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partorire a Roma.

Inviato: gio nov 03, 2005 10:18 am
da cosimamma
Una mia amica avrà un bambino, mi ha chiesto un buon posto per partorire a Roma.
Non ho saputo che dirle, perchè io ho partorito sempre in Toscana.
Inutile dire che sta cercando un posto "umano" dove poter fare un parto sereno, non medicalizzato, dove facciano rooming-in, dove favoriscano l'allattamento, dove sia possibile fare le dimissioni precoci etc..etc..
Avete qualche consiglio che le possa girare?
Grazie!!!

Re: partorire a Roma.

Inviato: gio nov 03, 2005 11:25 am
da Antonella Sagone
cosimamma ha scritto:Inutile dire che sta cercando un posto "umano" dove poter fare un parto sereno, non medicalizzato, dove facciano rooming-in, dove favoriscano l'allattamento, dove sia possibile fare le dimissioni precoci etc..etc..
tutto quanto?
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Partiamo dall'essenziale. Parlo solo dell'allattamento perché gli altri aspetti non li conosco a fondo.

A Roma ora ci sono pochi posti dove si può avere il rooming-in. Attenzione a verificare sempre perché le prassi possono cambiare sottilmente da un anno all'altro, e magari un rooming-in nominale non lo è nella sostanza - ad es. se il bambino viene portato via dalla stanza in varie circostanze come i pasti, il giro visite del medico, l'orario di ricevimento dei visitatori, le pulizie della stanza ecc ecc...

Il Fatebenefratelli (quello dell'isola tiberina) ha effettivamente il rooming in; ma non aspettatevi altro, perché non c'è un protocollo univoco e l'assistenza specialmente riguardo all'allattamento è questione di fortuna, rispetto a chi ti capita. Non c'è una formazione specifica sulla coppia allattante, le sue necessità e problemi. Tendono a "tenere duro" senza dare giunte o glucosate nei primi 2 giorni, ma poi se il bambino non si alimenta pienamente al seno danno di tutto (almeno a varie mamme che ho sentito è successo così), perché non hanno sempre la capacità di gestire a monte (e prevenire) le difficoltà di allattamento come ad es le problematiche di posizionamento e suzione. Il Fatebenefratelli è buono per la mamma che ha esperienza di allattamento ed è ben sostenuta dalla famiglia e magari da una persona d'appoggio che ne capisce di allattamento, allora diciamo che non avrà grosse interferenze ma dovrà fare un po' da sola.

Altri ospedali a Roma e nel Lazio dove si dice che ci sia il rooming-in (però invito a verificare le eventuali "eccezioni"):
S. Giovanni di Dio (ospedale di Fondi)
S.Spirito (Roma)
S. Paolo (Civitavecchia)
Policlinico casilino - Roma

Sottolineo che il rooming in non è correlato al livello di preparazione del personale ad assistere la mamma nell'allattamento al seno, perché il livello formativo può essere molto vario da un ospedale all'altro e anche da un operatore all'altro.

a Velletri (castelli romani), Al S. Camillo di Rieti e al S. Filippo Neri stanno implementando il rooming in, e così al Policlinico Umberto I (conviene verificare a che punto stanno). All'ospedale di Belcolle (Viterbo) non ho capito se c'è già il rooming-in, comunque sono molto sulla buona strada per il percorso ospedale amico dei bambini. Stesso discorso vale per l'ospedale di Rieti. A Velletri sono molto attivi con la formazione interna e i protocolli favorevoli all'allattamento.
Al S. Camillo di Roma ci sono le dimissioni precoci, e credo anche al Fatebenefratelli, non so gli altri.
Un discorso a Parte merita la S. Famiglia, cilinica convenzionata, per ora unico punto nascita romano a essere anche stato designato ospedale amico dei bambini, quindi lì teoricamente tutto ciò che riguarda l'allattamento dovrebbe essere OK.

C'è comunque da rimarcare che 17 punti nascita del Lazio fanno parte di un progetto per diventare ospedale amico dei bambini, e quindi al di là del fatto che siano o meno amichevoli in questo momento li si può richiamare alle loro responsabilità nel momento in cui una madre vuole un certo tipo di assistenza - dato che il loro impegno dovrebbe andare in questa direzione.

Gli ospedali coinvolti sono:
A roma,
S. Giovanni, S. Filippo Neri, Pertini, Policlinico Casilino, S. Camillo, S. Spirito, S. Eugenio, Policlinico Gemelli, Policlinico Umberto Primo;
Nel Lazio,
S. Paolo (Civitavecchia), S. Giuseppe (Marino), Ospedale Civile (Velletri), S. Giovanni di Dio (Fondi), S. Maria Goretti (Latina), Gemma de Bosis (Cassino), Belcolle (Viterbo), S. Camillo de Lellis (Rieti).

Per ulteriori notizie sul progetto, vedere il link della Agenzia di Sanità Pubblica: http://www.asplazio.it/asp_online/tut_s ... t_seno.php

Se poi ci sono domande specifiche su un singolo ospedale, fatemi sapere che mi posso documentare.
Antonella

Inviato: gio nov 03, 2005 3:12 pm
da narmaina
anche la Santa Famiglia ha rooming-in, favorisce l'allattamento materno e ha avuto un premio uniceff proprio a maggio ed è pubblico....
ha partorito lì una mia amica in giugno e lo consiglia vivamente....

Inviato: gio nov 03, 2005 7:18 pm
da Antonella Sagone
narmaina ha scritto:anche la Santa Famiglia ha rooming-in, favorisce l'allattamento materno e ha avuto un premio uniceff proprio a maggio ed è pubblico....
Infatti è esattamente quello che dicevo quando parlavo di "ospedale amico del bambino": si tratta di ospedali che hanno un protocollo in 10 passi (secondo un'iniziativa UNICEF) volti a favorire l'allattamento materno. Non è un premio ma un attestato, tra l'altro che richiede controlli periodici perché come viene dato così può essere revocato... e dovrebbe essere una garanzia.

Se fate una ricerca nel forum (non ricordo se qui o quello vecchio) trovate messaggi in cui si spiega in dettaglio quali sono i 10 passi e quali sono gli ospedali amici dei bambini
Antonella

Inviato: gio nov 03, 2005 7:25 pm
da cosimamma
ok, grazie molte!!!Intanto queste informazioni le giro a lei e possono essere un buon p.to di partenza x andarsi ad informare....L'isola tiberina l'avevo scartata a priori perchè quando doveva nascere Cosimo(2001)avevo letto che aveva un tasso di cesarei alto nel pur già alto tasso di cesarei italiano....Anche di queste info si può trovare qualche link?

Inviato: gio nov 03, 2005 9:31 pm
da andrea grasselli
ciao cosimamma,

hai provato ad indicare alla tua amica la possibilità di avere il suo bambino in casa?
antonella mi ha detto che ci sono persone molto preparate per il parto in casa.

baci andrea

Inviato: ven nov 04, 2005 9:32 am
da cosimamma
il parto a casa sarebbe ottimo, ma penso che stia alla sensibilità di ognuno, anche perchè in genere un figlio ha anche un padre con cui bisogna mediare.Ad esempio per me sarebbe stato da fare al mio primo figlio...Invece sono da poco riuscita a convincere Leo che il prossimo, quando arriverà, nascerà a casa. Comunque noi abbiamo cercato una soluzione che accontentasse sia me(ostetrica di fiducia più ospedale con stanza matrimoniale e parto dolce...e tutte le altre cose che chiedevo ad Antonella) sia lui, che era troppo preoccupato per essere rilassato in casa.
A me ci sono voluti due figli, una ostetrica stupenda, due esperienze "ospedaliere" per convincerlo. Ma non penso che mi sarebbe stato d'aiuto partorire in casa in un clima di preoccupazione!
Ora che è più fiducioso è giunto il momento di questa esperienza ed è bello per me esserci arrivati insieme,anche perchè mi rendo conto che se è difficile per una donna combattere con certe idee radicate, per un uomo, che non sente le potenzialità nel portare un figlio, lo è ancora di più....UN ABBRACCIONE!

Inviato: ven nov 04, 2005 5:33 pm
da goccia
Io credo che partorirò al S.Camillo.

Mi é stato detto dall'ostetrica che mi segue (che lavora all'Umberto I) che al S. Camillo le ostetriche hanno abbastanza potere contrattuale e sia in travaglio che nel momento del parto molto é lasciato a loro.
Quindi conoscendo un'ostetrica li ed accordandosi preventivamente, magari con qualcuno che assiste anche i parti a casa, che conosce LLL e la serie di cose che citi, potrebbe essere una buona soluzione.

Poi, come va, va.

Inviato: ven nov 04, 2005 5:50 pm
da cosimamma
....ma mi sono persa una nuova pancia?Auguri!!!!

Inviato: ven nov 04, 2005 5:55 pm
da goccia
si, una pancia di cinque mesi oramai ...
Lorenzo (come il mio papà).
Grazie,

Inviato: sab nov 05, 2005 11:30 pm
da Antonella Sagone
cosimamma ha scritto:L'isola tiberina l'avevo scartata a priori perchè quando doveva nascere Cosimo(2001)avevo letto che aveva un tasso di cesarei alto nel pur già alto tasso di cesarei italiano....
non conosco i dati, però l'isola tiberina (il Fatebenefratelli) è un ospedale universitario (agganciato alla cattolica), come il Gemelli, e come sul versante laico lo sono il policlinico Umberto I, il S. Eugenio e vari altri qui a Roma. Negli ospedali di questo tipo, in genere, il tasso dei cesarei è elevato, sia per una certa impronta medicalizzante, sia perché vi affluisce più patologia e quindi ci sono più cesarei programmati. Un altro problema del Fatebenefratelli è l'affollamento; però ci sono gli aspetti vantaggiosi come il rooming in. Ognuna deve valutare secondo come sente, come giustamente diceva Cosimamma. Il S. Camillo (come tutti gli ospedali d'altronde a parte i BFHI (amici dei bambini) ha il limite di non avere un protocollo scritto, e quindi l'approccio cambia con il cambio di turno ostetrico. Dipende da chi ti capita, e anche se hai contatto con un'ostetrica, sei sicura che poi stia lì tutto il tempo? Un travaglio in genere dura più di un turno...
Comunque conviene sempre rompere e fare tante domande, è nostro diritto sapere e scegliere!

Quando ho decisio di fare parto in casa con la mia secondogenita, inizialmente mio marito era contrario; però rendendolo partecipe di tutte le valutazioni, e venendo con me a parlare con l'sostetrica e il ginecologo durante l'attesa, poi ha cambiato idea. Per fortuna ci sono 9 mesi per decidere!
Antonella

Inviato: dom nov 06, 2005 6:50 am
da narmaina
mi sono informata meglio: l'isola tiberina è a pagamento e ci vogliono circa 4.500 euro per un parto naturale, a cui va aggiunto un buon 300 euro per l'epidurale e altri soldini se è cesareo.....
la santa famiglia è convenzionato e mi hanno consigliato di trovarmi il ginecologo all'interno della struttura così da averlo in sala parto al momento della nascita e mi hanno detto che le ostetriche sono molto disponibili....
dille di farsi bene i calcoli....

Inviato: dom nov 06, 2005 6:52 am
da narmaina
AH!
i costi dell'isola tiberina sono aggiornati a 4 mesi fa quando ha partorito al mia amica e sono avvalorati dalla mia pediatra che è anche pediatra dell'isola tiberina nel reparto intensivo e del pronto soccorso....

Inviato: dom nov 06, 2005 9:45 am
da Tomoe
Io ho partorito al Fatebenefratelli tre anni fa. Ho pagato 5000 euro per il parto e la camera singola. Volevo starmene tranquilla senza il via vai di gente. Illusa! La camera si affacciava sul chiostro interno vove si trova il centro prenotazioni, e la mattina prestissimo (se non ricordo male, dalle 6:30) inoziava il ding ding del tabellone ammazzacode, il chiacchiericcio delle persone... ovviamente non si dormiva!
Vi copioincollo la storia del mio parto, che messo su un altro forum, ma siccome è roba che ho scritto io, la metto dove mi pare:

Già da alcuni giorni non mi sentivo tanto bene. Avevo delle contrazioni non regolari, ma soprattutto avvertivo il peso della testa del bambino tutto in basso, il pupo mi dava delle testate incredibili!
C'era molto da fare, il giovedì 28 novembre il rogito per la casa nuova (la nostra prima casa!) venerdì il trasloco. Sabato ero a pezzi, avevo passato il giorno a sistemare roba al freddo perché il riscaldamento ancora non era stato attivato: a cena con i cognati (cognata incinta anche lei e con cesareo programmato per il lunedì successivo) e i suoceri ero proprio uno straccio, non ce la facevo più. Raccontavo della visita di controllo che avrei dovuto fare il lunedì, e ricordo di aver buttato là la battuta: "magari mi tengono dentro".
Infatti!
Per fortuna mi riposo tutta la domenica, e il giorno dopo, di buon mattino, mi presento in ospedale da sola (il marito è a sistemare la casa) per farmi visitare dalla mia gine. Risulta che sto perdendo liquido amniotico! Io non mi ero accorta di niente, avevo avuto la candida e quindi non facevo troppo caso a quelle perdite un po' umide... insomma, la gine mi dice che devo partorire entro dodici ore. Io resto un po' choccata, ma come? Non sono pronta! Non ho contrazioni regolari! Mi dice che è necessario indurre il travaglio con il gel per evitare il rischio di infezioni. Ancora adesso mi chiedo se non si potesse aspettare un po' l'inizio del travaglio naturale.. in ogni caso, in quel momento non ho scelta, sono circa le dieci del mattino e telefono a mio marito, che mi porti la valigia, la colazione (ho fame!) e venga in ospedale. Siccome sono solvente (ossia pago) mi assegnano una stanza e poi mi attaccano al monitoraggio. Lo sapevo, non ho contrazioni regolari. Arriva la gine con l'ostetrica, mi portano in una stanza e l'ostetrica mi mette questo gel, una specie di cerotto (mi pare): non riesco ad identificare bene la cosa, perché nel frattempo urlo come se mi squartassero, e in effetti mi sembra proprio! Non capisco come fa l'ostetrica a farmi così male! Mi dice di fare caso se arrivano dei dolori tipo mestruali. Me ne ritorno nella mia stanzetta, e dopo poco arriva il maritozzo. Mi faccio un pianto sulla spalla del marito, sono terrorizzata dall'idea di finire cesarizzata a causa dell'induzione del parto. Poco dopo devo tornare alla stanza dei monitoraggi, le contrazioni aumentano e sento dolori al basso ventre. Finito il monitoraggio torno nella mia stanza e posso mangiare: polenta con il sugo! Il menu di questo ospedale è davvero leggerino... ma forse visto cosa mi aspettava è andata bene così... Alle due e mezza torno alla sala monitoraggio e da lì mi assegnano un box travaglio dove la gine e l'ostetrica mi dicono di voler controllare il liquido amniotico e mandano mio marito a prendere gli assorbenti... e se pensavo di essere stata "squartata" prima con l'applicazione del gel, mi sono dovuta ricredere, questa è stata molto peggio: l'ostetrica mi mette una padella sotto, infila la mano in vagina e spinge e preme (sposta la testa del bambino? Ancora non ho capito che ha fatto) mentre io urlo, e il liquido amniotico esce con un fiotto. Ma non l'avevo già perso? Il sacco non era già rotto? Sono troppo dolorante per porre queste domande. L'ostetrica si scusa per avermi fatto male e io proprio non so che dire: fra l'altro il gel si era spostato e lo rimettono a posto. Così rimango nel box a travagliare. Da questo momento in poi i miei ricordi si fanno nebulosi a causa del dolore... l'induzione con il gel mi provoca dolore senza soluzione di continuità, non c'è nessuna pausa fra una contrazione e l'altra, è tutto una contrazione! Mio marito dice che ero veramente prostrata e che ho dato fondo al mio repertorio di parolacce (non credeva che io ne sapessi così tante!). Ho fatto almeno due o tre monitoraggi, e l'ostetrica mi ha visitata alcune volte, le contrazioni c'erano, ma non mi dilatavo. Il lettino era proprio di fronte alla porta e ad ogni visita o entrata di infermiera dovevo chiedere che chiudessero la porta per non esporre la patata alla vista di chiunque passasse. Alle cinque e trenta del pomeriggio il mio collo dell'utero era dilatato di soli tre centimetri. La mia gine allora mi propone di fare l'epidurale oltre che per il dolore, per vedere se mi può aiutare con la dilatazione: io resisto, non volevo ricorrervi, ho paura che sia il prologo di un cesareo. Dopo un poco la gine mi propone di nuovo l'analgesia e io esterno la mia preoccupazione: si fa una risata insieme all'anestesista e mi rassicura. Dopo essermi consultata con mio marito decido di tentare, se continuo a non dilatarmi il cesareo lo rischio davvero... L'anestesista arriva alle sette, mio marito esce dal box e mi fanno un'iniezione nella schiena, mi dicono di restare assolutamente ferma sul fianco, poi inseriscono l'agocannula. Non sento assolutamente nulla. Mentre fanno questa operazione al box di fianco una donna urla, e l'anestesista e la sua assistente scherzano sulla cosa, commentando quella che doveva essere la ricucitura di un'episiotomia (episiografia) facendo battute sul "nodo della suocera". Dal mio torpore borbotto che potevano almeno farle un'anestesia prima di praticarle l'episiografia.
L'anestetico fa effetto in breve tempo e mio marito mi trova molto meglio tanto che l'ostetrica, dopo avermi applicato un'agocannula sulla mano in caso che avessi bisogno di attaccare una flebo, mi spedisce a camminare in giro per l'ospedale. Così mi faccio tutte le scale che offre questo ospedale, su e giù. Al ritorno mi mettono sotto monitoraggio, mentre la gine e l'ostetrica si assentano per un cesareo. A un'ora e mezza dall'epidurale ho bisogno di un rimbocco di anestetico, comincio a sentire un po' di dolore: dal collo mi pende una specie di medaglione di plastica, la nuova dose di anestetico viene iniettata lì dentro. Ho avuto il permesso di bere, a piccoli sorsi ma ovviamente non di mangiare.. e ora che il dolore non c'è più, ho una fame da lupi! Niente da fare, non ho messo le caramelle nella valigia, il bar è chiuso e nemmeno i mie suoceri trovano un bar aperto nelle vicinanze dell'ospedale. Verso le nove e trenta l'ostetrica ritorna e alla visita mi trova dilatata e pronta per cominciare a spingere. Naturalmente io non avvertivo alcuna contrazione, quindi dovevo seguire le indicazioni dell'ostetrica. Avrei voluto partorire nella posizione accovacciata, ma l'ostetrica mi dice di provare prima in quella tradizionale, per vedere se facevo spinte efficaci e poi avrei potuto passare a quella accovacciata. Così montano quella roba scomodissima dove appoggiare le gambe, e l'ostetrica mi fa il ripasso di come spingere, tenendomi ai maniglioni, mentre mi spalma dell'olio di vaselina sull'apertura vaginale. Anche il maritozzo è coinvolto, deve tenermi la testa col mento puntato sul petto. Allora, inspirare, espirare, inspirare di nuovo, trattenere il fiato, spingere allargando i gomiti. Wew!
Mio marito aveva informato i genitori che iniziavo a spingere, e mia suocera fa il pronostico: il bambino nasce alle 22:10... beh, ci ha messo un po' di più... Qualcosa infatti non va, il bambino non scende bene: l'idea di partorire accovacciata viene accantonata, il monitoraggio rileva il battito del bambino... verso le dieci un tremito squassa tutto il mio corpo, non capisco che succede e non riesco a fermarmi. La gine dice che è a causa del dolore, sento la testa del bambino poco sopra il pube, sta scendendo, ma che male! Devono farmi un altro rimbocco di anestetico e mi mettono una flebo di soluzione fisiologica, perché ho perso molti liquidi (ho anche vomitato). Riprendo a spingere, spingo, spingo... l'ostetrica dice a mio marito di spingermi sulla pancia, cosa che lui fa senza fare una piega e tanto bene che lei gli fa i complimenti, al che lui risponde con una battuta: "quando c'è da fare del male a qualcuno sono sempre pronto!". Risata generale, allenta la tensione. Ad un certo punto l'ostetrica dice che si vede la testa, allora mio marito va a vedere e mi urla che il bimbo è un capellone! Ancora non esce però, la ginecologa sostituisce mio marito e mi spinge sulla pancia, mi mettono dell'ossitocina nella flebo, io per la stanchezza perdo il ritmo, e sbaglio la respirazione... ancora spingo... non sento mentre la gine dice "proviamo per l'ultima volta" perché con una spinta finalmente butto fuori la testa del pupo! L'ostetrica a questo punto dice che non usciva perché il bambino era in presentazione posteriore. Esce anche il resto del corpo, e l'ostetrica è bravissima, non mi ha praticato l'episiotomia, per fortuna sono abbastanza elastica! Mi mette il bambino sulla pancia, ha due occhi aperti e stralunati, la testa tutta schiacciata e a pera, le dita viola, un po' di vernice caseosa addosso, è morbido e caldino. Mio marito dice che ho gridato: "il mio bambino, il mio bambino!" .
Flavio è nato alle 22:51 del 02.12.2002. Il maritozzo chiede di poter fare il bagnetto al bimbo, e lo accompagna alla visita pediatrica, mentre io in pochi minuti mi libero della placenta e vengo ricucita: ho qualche piccolissima lacerazione, quattro punti in totale, tutti interni. Non sento assolutamente nulla. Mio marito finalmente ritorna col bambino in una culletta trasparente, e restiamo in contemplazione... finché l'ostetrica non me lo posiziona per poterlo allattare. La gine e l'ostetrica ci salutano e se ne vanno, e noi restiamo in osservazione per le canoniche due ore. Telefoniamo ai rispettivi genitori per annunciare la nascita, mia mamma è tutta emozionata (cuore di nonna).
Mentre io sono ancora con le gambe infilate nelle staffe e pannolone a vista entrano due inservienti (uomini) per sistemare la stanza, ricomporre il lettino e portare via gli strumenti. Vabbeh, loro saranno anche abituati, ma io no! Per superare l'imbarazzo gli chiedo di mostrarmi la placenta prima di portarla via: sembra un pezzo di fegato!
Mio marito prende la culletta e porta fuori il bimbo per mostrarlo ai suoi genitori, che sono ancora lì ad aspettare (poveracci!) nella mia stanzetta. Io ancora non posso uscire devo aspettare un'altra ora... e finalmente poi possiamo andare via tutti e tre, io spingo la culletta lungo il corridoio, mio marito vicino a me... vorrei che potesse restare con me, ma deve andare... poi mi ha raccontato di essere andato a sbafarsi un panino in un locale aperto tutta la notte, perché moriva di fame. E io pure! Mentre guardo il mio bimbo placidamente addormentato mi faccio fuori quello che resta della colazione del mattino... che giornata!

Ecco, questo l'ho scritto "a caldo" poco tempo dopo il parto.
Poi a mente fredda ho considerato diverse cose. E mi è salita la rabbia. La struttura si vuole presentare come "pro parto naturale" mentre il mio parto è stato medicalizzato al massimo. Al corso preparto ti mostrano quei bei letti da parto che si trasformano per partorire accovacciata, ma in realtà non li usano mai! L'ostetrica si è mostrata sorpresa di vedere uscire il bambino in presentazione posteriore (era la causa dei problemi in travaglio), quando sarebbe bastato dare un'occhiata alla mia ultima ecografia dove era scritto chiaramente "presentazione posteriore".
E il pessimo comportamento delle puericultrici.. ve ne aprlo dopo, ora il bimbo chiama.

Inviato: dom nov 06, 2005 10:21 am
da Tomoe
Ok, servita la colazione al pupo.. Dunque, dicevo le puericultrici. Sarà che sono stata sfortunata, non mi han fatto un'impressione molto positiva.
Rientrata in camera, circa attorno alle 2 di notte il bambino si mette a piangere e cerco di attaccarlo, ma non riesco. Allora chiamo la puericultrice che arriva piuttosto irritata. le dico che non riesco a mettermi in posizione e mi risponde acida: "ma come non ci riesci, non hai mai giocato con le bambole?".
Io resto senza parole, me lo fa attaccare e se ne va. Capisco subito che devo arrangiarmi da sola. La mattina seguente c'è un altro problema. Viene una puericultrice tirocinante a mostrarmi il cambio del pannolino, il bambino comincia a tossire, lei lo rigira e Flavio vomita acqua, ma comincia a strozzarsi. La ragazza non riesce a risolvere, in preda al panico mi urla di correre a chiamare aiuto! Io sono terrorizzata, corro verso la stanza delle infermiere (o cosa cavolo erano) e dico che il mio bambino sta soffocando. Una tizia corre, strappa il bambino di mano alla tirocinante, lo mette a testa in giù. Riprende a respirare. Cosa era successo? Non l'ho mai capito. L'infermiera mi sequestra il bambino per un'ora per tenerlo in osservazione. Ora credo che avesse inalato forse liquido amniotico che aveva nello stomaco e forse per quello non voleva attaccarsi, aveva la panza piena? Mai saputo. Ero talmente in uno stato di prostrazione e shock che nemmeno ho informato mio marito di quello che era successo, gliel'ho detto solo molto tempo dopo. Sulla cartella clinica di Flavio non c'è traccia di questo.
L'allattamento non inizia facilmente. Il bambino piange tantissimo, io lo attacco continuamente. Chiedo ad un'altra puericultrice cosa fare, questa mi risponde di dare un po' di glucosata. Siccome avevo ben presente glucosata=falliemnto allattamento, le rispondo che magari lo attacco ancora invece. Lei risponde tutta piccata: "noi vi diamo consigli, voi fate come vi pare". E meno male che ho fatto come mi pareva! Ho insistito con la tetta. Però Flavio era pigrissimo, si addormentava dopo poche ciucciate. Inoltre aveva queste crisi di pianto che non si calmavano, ne parlai alle puericultrici, dicendo che sospettavo le coliche, perchè il bambino ritirava e stendeva le gambette. Mi presero per pazza, loro e anche il primario pediatra. Non possono avere le coliche a quest'età, dicevano. Una volta a casa, al quinto giorno di vita Flavio ha pianto per tre ore filate, l'abbiamo caricato in macchina e siamo corsi al pronto soccorso di un altro ospedale. Se non potevano essere coliche, doveva piangere così inconsolabilmente per qualcosa di serio. Al pronto soccorso la pediatra di guardia dopo la vista diagnosticò... le coliche. E ha avuto le coliche per tre mesi e mezzo, continuamente.