Dunque, dopo aver ritirato la risposta delle analisi e aver visto i valori, tutto sommato sono rimasto soddisfatto, mi sento benissimo e anche il medico mi ha detto che i risultati sono molto buoni.
Però al di là di questo mi sono posto la domanda di come vengono calcolati quegli intervalli di riferimento, anche perché se uno va a vedere analisi fatte in luoghi o tempi diversi troverà con sorpresa che gli intervalli di riferimento sono DIVERSI! Questo la dice lunga sull'affidabilità di qeugli intervalli di riferimento, e pensare che la medicina viene pure chiamata scienza da chi ignora cosa sia la scienza.
Poi ok, è verissimo qeullo che dice Ben, che le analisi vanno lette prendendo in considerazione l'insieme complessivo dei dati.
Andando a cercare un po' in google mi sono imbattuto in un paio di link interessanti sugli intervalli di riferimento:
http://www.elasitalia.it/files/287_134.pdf
http://bomet.fci.unibo.it/girotti/Socra ... 202008.pdf
Leggendo un po', l'idea che mi sono fatto conferma quanto ho sempre pensato, l'impossibilità scientifica di trarre delle conclusioni affidabili da dei valori misurati nel corpo.
Vi dico in sintesi qualcosa sugli intervalli di riferimento e come vengono calcolati.
Viene individuata una popolazione APPARENTEMENTE "sana". Già questo è bellissimo, cioè assumiamo di sapere chi sia sano (scegliendolo per il nostro campione) che poi ci servirà per poter andare poi a capire e definire chi è sano. I misteri della "scienza" medica, ma d'altronde non poteva fare altrimenti, questi purtroppo sono dei limiti insuperabili.
Per poter scegliere una popolazione sana, è necessario definire cosa sia la salute e questa viene definita in senso negativo e cioè come assenza di malattia, senza alcun carattere positivo, mentre l'OMS definisce la salute come stato di completo benessere fisico, mentale e sociale oltre alla totale assenza di malattia. Il problema poi sta nella misurabilità di questi aspetti, impossibile ancora una volta. E già quindi qui incorriamo in un altro grosso limite, cioè, di fatto, la popolazione che verrà selezionata per la determinazione degli IR (intervalli di riferimento) non sappiamo se sia veramente sana o meno. Bene. Si ha infatti la consapevolezza che la definizione di soggetto sano data dall'OMS corrisponde più a un concetto ideale, e davvero raro.
Come se non bastasse, da questa popolazione che già in realtà non sappiamo se sia sana o meno, ma si immagina che molti soggetti non lo siano secondo la definizione dell'OMS, che si fa?
Si rilevano tutti i dati e l'intervallo di riferimento che si andrà a registrare sarà quello che comprende ben il 95% dei valori CENTRALI della popolazione. Così facendo, implicitamente si sta affermando che il 95% sia veramente sano e si scartano dei valori comunque anomali, che poi questi valori anomali siano sintomatici di un benessere ideale o di un malessere, non fa niente, li si scartano, poi vallo a sapere se sono stati scartati i valori di chi stava veramente da Dio (cosa non comune, quindi cosa che comunque non rientra di certo tra il 95% delle persone che non abbiano malattie).
Come se non bastasse c'è ancora un altro problema, i dati che vengono rilevati non hanno statistica gaussiana. Per dirla in parole semplici, questo significa che i valori rilevati non si addensano maggiormente al centro dell'intervallo, diradandosi man mano andando verso gli estremi, ma presentano addensamenti qua e là. Quindi avere un valore esattamente al centro dell'intervallo non indica affatto nulla in termini di migliore/peggiore o meglio più comune/normale e meno comune/normale.
Sono poi moltissimi i fattori che influenzano i valori di riferimento, quali ad esempio:
- Genetici (gruppi sanguigni, fattori etnici)
- Sesso (particolare ciclo mestruale)
- Eccesso di peso (colesterolo, trigliceridi)
- Modalità di prelievo (ora, giorno e stasi)
- Postura (calcio, proteine, colesterolo)
- Fattori esogeni (abitudini alimentari, attività fisica e professionale, abitudini voluttuarie - fumo, caffè, ecc.-, altitudine, clima, contraccettivi, farmaci…)
Popolazioni di culture e paesi diversi avranno quindi inevitabilmente valori di riferimento diversi. Ma il concetto di sano è sempre uno. Come si raccorda un sano asiatico a un sano europeo? Visto che saranno diversi i valori numerici ma essendo l'essere umano sano ideale uno, quale dei due sarà più sano? Visto che siamo in un forum di alimentazione, chi mi dirà se è più sano quello che mangia carne o quello che mangia crudo o quello che mangia cotto?
Se io seleziono persone apparentemente sane da popolazioni che mangiano carne, da popolazioni che mangiano crudo e da altre che mangiano cotto, otterrò valori di riferimento diversi e mai nessuno scienziato o medico con questi valori potrebbe dire quale sia più sano, visto che tali valori sono autolimitanti per come sono stati ottenuti.
Praticamente, dopo un po' di lettura, pare brutto a dirlo, ma la mia conclusione è che questi valori degli intervalli di riferimento se la medicina fosse una scienza vera li potrebbe prendere tutti insieme, belli belli, buttarli tutti nello sciacquone e tirare l'acqua
Nell'articolo dell'"Ospedale San Bortolo" di Vicenza, trovo anche conferma con piacere di questo mio pensiero, infatti cito:
"Occorre considerare altri approcci basati sulla clinica; la sfida per i prossimi anni potrebbe essere quella di
abbandonare gli intervalli di riferimento, piuttosto che quella di migliorarne la qualità..
Spero sia abbastanza comprensibile quanto detto sopra, non so se mi sono riuscito a spiegare.
Spero possa far riflettere un po' e soprattutto prendere un po' di più con le pinze i valori delle analisi.
P.S. Quanto ho riportato sopra è solo in via semplificata, in quanto poi ci sono si degli affinamenti per la definizione degli intervalli di riferimento, ma il succo della questione e i punti critici a mio avviso restano tali e quali visto che sono proprio alla base.