partorire a Roma.
Sono allucinata da questi racconti! Prima che nascesse Chicco ero molto indecisa su dove partorire, perché avrei voluto farlo a casa, ma mio marito non era d'accordo (e comunque avevamo poi scoperto che la distanza da casa nostra all'ospedale più vicino non era tale da permetterlo); in ogni caso, ero ostinata nel volere un parto il più naturale possibile. Mi ero informata su diverse strutture, tralasciando la più vicina, perché meno apparentemente interessante - tra l'altro, avevo la convinzione che una clinica a pagamento concedesse più libertà sulle posizioni, i tempi etc. Alla fine, mi sono comunque decisa per il piccolo ospedale dietro casa: un centro in montagna, poche camere (però a due soli letti), rooming in garantito (con incentivo anzi a dormire con il bimbo, anziché metterlo nella culla accanto al letto della madre), aiuto per l'allattamento (poiché Chicco non si attaccava bene, una delle ostetriche ha trascorso due-ore-due con noi, per correggere la posizione e aiutarci in tutti i modi), grande disponibilità da parte di tutti... L'unico neo è stato il fatto che mi hanno "convinta" (diciamo caldamente consigliata) a ricorrere alla malefica poltrona ginecologica tradizionale per le ultime spinte: io mi trovavo bene accovacciata, avrei voluto continuare così fino alla fine, ma evidentemente per loro non andava bene (era scomodo, o che altro?). Una volta salita là sopra non riuscivo più a spingere: per un bel pezzo ho tenuto i piedi puntati sulle stampelle dove avrei dovuto appoggiare invece le gambe, come se fossi accovacciata-sdraiata in posizione di sfida alla legge di gravità... Poi non ce l'ho più fatta, era troppo scomodo: mi sono rassegnata, ma ho fatto molta fatica. Ultimo particolare: non mi hanno nemmeno praticato l'episiotomia (mi sono lacerata un po' spontaneamente) - e anche i monitoraggi sono stati pochi e brevi, sempre in camera (dove mi hanno lasciato per tutto il travaglio). Con tutto ciò, devo dire che credevo questa fosse oramai la prassi ovunque: mi sembra di capire che si tratta invece di un'isola felice (ricordo però che un medico aveva detto al corso pre-parto che in quella struttura si segue il protocollo previsto per gli ospedali "amici dei bambini").
Ale
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Antonella Sagone
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dove hai partorito Ale? sono curiosa!
Invece, Il parto di Tomoe, purtroppo... è la norma nei nostri ospedali! E questo è un ospedale che da almeno 25 anni si spaccia per "umanizzato"! Ma non ha nemmeno provato a iniziare il percoso di sopedale amico del bambino, quando tanti ospedali di ROma ormai si stanno incamminando su questa strada. Probabilmente crede di essere al di sopra e di non averne bisogno... Tomoe, dovresti prendere questo racconto e spedirlo così com'è alla direzione sanitaria! è giusto che abbiano un feedback di quello che fanno, no?
Leggere il tuo racconto mi ha molto rattristato, e penso a quante donne, da generazioni, vengono in un modo o nell'altro, per un motivo o per l'altro, espropriate del loro corpo e della propria esperienza di parto. Meno male che poi hai fatto di testa tua, altrimenti ti espropriavano anche dell'allattamento...
Volevo mettere anche io il racconto del mio parto in casa, ma ora non ho più il coraggio!
Antonella
Invece, Il parto di Tomoe, purtroppo... è la norma nei nostri ospedali! E questo è un ospedale che da almeno 25 anni si spaccia per "umanizzato"! Ma non ha nemmeno provato a iniziare il percoso di sopedale amico del bambino, quando tanti ospedali di ROma ormai si stanno incamminando su questa strada. Probabilmente crede di essere al di sopra e di non averne bisogno... Tomoe, dovresti prendere questo racconto e spedirlo così com'è alla direzione sanitaria! è giusto che abbiano un feedback di quello che fanno, no?
Leggere il tuo racconto mi ha molto rattristato, e penso a quante donne, da generazioni, vengono in un modo o nell'altro, per un motivo o per l'altro, espropriate del loro corpo e della propria esperienza di parto. Meno male che poi hai fatto di testa tua, altrimenti ti espropriavano anche dell'allattamento...
Volevo mettere anche io il racconto del mio parto in casa, ma ora non ho più il coraggio!
Antonella
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Antonella Sagone
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Non te lo consiglio... lì ci ha partorito una mia amica e l'hanno tenuta con le doglie per due giorni senza farla bere nè mangiare e neanche idratandola con una flebo. Quando il suo gine è arrivato, l'ha trovata stremata. Essendo asmatica stava malissimo, ha partorito vaginalmente ma con la maschera d'ossigeno, non respirava! Le camere poi sono affollatissime, lei mi parlava di sei letti, quindi quando arrivano i parenti ti puoi immaginare la ressa. Le ostetriche ancora danno raccomandazioni assurde, e urlano contro le donne che non si lavano i capezzoli ad ogni poppata. La mia amica mi ha raccontato cose da far rizzare i capelli. In confronto a me è andata bene!narmaina ha scritto:ieri mi hano parlato male del San Giovanni, qui vicino a casa....
un'amica si è rifiutata di aprtorire lì per la maleducazione delle ostetriche e il reparto maternità tipo lager....
Comunque, al FbF si spacciano per ospedale pro parto naturale. La gine mi ha ingannata, quando le chiesi se era pro parto naturale si inalberò stizzita, al suo ospedale solo parti naturali. Purtroppo, c'è un problema linguistico, lei e i suoi colleghi per parto naturale intendono far uscire il bambino dalla vagina e basta. Come e quando, decidono loro.
Per le rimostranze da fare all'ospedale, temo ormai che sia tardi, avrei dovuto muovermi subito. Invece ero prigioniera di una sorta di sindrome di stoccolma, ero persino -grata- per l'assistenza ricevuta.
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narmaina
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è verissimo...Antonella Sagone ha scritto: Invece, Il parto di Tomoe, purtroppo... è la norma nei nostri ospedali!
la stessa cosa è sucessa a me, ma per fortuna la mia ostetrica era decisamente più umana e alla fine ha capito che saremmo morti entrambi e ha obbligato il ginecologo ad autorizzare un cesareo d'urgenza....
la mia induzione è stata fatta con ossitocina, alla fine della 35esima settimana, perchè Giuseppe cercava di nascere dalla 19esima e quel giorno era pronto a vedere la sua mamma....
prima del parto ho passato un mese in ospedale in osservazione perchè ero già dilatata di 4 cm e rischiavo di perderlo, ma il 4 febbraio il primario ha deciso che l'indomani sarebbe nato e che tutto era pronto....
alle 9 sono entrata in sala travaglio col mio compagno e mi hanno attaccato la flebo dell'ossitocina a rilascio veloce per far prima....
come puoi ben capire dopo 10 minuti avevo le contrazioni a 1000 e sentivo già di dover spingere, ma non potevo perchè la dilatazione non c'era e così aumentavano al dose dell'ossitocina, controllavano il piccolo e mi visitavano con una delicatezza che mi faceva svenire dal dolore....
dagli esami del sangue che mi han fatto in sala travaglio hanno deciso di darmi dell'antibiotico per proteggere il piccolo da un'infezione (che avevo presa in ospedale); alle 16 nulla oltre i soliti 4 cm e così mi rompono "delicatamente" il sacco; da quel momento la sfacelo: la febbre alta mi prende e non riesco quasi più a resistere a nulla e il piccolo inizia ad addormentarsi....
io capivo che il monitoraggio non era normale e lo dicevo all'ostetrica, ma lei non diceva nulla....
ad un certo punto hanno inziato ad entrare dei ginecologi che hanno inziato a farmi firmare dei documenti dove accettavo l'anestesia, la rianimazione per il piccolo, il cesareo d'urgenza e toglievo la responsabilità all'ospedale....
di corsa mi hanno rasata, infilato il catetere e, da notare bene, tutto questo con le contrazioni al massimo e il piccolo che aveva smesso di spingere....
mi portano di corsa in slaa chirurgica dove l'anestesista mi dice che non sa se riuscirà a fare la spinale, ma che ci proverà e che dovrò collaborare al massimo stanno perfettamente immobile....
e le contrazioni? che faccio?
trattengo il respiro e aspetto immobile, faticosamente....
mi aiutano a chinarmi sul lettino, mi mettono un affare al dito per controllare il cuore e la pressione, la mascherina dell'ossigeno perchè senza liquido amniotico il piccolo non ha ossigeno (chissà da quando...) e iniziano a disinfettare....
da qui non ho visto più nulla, ma l'anestesista mi raccontava tutto tendo la mascherina sul naso così forte che mi ha fatto un livido....
e poi è nato, ma non è finita: il giorno dopo quando provo ad attaccarlo, non si attacca e così mi dicono che è perchè ho il seno grnade, i capezzoli brutti, piccoli, grnadi e fatti mali....
praticamente non dicono mai la stessa cosa e intanto devo andare ogni 3 ore a tirarmi il latte in nursery e darglielo con biberon perchè non ha il riflesso della suzione essendo troppo piccolo e anche perchè ha troppa bilirubina in giro e devono controllarlo molto...
ad un certo punto mi accorgo che è bluastro e trema, ma loro no...
le chiamo e chiedo come mai: mi guardano, lo prendono e scappano via di corsa: ipoglicemia....
e così devo pesarlo, controllarlo, aiutarlo ad attaccarsi, ma che fatica....
per fortuna vado a casa, con un giorno di ritardo perchè lui deve fare 24 ore di lampada e controlli al fegato e per la glicemia....
arriviamo a casa ed io ho la febbre a 41....
rientro di corsa in maternità, ma mi dicono che è la montata lattea e, senza controllarmi il taglio del cesareo, mi rimandano a casa....
per fortuna ho il numero dell'ostetrica che mi ha fatto una lezione di pre-parto e il mio compagno la chiama: lei non può venire ma manda un'amica(la mitica Simona)...
grazie a lei ho scoperto che avevo un punto che suppurava, un'infezione alle vie urinarie e che dovevo prendere un antibiotico, ma che potevo allattare come tutte le altre mamme del mondo....
mi visita, mi disinfetta, mi cambia il cerotto e resta con me per due giorni ad aiutarmi ad attaccare il piccolo, a cambiarlo e a pulirlo...
se non ci fosse stata lei ed io non fossi testarda, Giuseppe non sarebbe arrivato a 21 mesi ciucciando la sua adorata tetta: parlo di una tetta perchè lui usa solo la destra visto che odia la sinistra da sempre....
devo ringraziare solo lei se non ho mollato con l'allattamento al seno...
in ospedale sono e saranno sempre dei macellai....
-
cosimamma
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scusate se rispondo solo ora ed in fretta ma fino al 22 sono stra-presa!!!
Volevo ringraziarvi tutte, perchè le esperienze belle o brutte fanno parte di noi e dei nostri figli...Appena ho tempo vi scriverò dei miei parti e di quello che immagino per il parto a casa...perciò vorrei pregare Anto che ha fatto entrambe le esperienze di raccontarci anche il parto a casa... Chi ha partorito "male" non ha colpe, le colpe sono dei medici che trattano la gravidanza come una malattia...e non solo non ascoltano i pazienti ma anche le partorienti, pensando che la scienza deve per forza essere più valida dell'istinto materno!!!
Ora scappo...ma ho fatto un salto xkè mi mancavate!!!
Volevo ringraziarvi tutte, perchè le esperienze belle o brutte fanno parte di noi e dei nostri figli...Appena ho tempo vi scriverò dei miei parti e di quello che immagino per il parto a casa...perciò vorrei pregare Anto che ha fatto entrambe le esperienze di raccontarci anche il parto a casa... Chi ha partorito "male" non ha colpe, le colpe sono dei medici che trattano la gravidanza come una malattia...e non solo non ascoltano i pazienti ma anche le partorienti, pensando che la scienza deve per forza essere più valida dell'istinto materno!!!
Ora scappo...ma ho fatto un salto xkè mi mancavate!!!
Ehi, non era questo che volevo ottenere con il mio racconto. Invece, volevo far aprire gli occhi e stare attente alla persona che ti deve seguire, questo volevo far capire. La struttura ospedaliera fa fino ad un certo punto, in realtà durante il parto sei nelle mani di un'ostetrica e poi (molto meno) di un ginecologo. Quindi il mio consiglio è di sceglierti un'ostetrica, una brava, e farti seguire.goccia ha scritto:io invece sono abbastanza shoccata dal racconto di Tomoe e penso che non voglio più partorire da nessuna parte.
ciao
Capisco benissimo la reazione di Goccia.Dopo aver partorito, anzi mentre ero ancora in travaglio, pensavo che certamente non avrei fatto altri bambini,se il parto era quello, assolutamente no!E anche io come Tomoe ho pensato che dopotutto erano bravi medici, brave ostetriche.Intendiamoci,le ostetriche brave lo erano davvero, prigioniere anche loro di un sistema a mio parere inumano.Perche' il problema era che il parto non doveva andare cosi', non era quello il modo di partorire.Io non sono di Roma ma di Torino ma la sostanza non cambia, sembra che l'essenziale in un ospedale sia far uscire il bambino in qualche modo non importa quale!Per questo adesso dico che, se mai faro' un altro bambino nessuno e sottolineo nessuno mi mettera' piu' i piedi in testa per dirmi cosa devo fare...e il bello e' che prima credevo anche di essere informata!A questo devono servire i racconti, non a spaventare ma ad aprirci gli occhi su cosa puo' succedere al di la di tante belle parole di facciata.Cara Goccia stai tranquilla ma determinata nel pretendere quello che e' un tuo diritto(e anche del bambino) e valuta serenamente cosa e' meglio per voi.
Ciao
Cri
Ciao
Cri
-
Antonella Sagone
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- Località: Roma
la nascita di Michele
ok vi racconto.
prima puntata, anno 1983. Clinica Ponte dell'Olio, in provincia di Piacenza, dove lavorava Enzo Braibanti, che all'epoca già non entrava più in sala parto perché aveva avuto 2 infarti, ma c'era la "sua" ostetrica, la mitica Alba che accudiva tutte le partorienti come una burbera chioccia (burbera solo con tutti coloro che avessero osato venire a disturbare in reparto, a parte i papà!)
Allora, gravidanza perfetta, preparazione al parto con lo yoga, mi trasferisco a Ponte dell'Olio a termine (10 gg prima) e mi faccio uno lunga vacanza, fino a 2 settimane dopo il termine: Michele (che allora non sapevo se fosse Michele oppure Sara o Giulia) non ci pensava proprio a mettersi sulla strada di nascere.
Alla fine, al 14° giorno l'ostetrica mi fa un'amnioscopia e dice che il liquido è tinto (ancora oggi un dubbio piccolo piccolo che così non fosse ce l'ho...) e mi rompe manualmente il sacco, inducendo così il travaglio.
Il travaglio va avanti da lì in poi con estrema lentezza: contrazioni regolari ma diradate e leggere, anche se abbastanza fastidiose da costringermi a cercare posizioni e respirazioni adatte per farvi fronte. Comincio di tardo pomeriggio, vado avanti così tutta la notte, dormicchiando fra una contrazione el'altra, continuo la mattina.
Quando arriva una contrazione mi appoggio sul davanzale un po' chinata in avanti e oscillo il bacino, mi sembra provare meno dolore così.
Dimenticavo di dire che Claudio è "ricoverato" inseme a me, lui paga però, siamo in una stanza a 2 letti (che occupiamo noi due) più il bagno. C'è un clima molto tranquillo, le ostetriche non ti stanno addosso e soltanto ci facciamo ogni tanto una passeggiata per monitorare contrazioni e battito (Claudio è stato già istruito e facciamo tutto da noi!).
Verso mezzogiorno comincio ad essere un po' stufa e chiedo ad Alba (che mi ha visitato ma senza visita interna se non la sera prima) di verificare la mia dilatazione dato che sono certa di essere in uno stadio avanzato del travaglio. Alba non vuole farlo, mi spiega che ogni volta che il collo dell'utero viene toccato si irrigidisce e la dilatazione si rallenta (pensate un po'!!). Alla fine, visto che insisto mi visita, decretando: sarai al massimo di 4 cm! risultato: 4 cm...
Ci rimango male, ma continuo a travagliare.
nessuno mi disturba o mi sollecita e non si fa nessuna induzione del travaglio, ma a me va bene così.
A un certo punto Alba interviene di nuovo e dice che devo fare un po' di travaglio distesa sul fianco sinistro, perché quel movimento che faccio in piedi secondo lei rallenta la dilatazione (e anche qui, piccolo dubbio che non potrò mai sciogliere: aveva ragione o no?).
Le contrazioni stando distesa sono molto più dolorose e io comincio ad essere in difficoltà. Claudio mi assiste molto dolcemente accarezzandomi le coscie fra una contrazione e l'altra per aiutarmi a rilassare la tensione, e io penso che le sue carezze sono come il vento che soffia via la sabbia dalle dune del deserto...
Ho un ricordo di me che guardo dalla finestra dove lontano, all'orizzionte, dopo più di un mese di cielo terso e clima afoso e immobile, vedo enormi nuvoloni che si accumulano... sento tuonare e penso che ci siamo, il cielo si aprirà e lascerà cadere la pioggia e anche io mi aprirò e lascerò nascere mio figlio.
E infatti, arriva la fase espulsiva, ma a questo punto sono passate quasi 19 ore e io sono alquanto esausta. Alba scopre che in tutto questo tempo non avevo mai mangiato e si arrabbia molto (ma io non avevo fame, avevo altro per la testa!) e così mi fa fare una flebo di glucosata per ridarmi un po' di energia.
FInalmente siamo alla dilatazione completa e l'ostetrica mi invita ad andare in sala parto, sento la testa del mio bambino "incastrata" nel bacino, ma lei con molta naturalezza mi dice che posso tranquillamente camminare, infatti è vero! anche se mi sembra incredibile. Penso che questo mi abbia aiutata a far nascere mio figlio.
Arrivata in sala parto ovviamente le contrazioni si bloccano. L'ostetrica mi chiede se voglio partorire accovacciata (si può benissimo fare anche su un lettino ostetrico, ti accovacci sul lettino e ti reggi afferrando le staffe su cui normalmente fanno poggiare le gambe). Io, che per tutta la gravidanza ho letto libri si Leboyer e Kitzinger e sognato parti attivi e selvaggi, dico che sto comoda così (ero distesa nella posizione litotomica perché stavano facendo un monitoraggio e, vi giuro, mi sentivo così comoda e rilassata!! e stanca, e non avevo voglia di rimettermi verticale!)
e così, contrariamente alle mie stesse aspettative, partorisco a "scarafaggio rovesciato" come nel più tradizionale degli ospedali!
Però non ci sono violenze, né spremiture di uteri, né induzioni chimiche né episiotomie. Sola nota un po' fuori luogo, l'ostetrica mi sgrida quando a un certo punto caccio un urlo perché vuole che partorisca con la spinta in apnea, come mi ha "istruito" pochi minuti prima.
Comunque il momento delle spinte è veramente straordinario: ne ho un ricordo quasi mistico, di perfetta concentrazione e sincronia fra me, il bambino e il mio corpo. Non sento più dolore ma solo un'enorme soddisfazione e voglio davvero con tutta me stessa aiutare mio figlio a nascere. Sento che anche lui lo vuole, la contrazione arriva, il bambino punta i piedi e preme con la testa, e io spingo e tutto quanto ha la medesima direzione e ritmo. Ho una strana visione in cui mi sembra di percepire ciascuna singola cellula del mio corpo, come se tutte stessero partecipando alla nascita: come me ogni cellula con la sua brava freccina verso avanti e in basso, la direzione delle spinte e della nascita di mio figlio.
Quando Michele nasce passando attraverso di me, per la prima volta ne sento il calore e il peso. Sulla mia pancia, com'è grande e pesante! e Vivo!
Piange come un forsennato, deludendomi un po' riguardo alle aspettative sul parto Leboyer (erano state abbassate le luci, aspettato a tagliare il cordone e tutto il resto). Forse michele era un po' arrabbiato perché in realtà non era ancora pronto a nascere ma con quella rottura del sacco lo hanno costretto a venir fuori.
Ha le unghie lunghe però ancora un bel po' di vernice caseosa addosso, quindi forse non era affatto "oltre il termine". Scopro poi da mia madre di essere (io) nata con quasi 4 settimane di ritardo...
A questo punto aspettiamo la placenta, ma non viene fuori. L'ostetrica prova ad attaccare Michele per stimolare le contrazioni ma lui è sempre molto arrabbiato e non ne vuol sapere di farsi mettere fretta (una caratteristica che mantiene tutt'ora a 22 anni;-))
Si scopre sul momento che ho la "placenta accreta", così ben attaccata da non potersi staccare naturalmente. Quindi: secondamento manuale con anestesia totale! addio parto naturale... o meglio, riuscito a metà.
Viene chiamato il ginecologo (che non era richiesto per un parto fisiologico) e l'anestesista, e mi fanno contare... ma non mi ricordo nemmeno il n° 1. Nel frattempo Michele viene messo fra le braccia del papà e mandati ad aspettarmi in stanza.
Mi sveglio dopo meno di mezz'ora con mio figlio che succhia già dolcemente al seno. me lo hanno attaccato appena rientrata in stanza, come ho aperto gli occhi... Credo per effetto dell'anestesia mi sento grondare amore per tutti gli esseri viventi, continuo a dire a tutti "vi voglio bene", bah! persino a mio marito ;-))
Mio figlio è bellissimo e misterioso, mi guarda con due intensi occhi neri e ha un viso misterioso, da antico Maya (sarà la deformazione del cranio per il parto, ma allora ho pensato affascinata: ma da quanto lontano viene questo qui?
Nei giorni sucessivi stiamo sempre tutti e tre insieme, nessuna separazione, ho la culletta acanto al letto ma più spesso Michele attaccato perché poppa spesso e con entusiasmo, e a volte ci stringiamo addirittura e io e Claudio dividiamo lo stesso letto. Nessuno ci dice nulla! Anzi, ci approvano.
le infermiere sono gentilissime e discrete, tanto che ci organizziamo così bene fra poppate e cambi di pannolini che a un certo punto una di loro ci ricorda che se la notte siamo un po' stanchi, volendo possiamo anche chiamare loro per cambiare il bambino!
Ecco, il mio parto...
oggi lo vedo forse con occhi un po' meno mitizzanti di ieri, però credo che sia qualcosa di molto vicino al massimo che si può avere in una struttura sanitaria. Il rispetto che ho avuto è stato sempre massimo, e il rapporto madre-padre-bambino è stato sempre al centro della loro attenzione e protetto da ogni interferenza, come anche l'allattamento al seno.
Poi, magari c'era ancora qualcosa di non proprio del tutto autogestito in questo parto, ma diciamo che probabilmente nemmeno io , che allora avevo 29 anni, ero ancora pronta per questo...
Lo sono stata sette anni dopo, quando è nata Elena; ma questo ve lo racconto in un altro messaggio, per non farla troppo lunga!
ragazze, ci credete che sono passati più di 22 anni e mi sembra ieri?
Antonella
prima puntata, anno 1983. Clinica Ponte dell'Olio, in provincia di Piacenza, dove lavorava Enzo Braibanti, che all'epoca già non entrava più in sala parto perché aveva avuto 2 infarti, ma c'era la "sua" ostetrica, la mitica Alba che accudiva tutte le partorienti come una burbera chioccia (burbera solo con tutti coloro che avessero osato venire a disturbare in reparto, a parte i papà!)
Allora, gravidanza perfetta, preparazione al parto con lo yoga, mi trasferisco a Ponte dell'Olio a termine (10 gg prima) e mi faccio uno lunga vacanza, fino a 2 settimane dopo il termine: Michele (che allora non sapevo se fosse Michele oppure Sara o Giulia) non ci pensava proprio a mettersi sulla strada di nascere.
Alla fine, al 14° giorno l'ostetrica mi fa un'amnioscopia e dice che il liquido è tinto (ancora oggi un dubbio piccolo piccolo che così non fosse ce l'ho...) e mi rompe manualmente il sacco, inducendo così il travaglio.
Il travaglio va avanti da lì in poi con estrema lentezza: contrazioni regolari ma diradate e leggere, anche se abbastanza fastidiose da costringermi a cercare posizioni e respirazioni adatte per farvi fronte. Comincio di tardo pomeriggio, vado avanti così tutta la notte, dormicchiando fra una contrazione el'altra, continuo la mattina.
Quando arriva una contrazione mi appoggio sul davanzale un po' chinata in avanti e oscillo il bacino, mi sembra provare meno dolore così.
Dimenticavo di dire che Claudio è "ricoverato" inseme a me, lui paga però, siamo in una stanza a 2 letti (che occupiamo noi due) più il bagno. C'è un clima molto tranquillo, le ostetriche non ti stanno addosso e soltanto ci facciamo ogni tanto una passeggiata per monitorare contrazioni e battito (Claudio è stato già istruito e facciamo tutto da noi!).
Verso mezzogiorno comincio ad essere un po' stufa e chiedo ad Alba (che mi ha visitato ma senza visita interna se non la sera prima) di verificare la mia dilatazione dato che sono certa di essere in uno stadio avanzato del travaglio. Alba non vuole farlo, mi spiega che ogni volta che il collo dell'utero viene toccato si irrigidisce e la dilatazione si rallenta (pensate un po'!!). Alla fine, visto che insisto mi visita, decretando: sarai al massimo di 4 cm! risultato: 4 cm...
Ci rimango male, ma continuo a travagliare.
nessuno mi disturba o mi sollecita e non si fa nessuna induzione del travaglio, ma a me va bene così.
A un certo punto Alba interviene di nuovo e dice che devo fare un po' di travaglio distesa sul fianco sinistro, perché quel movimento che faccio in piedi secondo lei rallenta la dilatazione (e anche qui, piccolo dubbio che non potrò mai sciogliere: aveva ragione o no?).
Le contrazioni stando distesa sono molto più dolorose e io comincio ad essere in difficoltà. Claudio mi assiste molto dolcemente accarezzandomi le coscie fra una contrazione e l'altra per aiutarmi a rilassare la tensione, e io penso che le sue carezze sono come il vento che soffia via la sabbia dalle dune del deserto...
Ho un ricordo di me che guardo dalla finestra dove lontano, all'orizzionte, dopo più di un mese di cielo terso e clima afoso e immobile, vedo enormi nuvoloni che si accumulano... sento tuonare e penso che ci siamo, il cielo si aprirà e lascerà cadere la pioggia e anche io mi aprirò e lascerò nascere mio figlio.
E infatti, arriva la fase espulsiva, ma a questo punto sono passate quasi 19 ore e io sono alquanto esausta. Alba scopre che in tutto questo tempo non avevo mai mangiato e si arrabbia molto (ma io non avevo fame, avevo altro per la testa!) e così mi fa fare una flebo di glucosata per ridarmi un po' di energia.
FInalmente siamo alla dilatazione completa e l'ostetrica mi invita ad andare in sala parto, sento la testa del mio bambino "incastrata" nel bacino, ma lei con molta naturalezza mi dice che posso tranquillamente camminare, infatti è vero! anche se mi sembra incredibile. Penso che questo mi abbia aiutata a far nascere mio figlio.
Arrivata in sala parto ovviamente le contrazioni si bloccano. L'ostetrica mi chiede se voglio partorire accovacciata (si può benissimo fare anche su un lettino ostetrico, ti accovacci sul lettino e ti reggi afferrando le staffe su cui normalmente fanno poggiare le gambe). Io, che per tutta la gravidanza ho letto libri si Leboyer e Kitzinger e sognato parti attivi e selvaggi, dico che sto comoda così (ero distesa nella posizione litotomica perché stavano facendo un monitoraggio e, vi giuro, mi sentivo così comoda e rilassata!! e stanca, e non avevo voglia di rimettermi verticale!)
e così, contrariamente alle mie stesse aspettative, partorisco a "scarafaggio rovesciato" come nel più tradizionale degli ospedali!
Però non ci sono violenze, né spremiture di uteri, né induzioni chimiche né episiotomie. Sola nota un po' fuori luogo, l'ostetrica mi sgrida quando a un certo punto caccio un urlo perché vuole che partorisca con la spinta in apnea, come mi ha "istruito" pochi minuti prima.
Comunque il momento delle spinte è veramente straordinario: ne ho un ricordo quasi mistico, di perfetta concentrazione e sincronia fra me, il bambino e il mio corpo. Non sento più dolore ma solo un'enorme soddisfazione e voglio davvero con tutta me stessa aiutare mio figlio a nascere. Sento che anche lui lo vuole, la contrazione arriva, il bambino punta i piedi e preme con la testa, e io spingo e tutto quanto ha la medesima direzione e ritmo. Ho una strana visione in cui mi sembra di percepire ciascuna singola cellula del mio corpo, come se tutte stessero partecipando alla nascita: come me ogni cellula con la sua brava freccina verso avanti e in basso, la direzione delle spinte e della nascita di mio figlio.
Quando Michele nasce passando attraverso di me, per la prima volta ne sento il calore e il peso. Sulla mia pancia, com'è grande e pesante! e Vivo!
Piange come un forsennato, deludendomi un po' riguardo alle aspettative sul parto Leboyer (erano state abbassate le luci, aspettato a tagliare il cordone e tutto il resto). Forse michele era un po' arrabbiato perché in realtà non era ancora pronto a nascere ma con quella rottura del sacco lo hanno costretto a venir fuori.
Ha le unghie lunghe però ancora un bel po' di vernice caseosa addosso, quindi forse non era affatto "oltre il termine". Scopro poi da mia madre di essere (io) nata con quasi 4 settimane di ritardo...
A questo punto aspettiamo la placenta, ma non viene fuori. L'ostetrica prova ad attaccare Michele per stimolare le contrazioni ma lui è sempre molto arrabbiato e non ne vuol sapere di farsi mettere fretta (una caratteristica che mantiene tutt'ora a 22 anni;-))
Si scopre sul momento che ho la "placenta accreta", così ben attaccata da non potersi staccare naturalmente. Quindi: secondamento manuale con anestesia totale! addio parto naturale... o meglio, riuscito a metà.
Viene chiamato il ginecologo (che non era richiesto per un parto fisiologico) e l'anestesista, e mi fanno contare... ma non mi ricordo nemmeno il n° 1. Nel frattempo Michele viene messo fra le braccia del papà e mandati ad aspettarmi in stanza.
Mi sveglio dopo meno di mezz'ora con mio figlio che succhia già dolcemente al seno. me lo hanno attaccato appena rientrata in stanza, come ho aperto gli occhi... Credo per effetto dell'anestesia mi sento grondare amore per tutti gli esseri viventi, continuo a dire a tutti "vi voglio bene", bah! persino a mio marito ;-))
Mio figlio è bellissimo e misterioso, mi guarda con due intensi occhi neri e ha un viso misterioso, da antico Maya (sarà la deformazione del cranio per il parto, ma allora ho pensato affascinata: ma da quanto lontano viene questo qui?
Nei giorni sucessivi stiamo sempre tutti e tre insieme, nessuna separazione, ho la culletta acanto al letto ma più spesso Michele attaccato perché poppa spesso e con entusiasmo, e a volte ci stringiamo addirittura e io e Claudio dividiamo lo stesso letto. Nessuno ci dice nulla! Anzi, ci approvano.
le infermiere sono gentilissime e discrete, tanto che ci organizziamo così bene fra poppate e cambi di pannolini che a un certo punto una di loro ci ricorda che se la notte siamo un po' stanchi, volendo possiamo anche chiamare loro per cambiare il bambino!
Ecco, il mio parto...
oggi lo vedo forse con occhi un po' meno mitizzanti di ieri, però credo che sia qualcosa di molto vicino al massimo che si può avere in una struttura sanitaria. Il rispetto che ho avuto è stato sempre massimo, e il rapporto madre-padre-bambino è stato sempre al centro della loro attenzione e protetto da ogni interferenza, come anche l'allattamento al seno.
Poi, magari c'era ancora qualcosa di non proprio del tutto autogestito in questo parto, ma diciamo che probabilmente nemmeno io , che allora avevo 29 anni, ero ancora pronta per questo...
Lo sono stata sette anni dopo, quando è nata Elena; ma questo ve lo racconto in un altro messaggio, per non farla troppo lunga!
ragazze, ci credete che sono passati più di 22 anni e mi sembra ieri?
Antonella