Un consulente cacciatore

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april
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Un consulente cacciatore

Messaggio da april » mar ago 29, 2006 2:52 pm

da AgireOra:

Vorrei invitare a scrivere lettere di protesta al Secolo XIX,
alla Provincia di Genova e alla Regione Liguria, chiedendo che le
consulenze su temi venatori non vengano assegnate a cacciatori, per
ovvio conflitto di interesse.

Il motivo è la sottoriportata lettera pubblicata oggi; Silvio Spanò è il
"consulente" a cui tipicamente ricorrono gli enti locali per
giustificare il loro adeguarsi alla volontà dei cacciatori, in questa
lettera conferma di essere lui stesso un cacciatore e di considerare i
caprioli "una produzione del territorio, come il legname e i funghi,
con una sua intrinseca logica di potenziale sfruttamento" (testuale).

Scriviamo a:

[email protected], [email protected], [email protected]


oppure

[email protected]; [email protected]; [email protected]


Non e' proposta una lettera-tipo, scrivete anche solo 2 righe, ma
originali, grazie.

----------------------------------
Il testo della lettera pubblicata:

il caso dei caprioli
emozione e ragione
Prima che un decoroso silenzio scenda sull'assurda vicenda dei
caprioli,
vorrei, come docente di Zoologia all'Università di Genova, esprimere il
mio
punto di vista, premesso che, come cacciatore, da almeno sette anni ho
deciso di non sparare più a un capriolo per motivi personali. Alcune
premesse: i caprioli sono erbivori, cioè fanno parte del livello della
piramide alimentare destinato a esser preda dei carnivori (quindi con
alta
produttività in previsione di una forte mortalità), e - come i
cinghiali -
sono tornati a popolare i nostri boschi in maniera esplosiva avendovi
trovato una nicchia ecologica particolarmente favorevole. Hanno quindi
raggiunto densità elevate e costituiscono una produzione del
territorio,
come il legname e i funghi, con una sua intrinseca logica di potenziale
sfruttamento. I grossi predatori non potranno mai essere in numero tale
da
controbilanciarne l'espansione. (Incidentalmente si può osservare che
coloro
che oggi gridano al massacro dei caprioli griderebbero molto più forte
per
ottenere l'eliminazione di eventuali lupi che si trovassero a
transitare una
volta di troppo nei pressi delle loro seconde case.) La caccia al
capriolo è
lecita e praticata sulla base di censimenti annuali. Pertanto: è
contro-natura pensare di sterilizzare una specie che può rappresentare
una
ricchezza del territorio in base a un suo naturale e controllato
sfruttamento. È inutile (perché sposta solo il problema), crudele (per
lo
stress psico-fisico imposto agli animali), costosissimo e inefficace
l'idea
di spostare i caprioli. La morte, comunque ineludibile per ogni
vivente,
provocata da un preciso colpo di arma da fuoco, nel proprio ambiente e
senza
preavviso, è la migliore fine possibile (si pensi allo stress dovuto
all'intervento di un qualsiasi predatore). L'assurdità del clamore sui
cento
caprioli in più previsti dall'Ambito Territoriale di Caccia
Ovadese-Acquese,
inquadrata nella tranquilla realtà italiana dell'analogo abbattimento
di
decine di migliaia di capi di ungulati, non è proporzionata al numero
di
persone che, con il mio pieno rispetto, hanno fatto una scelta
ambientalista
e vegetariana che comunque non possono imporre con virulenza ad altri.
Per
finire vorrei sgombrare il campo da un equivoco che ha sempre sotteso
tutte
le argomentazioni, ossia che la caccia debba essere utilizzata per
diminuire
le popolazioni di specie dannose alle attività antropiche. La caccia è
un'attività lecita, praticabile solo su specie che non corrono rischi,
sulla base di regole. Quindi non deve incidere negativamente sulle
popolazioni animali. Per far ciò la legge prevede un'altra attività
detta di controllo, praticata per ridurre la densità di determinati
animali con l'utilizzo di metodi che potrebbero ricordare una
preordinata seppur legale mattanza.

Silvio Spanò

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