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The tramp
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Messaggio da The tramp » mer gen 19, 2005 7:06 pm

Ciao Eliana.

Le afferamazioni dei vivisettori o di chi comunque difende la vivisezione spesso esprimono, più o meno inconsapevolmente, la tesi antivivisezionista.

Perché?
Soldi? I ricercatori dicono che il loro mestiere è piieno di soddisfazioni (!?), ma che non dà da vivere. Sarà...
Carriera? Forse a livello inconscio. Mi spiego. Prendi Cagliari: Gessa è considerato un luminare, uno dei primi dieci scienziati el mondo, è la prova che, anche in Sardegna, si può diventare qualcuno, si può fare strada. I topi alcolisti? I farmacologi vantano davanti agli studenti il record del laboratorio di farmacologia: si sono studiate tante generazioni di topi alcolisti quante sarebbero le generazioni umane da Cesare ai giorni nostri!!
Croce parla di positivismo scientifico, oltre che di mentalità ammuffita. Se gli animali aiutano a fare carriera è più facile e conveniente sottostimare alcune incongruenze. Ma ciò che agisce ancor più nascostamente è il piacere di essere tenuti in alta considerazionedalla gente, è la propria condizione sociale di benefattore. La vivisezione crea danni non solo agli animali, ma all'uomo stesso? Pensi che sia facile mettersi di fronte a un tale eventualità?

Prendi il mestiere del medico. Ala fine è solo un mestiere, dà una quantità enorme di soddisfazioni, ma quante connivenze col potere, farmaceutico e non. Quanto è difficile essere una voce ffuori dal coro e avere il coraggio di criticare e proporre una nuova terapia per il cancro, ad esempio.

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Ne aprofitto per fare una serie di riflessioni sull'argomento iniziale.

Se una sostanza viene testata su cinque specie di animali diverse e non risulta letale per nessuna di esse allora è estremamente raro che la stessa sia letale per l'uomo. Ammettiamo che sia vero. E ammettiamo che sia vero anche il contrario: una sostanza che si dimostra letale per cinque specie lo è anche per l'uomo.
Non essendo specificato mi piacerebbe che quell' "estrememente raro" venga quantificato in percentuale. Si avrebbe comunque una probabilità, poniamo minima, di abbandonare un farmaco sicuro o di proseguire gli esperimenti con una sostanza in realtà tossica.
1) Tale percentuale è tale da concederci una sufficiente sicurezza accettando in cambio di perdere o tralasciare un certo quantitativo di molecole utili per l'uomo? Siamo sicuri che in questo caso non si proseguirà ugualmente con la sperimentazione sull'uomo?
2) Lo stesso discorso vale anche per quanto concerne l'individuazione di sostanze cancerogene, teratogene, o per valutare la loro efficacia?

Prima obiezione. Cinque specie contro zero è un caso limite, evidentemente. Come ci comportiamo nel caso in cui i dati non siano tanto concordi (quattro contro uno; tre contro due)?
Seconda obiezione. Facciamo un esempio: la sostanza "x" ha dato lo stesso risultato nelle specie prese in esame (ratto, criceto, coniglio, cane e macaco). Possiamo passare all'uomo. Ma cosa sarebbe successo se avessimo analizzato la molecola su gerbilli, topi, gatti, porcellini d'India e marmoset?
Terza obiezione. Se la risposta al punto 2) è positiva che si fa? Cioè, se cinque specie di animali danno risultati pienamente concordi riguardo al dato "tossicità" non è detto che le stesse cinque specie (scelte, se la mia seconda obiezione è fondata, non si sa bene in base a quale criterio) diano risultati pienamente sovrapponibili anche riguardo al dato "cancerogenesi", "teratogenesi", "efficacia".

Ciao

Eliana
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Messaggio da Eliana » gio gen 20, 2005 2:17 am

Ciao Tramp,

Grazie.

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