cara Pinkpanter,pinkpanther ha scritto:In ospedale invece mi hanno convinta (e quando mai) di allattare al seno. Piangevo dal dolore. Sangue usciva dai cappezzoli, ho provato para cappezzoli, cucchiai d'argento, creme di tutti i tipi, ma continuavo a soffrire. Mi dissero che sarebbe passato dopo un decina di poppate, ma non è stato cosi. Un ora prima che mia figlia doveva mangiare iniziavo gi a diventare nervosa. Mi sentivo totalmente a disagio e arrbbiata, non lo sentivo come una cosa naturale.
infatti non è affatto naturale allattare così!! Posso immaginare che dell'allattamento non hai una buona opinione: per prima cosa si sono permessi di "convincerti": ma qui non si tratta di forzare una scelta, si tratta di dare gli strumenti di base per poter valutare da sé cosa fare (cosa che nel tuo caso non è stata fatta) e anche di creare i presupposti, non interferendo, per cui una mamma possa per prima cosa star con il suo bambino, conoscerlo, con calma imparare a capirlo e lasciare che la natura faccia il suo corso... Invece l'allattamento al seno, ma non solo, la stessa relazione madre-figlio viene da subito snaturata e stravolta, con pesanti interferenze che per la mamma si concretizzano in giudizi e prescrizioni, e per il neonato in un'angosciante separazione e in ciucci e biberon ficcati a forza nella sua bocca. E poi magari, quando il bambino non si attacca, viene rimproverata la mamma insinuando che abbia qualcosa che non va fisicamente, o che non voglia allattare!
I commenti del personale dell'ospedale mostrano che non era affatto a conoscenza della fisiologia dell'allattamento, e non ti ha saputo aiutare con il tuo dolor, che non è da "sopportare", ma da far cessare favorendo un attacco e suzione adeguata del bambino.
Il dolore delle ragadi può essere atroce e spinge molte donne, che non vengono aiutate a risovere il problema nel modo corretto, a svezzare.
C'è anche da dire che nel tuo caso la maternità ha faticato ad inserirsi nel tuo progetto di vita; non ti sentivi portata e hai avuto una serie di timori (l'odore del latte, le macchie sui vestiti, l'imbarazzo) che purtroppo l'ambiente intorno e la partenza difficile non ti hanno certo aiutata a superare. Sei stata anzi brava a provare e insistere a lungo nonostante tutto, mi dispiace moltissimo che non hai ricevuto l'aiuto che ti avrebbe potuto concretamente aiutare, al di là delle vuote parole e delle prediche!
nel tuo caso, passare al biberon ti ha aiutato a trovare un equilibrio migliore con il resto della tua vita. Non giudico te o le tue scelte, ma giudico con molta severità una società che non aiuta affatto le donne e i loro figli, una società sostanzialmente disumana che prima ci porta lontano dalla naturalità, e poi ci fa anche la predica...pinkpanther ha scritto:Ho iniziato con latte in polvere, e stavo tanto meglio. Solo da questo momento ho potuto creare un vero legame con mia figlia. E allora mi chiedo; forse è meglio un biberon dato con amore piuttosto che un seno on malavoglia....
Però questa frase "è meglio che un biberon..." lasciamola dire a chi vuole mettersi la cocsienza a posto dopo essere stata incapace di aiutare le mamme in difficoltà. Penso che faccia parte di una retorica e di una visione mistificata che a noi, come madri, non ci deve appartenere. Io non credo che tu abbia dato il seno con malavoglia. Semmai con sofferenza , ansia, dubbi. Ma sono convinta che quel primo periodo, seppure sofferto, di allattamento ha comunque dato a tua figlia qualcosa di prezioso e non è stato "guastato" dal fatto che tu non hai potuto godere degli aspetti piacevoli dell'allatamento. Il tuo amore e dedizione di madre c'è stato lo stesso, il contatto e il caldo latte è passato ugualmente. I meccanismi mediati dall'allattamento sono molto potenti e tua figlia certamente se ne è avvantaggiata. Quindi lasciamo le false alternative a chi ce le vorrebbe propinare per non andare a guardare in faccia la realtà, e cioè che, per ignoranza e pregiudizio, si fa molto poco per la salute e il benessere, per la serenità delle mamme e dei neonati.
Antonella