willis ha scritto:Cavallo Bianco, è prevista qualche punizione per coloro ch uccidono o semplicemente magniano animali,se sì quali?
Ciao Willis, si, esiste una pena per coloro che uccidono gli animali , e anche per chi li mangia (ad ugniuno, secondo il suo grado di responsabilità---- solo se ci si pente con grande sincerità e si fà del bene, operando a favore degli animali, si può ottenere il perdono). Chi uccide un animale è come se si uccidesse una persona!!!!. Vedi Willis, tuttavia non è Dio che dà le punizioni ,dato che Dio è Amore!, E' l'uomo stesso che crea il suo giudice interiore,il suo dolore e la sua pena ( legge del Karma)
Inserisco una storia che dà una visione di cosa può accadere. Ciao
Storie per riflettere
Gloria postuma
La cerimonia funebre intorno alla bara del famoso anatomista e direttore dell'Istituto di Fisiologia della vecchia Università, si trasformò in un commovente omaggio delle autorità accademiche ai meriti del grande defunto.
Il catafalco era coperto di corone e nastri di seta, avvolto da alloro e fiori, circondato da ceri accesi e davanti ad esso erano esposte, su cuscini di velluto, le numerose decorazioni che l'illustre scienziato aveva indossate con giustificato orgoglio. Ai due lati del feretro erano allineati, nelle loro uniformi di gala, munite di luccicanti spade, i rappresentanti delle corporazioni studentesche e, accanto ai parenti, erano seduti il senato accademico in pompa magna, tutti i professori dell'istituto superiore e le autorità politiche. Il sacerdote aveva appena terminato la sua omelia che aveva toccato tutti nel profondo del cuore.
"Era un uomo esemplare ed uno scienziato esemplare", concluse, "era l'uno in quanto era l'altro, poiché essere un grande scienziato vuole dire essere un grande uomo.
Ci troviamo accanto alla bara di un uomo illustre, afflitti nell'anima, poiché ci è stato tolto. Ma non dovremmo essere in lutto, né lamentarci, poiché questo illustre defunto non è defunto, egli continua a vivere ed ora si trova dinanzi al trono di Dio, circondato da piena gloria, per una vita interamente dedita al lavoro, come infatti si legge nelle Scritture: essi si riposano dal loro lavoro e le loro opere li seguiranno!"
Tutti tacquero commossi e nessuno si accorse che il sacerdote sembrava aver dimenticato un piccolo dettaglio e cioè che il grande defunto che ora, come diceva, doveva trovarsi dinanzi al trono di Dio, avesse per tutta la sua vita difeso la convinzione che Dio non esiste.
Ma tali piccolezze vengono quasi sempre dimenticate nelle omelie funebri.
Dopo di che il Rettore dell'Università, con al collo la pesante collana d'oro, si alzò e pronunciò, con voce commossa, calorose parole di commemorazione per il suo illustre collega.
"Egli era in ogni momento il vanto della nostra università ed il vanto della scienza alla quale aveva dedicato tutta la sua esistenza;un esempio per noi e per tutti coloro che ci seguiranno, poiché il suo nome splenderà in eterno, in lettere dorate, sulle tavole marmoree della cultura umana. In questo triste e solenne momento, posso ricordare soltanto alcuni aspetti della sua prolifera mente, accennare soltanto, come instancabilmente accumulò prova su prova, in base ad innumerevoli sperimentazioni su animali.
E'inimmaginabile quali inaudite prospettive si apriranno all'umanità sofferente e alla scienza come tale, grazie a questi dati medici completamente nuovi. Non possiamo che seguire le orme di questo straordinario ricercatore che ci ha fornito tali orientamenti; e noi la gioventù universitaria che lo ammira, della quale egli era la guida verso una vera umanità, noi, dinanzi alle sue ceneri, promettiamo solennemente di proseguire la sua opera e di ampliarla per il bene della scienza europea e l'onore della nostra amata patria. Al nostro grande defunto non sono mancati ampi riconoscimenti come- grati- possiamo constatare: gli sono state conferite le più alte onorificenze, anche da parte delle massime autorità" - tutti gli sguardi di ammirazione si dirigevano sul cuscino di velluto con le decorazioni, che pesavano alcune libbre -,"Si, poco prima della sua morte gli fu concessa la gioia di essere nominato Vero Consigliere Medico Segreto con il titolo di Eccellenza, un'orificenza conferita non soltanto a Lui, ma della quale la nostra Università può glorificarsi.. Tanta era la sua gloria e tanto più notevole sarà la sua gloria postuma in ogni tempo, e noi, che lo compiangiamo, siamo lieti per lui, che ora possa riposare dal suo lavoro, con l'augurio che possa passeggiare sul prato degli asfodeli insieme ai grandi illuminati di tutti i tempi, ai quali si accompagnerà grazie alle sue opere, e cosi, mi sia concesso di concludere con le parole del sacerdote che mi ha preceduto: e le loro opere li seguiranno!"
Tutti erano cosi raccolti, sia dinanzi alla scienza europea che dinanzi al titolo di Eccellenza. Il Magnifico Rettore aveva trascurato solo il piccolo dettaglio che la scienza europea definisce una favola il prato degli asfodeli e che, per quanto riguarda le grandi menti del passato, essa sostiene che esse si decompongono in sostanze chimiche. Ma queste sono piccolezze, ed il privilegio della cultura attuale di usare una parola greca senza pensare più a ciò che una volta significava. Se poi si ci mettesse sempre a pensare, viste l'odierna civiltà e la scienza europea, oh mio Dio, dove andremmo a finire!
Il rappresentante dello Stato dichiarò che il defunto era stato una colonna dell'assetto statale moderno ed il portavoce del Comune disse che il consiglio aveva deciso all'unanimità di dedicare una strada al grande defunto.
Il coro parrocchiale intonò un inno, che era un antico canto dei tempi lontani, creato da uomini del passato con una mentalità diversa e questo antico canto faceva uno strano effetto dopo tutte quelle moderne espressioni altisonanti.
Molto lento e irreale risuonò nella sala come cantata da voci estranee:" Come sarà, come sarà, quando entreremo a Salem, nella città dai vicoli dorati…."
Poi il feretro venne calato nella fossa.
Il defunto era stato presente tutto il tempo. Gli sembrò che in definitiva non erano cambiate molto le cose. Si ricordò soltanto di aver visto un chiarore molto luminoso, poi tutto era ritornato come prima e si rese conto appena di essere morto. Si sentì soltanto più leggero , non c'era più pesantezza né la materia grossolana.
Fu colpito da grande meraviglia! Quindi esisteva la vita dopo la morte, la vecchia scienza aveva ragione e quella nuova torto! Ma era più bello così e ciò lo tranquillizzò, benché da principio avesse sofferto del fatto di non poter più con nessuno e che nessuno dei parenti o dei suoi colleghi si accorgesse di quanto egli fosse vicino a loro. Era comunque consolante il fatto di sentire come venisse osannato e che si parlasse così fiduciosi del trono di Dio e del prato degli asfodeli.
Certo che i titoli e le decorazioni gli mancavano, non gli sembravano più tangibili.
Ma non era egli pur sempre il grande scienziato, il famoso ricercatore?
Non si diceva: "e le loro opere li seguiranno?" Ora era solo, i contorni della sala divennero scuri e persero consistenza. Tutto era silenzio, soltanto molto lontano si affievoliva l'antico canto, appena percettibile:
"Quando entreremo a Salem, nella città dai vicoli dorati…"
Ecco dunque quello che doveva avvenire, pensò, forse di lì a poco. Una grande tensione lo prese ed in questa tensione c'era un'indicibile angoscia, una grande ed ansiosa incertezza che lo riempì totalmente. Fra l'altro si era fatto buio, non si vedeva più nulla.
Poi si fece chiaro ed un angelo apparve dinanzi a lui. Quindi anche questo era vero, Ed allora, certamente, sarebbe esistito anche un Dio ed i numerosi morti che erano vivi, e la Gerusalemme spirituale.
Com'era bello tutto ciò! Ma l'angelo aveva un'espressione seria e molto triste.
"Dove vuoi andare?" Egli chiese. " In Paradiso". Rispose.
"Vieni" disse l'angelo.
Dei grandi portoni si aprirono silenziosamente ed i due entrarono in una sala illuminata in modo accecante. Le pareti erano rosse come il sangue ed in terra si trovavano accovacciati innumerevoli animali mutilati che si lamentavano. Essi allungavano le membra tagliuzzate verso il defunto e lo guardavano con occhi abbagliati e spenti. La loro fila si allungava sempre più lontano e non aveva fine.
"Ecco le cagnette alle quali vive, hai tagliato le pance, togliendo i cuccioli. Non avevi anche tu dei figli che amavi? Quando i tuoi figli moriranno e cercheranno il loro padre in Paradiso, ti troveranno qui. E' questo il paradiso che tu ti sei creato. Qui ci sono i gatti ai quali hai distrutto l'apparato uditivo, martoriandoli atrocemente. Dio donò loro un udito così fine che è un miracolo del creato. Non sentirai altro che i loro lamenti, Qui ci sono le scimmie ed i conigli a cui hai tolto la vista. Dio la donò loro perché potessero vedere il sole. Non hai forse visto anche tu il sole, per tutta la tua vita? Ora non vedrai nient'altro che questi occhi abbagliati e spenti.
Vuoi che ti conduca avanti? E' una fila lunghissima, interminabile".
"E' atroce", disse il defunto.
"Lo è", disse l'angelo, "ma tutti questi animali continuano a vivere?" chiese il defunto. "Tutti questi animali vivono vicini a Dio", disse l'angelo, "tu non puoi andare lì poiché essi ti si frappongono e ti accusano, non ti fanno passare. Quello che tu vedi qui sono le sembianze di una volta, sono le tue opere ed esse rimarranno con te! Proverai su di te tutte le loro sofferenze finchè non rinascerai di nuovo sulla terra per espiare. E' una via lunga e triste. Ma essi non saranno gli unici tuoi compagni, ne avrai un altro, guarda chi è, si trova dinanzi a te in mezzo a tutte le tue opere !"
Il defunto alzò lo sguardo e vide un orrendo fantasma con una faccia ripugnante, l'abito sporco di sangue ed un coltello nella mano.
"E' la cosa più orrenda che io abbia mai vista", disse il defunto, ed inorridì come non mai. "Chi è questo essere mostruoso'? Dovrò guardarlo sempre?"
"Quello sei tu", disse l'angelo. "Ma la scienza?" chiese il defunto preso dalla paura, "non l'ho forse servita? Non sono io fra i grandi illuminati, anche se ho commesso queste azioni?" "I grandi illuminati erano fratelli degli animali e non dei carnefici", disse l'angelo "essi ti volterebbero le spalle se tu osassi salire fino a loro. Ma non ti riuscirà nemmeno di avvicinarti a loro. Tu eri una nullità, tu sapevi anche che non avresti scoperto nulla e perciò, per pura vanità, hai commesso quelle atrocità, sperando che il caso ti potesse far scoprire qualche segreto della natura, torturandola.
Successivamente sopraggiunse in te la voglia di uccidere, la sete di potere propria delle piccole anime. Vedi tutto questo? Lo vedi chiaramente nella tua immagine che ti trovi davanti , essa ha registrato fedelmente tutte le tue caratteristiche. Resta con lui, lavagli il vestito sporco ed insanguinato, finchè non tornerà ad essere bianco come la neve! Ci vorranno mille anni, forse di più. Rimani con lui perché non puoi sfuggirgli. E' il tuo compagno, e queste creature di Dio, mutilate, sono il tuo paradiso".
"Tutto questo è vero", disse il defunto, "ma anche se pensavo ed agivo così , non ho forse sempre contribuito ad aumentare la conoscenza? Ma la scienza non dice una parola in mio favore?
"Conoscenza ottenuta attraverso il crimine?" chiese l'angelo. "Le conoscenze la scienza le acquisiva una volta, quand'era un tempio. Desidero mostrarti come si presenta la vostra scienza oggi".
Una brutta luce gialla si accese ed il defunto vide seduto un pazzo che, con le mani insanguinate, costruiva dei castelli di carte. Un soffio di vento li fece cadere; ma il demente continuava a ricostruirli. "E' tutto ?", chiese il defunto e si aggrappò alla veste dell'angelo in cerca di aiuto.
E' tutto", disse l'angelo, "la vostra scienza non insegna forse anche che Dio non esiste, che non c'è il perdono e neanche la vita dopo la morte? Ora devo andare. Rimani nel tuo paradiso!" Il defunto rimase nel suo paradiso e se lo trovava davanti agli occhi ora dopo ora, giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Non è possibile esprimerlo nel tempo, in ogni caso non scientificamente, ed è questa l'unica cosa che conta , nevvero? Da molto lontano risuonava un antico canto di tempi passati, appena percettibile e che si stava estinguendo: "come sarà, come sarà, quando entreremo a Salem, nella città dai vicoli dorati…"
Che questo canto abbia forse un significato, visto che un giorno tutti moriremo? Ma chi è che vi pensa oggi, in quest'epoca dell'illuminata scienza europea?
I giornali riportarono colonne intere di necrologi del famoso e grande ricercatore e scienziato, di Sua Eccellenza il Vero Consigliere medico Segreto, la cui morte significava un'irrimediabile perdita per la scienza, il cui nome sarebbe rimasto per tutti i tempi una pagina gloriosa della storia umana, un meraviglioso simbolo della nostra cultura progredita, un punto di riferimento per le future generazioni, come erano stati i migliori che lo avevano preceduto. Siano onorati questi grandi defunti!
Sì, essi si riposano dal loro lavoro e le loro opere li seguiranno!
"Tratto da - il libro di Manfred Kyber. Storie di Animali e favole. -
Berlino 1987. Pubblicato da Vita Universale: "Esperimenti sugli animali, preghiere mute che gridano verso il cielo".