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Maschi e femmine: solo bambini

Inviato: gio nov 17, 2005 12:08 pm
da Iregaia
Da newsletter CHICCO


“I maschietti non piangono.” E' solo uno dei tanti luoghi comuni che ancora oggi rischiano di segnare l'educazione di un figlio. “I bambini sono vivaci, le bambine sono tenere”. “I ragazzi sono coraggiosi, le ragazze hanno paura”. “Gli uomini amano il lavoro, Le donne amano i figli”. Possiamo scegliere di andare avanti all'infinito, di continuare a distinguere diritti e doveri in base al sesso, di tramandare un'educazione, antica e sperimentata, ma poco lungimirante. Oppure possiamo decidere di abbandonare vecchi retaggi culturali, sforzandoci di comprendere ciò di cui i nostri figli hanno davvero bisogno. Non si tratta di negare le differenze fisiche e psicologiche che, come vedremo, contraddistinguono i bambini dalle bambine. Si tratta di capire che nell'educazione di un figlio è più importante tenere in considerazione il suo essere bambino, che il suo essere maschio o femmina.


Certo, maschi e femmine sono diversi. Su questo non c'è dubbio. E non è solo l'aspetto fisico a delineare le differenze. Esiste alla base di ogni individuo una scientifica diversità biologica che non richiede di essere sollecitata né canalizzata per trovare la via dell'espressione. Il modo di reagire agli stimoli esterni, così come la percezione del mondo circostante e l'interazione con esso, si sviluppano, già nei primi anni di vita, in modo assai diverso a seconda del sesso. Se nel maschietto la tendenza naturale è quella di fare, costruire, agire, nella femminuccia prevale quasi sempre una maggiore riflessione e una capacità di intuire, più facilmente di un bambino, i messaggi non verbali. Come dire, la natura fa il suo corso: le femminucce possiedono una naturale predisposizione ad essere più sensibili mentre nei maschietti prevale una altrettanto naturale tendenza verso la pratica e la razionalità.
Ed è soprattutto questa innata differenza a guidare i piccoli verso un atteggiamento più o meno femminile, verso un gioco più o meno maschile, verso un comportamento più o meno aderente all'idea che ognuno di noi ha di un uomo o di una donna. Non c'è alcun bisogno di “costringere” un bambino entro canoni già naturalmente predisposti.


Compito dei genitori è solo quello di fornire esempi, tanto naturali quanto concreti, di “femminile” e di “maschile”. Dando ai figli la possibilità di sviluppare, attraverso l'imitazione, le proprie personalità. Questo non ha nulla a che vedere con l'organizzazione e la gestione della vita familiare: mamme che hanno ruoli di responsabilità sul lavoro e papà che fanno la spesa e cucinano non rischiano certi di “confondere” le idee ai propri figli. La verità e' che c'è un “modo maschile” ed un “modo femminile” di fare che sfugge, nella consuetudine, a noi adulti, ma che è limpido agli occhi dei bambini. Ci sono le coccole della mamma e le coccole del papà, sono sempre coccole, ma sono diverse. E cambiano nei confronti di un figlio o di una figlia.
Ci sono modo diversi di giocare. Modi diversi di ascoltare. Modi diversi di affrontare i problemi e di risolverli. Modi diversi di discutere e di scontrarsi. I bambini hanno bisogno di mettersi in relazione con tutte e due le modalità. Ecco perché, più di ogni altra cosa è importante esserci. Vivere, condividere, confrontarsi. Da madri e da padri. Con le nostre speranze. Con i nostri limiti. Con le nostre differenze.

Inviato: gio nov 17, 2005 3:48 pm
da Alex81
Mi piace il concetto espresso da questo articolo che bisognerebbe considerare l'essere-bambino, prima che che il suo essere-maschio o essere-femmina (e la stessa cosa dovrebbe valere per gli adulti... siamo persone, prima di essere uomini o donne!).

E quindi lasciare che il bambino si esprima e si sviluppi liberamente, senza costrizioni entro canoni e retaggi culturali che impongono diritti e doveri a secondo dell'essere nati di sesso maschile o femminile.

Mi piace un po' meno questo passaggio:
Compito dei genitori è solo quello di fornire esempi, tanto naturali quanto concreti, di “femminile” e di “maschile”. Dando ai figli la possibilità di sviluppare, attraverso l'imitazione, le proprie personalità.
Non credo che i bambini si sviluppino per "imitazione". L'articolo sembra poi dimenticare che non esistono solo i genitori, ma un'intero nucleo famigliare, e che il bambino ha contatti anche all'esterno, e quindi è sottoposto a modelli di ogni tipo, non solo a quelli dei genitori. Ha quindi un'ampia varietà di esempi da osservare a da cui apprendere, non c'è bisogno che i genitori "giochino dei ruoli" per aiutare l'apprendimento del bambino.

Inoltre questo articolo sembra escludere del tutto la possibilità che una madre single o una coppia di gay (donne o uomini) possa crescere un bambino sano, dato che mancherebbe il modello di uno dei due sessi, mentre ci sono ampi studi che dimostrano il contrario.
Voi cosa ne pensate?

Saluti, ALeX

Inviato: gio nov 17, 2005 4:15 pm
da Antonella Sagone
sono d'accordo... e poi c'è un'altra cosa che, pu apprezzando l'impostazione di base (non forzare) mi inquieta: sembra che ci sia il sottinteso che i bambini e le bambine sono già naturalmente predisposti a svilupparsi nella direzione del loro sesso, e allora a che serve forzare? basta dare l'esempio...
Mi da un po' l'impressione di quel permissivismo di facciata che funziona solo finché poi le persone fanno quello che si vuole da loro.
Mi viene in mente il libro di Bollea: "Le madri hanno sempre ragione" che mi ha irritato in quanto leggendo ciò che c'era all'interno ho scoperto che per Bollea le madri hanno sempre ragione... finché la pensano come giovanni bollea! Oppure, il bambino va allattato a richiesta... finché non chiede 8allora, guai a forzarlo a poppare...) ma quando chiede dopo un'ora sola dall'ultima poppata, allora che c'entra? non bisogna certo assecondarlo... ecosì via.

Che fare se un bambino, non forzato, mostra predilezione per le modalità del sesso opposto a quello genitale visibile?

Non dico che significhi necessariamente che tuo figlio si sviluppi con un'identità di genere opposta a quella biologica; dico che esiste un continumm e a prescindere dal sesso un bambino/a potrà trovarsi in qualsiasi punto di questo continuum, anche se statisticamente parlando la maggior parte delle bambine si troveranno perso il polo "femminile" e dei bambini verso quello "maschile".

Io ho avuto un figlio maschio sensibile, sognatore, che amava leggere, disegnare, costruire con il lego e cantare (anche se ahimé stonato come una campana!!); mio marito si è sempre crucciato perché non aveva quegli atteggiamenti aggressivi e competitivi che hanno altri maschi, e si disperava perché temeva che non si sarebbe fatto strada nella vita. Anche se ora si è un po' rassicurato almeno dal punto di vista della scelta sessuale perché ha iniziato ad avere qualche ragazza, è sempre preoccupato che abbia poca "grinta". Eppure è all'università, fa l'architetto ed è un ragazzo molto responsabile e maturo per la sua età, socievole e impegnato socialmente... non è un disadattato...

Ho poi una figlia che è molto più "fisica" del fratello, ha bisogno di giochi di movimento, e più impulsiva, e gioca nel calcio femminile... Anche con lei So che mio marito si tranquillizzerà sono quando la vedrà con un ragazzo, cosa che epr ora non è successa...

Quando ero incinta di Michele, ero così irritata che tutti mi chiedessero se sapevo già il sesso, e se avevo deciso il nome: quello che visualizzavo nel mio grembo era una sfera di luce, un piccolo sole, una presenza, un'anima... che fastidio questa fretta di incasellare, di classificare, di instradare!
Antonella

Inviato: ven nov 18, 2005 12:57 pm
da Iregaia
Grazie Alex e Antonella, avevo incollato l'articolo proprio per sentire delle opinioni, visto ch aveva sviluppato in me degli interrogativi, specialmente dopo il topic in cui si era discusso con Gio. Specialmente ora poi che GAia inizia ad avere le sue inclinazioni e scelte e il piccolo in pancia cresce, mi chiedevo come poteva essere il confronto tra i due una volta insieme.
Se c'è qualcun altro....