consiglio- quel decreto è una intollerabile limitazione della libertà. In sostanza è successo che, come ogni anno, il WWF ha presentato alla Provincia il cosiddetto ”Piano di servizio” che altro non è che un programma di attività per l’anno venatorio che si sta per avviare ed in cui è scritto che le guardie si muovono su disposizione del WWF. Programma che fa a cazzotti con il regolamento della caccia votato dalla Provincia in cui si dice che le guardie sono mobilitate dalla Provincia stessa. Piano del WWF bocciato, quindi. E esclusione delle 50 guardie delle organizzazioni ambientaliste dall’attività di controllo, via libera alle 1300 presentate dalle associazioni venatorie. Uno scandalo, hanno sottolineato alcuni parlamentari diessini, della Margherita e dei Verdi (ma tutti di fuori regione) presentando tre interrogazioni parlamentari. Uno scandalo che adesso il TAR ha cancellato. Intanto ieri, giornata di silenzio venatorio, la polizia provinciale ha sorpreso una guardia venatoria volontaria sequestrandogli tre capi di specie protette (tra cui un torcicollo ed un’averla). L'episodio è avvenuto nella campagna di Pontebari di Spoleto durante la mattinata: gli agenti, impegnati in un normale controllo del territorio, hanno fermato un uomo che stava sparando ad una distanza considerata non regolare dalla strada, nelle vicinanze di abitazioni. La polizia provinciale lo ha trovato in possesso dei tre capi protetti già abbattuti. La guardia volontaria è stata deferita all'autorità giudiziaria e gli sono stati sequestrati il fucile e la selvaggina (
http://ilmessaggero.caltanet.it 19 settembre).Torna Su
LAZIO – SINDACO VIETA LA CACCIA
Con ordinanza n. 622 del 22 settembre 2004 il Sindaco di Genazzano, Francesco Pitocco, ha vietato la caccia in un’area compresa tra le località Ara Vendetta, Morano, Slbucceto, Coste, Colle Pizzuto e La Selva. L’ordinanza è stata emessa a seguito di reiterati esposti da parte di cittadini, i quali lamentano che non vengono rispettate dai cacciatori le distanze minime da edifici e strade, che i cittadini sono oggetto di offese e minacce da parte di cacciatori armati, e che ai cittadini stessi è precluso il diritto al riposo già prima dell’alba, nonché la libera fruizione delle strade pubbliche. Il sindaco rileva che, in base alla planimetria della zona, la densità di case e strade è tale che in nessun punto è possibile cacciare rispettando le distanze di sicurezza previste dalla normativa vigente, che nelle strade sogliono passare bambini e ragazzi che si recano a scuola, che la zona è frequentata anche da persone non residenti a causa dell’elevata valenza paesaggistica e naturale, che i cani dei cacciatori circolano incustoditi con pericolo per l’incolumità pubblica, e che la presenza dei cacciatori mette in serio pericolo l’incolumità degli abitanti e dei passanti e danneggia le coltivazioni esistenti. (30 Settebre 2004)Torna Su
ABRUZZO – SINDACO VIETA LA CACCIA
Con ordinanza n. 1325 dell’8 giugno 2004 il Sindaco di Carpineto della Nora, Antonio D’Angelo, ha vietato la caccia su tutto il territorio comunale ai soli cacciatori non residenti, mentre l’ha consentita ai cacciatori residenti a condizione che non utilizzino carabine per la caccia al cinghiale. L’ordinanza è stata emessa a seguito dei reclami di cittadini residenti che temono per la propria incolumità. Il sindaco rileva che il territorio dove è possibile esercitare la caccia si è ridotto molto a seguito dell’istituzione del Parco Nazionale Gran Sasso-Monti della Laga, in cui ricade il 50% del territorio comunale, e che è attualmente costituito in gran parte da nuclei abitati; che a Farindola, contigua al territorio di Carpineto della Nora, esiste la Riserva faunistica del camoscio; che la caccia viene esercitata nelle vicinanze delle abitazioni con armi sempre più pericolose, ed in particolare con carabine utilizzate per la caccia al cinghiale; e che è necessario salvaguardare la pubblica incolumità. Purtroppo il Prefetto di Pescara ha annullato l’ordinanza per falsa applicazione della legge e incompetenza assoluta. Eppure (/Il Centro/, 26 settembre). Eppure il Consiglio di Stato, Sezione sesta, con decisione n. 2387 del 4 febbraio 2003, depositata in segreteria il 7 maggio 2003, aveva confermato il provvedimento del Sindaco di Sauris, che vietava la caccia al capriolo in una riserva di caccia di diritto, sempre a tutela dell’incolumità pubblica, respingendo il ricorso presentato dalla Federcaccia. (30 Settebre 2004)Torna Su
ABRUZZO - INDAGATA LA FORESTALE PER LE GABBIE DI CATTURA DEI CINGHIALI
La Procura della Repubblica di Teramo ha aperto una inchiesta nei confronti dei vertici locali del Corpo Forestale dello Stato. La Procura avrebbe aperto il fascicolo di indagine a causa del coinvolgimento della Forestale nella vicenda che riguarda la cattura, mediante gabbie, di cinghiali. Gli animali selvatici sarebbero stati catturati dopo le proteste degli allevatori e degli agricoltori, scontenti per i presunti danni dei cinghiali negli allevamenti e nelle coltivazioni. Analoga inchiesta era stata aperta nei confronti dei vertici del Parco del Gran Sasso-Laga; l'indagine è stata archiviata nei giorni scorsi. E in questi giorni, dopo la chiusura del primo fascicolo, il presidente dell'Ente Parco, Walter Mazzitti, ha ordinato la riapertura delle gabbie di cattura. La denuncia che ha fatto scattare le inchieste della magistratura era stata presentata dal Coordinamento regionale ENPA dell'Abruzzo (Il Messaggero, 21 settembre).Torna Su
CALABRIA – IMPUGNATO DAL GOVERNO IL PROLUNGAMENTO DELLA STAGIONE VENATORIA
Il Consiglio dei Ministri ha accolto il ricorso, inoltrato dalla LAV al Ministero degli Affari regionali, contro la delibera della Giunta regionale della Calabria n. 88 del 17 febbraio 2004, con la quale veniva prolungata la stagione di caccia fino al 21 marzo 2004. Il decreto del governo calabrese prolungava la stagione venatoria benché la legge statale in materia, la n. 157 del 1992, fissasse la data di chiusura della caccia al 31 gennaio. Nell'esposto - un dossier di 11 pagine - la LAV denunciava la palese illegittimità della delibera, un esempio di analfabetismo giuridico, in quanto la materia dei periodi di caccia è di stretta competenza statale e perché l'atto regionale viola le disposizioni della legge n. 157/92, della direttiva 79/409/CEE e delle Convenzioni internazionali sulla fauna. Il Governo ha quindi impugnato avanti alla Corte Costituzionale il provvedimento regionale, promuovendo un “ricorso per conflitto di attribuzione” ai sensi dell'art. 134 della Costituzione; l'impugnativa governativa, presentata dall'Avvocatura dello Stato, è stata recentemente pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Il Governo ha fatto proprie le censure della LAV ed ha chiesto alla Corte di emettere la sentenza per “dichiarare che non spetta alla Regione Calabria e, per essa, alla giunta regionale, modificare unilateralmente e in totale assenza dei presupposti di legge il calendario venatorio e conseguentemente si chiede di annullare la deliberazione della giunta regionale n. 88, occasione del conflitto, nonché, ove occorra, gli atti di pianificazione venatoria presupposti”. Il riferimento è al contestatissimo e nefasto Piano Faunistico Venatorio approvato nel giugno 2003 dal Consiglio regionale, che prevede le “deroghe” per cacciare le specie volpe, gazza, ghiandaia e cornacchia grigia oltre la stagione venatoria ufficiale (ASCA, 17 settembre).
fermate questo scempio