Julia Ward Howe , femminista nord americana del''800
Inviato: mer set 28, 2005 8:49 pm
L'assoc. piazzadelle donne della mia città,aveva passato nella mailing list questa informazione per la Festa della mamma del 2004 .
la passo a voi ,soprattutto alle mamme del Forum .
(se non l'avevate già ..) .
FESTA DELLA MAMMA
(tratto da Carta n.16, 22/28 aprile 2004)
Julia Ward Howe, femminista nordamericana, nacque il 27 marzo 1819 a New York; scrittrice, moglie di un medico di Boston, dopo la guerra civile si attivò in campagne contro la schiavitù, per i diritti economici e sociali delle donne e per la fine delle guerre. A lei si devono le parole dell’inno nonviolento del 1862, John Brown’s Body. Morì nel 1910. Parte del suo lavoro arriva a noi perché suo é l’appassionato primo discorso, pronunciato nel 1870, in occasione della proclamazione del Giorno della Madre. L’idea originale della giornata nacque dalla protesta contro il massacro della guerra di donne che avevano perduto i loro figli. Se non ne potete più della retorica sul materno degli spot, ecco le parole di
Julia Ward Howe, diciannovesimo secolo:
“Alzatevi, dunque, donne di questo giorno! Si alzino tutte le donne che hanno cuore, sia che abbiano avuto un battesimo d’acqua, sia che abbiano avuto un battesimo di paura. Dite con fermezza:
Non permetteremo che le grandi questioni siano decise
da forze estranee alla nostra volontà.
I nostri mariti non torneranno da noi con addosso la puzza del massacro, per ricevere carezze ed applausi.
I nostri figli non ci verranno sottratti affinché disimparino
quello che noi siamo state in grado di insegnare loro
sulla carità, la pietà e la pazienza.
Noi donne qui proviamo troppa tenerezza
per le donne di un qualsiasi altro paese per permettere
che i nostri figli siano addestrati a ferire i loro.
Dal seno di una terra devastata una voce si unisce alla nostra.
Dice: Disarmo! Disarmo!
La spada dell’assassino non è la bilancia della giustizia. Il sangue non lava il disonore né la violenza indica possesso. Poiché gli uomini hanno spesso abbandonato l’aratro e l’incudine alle prime avvisaglie di guerra, che le donne ora lascino a casa tutto ciò che può essere lasciato e si uniscano per una giornata nella quale si discuta insieme. Si incontrino dapprima, le donne tra loro, per riflettere sul dolore e la devastazione della guerra e commemorare i morti. Si uniscano poi agli uomini in un comune consiglio per trovare i mezzi con cui la grande famiglia umana possa vivere in pace e ognuna porti la sacra impronta non di Cesare, ma del suo dio. In nome delle donne e dell’umanità io chiedo seriamente che un congresso generale delle donne, senza limiti di nazionalità, venga indetto nel luogo più conveniente e nel più breve tempo possibile, per promuovere l’alleanza di differenti nazionalità, la risoluzione amichevole delle questioni internazionali,
il grande e generale interesse della pace”.
la passo a voi ,soprattutto alle mamme del Forum .
(se non l'avevate già ..) .
FESTA DELLA MAMMA
(tratto da Carta n.16, 22/28 aprile 2004)
Julia Ward Howe, femminista nordamericana, nacque il 27 marzo 1819 a New York; scrittrice, moglie di un medico di Boston, dopo la guerra civile si attivò in campagne contro la schiavitù, per i diritti economici e sociali delle donne e per la fine delle guerre. A lei si devono le parole dell’inno nonviolento del 1862, John Brown’s Body. Morì nel 1910. Parte del suo lavoro arriva a noi perché suo é l’appassionato primo discorso, pronunciato nel 1870, in occasione della proclamazione del Giorno della Madre. L’idea originale della giornata nacque dalla protesta contro il massacro della guerra di donne che avevano perduto i loro figli. Se non ne potete più della retorica sul materno degli spot, ecco le parole di
Julia Ward Howe, diciannovesimo secolo:
“Alzatevi, dunque, donne di questo giorno! Si alzino tutte le donne che hanno cuore, sia che abbiano avuto un battesimo d’acqua, sia che abbiano avuto un battesimo di paura. Dite con fermezza:
Non permetteremo che le grandi questioni siano decise
da forze estranee alla nostra volontà.
I nostri mariti non torneranno da noi con addosso la puzza del massacro, per ricevere carezze ed applausi.
I nostri figli non ci verranno sottratti affinché disimparino
quello che noi siamo state in grado di insegnare loro
sulla carità, la pietà e la pazienza.
Noi donne qui proviamo troppa tenerezza
per le donne di un qualsiasi altro paese per permettere
che i nostri figli siano addestrati a ferire i loro.
Dal seno di una terra devastata una voce si unisce alla nostra.
Dice: Disarmo! Disarmo!
La spada dell’assassino non è la bilancia della giustizia. Il sangue non lava il disonore né la violenza indica possesso. Poiché gli uomini hanno spesso abbandonato l’aratro e l’incudine alle prime avvisaglie di guerra, che le donne ora lascino a casa tutto ciò che può essere lasciato e si uniscano per una giornata nella quale si discuta insieme. Si incontrino dapprima, le donne tra loro, per riflettere sul dolore e la devastazione della guerra e commemorare i morti. Si uniscano poi agli uomini in un comune consiglio per trovare i mezzi con cui la grande famiglia umana possa vivere in pace e ognuna porti la sacra impronta non di Cesare, ma del suo dio. In nome delle donne e dell’umanità io chiedo seriamente che un congresso generale delle donne, senza limiti di nazionalità, venga indetto nel luogo più conveniente e nel più breve tempo possibile, per promuovere l’alleanza di differenti nazionalità, la risoluzione amichevole delle questioni internazionali,
il grande e generale interesse della pace”.