contro vento
Inviato: mer ott 12, 2005 3:31 pm
Ho letto *contro vento, la mia avventura più grande* il libro di ambrogio fogar scritto con la collaborazione di un giornalista del corriere della sera, gianciacomo schiavi.
Il libro è veloce, si legge anche in una giornata.
La prima parte del libro l’ho trovata molto *retorica*, e nel leggere la sua vita, mi frullava sempre in testa la domanda *ma chi gliel’ha fatto fare?*
Una vita sempre controvento e controcorrente – come lui più volte l’ha definita.
Spericolata e pericolosa , a me invece è venuto da pensare per tutto il tempo che ho letto il libro.
Perché una vita così?
Nessuno gliel’ha imposta e lui stesso dice tante cose a proposito, ma senza convincere troppo.
Mi ha colpito però l’ultimo capoverso del libro quando ricorda ancora il deserto del turkmenistan dove avvenne il fatidico incidente che lo condannerà a vivere paralizzato fino alla fine dei suoi giorni.
Così scrive : * correre alla massima velocità sulla sabbia è una sfida ma anche una pazzia. Ho voluto provare. Avevo un pilota duro come il corallo, viaggiavamo sollevati da terra. Forse era l’ultima volta che misuravo la mia forza su un percorso tanto duro. Forse, se non ci fosse stato l’incidente, avrei inventato un altro viaggio. O forse sarei andato a cercare primule in un bosco per mia figlia Rachele. E avrei portato Francesca (*) in qualche posto dove si ritrova la chiarezza. Non ci pensavo quel giorno nel deserto. Non si pensa di morire quando si è felici*
E allora ho pensato che lui probabilmente si sentiva felice e appagato solo e soprattutto in quei momenti estremi.
Il libro è più riflessivo quando descrive la sua condizione di paralizzato.
Ci sono pagine che farei volentieri leggere nelle scuole; i giovani e i giovanissimi dovrebbero leggerle quelle pagine e riflettere profondamente perché fogar condanna il conformismo della maggior parte dei giovani, quello stare continuamente attaccati ai cellulari al pc alla tele e alla playstation , e li invita ad avere un rapporto con la natura, ad osservare le sue manifestazioni e a gioire di quelle manifestazioni e a sfuggire la noia e soprattutto la droga, perché quello che serve nella vita è contare solo sulle proprie forze interiori, tutto il resto non porta a niente.
Da paralizzato condanna l’eutanasia (alcune pagine sono davvero commuoventi) lancia un appello a favore della ricerca scientifica per gli ammalati come lui, che sperano tutti di ritornare un giorno a camminare, e parla di fede e di dio;
p.s. vorrei metterlo a disposizione del forum , questo libro, ma non posso perché l’ho avuto in prestito da una mia amica, cmq , nonostante la forte retorica che vi ho trovato qua e là - lo consiglio - se non altro perché , come dicevo, alcune pagine portano davvero alla riflessione.
(*) Francesca è la figlia maggiore
Il libro è veloce, si legge anche in una giornata.
La prima parte del libro l’ho trovata molto *retorica*, e nel leggere la sua vita, mi frullava sempre in testa la domanda *ma chi gliel’ha fatto fare?*
Una vita sempre controvento e controcorrente – come lui più volte l’ha definita.
Spericolata e pericolosa , a me invece è venuto da pensare per tutto il tempo che ho letto il libro.
Perché una vita così?
Nessuno gliel’ha imposta e lui stesso dice tante cose a proposito, ma senza convincere troppo.
Mi ha colpito però l’ultimo capoverso del libro quando ricorda ancora il deserto del turkmenistan dove avvenne il fatidico incidente che lo condannerà a vivere paralizzato fino alla fine dei suoi giorni.
Così scrive : * correre alla massima velocità sulla sabbia è una sfida ma anche una pazzia. Ho voluto provare. Avevo un pilota duro come il corallo, viaggiavamo sollevati da terra. Forse era l’ultima volta che misuravo la mia forza su un percorso tanto duro. Forse, se non ci fosse stato l’incidente, avrei inventato un altro viaggio. O forse sarei andato a cercare primule in un bosco per mia figlia Rachele. E avrei portato Francesca (*) in qualche posto dove si ritrova la chiarezza. Non ci pensavo quel giorno nel deserto. Non si pensa di morire quando si è felici*
E allora ho pensato che lui probabilmente si sentiva felice e appagato solo e soprattutto in quei momenti estremi.
Il libro è più riflessivo quando descrive la sua condizione di paralizzato.
Ci sono pagine che farei volentieri leggere nelle scuole; i giovani e i giovanissimi dovrebbero leggerle quelle pagine e riflettere profondamente perché fogar condanna il conformismo della maggior parte dei giovani, quello stare continuamente attaccati ai cellulari al pc alla tele e alla playstation , e li invita ad avere un rapporto con la natura, ad osservare le sue manifestazioni e a gioire di quelle manifestazioni e a sfuggire la noia e soprattutto la droga, perché quello che serve nella vita è contare solo sulle proprie forze interiori, tutto il resto non porta a niente.
Da paralizzato condanna l’eutanasia (alcune pagine sono davvero commuoventi) lancia un appello a favore della ricerca scientifica per gli ammalati come lui, che sperano tutti di ritornare un giorno a camminare, e parla di fede e di dio;
p.s. vorrei metterlo a disposizione del forum , questo libro, ma non posso perché l’ho avuto in prestito da una mia amica, cmq , nonostante la forte retorica che vi ho trovato qua e là - lo consiglio - se non altro perché , come dicevo, alcune pagine portano davvero alla riflessione.
(*) Francesca è la figlia maggiore