sigh...
purtroppo lo so bene.
Ho scritto alla coop, e loro mi hanno mandato una lettera assurda (una risposta preconfezionata che hanno mandato a tutti coloro che hanno protestato):
<<Gentili Consumatori/Consumatrici,
Vi ringraziamo per l'apprezzamento espresso nei confronti di Coop , azienda che ha sempre fatto della tutela del potere d’acquisto e della salute dei propri Soci Consumatori, così come del rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori, il perno della propria strategia d’impresa .
Questi valori, inscritti nella mission aziendale, trovano la loro più coerente concretizzazione proprio nel prodotto a marchio Coop e sono alla base delle azioni che hanno caratterizzato l’ingresso del marchio anche nel mondo dei prodotti per l’infanzia.
In tal senso Coop ha messo in atto , unico caso oggi nel mercato italiano, una serie di azioni concrete per ottemperare alle indicazioni del Codice nella direzione già comunicata ,nel corso di una serie di incontri, ai rappresentanti delle Associazioni ICMC-IBFAN-MAMI . In particolare:
1) su tutti i prodotti alimentari per bambini viene riportata l’indicazione “dal 6° mese compiuto”, ad eccezione delle pastine che riportano la dicitura “dall’8 mese”, laddove la maggior parte delle aziende indica invece “dal 4° mese “;
2) Le immagini sulle medesime etichette e sui relativi materiali pubblicitari sono conformi alle indicazioni del Codice;
3) Il materiale informativo messo a punto sulla linea Crescendo riporta sempre la raccomandazione relativa all’allattamento esclusivo al seno sino al 6° mese e l’inizio del divezzamento solo a partire da quella data , in ottemperanza al Codice.
Vogliamo poi ricordare che il lancio del latte in polvere a 9 euro a confezione , va interpretato come un’operazione destinata a denunciare un’ingiustificata anomalia del mercato italiano, e ad offrire contestualmente alle famiglie che ne avessero l’effettiva necessità un prodotto altamente affidabile ad un prezzo “europeo”.
Oggi infatti l’uscita del prodotto e la comunicazione a scopi informativi costruita attorno ad esso, ha già generato una significativa riduzione dei prezzi al pubblico dei latti in polvere .
Era necessario chiarire lo scopo sociale del lancio e questo è lo spirito che ha animato le pagine uscite sui quotidiani nazionali e le affissioni nei nostri punti vendita.
Confermiamo infine per il futuro la ns. disponibilità ad operare per diffondere e rafforzare la conoscenza sui principi condivisi di rispetto del Codice presso i nostri Soci Consumatori, mettendo a Vostra disposizione gli strumenti informativi di cui disponiamo.
Desideriamo però sottolineare che il rispetto integrale del Codice come da Voi richiesto
· per quanto riguarda i prodotti di marca non è realizzabile perché ciò significherebbe venire meno al ns. ruolo di distributori
· per quanto riguarda il prodotto a marchio Coop necessita di percorsi, modalità e tempi coerenti alla mission consumerista che da sempre ci contraddistingue.
Cordiali saluti
Servizio Assistenza Clienti
Direzione Qualita'
COOP ITALIA>>
a questa lettera ho replicato così:
<<Gentile servizio assistenza Coop:
le iniziative che descrivete sono meritevoli e apprezzabili, ma rientrano in quel qualcosa in più che infatti proprio come consumatore di prodotti Coop mi aspettavo da voi. Il rispetto del Codice di Commercializzazione è invece un obbligo di legge, quantomeno per quanto riguarda i latti artificiali per il primo semestre di vita, quindi non credo possa essere oggetto di interpretazioni riduttive o di deroghe. Mi riferisco in particolare a laddove si recita (art. 5.1) "Non deve esserci pubblicita` o altre forme di promozione al pubblico di prodotti che rientrano nel campo di applicazione di questo Codice" e (art. 5.3) "In conformita` con il paragrafo 1 e 2 di questo Articolo, e` fatto divieto di pubblicizzare nei punti-vendita, offrire campioni o utilizzare qualunque altro espediente promozionale tale da indurre direttamente il consumatore a comprare al dettaglio, come, ad esempio, esposizioni speciali, buoni sconto, premi, svendite, vendite speciali o promozionali, per prodotti che rientrino nel campo di applicazione di questo Codice. Questo provvedimento non deve comportare restrizioni relativamente all'istituzione di una politica dei prezzi e di pratiche intese a fornire prodotti a basso prezzo secondo un piano a lungo termine".
Quindi in questo articolo è ben chiara la distinzione fra la politica dei prezzi (più che legittima) e il modo di *presentare* questa politica al consumatore, che non deve in alcun modo incoraggiare l'acquisto degli alimenti formulati per l'infanzia.
Coop ha scritto:Confermiamo infine per il futuro la ns. disponibilità ad operare per diffondere e rafforzare la conoscenza sui principi condivisi di rispetto del Codice presso i nostri Soci Consumatori, mettendo a Vostra disposizione gli strumenti informativi di cui disponiamo.
Grazie, ma sono stata insieme alla sig. Carmen Mazzitelli la prima a tradurre in italiano il codice già negli anni '80 e credo di conoscerlo piuttosto bene. Il primo modo per rafforzare i principi del Codice sarebbe rispettarlo.
Coop ha scritto:Desideriamo però sottolineare che il rispetto integrale del Codice come da Voi richiesto
· per quanto riguarda i prodotti di marca non è realizzabile perché
ciò significherebbe venire meno al ns. ruolo di distributori
· per quanto riguarda il prodotto a marchio Coop necessita di
percorsi, modalità e tempi coerenti alla mission consumerista che da
sempre ci contraddistingue.
Il Codice (e la legge italiana) non proibisce di distribuire al pubblico i prodotti succedanei del latte materno, ma solo di pubblicizzarli e promuoverli. Se invece intendete dire che la vostra politica consumerista vi obbliga a violare il Codice e a scegliere coscientemente di promuovere un prodotto piuttosto che un altro, tutti però nell'ambito di prodotti (i latti
artificiali) il cui consumo per legge non andrebbe in ogni caso incoraggiato, ebbene, questo è esattamente il motivo per cui non posso che dissentire e protestare.
Se poi la vostra mission va intesa come a tutela del consumatore, nulla come la promozione dei sostituti del latte materno incrina la fiducia della madre nelle sue potenzialità di nutrice, e incide (come indicano gli studi epidemiologici) maggiormente nell'insuccesso di tanti allattamenti al seno che richiederebbero solo maggiore sostegno e informazioni corrette per
essere realizzati.
L'interesse del portafoglio non sempre coincide con l'interesse della salute.
Antonella Sagone
Psicologa, Consulente professionale in allattamento materno e formatrice per l'allattamento al seno>>