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Coca-Cola ai ratti

Inviato: gio mar 30, 2006 6:10 pm
da Marcello
L'idiozia e la malvagità di questi esperimenti meriterebbero una protesta da parte di tutti noi.

M.

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Bere Coca-Cola a lungo termine può portare all'aumento dell'incidenza dei tumori alla mammella delle ratte... Ne ha parlato l'Istituto Ramazzini di Bentivoglio in un convegno tenutosi presso le sale dell'Hotel Centergross a Bologna.

CONFERENZA SCIENTIFICA INTERNAZIONALE
"Progettare il futuro alla luce del passato: come vivere nel mondo della chimica"
Dott.ssa Kathryn Knowles
Istorama - Istituto B. Ramazzini - numero 3-4/2005

Dal 18 al 21 settembre 2005 si è svolta a Bologna una conferenza scientifica internazionale su "Progettare il futuro alla luce del passato: come vivere nel mondo della chimica", promossa dal Collegium Ramazzini ed organizzata dalla Fondazione e dall'Istituto Ramazzini con la collaborazione del Comunedi Carpi.

Durante la conferenza i ricercatori della Fondazione Europea Ramazzini hanno presentato i risultati di 4 studi sperimentali condotti su ratti riguardanti: 1) la cancerogenità dell'aspartame. La Dott.ssa Fiorella Belpoggi, Vice Direttrice della Fondazione Europea Ramazzini, ha presentato ulteriori dati che dimostrano che questo dolcificante artificiale è in grado di indurre, oltre che linfomi e leucemie, anche un aumento dell'incidenza dei tumori renali e dei nervi periferici; 2) gli effetti a lungo termine della somministrazione di Coca-Cola, in sostituzione dell'acqua, a ratti tenuti sotto controllo tutta la vita. Tale studio ha messo in evidenza un aumento dell'incidenza dei tumori della mammella fra le ratte che hanno bevuto Coca-Cola. Tale effetto è da correlare con l'aumento di peso dovuto all'abbondante apporto calorico che determinano bevande come la Coca-Cola e, più in generale, i soft-drinks; 3) lo studio sulla cancerogenicità dell'arsenico, somministrato con l'acqua da bere a ratti. I risultati hanno dimostrato un aumento dell'incidenza di tumori del polmone, dei reni, e della vescica; 4) lo studio sugli effetti cancerogeni delle radiazioni ionizzanti. I risultati hanno dimostrato come anche dosi basse fino ad ora mai studiate, siano in grado di produrre un aumento dell'incidenza dei tumori. Alla conferenza hanno partecipato oltre 250 scienziati, provenienti da 35 paesi dei cinque continenti, in particolare dall'Europa (105), dal Nord America (85), dall'Asia (16). Sono state presentate oltre 100 relazioni e gli atti verranno pubblicati negli Annali dell'Accademia delle Scienze di New York.

L'ASPARTAME CAUSA TUMORI NEI RATTI
I risultati dello studio condotto dalla Fondazione Ramazzini su uno dei più noti dolcificanti artificiali
Dott. Morando Soffritti e Dott.ssa Fiorella Belpoggi

L'aspartame è un dolcificante artificiale consumato nel mondo da oltre 200 milioni di persone. E' utilizzato in oltre 6000 prodotti dietetici, fra i quali bevande, gomma da masticare, dolciumi, caramelle, yogurt, farmaci, in particolare sciroppi e antibiotici per bambini.
E' stato calcolato che la quantità media di aspartame assunta giornalmente da coloro che ne fanno uso è di circa 2-3 mg/Kg di peso corporeo e, per quanto riguarda bambini e donne in età di gravidanza, ancora di più.
La quantità giornaliera di assunzione di aspartame permessa dalle normative vigenti è di 50 e 40 mg/Kg di peso corporeo, rispettivamente negli USA e in Europa.
Negli anni 70, prima dell'inizio della commercializzazione dell'aspartame, furono condotti dalle industrie produttrici studi sperimentali di cancerogenicità su ratti e topi.
I risultati di questi studi complessivamente non evidenziarono la cancerogenicità dell'aspartame, anche se qualche dubbio fu sollevato da alcuni della comunità scientifica in relazione alla quantità della conduzione degli esperimenti ed al fatto che erano stati rilevati alcuni casi di tumore al cervello tra gli animali trattati con aspartame, e nessuno tra gli animali di controllo. Per i limiti di questi studi, e soprattutto per la grande espansione che ha avuto nel corso degli anni l'uso dell'aspartame, alla fine degli anni 90 la Fondazione Europea Ramazzini decise di programmare un esperimento che, per numero complessivo di animali, numero di livelli di dose studiati e conduzione dell'esperimento secondo le buone pratiche di laboratorio correntemente in uso, consentisse una valutazione adeguata dei potenziali effetti cancerogeni del composto.

Il trattamento degli animali è iniziato all'età di otto settimane ed è durato fino alla loro morte spontanea.
I risultati dello studio hanno evidenziato che:
1) l'aspartame induce un aumento, statisticamente significativo, dell'incidenza di linfomi e leucemie e dei carcinomi delle pelvi renali nelle femmine; un aumento dell'incidenza dei tumori maligni dei nervi periferici, in particolare dei nervi cranici, nei maschi. L'aumento dell'incidenza era evidente anche a dosi di 20 mg/Kg di peso corporeo (inferiore cioè alla dose giornaliera accettabile per l'uomo pari a 40-50 mg/Kg di p.c.;
2) l'aggiunta di aspartame al cibo determina una diminuzione dell'assunzione di cibo correlata con la dose del composto, senza però determinare una differenza del peso corporeo tra gli animali trattati e non trattati.
Sulla base di questi risultati viene dimostrato per la prima volta che, sperimentalmente, l'aspartame è un agente cancerogeno multipotente, in grado di indurre vari tipi di tumori maligni, anche a dosi tutt'oggi ammesse per l'alimentazione umana. I dati inoltre dimostrano che l'integrazione della dieta con aspartame non induce alcuna modificazione dell'andamento del peso corporeo degli animali trattati rispetto ai non trattati.
Considerando il fatto che i risultati dei saggi sperimentali condotti sui roditori, topi e ratti, sono altamente predittivi dei rischi cancerogeni per l'uomo, come riconosciuto dall'Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC) dell'Organizzazione mondiale della Sanità, i risultati di questo studio impongono, da parte degli organi preposti, un urgente riesame delle normative che regolano l'uso ed il consumo dell'aspartame, al fine di meglio proteggere la salute pubblica, soprattutto quella dei bambini.
I risultati dell'esperimento sono stati comunicati alle autorità di sanità pubblica, nello specifico al Ministero della Salute e all'Istituto Superiore di Sanità in aprile; in giugno all'Agenzia Europea per la Sicurezza degli Alimenti di Parma. Sempre a giugno i risultati sono stati comunicati e discussi all'Università Columbia a New York, all'Istituto Nazionale del Cancro a Washington, ed al National Toxicology Program in Nord Carolina, USA.

I primi risultati sono stati pubblicati sul Giornale Europeo di Oncologia nel giugno u.s. ed i risultati finali sono in corso di pubblicazione sulla rivista Environmental Health Perspectives, certamente una delle più prestigiose a livello internazionale nel settore della medicina ambientale.
Al momento attuale sono disponibili on line sul sito della Fondazione (http://www.ramazzini.it ) e sul sito dell'Environmental Health Perspectives (http://ehp.niehs.nih.gov/docs/2005/8711/abstract.html ).
Lo studio è stato completamente sostenuto con fondi della Fondazione Ramazzini e contributi dell'Istituto Ramazzini, grazie all'azione e generosità dei suoi oltre 16.000 soci.