L’ospedale di Anobah, nella valle del Pancher, è adesso un centro sia chirurgico che medico, con varie specialità tra le quali una bellissima Maternità e una corsia pediatrica.
Qarib Rahman è uno dei nostri pazienti, per noi abbastanza ‘speciale’.
E’ nato il 10 Febbraio 2006, alle dieci e mezza di sera, nella Maternità di Emergency, prematuro: 30 settimane di gestazione, 1480 grammi di peso, nutrito con un sondino minuscolo nel suo stomaco, non era ancora capace di succhiare latte dalla mamma. E’ stato dimesso, senza particolari problemi, il 6 marzo 2006, con richiesta ai genitori di seguire i controlli routinari per i neonati nel nostro ospedale.
Il 3 Aprile 2006, alle 12.30, Qarib rientra in ospedale, non è cresciuto molto, anzi è in uno stato di malnutrizione, vomita dal giorno prima e le sue condizioni sembrano davvero instabili.
Francesca, la pediatra, lo visita e quasi subito diagnostica un ‘volvolo’, una torsione anomala di un’ansa intestinale che non permette a quel minuscolo intestino di fare il proprio lavoro: è un’urgenza anche in un adulto, figuriamoci in una creatura che pesa nemmeno 1500 grammi a quasi due mesi dalla nascita e che non sta bene.
Come sempre, quando c’è un’urgenza, tutto l’ospedale si attiva per dare una mano, ma in questo caso il tempo per agire è piccolo almeno quanto questo sfortunato neonato. Alcuni propongono un’operazione, unica soluzione, ma difficile su un neonato di questo tipo. Gli anestesisti, tutti bravissimi colleghi che lavorano con noi da anni, non hanno mai affrontato un caso di questo genere, sono troppo ‘abituati’ ai feriti da guerra, purtroppo. E non abbiamo neppure una vera Terapia Intensiva per poterlo assistere dopo.
Qualcun altro allora suggerisce l’ospedale materno infantile che c’è a Kabul, l’Indira Ghandi Hospital, anche se quelli che l’hanno visto sanno che è un “ospedale” per modo di dire: la “Terapia Intensiva Neonatale”, a parte la scritta, ha un solo monitor per 15 posti letto.
Sporchi, ovviamente.
Mi metto in contatto con Kabul, via chat, grazie a dio oggi Internet funziona.
Scrivo a Gino la nostra preoccupazione, quella della pediatra in primis, la diagnosi del paziente e l’urgenza, il fatto che il nostro staff del Pancher non se la sente di affrontare un’operazione di questo tipo, il suggerimento migliore che ci è venuto in mente e cioè di tasferirlo velocemente, con la nostra ambulanza, all’”ospedale” per bambini di Kabul.
La prima risposta è: “Aspetta in linea 5 minuti”.
La seconda risposta è: “Manda il neonato con volvolo sul Toyotolo, lo opero io nel nostro ospedale di Emergency a Kabul”.
Rido forte, Gino come sempre smorza la tensione di tutti con una sola battuta, e mi metto ad organizzare il trasporto insieme a tutto il nostro staff, nazionale e internazionale.
L’ambulanza lascia il nostro ospedale verso le 16.00, con a bordo Francesca ad assistere il piccolo, fa molto caldo e ogni tanto gli dà un po’ d’acqua con zucchero.
Il piccolo arriva all’ospedale di Kabul alle 19.00, viene visitato da Gino e da Gina, la nostra superattiva anestesista e viene portato in sala operatoria: gli viene aperto chirurgicamente l’addome, gli viene disostruita l’ostruzione intestinale, rimosso parte dell’intestino già ormai necrotico e collegate le due anse, quella a monte e quella a valle dell’ostruzione.
Il tutto in un corpicino non più lungo, in totale, di due spanne di mani adulte...
Viene poi tenuto nella Terapia Intensiva di Kabul, sotto stretta osservazione, Gina addirittura trascorre la prima notte post intervento accanto alla sua culla.
Il giorno dopo è già estubato, respira spontaneamente, ha un piccolo sondino naso-gastrico da dove, pochi giorni dopo, si comincerà a dargli da mangiare: 2 ml di glucosio al 10%, ogni due ore, la sua ‘dieta’ post chirurgica. Quando lo vedo io a Kabul dopo l’operazione,tutti ne parlano già come di “Topo Grigio”, sarà, affettuosamente, per quel colorito non del tutto roseo, ancora, e da quel faccino minuscolo e appuntito.
Al suo sesto giorno dopo l’operazione viene trasferito di nuovo all’Ospedale di Emergency in Pancher, immediatamente messo sotto culla termica: sta bene, pesa sempre poco, 1735 grammi, la ferita chirurgica dell’addome è pulita, quando gli si fanno le medicazioni viene da ridere un po’ a tutti: una sola garza sterile aperta è in grado di coprire almeno metà corpo..., ha i capelli corti, radi e sparati in aria, il suo colorito pare ancora grigiastro, ma è vispo e reattivo come non mai.
Oggi, 16 Aprile 2006, Qarib Rahman pesa 1840 grammi, un record per lui, ha già assaggiato il latte materno, e la mamma ha cominciato stamattina ad abituarlo alla suzione al seno, la ferita migliora di giorno in giorno, strilla come un ossesso quando vuole farsi notare, guai a toccarlo mentre sta dormendo, ti guarda proprio male.
Forse il più piccolo paziente operato di Laparotomia degli ospedali di Emergency.
Buon viaggio, Topo Grigio.
Emergency e Qarib:una bella storia
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