Il Same Sex Marriage Prohibition Act introduce pene severe per matrimoni tra persone dello stesso sesso, ma anche per rivendicazioni dei diritti. Una legge che occhieggia agli integralisti religiosi
da News from Africa
NAIROBI – La Nigeria, che ha ambizioni di leadership internazionale ed africana, sta discutendo una legge che se accolta porterà ad un giro di vite sui diritti dei gay. L’Assemblea Nazionale della Nigeria, lo stato più popoloso dell’Africa, sta infatti dibattendo su un provvedimento che renderebbe punibile con cinque anni di prigione i matrimoni omosessuali e qualsiasi altro genere di protesta per i diritti dei gay.
Il Same Sex Marriage Prohibition Act (divieto di matrimonio tra persone dello stesso sesso) non riguarda però il matrimonio tra gay, che è essenzialmente fuori questione in Nigeria.
L’intento della legge in discussione è di diffamare ulteriormente e stigmatizzare una crescente minoranza che chiede di essere ascoltata.
Prima ancora che il dibattito ufficiale iniziasse, già si scatenavano pubblici attacchi nei confronti degli omosessuali. Nel mese di maggio ad Abuja, capitale federale, una coppia di uomini è stata picchiata da una folla che gridava insulti contro i gay. Il settimanale Sunday Sun ha recentemente riferito dell’espulsione di 15 “sospetti omosessuali” dall’Accademia della Difesa nigeriana di Kaduma, sottolineando la posizione anti-gay del governo nel giustificare l’accaduto.
Perché un paese con una società forte e civile, una stampa abbastanza libera ed una opposizione politica ascoltata, si trova a discutere un atto legislativo così antidemocratico? Perché molti osservatori in Nigeria hanno la sensazione che questa legge passerà con una minima se non addirittura nessuna opposizione, con parlamentari indifferenti alle lunghe battaglie che il paese ha combattuto per darsi una legislazione – prima di tutto contro il brutale colonialismo ed in seguito di fronte ad una serie di repressive dittature militari? Dove sono le voci ragionevoli che, nonostante il personale disagio nei confronti degli omosessuali, hanno chiamato questo provvedimento con il suo vero nome, cioè un fazioso frammento di parole di odio fatte passare come valori familiari nigeriani?
Con la Nigeria che si avvia ad affrontare importanti sfide politiche, sociali ed economiche, questo attacco alla minoranza omosessuale sembra mirato ad accattivarsi il favore dei cattolici conservatori – cristiani e musulmani – che non vanno molto d’accordo, ma trovano terreno comune con il governo proprio nella condanna di gay e lesbiche.
L’attrazione sessuale tra persone dello stesso sesso ha sempre fatto parte della cultura nigeriana; ora però molti politici e capi religiosi vogliono etichettare l’omosessualità come “non-africana” e “immorale”.
Un’accusa di “sodomia” può bastare per essere condannati a 14 anni di prigione in gran parte della Nigeria, mentre negli stati del nord amministrati dalla legge della sharia è prevista addirittura la pena capitale. Il Prohibition Act proposto prevede che gli incontri tra gay, la registrazione di organizzazioni gay e qualunque “esibizione amorosa tra persone dello stesso sesso, in pubblico o in privato (sic)” sia punibile con cinque anni di prigione.
La legge considera i dibattiti pubblici sui diritti sessuali, i raduni – politici o sociali – di gay e lesbiche e qualunque relazione intima tra persone dello stesso sesso, equiparati ad un crimine.
L’estorsione, che è già una caratteristica comune alla vita di gran parte degli omosessuali nigeriani, non avrà limiti.
L’approvazione della legge proposta costituirà una grave violazione degli standard internazionali e nazionali dei diritti umani e stimolerà i sostenitori della libertà a promuovere dibattiti e assemblee sull’opportunità di dotare la Nigeria di una propria costituzione.
Persino il Dipartimento di Stato americano ha espresso la preoccupazione che la legge proposta sia in contraddizione con gli impegni internazionali assunti dalla Nigeria.
La proposta di limitare la libertà di parola è particolarmente rischiosa alla luce della crescente epidemia di HIV/AIDS in Nigeria, dove il 5,4% degli adulti sono HIV positivi.
La diffusione dell’HIV dovrebbe comportare una maggiore informazione sul virus per uomini che fanno sesso con uomini e donne che fanno sesso con donne, e dovrebbe suscitare sincere, rispettose discussioni sulla sessualità con tutti i loro partner.
Si rischia altrimenti di mettere a repentaglio l’azione di prevenzione verso l’AIDS ed ogni sforzo per cure e trattamenti.
Probabilmente il dibattito sui matrimoni tra persone dello stesso sesso infurierà per anni, ma il diritto a partecipare a questo o a qualunque altro dibattito su tematiche d’attualità dovrebbe essere sacrosanto. La Nigeria si è auto proclamata pronta a dirigere l’Africa ed il mondo nel 21° secolo, facendo pressione per ottenere un seggio permanente in vista di una riconfigurazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
L’attacco ai fondamentali diritti umani contenuto nel Prohibiction Act è una regressione, che dimostra le tendenze reazionarie di un governo intenzionato a schiacciare una minoranza impopolare per guadagnare il favore dei conservatori.
I media nigeriani hanno riferito che gli attivisti dei diritti dei gay hanno “preso d’assalto” la Conferenza Internazionale sull’AIDS e sulla Trasmissione Sessuale della malattia, tenutasi ad Abuja lo scorso dicembre, reclamando i loro diritti.
Infatti gay, lesbiche, bisessuali e transessuali africani hanno partecipato alla conferenza, chiedendo ai loro governi, ai donatori internazionali ed alle organizzazioni di servizio per l’AIDS, di prestare molta attenzione alla vulnerabilità di uomini che fanno sesso con uomini e donne che fanno sesso con donne. Come risposta a queste richieste, il governo nigeriano sta proponendo una legislazione che minaccia la loro stessa esistenza.
In un paese che rivendica il diritto ad una leadership morale e politica su un continente che lotta per la giustizia economica, non è ancora abbastanza chiaro che nessuna parte della famiglia africana possa essere sacrificata?