nestlé & c. senza limiti
Inviato: gio mar 30, 2006 7:10 am
Vignette e Islam. In Egitto e Arabia Saudita Carrefour e Nestlé
boicottano prodotti danesi
News del 10-02-2006
Si sta molto parlando delle "concessioni" che Google (il più usato
motore di ricerca in Internet) ha fatto al Governo cinese in tema di
liberta' di comunicazioni, assecondando le richieste censorie di questa
autorità per non inibirsi il mercato di quel Paese: se ne occupera'
anche il Parlamento Usa.
Su questa scia non ha fatto notizia piu' di tanto che altrettanto
operatore, Yahoo!, ha fornito alle autorità, sempre cinesi,
informazioni che hanno permesso di arrestare lo scrittore Li Zhi, i cui
testi, non ritenuti ortodossi a quel regime, erano diffusi online.
In questo contesto si e' inserita la vicenda delle manifestazioni
contro le vignette danesi ritenute offensive della religione islamica:
ampiamente sviscerata a vari livelli e con varie considerazioni. Che
pero', al di là del dato religioso, ha subito sviluppato altri aspetti
economici, a nostro avviso determinanti per meglio capire il fenomeno e
come ci coinvolge.
Vediamoli.
Lo scorso 7 febbraio, a Il Cairo, una filiale del distributore
francese Carrefour (molto presente anche in Italia), informava i "cari
clienti" che per "solidarieta' verso la societa' egiziana ed islamica"
non si sarebbe più venduto nessun prodotto danese.
In Arabia Saudita, la Nestle' ha messo annunci sui giornali per dire
che il suo latte in polvere non proviene da mucche danesi.
Esistono quindi confini alla libertà di opinione? E sono economici i
mattoni che compongono questo muro? Al consumatore gli si può proporre
tutto, anche la cosa più vomitevole, l'importante e' che lo stesso
acquisti e consumi? Perché, cosa c'è di più vomitevole di qualcosa che
sia in dispregio dei principi fondanti del proprio essere, di
quell'essere che consente di svilupparsi e di avere energie e risorse
tali da valicare qualunque confine geografico?
Il mercato, con le sue opportunità e le sue ricchezze, esiste in
assoluto o perche' ci sono dei sistemi che, impostanti sulla libertà
dello stesso, ne favoriscono lo sviluppo? E i consumatori sono tali
solo perché consumano ciò che i produttori e le autorità consentono
loro o essenzialmente perché hanno libertà di scelta?
Non abbiamo niente da ridire che una qualunque azienda offra i propri
prodotti scevri dal latte o dalle produzioni non ritenute idonee
(qualunque sia il motivo), ma siamo preoccupati perché non vorremmo che
gli estimatori del burro o del latte danese siano costretti a non
scegliere e i produttori della Danimarca siano penalizzati rispetto ad
altri.
Non sembrerebbe assurdo, per esempio, che, siccome in Olanda e Belgio
l'eutanasia è legale e in Italia è aborrita dalle leggi, la Carrefour e
la Nestle' facessero propaganda in Italia ai loro prodotti dicendo che
non hanno nulla a che fare con i Paesi Bassi? Il Governo olandese come
minimo risponderebbe boicottando i nostri vini e i nostri capi
d'abbigliamento alla moda. Esempi come questi ne potremmofare a iosa,
ma crediamo di aver spiegato il concetto: se sono proprio le aziende
dei Paesi che hanno al primo posto la liberta' di espressione e di
mercato a venir meno alla stessa nel loro business, dove si va a
finire?
Per ora registriamo il fatto che la Nestle' ha imparato dai suoi vari
boicottatori che ovunque invitano a non consumare i prodotti di questa
multinazionale. Solo che mentre i contestatori si rivolgono ai singoli
consumatori, la Nestle' usa la sua potenza contro gli Stati... come la
Danimarca....
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
boicottano prodotti danesi
News del 10-02-2006
Si sta molto parlando delle "concessioni" che Google (il più usato
motore di ricerca in Internet) ha fatto al Governo cinese in tema di
liberta' di comunicazioni, assecondando le richieste censorie di questa
autorità per non inibirsi il mercato di quel Paese: se ne occupera'
anche il Parlamento Usa.
Su questa scia non ha fatto notizia piu' di tanto che altrettanto
operatore, Yahoo!, ha fornito alle autorità, sempre cinesi,
informazioni che hanno permesso di arrestare lo scrittore Li Zhi, i cui
testi, non ritenuti ortodossi a quel regime, erano diffusi online.
In questo contesto si e' inserita la vicenda delle manifestazioni
contro le vignette danesi ritenute offensive della religione islamica:
ampiamente sviscerata a vari livelli e con varie considerazioni. Che
pero', al di là del dato religioso, ha subito sviluppato altri aspetti
economici, a nostro avviso determinanti per meglio capire il fenomeno e
come ci coinvolge.
Vediamoli.
Lo scorso 7 febbraio, a Il Cairo, una filiale del distributore
francese Carrefour (molto presente anche in Italia), informava i "cari
clienti" che per "solidarieta' verso la societa' egiziana ed islamica"
non si sarebbe più venduto nessun prodotto danese.
In Arabia Saudita, la Nestle' ha messo annunci sui giornali per dire
che il suo latte in polvere non proviene da mucche danesi.
Esistono quindi confini alla libertà di opinione? E sono economici i
mattoni che compongono questo muro? Al consumatore gli si può proporre
tutto, anche la cosa più vomitevole, l'importante e' che lo stesso
acquisti e consumi? Perché, cosa c'è di più vomitevole di qualcosa che
sia in dispregio dei principi fondanti del proprio essere, di
quell'essere che consente di svilupparsi e di avere energie e risorse
tali da valicare qualunque confine geografico?
Il mercato, con le sue opportunità e le sue ricchezze, esiste in
assoluto o perche' ci sono dei sistemi che, impostanti sulla libertà
dello stesso, ne favoriscono lo sviluppo? E i consumatori sono tali
solo perché consumano ciò che i produttori e le autorità consentono
loro o essenzialmente perché hanno libertà di scelta?
Non abbiamo niente da ridire che una qualunque azienda offra i propri
prodotti scevri dal latte o dalle produzioni non ritenute idonee
(qualunque sia il motivo), ma siamo preoccupati perché non vorremmo che
gli estimatori del burro o del latte danese siano costretti a non
scegliere e i produttori della Danimarca siano penalizzati rispetto ad
altri.
Non sembrerebbe assurdo, per esempio, che, siccome in Olanda e Belgio
l'eutanasia è legale e in Italia è aborrita dalle leggi, la Carrefour e
la Nestle' facessero propaganda in Italia ai loro prodotti dicendo che
non hanno nulla a che fare con i Paesi Bassi? Il Governo olandese come
minimo risponderebbe boicottando i nostri vini e i nostri capi
d'abbigliamento alla moda. Esempi come questi ne potremmofare a iosa,
ma crediamo di aver spiegato il concetto: se sono proprio le aziende
dei Paesi che hanno al primo posto la liberta' di espressione e di
mercato a venir meno alla stessa nel loro business, dove si va a
finire?
Per ora registriamo il fatto che la Nestle' ha imparato dai suoi vari
boicottatori che ovunque invitano a non consumare i prodotti di questa
multinazionale. Solo che mentre i contestatori si rivolgono ai singoli
consumatori, la Nestle' usa la sua potenza contro gli Stati... come la
Danimarca....
Vincenzo Donvito, presidente Aduc