Quarto giorno di asilo
Inviato: lun ott 17, 2005 3:02 pm
Oggi per noi é stata una giornata pessima.
Angelica é stata malata nel fine settimana, ha avuto un po' di febbre che ha preso all'asilo la settimana scorsa e da ieri mi diceva di non volerci andarei oggi, a differenza dei primi due giorni.
Passate di li per dirglielo le signorine hanno insistito perché si fermasse lo stesso, dicendo che ogni bambino all'inizio fa qualche difficoltà nell'inserimento. Poco convinta si é fatta prendere in braccio da una di queste però appena più lontano é scoppiata a piangere.
Io la sentivo dall'altra stanza (sono rimasta per un po' li) e si é calmata solo dopo una decina di minuti di "dov'é mamma, voglio stare con mamma". Per me é stata una sofferenza come mai avevo provato e uno shock tremendo.
Nelle due ore in cui l'ho lasciata (il negozio dove lavoro e l'asilo sono a circa 30 mt di distanza) non sono riuscita a fare altro che piangere e aspettare che venisse il momento di andare a riprenderla.
Ho anche chiamato dopo una mezz'ora per sentire come andava - in lacrime anche io, al telefono - mentre mi dicevano che andava tutto bene.
Quando l'ho ripresa come mi ha vista mi é venuta incontro con le braccine alzate, mi ha dato un bacino e mi ha detto: "mamma ti cercavo, tu non c'eri e io piangevo all'asilo". "Voglio andare in un altro asilo, dove c'é anche mamma".
Mi hanno detto che é una cosa normale. Che tutti i bambini fanno così, con l'intento di rassicurarmi.
Però a me questo genere di cose non mi rassicura per niente, anzi, sono la prova che i miei dubbi sono fondati: i bambini stanno malissimo lontano dalle loro mamme e viceversa. E quando hanno bisogno la loro mamma deve essere li pronta.
Ma come si fa ad affermare che é "normale"?
Che "passa" e che i bambini "si abituano"?
I bambini secondo me si rassegnano (e così i loro genitori) non avendo altra scelta, questa é la verità. E io non so se riesco a farmela andare bene.
Se entrambe stiamo male non può essere una cosa normale.
Angelica non ha mai avuto manifestazioni del genere, é sempre stata una bambina serena, in diverse occasioni si sono presentare situazioni nuove e il suo atteggiamento é sempre stato positivo e di accoglienza.
Quando il pomeriggio la lasciavo dalla nonna faceva storie per tornare a casa. Ieri e oggi invece ad un certo momento mi sono vista arrivare la nonna che me la riportava, dopo un'ora o poco più, perché lei chiedeva di me con insistenza.
Perché questo cambiamento repentino? E' UN TRAUMA?
E sarebbe questa la normalità, traumatizzarli?
Adesso la devo smettere perché tutto questo piangere non fa nemmeno bene al bambino che ho nella pancia. Stamattina poi mio marito non c'era. Testimoniava in tribunale per una causa relativa al suo lavoro e sono riuscita a sentirlo solo poco fa.
Tutto sommato meglio, se no chissà come avrebbe passato la mattinata anche lui sapendo come stavamo; ora sta tornando, tra un'oretta dovrebbe essere qui.
Ve beh, cosa vuoi farci.
Suppongo che questa sia la vita che mi aspetta con un figlio: una serie di imposizioni e condizionamenti dovuti a questo schifo di società che ti obbliga a privarti del rapporto con chi più ami al mondo: i tuoi bambini.
Qualcosa di veramente doloroso da provare.
Pensavo stamani che una volta gli asili non esistevano. I bambini vivevano nei cortili tutti insieme, a contatto con bambini grandi, piccoli e alle famiglie e ai nonni di tutti. Questa era la comunità. Oppure i genitori li portavano con loro in campagna e li facevano giocare nei dintorni.
Nessun bambino si disperava mai perché la sua mamma non c'era: sapeva sempre dove trovarla e intorno c'erano comunque tutti gli altri coi quali era cresciuto piano piano, giorno dopo giorno, imparando quindi a frequentarli e a conoscerli.
Oggi da un giorno all'altro il tuo bambino é sparato dentro una realtà nuova, che non ha nemmeno mai visto prima di quel giorno: visi e persone imposte a lui e a loro stessi, dentro a schemi che forse non vanno bene.
Quale dovrebbe essere la reazione normale? Quella che ha la mia bambina.
Angelica é disorientata e non mi importa niente se tutti mi dicono che é normale: noi due -io e lei - sappiamo che non lo é.
Forse devo diventare un po' più forte. Ma no, non é questo, sono già abbastanza forte.
La verità é un'altra e usiamo la parola corretta: devo diventare più insensibile.
Perché é quello che serve alla società di oggi.
Non so se ce la faccio a farmelo andare bene. Più che altro adesso piango.
Angelica é stata malata nel fine settimana, ha avuto un po' di febbre che ha preso all'asilo la settimana scorsa e da ieri mi diceva di non volerci andarei oggi, a differenza dei primi due giorni.
Passate di li per dirglielo le signorine hanno insistito perché si fermasse lo stesso, dicendo che ogni bambino all'inizio fa qualche difficoltà nell'inserimento. Poco convinta si é fatta prendere in braccio da una di queste però appena più lontano é scoppiata a piangere.
Io la sentivo dall'altra stanza (sono rimasta per un po' li) e si é calmata solo dopo una decina di minuti di "dov'é mamma, voglio stare con mamma". Per me é stata una sofferenza come mai avevo provato e uno shock tremendo.
Nelle due ore in cui l'ho lasciata (il negozio dove lavoro e l'asilo sono a circa 30 mt di distanza) non sono riuscita a fare altro che piangere e aspettare che venisse il momento di andare a riprenderla.
Ho anche chiamato dopo una mezz'ora per sentire come andava - in lacrime anche io, al telefono - mentre mi dicevano che andava tutto bene.
Quando l'ho ripresa come mi ha vista mi é venuta incontro con le braccine alzate, mi ha dato un bacino e mi ha detto: "mamma ti cercavo, tu non c'eri e io piangevo all'asilo". "Voglio andare in un altro asilo, dove c'é anche mamma".
Mi hanno detto che é una cosa normale. Che tutti i bambini fanno così, con l'intento di rassicurarmi.
Però a me questo genere di cose non mi rassicura per niente, anzi, sono la prova che i miei dubbi sono fondati: i bambini stanno malissimo lontano dalle loro mamme e viceversa. E quando hanno bisogno la loro mamma deve essere li pronta.
Ma come si fa ad affermare che é "normale"?
Che "passa" e che i bambini "si abituano"?
I bambini secondo me si rassegnano (e così i loro genitori) non avendo altra scelta, questa é la verità. E io non so se riesco a farmela andare bene.
Se entrambe stiamo male non può essere una cosa normale.
Angelica non ha mai avuto manifestazioni del genere, é sempre stata una bambina serena, in diverse occasioni si sono presentare situazioni nuove e il suo atteggiamento é sempre stato positivo e di accoglienza.
Quando il pomeriggio la lasciavo dalla nonna faceva storie per tornare a casa. Ieri e oggi invece ad un certo momento mi sono vista arrivare la nonna che me la riportava, dopo un'ora o poco più, perché lei chiedeva di me con insistenza.
Perché questo cambiamento repentino? E' UN TRAUMA?
E sarebbe questa la normalità, traumatizzarli?
Adesso la devo smettere perché tutto questo piangere non fa nemmeno bene al bambino che ho nella pancia. Stamattina poi mio marito non c'era. Testimoniava in tribunale per una causa relativa al suo lavoro e sono riuscita a sentirlo solo poco fa.
Tutto sommato meglio, se no chissà come avrebbe passato la mattinata anche lui sapendo come stavamo; ora sta tornando, tra un'oretta dovrebbe essere qui.
Ve beh, cosa vuoi farci.
Suppongo che questa sia la vita che mi aspetta con un figlio: una serie di imposizioni e condizionamenti dovuti a questo schifo di società che ti obbliga a privarti del rapporto con chi più ami al mondo: i tuoi bambini.
Qualcosa di veramente doloroso da provare.
Pensavo stamani che una volta gli asili non esistevano. I bambini vivevano nei cortili tutti insieme, a contatto con bambini grandi, piccoli e alle famiglie e ai nonni di tutti. Questa era la comunità. Oppure i genitori li portavano con loro in campagna e li facevano giocare nei dintorni.
Nessun bambino si disperava mai perché la sua mamma non c'era: sapeva sempre dove trovarla e intorno c'erano comunque tutti gli altri coi quali era cresciuto piano piano, giorno dopo giorno, imparando quindi a frequentarli e a conoscerli.
Oggi da un giorno all'altro il tuo bambino é sparato dentro una realtà nuova, che non ha nemmeno mai visto prima di quel giorno: visi e persone imposte a lui e a loro stessi, dentro a schemi che forse non vanno bene.
Quale dovrebbe essere la reazione normale? Quella che ha la mia bambina.
Angelica é disorientata e non mi importa niente se tutti mi dicono che é normale: noi due -io e lei - sappiamo che non lo é.
Forse devo diventare un po' più forte. Ma no, non é questo, sono già abbastanza forte.
La verità é un'altra e usiamo la parola corretta: devo diventare più insensibile.
Perché é quello che serve alla società di oggi.
Non so se ce la faccio a farmelo andare bene. Più che altro adesso piango.
