I vegetariani/animalisti della domenica
Inviato: lun dic 05, 2005 9:23 am
I VEGETARIANI/ANIMALISTI DELLA DOMENICA
di Franco Libero Manco
I vegetariani della domenica sono quelli che mangiano carne, o pesce, “solo” quando ce l’hanno, e quando sono invitati da qualcuno in genere usano mangiare quello che offre la tavola “per non fare una scortesia al padrone di casa”. E così per non urtare la sensibilità di persone (che di sensibilità dimostrano essere scarsi nei confronti della vita di animali innocenti, uccisi, fatti a pezzi e cucinati) accettano di mangiare la carne. In realtà è solo una patetica scusante da parte di coloro che non sanno resistere alla tentazione di una fetta di prosciutto, o una bella coscia di pollo e trovano nella circostanza l’occasione buona senza incorrere a sensi di colpa. E come diceva De Andrè nella canzone di Carlo Martello appena tornato dalla guerra “Più dell’onor potè il digiuno…”
Se tutti i vegetariani si comportassero in questo modo saremmo proprio una bella famiglia e giustamente screditati.
Se tale atteggiamento è grave per alcuni che militano in campi religiosi, spirituali di varia natura o nel capo delle medicine complementari, è imperdonabile per coloro che si definiscono animalisti: infatti come possono lottare per i diritti degli animali se poi li uccidono (o li fanno uccidere, il che è perfettamente la stessa cosa) per deliziarsi il palato? Come si può invocare rispetto per gli animali e poi infliggere agli stessi l’ingiustizia suprema della morte? E’ come condannare l’uso delle parolacce e ritenere legittimo il massacro.
Il momento del pranzo o della cena con amici carnivori è l’occasione propizia per dare il buon esempio e cercare di sensibilizzare coloro che ritengono legittimo e naturale mangiare animali dando testimonianza della nostra filosofia e magari far capire che mangiare la carne è ingiusto quanto crudele, che è solo una questione di palato, che non è necessaria alla nostra salute ma che anzi è causa di molte malattie.
Chi accetta di mangiare la carne perché non sa resistere alla tentazione dimostra che è più importante il piacere del suo palato che la vita e il dolore degli animali. Siccome costoro non portano alcun beneficio alla nostra causa, anzi spesso la danneggiano, sono pregati di non definirsi vegetariani e tanto meno animalisti fino a quando non hanno la volontà e la sensibilità di essere coerenti.
di Franco Libero Manco
I vegetariani della domenica sono quelli che mangiano carne, o pesce, “solo” quando ce l’hanno, e quando sono invitati da qualcuno in genere usano mangiare quello che offre la tavola “per non fare una scortesia al padrone di casa”. E così per non urtare la sensibilità di persone (che di sensibilità dimostrano essere scarsi nei confronti della vita di animali innocenti, uccisi, fatti a pezzi e cucinati) accettano di mangiare la carne. In realtà è solo una patetica scusante da parte di coloro che non sanno resistere alla tentazione di una fetta di prosciutto, o una bella coscia di pollo e trovano nella circostanza l’occasione buona senza incorrere a sensi di colpa. E come diceva De Andrè nella canzone di Carlo Martello appena tornato dalla guerra “Più dell’onor potè il digiuno…”
Se tutti i vegetariani si comportassero in questo modo saremmo proprio una bella famiglia e giustamente screditati.
Se tale atteggiamento è grave per alcuni che militano in campi religiosi, spirituali di varia natura o nel capo delle medicine complementari, è imperdonabile per coloro che si definiscono animalisti: infatti come possono lottare per i diritti degli animali se poi li uccidono (o li fanno uccidere, il che è perfettamente la stessa cosa) per deliziarsi il palato? Come si può invocare rispetto per gli animali e poi infliggere agli stessi l’ingiustizia suprema della morte? E’ come condannare l’uso delle parolacce e ritenere legittimo il massacro.
Il momento del pranzo o della cena con amici carnivori è l’occasione propizia per dare il buon esempio e cercare di sensibilizzare coloro che ritengono legittimo e naturale mangiare animali dando testimonianza della nostra filosofia e magari far capire che mangiare la carne è ingiusto quanto crudele, che è solo una questione di palato, che non è necessaria alla nostra salute ma che anzi è causa di molte malattie.
Chi accetta di mangiare la carne perché non sa resistere alla tentazione dimostra che è più importante il piacere del suo palato che la vita e il dolore degli animali. Siccome costoro non portano alcun beneficio alla nostra causa, anzi spesso la danneggiano, sono pregati di non definirsi vegetariani e tanto meno animalisti fino a quando non hanno la volontà e la sensibilità di essere coerenti.