Mamme aprite gli occhi!
Disinformazione riporta un articolo di Sapegno apparso sul quotidiano La Stampa del 25 ottobre.
Anch'io non amo la TV, anzi è dal lontano 1992 che proprio non la guardo,
mia figlia di quasi 10 anni non l'ha mai vista e non è certo una marziana!!!!!
Spegniamo la TV, toglieremo così potere a chi della TV fa un mezzo di controllo e di persuasione delle masse. Se non sai neanche chi sono e cosa fanno come possono influenzarti?
Perla
Anch'io non amo la TV, anzi è dal lontano 1992 che proprio non la guardo,
mia figlia di quasi 10 anni non l'ha mai vista e non è certo una marziana!!!!!
Spegniamo la TV, toglieremo così potere a chi della TV fa un mezzo di controllo e di persuasione delle masse. Se non sai neanche chi sono e cosa fanno come possono influenzarti?
Perla
Già è vero di solito mi spingono a fare il contrario :) dovrei essere più obiettiva.Perla ha scritto:Disinformazione riporta un articolo di Sapegno apparso sul quotidiano La Stampa del 25 ottobre.
Anch'io non amo la TV, anzi è dal lontano 1992 che proprio non la guardo,
mia figlia di quasi 10 anni non l'ha mai vista e non è certo una marziana!!!!!
Spegniamo la TV, toglieremo così potere a chi della TV fa un mezzo di controllo e di persuasione delle masse. Se non sai neanche chi sono e cosa fanno come possono influenzarti?
Perla
Non amo la tv ma potrebbe essere un bel mezzo, se usato con buonsenso.
Credo che il bimbo che ha assunto ritalin fosse adottivo , non credo che negli istituti li piazzino davanti alla televisione, sono ben altre le ferite emotive che può aver avuto.
potete trovare il testo integrale dell'articolo citato all'indirizzo
http://www.neeta.it/pediatrics.htm
Mancano un paio di diagrammi, con un attimo di calma li caricherò online. Alcuni link ad immagini etc non funzionano probabilmente perché non avete l'accesso all'articolo originale, cmq intanto potete leggere tutto il testo.
Lo terrò online per qualche giorno, in modo che chi è interessato possa scaricarlo, poi devo toglierlo perché comunque è un articolo con copyright e non potrebbe essere diffuso (io ce l'ho perché ho l'accesso temporaneo all'articolo sulla rivista online, ma per uso personale e di studio).
Neeta
http://www.neeta.it/pediatrics.htm
Mancano un paio di diagrammi, con un attimo di calma li caricherò online. Alcuni link ad immagini etc non funzionano probabilmente perché non avete l'accesso all'articolo originale, cmq intanto potete leggere tutto il testo.
Lo terrò online per qualche giorno, in modo che chi è interessato possa scaricarlo, poi devo toglierlo perché comunque è un articolo con copyright e non potrebbe essere diffuso (io ce l'ho perché ho l'accesso temporaneo all'articolo sulla rivista online, ma per uso personale e di studio).
Neeta
Antonella mi ha chiesto di postare per lei i link agli articoli perché è in partenza e quindi piuttosto impegnata in queste ore, eccoli:Antonella Sagone ha scritto: domani cerco di mandarvi un link che adesso non trovo a un articolo che ho scritto tempo fa on line su questo argomento.
Antonella
http://it.health.yahoo.net/NewsArticle. ... &M=212|2|1
http://it.health.yahoo.net/NewsArticle. ... &M=212|2|1
Buona lettura!
Neeta
P.S. Grazie Manuela :-) si fa quel che si può..
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GattaMatta
- Messaggi: 500
- Iscritto il: mar gen 11, 2005 2:04 am
Ricevo dlla ML di anarcotico e giro:
Ecco il testo di un volantone distribuito ai numerosi e frequenti incontri organizzati in provincia di Varese, per propagandare l'ADHD. Gli incontri sono organizzati da un'associazione, la cui referente è candidata nei verdi (nulla di cui meravigliarsi, in effetti) e si tengono in genere nelle scuole (si sa, per i genitori, tutto ciò che passa attraverso la scuola e l'istituzione è garnatito come sicuro ed incontestabile). Abbiamo deciso di presenziare a tutti gli incontri (fin'ora ne abbiamo perso uno soltanto) per distribuire i materiali, fare interventi, cercare di smuovere le coscenze di genitori e insegnanti che vi partecipano.
APPELLO AI GENITORI E AGLI INSEGNANTI
RITALIN E PSICHIATRIA: TENERE LONTANO DALLA PORTATA DEI BAMBINI
Poco conosciamo a proposito delle cosiddette malattie mentali ma cento anni di osservazione psichiatrica ci hanno abituati al carattere transitorio di molte di esse, non nel senso che queste vanno e vengono nella vita di un individuo, ma nel senso che si presentano in una certa epoca e in un certo luogo e poi spariscono.
Kant già due secoli fa avvertiva: “C’è un genere di medici, i medici della mente, che pensano di scoprire una nuova malattia ogni volta che trovano un nuovo nome.” E’ noto che la “malattia mentale” ha bisogno di vittime e di esperti. Dove ci sono le vittime, ma non gli esperti, oggi diremmo dove ci sono i pazienti ma non gli specialisti, la malattia non è individuata, non è isolata, al limite non è neppure avvertita. Costoro sono vittime di concettualizzazioni psichiatriche, di artefatti culturali, di sindromi alimentate da specialisti, di imitazioni o semplicemente di postulati tipici di una cultura che vuole medicalizzare ogni grattacapo che dà filo da torcere a genitori, insegnanti, datori di lavoro, o più semplicemente ai conducenti degli autobus.
Non meravigliamoci se una definizione ha fatto una vittima. Le definizioni continueranno a farne se è vero, come sosteneva Ludwig Wittgenstein, che la psicologia è quella scienza fatta di “metodi sperimentali e confusione concettuale”. Lo stesso dicasi a proposito di bambini irrequieti che sono sempre esistiti, prima rubricati come affetti da “iperattività”, poi da “deficit di attenzione da iperattività”, quindi da vero e proprio disturbo clinico che si può sanare con lo steroide Ritalin (1), come si possono sanare i disturbi derivati da mancanza d’affetto con il Prozac. Che cosa sono queste sindromi? Disturbi mentali o artefatti della psichiatria che, medicalizzando tutto ciò che non è a norma (culturale), vuol togliere a ciascuno il peso della cura di sé, e soprattutto, quello che più conta, degli altri? Negli Stati Uniti la somministrazione del Ritalin per curare il famigerato disturbo dell’attenzione (ADHD) è iniziata, inarrestabile, nel 1980 e nel 1990 i bambini “trattati” erano quasi un milione (oggi sono 6 milioni, il 4% ma in alcuni stati si raggiunge anche il 10-15%). Tale incredibile esplosione del consumo è stata accompagnata da abusi di ogni tipo che vanno dalla diffusione sul mercato illegale alla somministrazione del Ritalin a circa 100-150.000 bambini al di sotto dell’età minima consentita (2-4 anni). In altre parole, come denunciano i medici americani, la diffusione del farmaco è ormai completamente fuori controllo.
La cosa che maggiormente ci preoccupa è proprio la dichiarata “efficacia” del farmaco, si tratta infatti di una efficacia nel senso che intende la psichiatria, e cioè il fatto che il bambino quando assume il farmaco (se va bene e non emergono intolleranza e/o patologie collaterali) risulta più calmo, disciplinato, attento, più “gestibile”, insomma.
Inoltre, il farmaco è economico, immediato e di facile uso. Immaginate, al contrario, quanto costa in termini di ore e di attenzioni tener conto delle esigenze reali dei bambini, avere una scuola non sovraffollata, non opprimente, in grado di affrontare il disagio che il bambino può esprimere. Non c’è dubbio che in termini di tempo, efficacia ed efficienza il farmaco non avrà rivali nelle moderne scuole-azienda!
L’uso di psicostimolanti protratto per anni può causare danni fisici, soprattutto al muscolo cardiaco, assuefazione, dipendenza, psicosi quali paranoia allucinatoria, ritardo nella crescita e nell’apprendimento ed infine, al momento dell’interruzione, anche depressione, suicidio ed avversione verso i genitori. Ma di questo poco importa: la diffusione del farmaco controlla-bambini deve essere inarrestabile.
Inoltre, il mondo della pedagogia e diversi psicologi hanno espresso ostilità e rifiuto per questo progetto di medicalizzazione dei “problemi” di irrequietezza e disattenzione dei bambini.
I medici non riescono nemmeno a mettersi d’accordo su cosa sia il disturbo di attenzione ADHD, ed esprimono posizioni totalmente, divergenti che vanno dall’affermazione che la malattia assolutamente non esiste (Andrea Piazzi, psichiatra); al fatto che esiste ma è rarissima (Anna Angelani, neuropsichiatria infantile); a quelli che affermano: “Se il cervello e tutte le sue interazioni con l’ambiente potessero ridursi a un neurotrasmettitore! Non funziona neanche con i criceti, figuriamoci un bambino. Drogare un bambino per farlo adattare a tutti costi all’istituzione scolastica è anti-pedagogico per eccellenza” (Paolo Crepet, psichiatra). Questi contrasti tra psichiatri non devono stupire, più di una volta nella storia della psichiatria sono apparse nuove malattie che poi, dopo decenni di “cure”, sofferenze ed internamenti sono miracolosamente scomparse (citiamo ad esempio l’ idiozia, la omosessualità, l’ isteria e la masturbazione). Non ci si stupisca, quindi, se l’ADHD potrà essere presto (come ci auguriamo) aggiunta a questa lista di malattie scomparse. Non bisogna dimenticare che, a dispetto di tutte le fumose e indimostrabili teorie su geni e neurotrasmetitori, la psichiatria costruisce le sue “diagnosi” in base a un giudizio di valore sulla persona, giudizio formulato mediante la compilazione di test ed a colloqui con lo psichiatra. In questo assomiglia più ad una procedura di giudizio e controllo che non ad una pratica medica.
L’ADHD è una di quelle “malattie” per le quali non esistono esami o prove diagnostiche per identificarle. Nessuna lesione neurologica organica o qualsiasi cambiamento fisico verificabile sono mai stati identificati come causa di ADHD. Nel DSM (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali: il testo di riferimento per tutto il mondo occidentale) è spiegato che per fare la diagnosi basta rispondere affermativamente a delle domande riportate in due liste di comportamento e atteggiamento. Le domande sono di questo tipo:
· “è distratto facilmente da stimoli esterni?”
· “spesso chiacchiera troppo?”
· “spesso sembra non ascoltare quanto gli viene detto?”
La scientificità di criteri come “spesso” e “facilmente” deve essere nota da tempo in psichiatria. Una volta si pensava che un bambino scatenato avesse l’argento vivo addosso (da qui il noto detto) e che ciò fosse sintomo di salute e benessere. La psichiatria ci dice che ciò deve essere rivisto: questi sono bambini malati.
La sofferenza o l’insofferenza dei bambini possono essere la spia di un disturbo del quale sarebbe auspicabile cercarne le cause; il “sintomo” non è qualcosa da sopprimere ma da leggere per comprendere, per dissiparne l’opacità.
La strada che proponiamo non è la più breve, come può essere una facile delega alla psichiatria; potrebbe essere più lunga e talvolta faticosa ed occorre la partecipazione attiva di tutte le figure che ruotano intorno al bambino, a partire da genitori e insegnanti.
Proponiamo una pedagogia finalizzata al recupero e alla valorizzazione del ricco mondo interiore della persona mediante l’ascolto attivo, ovvero di promozione umana di tutti e di ciascuno attraverso la disponibilità ad accogliere l’altro, con la sua caratteristica realtà, la sua integrità di persona dotata di una pluralità di componenti.
L’individuo (cioè non-diviso) è un’unità inscindibile di corpo, sentimenti, processi mentali, inconscio e spiritualità e l’educazione dovrebbe stimolare e potenziare contemporaneamente tutte le componenti anziché sopprimerle.
Perché l’uso degli psicofarmaci controlla-bambini possa diffondersi, occorre la collaborazione di tutti, soprattutto di insegnanti e genitori, invitiamo quindi a negare ogni collaborazione a queste pratiche pseudo-mediche.
Concludiamo quindi ribadendo il nostro invito alla mobilitazione ed alla lotta contro la resistibile ascesa del potere psichiatrico sui bambini.
(1) Che cos’è il RITALIN?
Il RITALIN (potente anfetamina a base di metilfenidato), classificato in origine in Italia nella tabella degli stupefacenti insieme a eroina, cocaina e anfetamine, è una vera e propria droga con effetti praticamente uguali, ma con danni alla salute mentale e fisica ancora più gravi.
La sua funzione principale è quella di stimolare il sistema nervoso centrale, proprio come le anfetamine; viene usato per aumentare la capacità di attenzione e “stranamente” allo stesso tempo per ridurre l’iperattività.
Il RITALIN è uno dei farmaci di punta della Novartis (nata dalla fusione di due giganti chimici quali Sandoz e CIBA-Geigy), la multinazionale svizzera che fattura 20 miliardi di Euro ogni anno grazie all’agrochimica (pesticidi, atrazina, defoglianti, OGM) e alla farmaceutica.
Il metilfenidato è diventato uno dei migliori affari del mercato farmaceutico americano.
Così il RITALIN, col decreto ministeriale del 3 ottobre 2003 passa dalla tabella degli stupefacenti a quella degli psicofarmaci e viene derubricato per “curare” bambini diagnosticati come affetti da ADHD. Da marzo 2005 per favorirne la diffusione può essere prescritto dai pediatri.
Genitori americani intendono causa alla Novartis e all’APA per la promozione del Ritalin
In California e nel New Jersey sono state intentate due cause legali nelle quali si afferma che la Novartis, produttrice del Ritalin, e la American Psychiatric Association (APA) hanno cospirato per la creazione di un mercato per il metilfenidato. Queste hanno fatto seguito ad una citazione in giudizio, avviata nel maggio del 2000 in Texas dallo studio legale Waters e Kraus di Dallas, nella quale si dichiarava che a partire dal 1995 e nel corso del ’96, all’epoca della fusione con con la Sandoz per diventare Novartis: la Ciba/Novartis ha progettato, cospirato e colluso per creare, sviluppare e promuovere la diagnosi dell’ADHD nella prospettiva assai riuscita di accrescere le quote di mercato del suo prodotto Ritalin… Essa ha ripetutamente violato l’Articolo 10 della Convenzione delle Nazini Unite sulle Sostanze Psicotrope,1019 UNTS 175(1971)”.
E continuava “ l’APA ha cospirato, colluso e cooperato con gli altri imputati accettando al contempo contributi finanziari dalla Ciba così come da altri soggetti dell’industria farmaceutica…”
Nello specifico, la società è accusata di:
· Aver promosso ed appoggiato attivamente l’idea che una rilevante percentuale di bambini soffrisse di una “malattia” che richiedeva una terapia/cura con narcotici.
· Aver promosso ed appoggiato attivamente il Ritalin come “miglior farmaco” per curare i bambini cui erano stati diagnosticati l’ADD e L’ADHD.
· Aver appoggiato attivamente gruppi quali il CHADD, imputato, sia finanziariamente sia con altri mezzi, in modo che tali organizzazioni promuovessero e appoggiassero la crescente realizzazione di diagnosi di ADD/ADHD, così come aver aumentato direttamente le vendite di Ritalin.
· Aver distribuito letteratura promozionale e commerciale a genitori, scuole e altre persone interessate nel riuscito tentativo di aumentare ulteriormente il numero di diagnosi e il numero di persone a cui prescrivere il Ritalin.
La disputa legale è tutt’ora in corso.
BIBLIOGRAFIA MINIMA
H.Kremer, RITALIN E CERVELLO -I disastrosi effetti del narcotico Ritalin e le sue conseguenze sul cervello.
Macro Edizioni 2003.
Peter Breggin, Stati psichiatrici d’America da “I principi cerebro-debilitanti dei trattamenti psichiatrici - Droghe, electroshock, e il ruolo della FDA”,
Springer Publishing. Company (1997)
Alcuni siti internet per saperne di più:
http://www.provinciabile.it/blogabile
http://www.giùlemanidaibambini.org
http://www.toscananet.it//pedagogia
http://www.antipsichiatria.it
http://www.nopazzia.it
http://www.ecn.org/antipsichiatria
http://www.inventati.org/antipsichiatria
http://www.club.it/cuculo/indice-i.html
Comitati di base della scuola
Via De Cristoforis, 5 Varese
0332 239695 [email protected]
Gruppo d’iniziativa non psichiatrica
Tradate 0331 811662
Ecco il testo di un volantone distribuito ai numerosi e frequenti incontri organizzati in provincia di Varese, per propagandare l'ADHD. Gli incontri sono organizzati da un'associazione, la cui referente è candidata nei verdi (nulla di cui meravigliarsi, in effetti) e si tengono in genere nelle scuole (si sa, per i genitori, tutto ciò che passa attraverso la scuola e l'istituzione è garnatito come sicuro ed incontestabile). Abbiamo deciso di presenziare a tutti gli incontri (fin'ora ne abbiamo perso uno soltanto) per distribuire i materiali, fare interventi, cercare di smuovere le coscenze di genitori e insegnanti che vi partecipano.
APPELLO AI GENITORI E AGLI INSEGNANTI
RITALIN E PSICHIATRIA: TENERE LONTANO DALLA PORTATA DEI BAMBINI
Poco conosciamo a proposito delle cosiddette malattie mentali ma cento anni di osservazione psichiatrica ci hanno abituati al carattere transitorio di molte di esse, non nel senso che queste vanno e vengono nella vita di un individuo, ma nel senso che si presentano in una certa epoca e in un certo luogo e poi spariscono.
Kant già due secoli fa avvertiva: “C’è un genere di medici, i medici della mente, che pensano di scoprire una nuova malattia ogni volta che trovano un nuovo nome.” E’ noto che la “malattia mentale” ha bisogno di vittime e di esperti. Dove ci sono le vittime, ma non gli esperti, oggi diremmo dove ci sono i pazienti ma non gli specialisti, la malattia non è individuata, non è isolata, al limite non è neppure avvertita. Costoro sono vittime di concettualizzazioni psichiatriche, di artefatti culturali, di sindromi alimentate da specialisti, di imitazioni o semplicemente di postulati tipici di una cultura che vuole medicalizzare ogni grattacapo che dà filo da torcere a genitori, insegnanti, datori di lavoro, o più semplicemente ai conducenti degli autobus.
Non meravigliamoci se una definizione ha fatto una vittima. Le definizioni continueranno a farne se è vero, come sosteneva Ludwig Wittgenstein, che la psicologia è quella scienza fatta di “metodi sperimentali e confusione concettuale”. Lo stesso dicasi a proposito di bambini irrequieti che sono sempre esistiti, prima rubricati come affetti da “iperattività”, poi da “deficit di attenzione da iperattività”, quindi da vero e proprio disturbo clinico che si può sanare con lo steroide Ritalin (1), come si possono sanare i disturbi derivati da mancanza d’affetto con il Prozac. Che cosa sono queste sindromi? Disturbi mentali o artefatti della psichiatria che, medicalizzando tutto ciò che non è a norma (culturale), vuol togliere a ciascuno il peso della cura di sé, e soprattutto, quello che più conta, degli altri? Negli Stati Uniti la somministrazione del Ritalin per curare il famigerato disturbo dell’attenzione (ADHD) è iniziata, inarrestabile, nel 1980 e nel 1990 i bambini “trattati” erano quasi un milione (oggi sono 6 milioni, il 4% ma in alcuni stati si raggiunge anche il 10-15%). Tale incredibile esplosione del consumo è stata accompagnata da abusi di ogni tipo che vanno dalla diffusione sul mercato illegale alla somministrazione del Ritalin a circa 100-150.000 bambini al di sotto dell’età minima consentita (2-4 anni). In altre parole, come denunciano i medici americani, la diffusione del farmaco è ormai completamente fuori controllo.
La cosa che maggiormente ci preoccupa è proprio la dichiarata “efficacia” del farmaco, si tratta infatti di una efficacia nel senso che intende la psichiatria, e cioè il fatto che il bambino quando assume il farmaco (se va bene e non emergono intolleranza e/o patologie collaterali) risulta più calmo, disciplinato, attento, più “gestibile”, insomma.
Inoltre, il farmaco è economico, immediato e di facile uso. Immaginate, al contrario, quanto costa in termini di ore e di attenzioni tener conto delle esigenze reali dei bambini, avere una scuola non sovraffollata, non opprimente, in grado di affrontare il disagio che il bambino può esprimere. Non c’è dubbio che in termini di tempo, efficacia ed efficienza il farmaco non avrà rivali nelle moderne scuole-azienda!
L’uso di psicostimolanti protratto per anni può causare danni fisici, soprattutto al muscolo cardiaco, assuefazione, dipendenza, psicosi quali paranoia allucinatoria, ritardo nella crescita e nell’apprendimento ed infine, al momento dell’interruzione, anche depressione, suicidio ed avversione verso i genitori. Ma di questo poco importa: la diffusione del farmaco controlla-bambini deve essere inarrestabile.
Inoltre, il mondo della pedagogia e diversi psicologi hanno espresso ostilità e rifiuto per questo progetto di medicalizzazione dei “problemi” di irrequietezza e disattenzione dei bambini.
I medici non riescono nemmeno a mettersi d’accordo su cosa sia il disturbo di attenzione ADHD, ed esprimono posizioni totalmente, divergenti che vanno dall’affermazione che la malattia assolutamente non esiste (Andrea Piazzi, psichiatra); al fatto che esiste ma è rarissima (Anna Angelani, neuropsichiatria infantile); a quelli che affermano: “Se il cervello e tutte le sue interazioni con l’ambiente potessero ridursi a un neurotrasmettitore! Non funziona neanche con i criceti, figuriamoci un bambino. Drogare un bambino per farlo adattare a tutti costi all’istituzione scolastica è anti-pedagogico per eccellenza” (Paolo Crepet, psichiatra). Questi contrasti tra psichiatri non devono stupire, più di una volta nella storia della psichiatria sono apparse nuove malattie che poi, dopo decenni di “cure”, sofferenze ed internamenti sono miracolosamente scomparse (citiamo ad esempio l’ idiozia, la omosessualità, l’ isteria e la masturbazione). Non ci si stupisca, quindi, se l’ADHD potrà essere presto (come ci auguriamo) aggiunta a questa lista di malattie scomparse. Non bisogna dimenticare che, a dispetto di tutte le fumose e indimostrabili teorie su geni e neurotrasmetitori, la psichiatria costruisce le sue “diagnosi” in base a un giudizio di valore sulla persona, giudizio formulato mediante la compilazione di test ed a colloqui con lo psichiatra. In questo assomiglia più ad una procedura di giudizio e controllo che non ad una pratica medica.
L’ADHD è una di quelle “malattie” per le quali non esistono esami o prove diagnostiche per identificarle. Nessuna lesione neurologica organica o qualsiasi cambiamento fisico verificabile sono mai stati identificati come causa di ADHD. Nel DSM (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali: il testo di riferimento per tutto il mondo occidentale) è spiegato che per fare la diagnosi basta rispondere affermativamente a delle domande riportate in due liste di comportamento e atteggiamento. Le domande sono di questo tipo:
· “è distratto facilmente da stimoli esterni?”
· “spesso chiacchiera troppo?”
· “spesso sembra non ascoltare quanto gli viene detto?”
La scientificità di criteri come “spesso” e “facilmente” deve essere nota da tempo in psichiatria. Una volta si pensava che un bambino scatenato avesse l’argento vivo addosso (da qui il noto detto) e che ciò fosse sintomo di salute e benessere. La psichiatria ci dice che ciò deve essere rivisto: questi sono bambini malati.
La sofferenza o l’insofferenza dei bambini possono essere la spia di un disturbo del quale sarebbe auspicabile cercarne le cause; il “sintomo” non è qualcosa da sopprimere ma da leggere per comprendere, per dissiparne l’opacità.
La strada che proponiamo non è la più breve, come può essere una facile delega alla psichiatria; potrebbe essere più lunga e talvolta faticosa ed occorre la partecipazione attiva di tutte le figure che ruotano intorno al bambino, a partire da genitori e insegnanti.
Proponiamo una pedagogia finalizzata al recupero e alla valorizzazione del ricco mondo interiore della persona mediante l’ascolto attivo, ovvero di promozione umana di tutti e di ciascuno attraverso la disponibilità ad accogliere l’altro, con la sua caratteristica realtà, la sua integrità di persona dotata di una pluralità di componenti.
L’individuo (cioè non-diviso) è un’unità inscindibile di corpo, sentimenti, processi mentali, inconscio e spiritualità e l’educazione dovrebbe stimolare e potenziare contemporaneamente tutte le componenti anziché sopprimerle.
Perché l’uso degli psicofarmaci controlla-bambini possa diffondersi, occorre la collaborazione di tutti, soprattutto di insegnanti e genitori, invitiamo quindi a negare ogni collaborazione a queste pratiche pseudo-mediche.
Concludiamo quindi ribadendo il nostro invito alla mobilitazione ed alla lotta contro la resistibile ascesa del potere psichiatrico sui bambini.
(1) Che cos’è il RITALIN?
Il RITALIN (potente anfetamina a base di metilfenidato), classificato in origine in Italia nella tabella degli stupefacenti insieme a eroina, cocaina e anfetamine, è una vera e propria droga con effetti praticamente uguali, ma con danni alla salute mentale e fisica ancora più gravi.
La sua funzione principale è quella di stimolare il sistema nervoso centrale, proprio come le anfetamine; viene usato per aumentare la capacità di attenzione e “stranamente” allo stesso tempo per ridurre l’iperattività.
Il RITALIN è uno dei farmaci di punta della Novartis (nata dalla fusione di due giganti chimici quali Sandoz e CIBA-Geigy), la multinazionale svizzera che fattura 20 miliardi di Euro ogni anno grazie all’agrochimica (pesticidi, atrazina, defoglianti, OGM) e alla farmaceutica.
Il metilfenidato è diventato uno dei migliori affari del mercato farmaceutico americano.
Così il RITALIN, col decreto ministeriale del 3 ottobre 2003 passa dalla tabella degli stupefacenti a quella degli psicofarmaci e viene derubricato per “curare” bambini diagnosticati come affetti da ADHD. Da marzo 2005 per favorirne la diffusione può essere prescritto dai pediatri.
Genitori americani intendono causa alla Novartis e all’APA per la promozione del Ritalin
In California e nel New Jersey sono state intentate due cause legali nelle quali si afferma che la Novartis, produttrice del Ritalin, e la American Psychiatric Association (APA) hanno cospirato per la creazione di un mercato per il metilfenidato. Queste hanno fatto seguito ad una citazione in giudizio, avviata nel maggio del 2000 in Texas dallo studio legale Waters e Kraus di Dallas, nella quale si dichiarava che a partire dal 1995 e nel corso del ’96, all’epoca della fusione con con la Sandoz per diventare Novartis: la Ciba/Novartis ha progettato, cospirato e colluso per creare, sviluppare e promuovere la diagnosi dell’ADHD nella prospettiva assai riuscita di accrescere le quote di mercato del suo prodotto Ritalin… Essa ha ripetutamente violato l’Articolo 10 della Convenzione delle Nazini Unite sulle Sostanze Psicotrope,1019 UNTS 175(1971)”.
E continuava “ l’APA ha cospirato, colluso e cooperato con gli altri imputati accettando al contempo contributi finanziari dalla Ciba così come da altri soggetti dell’industria farmaceutica…”
Nello specifico, la società è accusata di:
· Aver promosso ed appoggiato attivamente l’idea che una rilevante percentuale di bambini soffrisse di una “malattia” che richiedeva una terapia/cura con narcotici.
· Aver promosso ed appoggiato attivamente il Ritalin come “miglior farmaco” per curare i bambini cui erano stati diagnosticati l’ADD e L’ADHD.
· Aver appoggiato attivamente gruppi quali il CHADD, imputato, sia finanziariamente sia con altri mezzi, in modo che tali organizzazioni promuovessero e appoggiassero la crescente realizzazione di diagnosi di ADD/ADHD, così come aver aumentato direttamente le vendite di Ritalin.
· Aver distribuito letteratura promozionale e commerciale a genitori, scuole e altre persone interessate nel riuscito tentativo di aumentare ulteriormente il numero di diagnosi e il numero di persone a cui prescrivere il Ritalin.
La disputa legale è tutt’ora in corso.
BIBLIOGRAFIA MINIMA
H.Kremer, RITALIN E CERVELLO -I disastrosi effetti del narcotico Ritalin e le sue conseguenze sul cervello.
Macro Edizioni 2003.
Peter Breggin, Stati psichiatrici d’America da “I principi cerebro-debilitanti dei trattamenti psichiatrici - Droghe, electroshock, e il ruolo della FDA”,
Springer Publishing. Company (1997)
Alcuni siti internet per saperne di più:
http://www.provinciabile.it/blogabile
http://www.giùlemanidaibambini.org
http://www.toscananet.it//pedagogia
http://www.antipsichiatria.it
http://www.nopazzia.it
http://www.ecn.org/antipsichiatria
http://www.inventati.org/antipsichiatria
http://www.club.it/cuculo/indice-i.html
Comitati di base della scuola
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Antonella Sagone
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grazie a tutte per questa bella discussione, che apre questioni disparate e tutte interessanti.
Le due che mi premono di più:
- che significa fare un'informazione scientifica corretta, responsabile e critica?
- la televisione fa davvero male alle capacità cognitive e di attenzione dei nostri bambini?
per ora 2 parole sulla prima questione, forse sulla seconda conviene aprire un uovo topic.
Neeta ha dato un buon esempio di informazione accurata; non so se il linguaggio che ha usato è stato compreso da tutti, quindi invito chi non avesse chiaro qualche termine o passaggio a farsi avanti con domande.
Questo confronto fra la ricerca originale e gli articoli divulgativi ci apre un bel siparietto su cosa succede dell'informazione scientifica quando passa di mano in mano. Si comincia con una ricerca che, come tutte le ricerche, hai i suoi punti di forza e i suoi punti deboli. Gli autori nel descriverla li evidenziano e in genere non vogliono affermare nessuna verità assoluta, ma solo avvicinarsi alla verità e, in genere, sollevare ulteriori domande e stimolare ulteriori ricerche. La rivista scientifica che pubblica lo studio, da parte sua, ne sottolinea gli aspetti salienti in qualche editoriale di commento e ne definisce il livello di evidenza (cioè il valore di "prova" scientifica più o meno forte, in base a criteri molto precisi che ne permettono la classificazione).
Che ne è di tutto ciò quando di questo articolo si impossessa il giornalismo divulgativo? In genere il primo passaggio è una notizia "di agenzia": quegli articoletti sbrigativi che, con grande semplificazione, colgono i punti chiave di una ricerca e la propongono al grande pubblico in poche parole, spesso accompagnata dal commento di qualche "esperto" intervistato al volo per l'occasione. E qui già si perde molto dell'informazione originaria ma, se l'agenzia lavora bene, non si scrivono nemmeno troppe castronerie.
A questo punto il percorso della notizia si biforca: da un lato c'è l'informazione divulgativa seria, che leggendo l'agenzia si va a ricercare lo studio originale e intesse un articolo originale, ma scritto in modo chiaro anche a chi non è del ramo, cercando di completare l'informazione con dettagli più precisi (almeno, questa è la mia aspirazione e aspettativa di come dovrebbe essere l'informazione scientifica divulgativa che leggo o che scrivo...). Dall'altro, ci sono gli articoli divulgativi di chi è solo in cerca di una "notizia" in più, possibilmente di quelle che colpiscono l'immaginazione. Queste persone (che scrivano su una rivista periodica di ampia diffusione, su un quotidiano o su un sito web) in genere non si vanno a leggere affatto la ricerca originale, ma anzi fanno qualche tentativo coi motiri di ricerca per trovare altri articoli divulgativi scritti da altri sull'argomento, e poi fanno una specie di riassuntino generale o, peggio, di copia-incolla saccheggiando un po' qua e un po' là. Questo si chiama fare riferimento alle *fonti secondarie* piuttosto che a quelle *primarie*. Se fate caso, questo tipo di divulgazione in genre si guarda bene dal fornire i riferimenti precisi dello studio originale e spesso nemmeno delle fonti secondarie da cui ha tratto le informazioni.
Qui si apre a volte una terza fase, con grande clamore, polemiche, comunicati stampa di contestazione, articoli di "costume" infarciti di storielle aneddotiche, come quella del bambino descritto su disinformazione.it. Le storie singole non hanno alcun peso scientifico, ma colpiscono l'immaginazione dei lettori molto più fortemente di una statistica, e danno origine a volte a miti metropolitani che poi sopravvivono per decenni. Infine, viene fuori la smentita e le puntualizzazioni degli autori dello studio originale o della rivista scientifica che lo ha pubblicato: precisazioni chiarificatrici ma che, purtroppo, l'uomo della strada non leggerà mai.
Su questo scenario si inseriscono spesso interessi che hanno poco a che fare con la verità e il benessere dei cittadini, strumentalizzando e gonfiando le notizie a loro uso e consumo. Un classico sono i periodici allarmi contro l'allattamento al seno, che viene accusato oggi di dare la depressione, domani di indurire le arterie e così via.
Come fare ad orientarsi?
ecco un po' di criteri:
- prima di tutto, diffidate di chi esordisce con frasi come: "gli scienziati hanno dimostrato che..." "gli psicologi ci dicono che...", "la scienza medica ha provato definitivamente che..." e via dicendo. è un chiaro segno di superficialità e ingenuità di chi scrive nella ipotesi migliore; di volontà di manipolare e suggestionare nella peggiore.
- Preferite gli articoli che riportano i riferimenti della ricerca originale.
- Se i riferimenti mancano, fate una ricerca sui motori internet con un po' di parole chiave, e risalite al riferimento primario. Ci sono siti come PUBMED che contengono preziosi database sulle ricerche che, con un po' di pratica e conoscendo l'inglese, si può imparare a usare.
- Gli studi con i migliori criteri di evidenza (cioè più "probanti" se volete) sono quelli su GROSSI NUMERI DI SOGGETTI (campioni ampi di popolazione), RANDOMIZZATI (cioè i soggetti che fanno da campione sono selezionati a caso, e non in base a criteri o elementi contingenti che li renderebbero meno rappresentativi di una popolazione più vasta: esempio, un campione di soggetti da sottoporre a un test di intelligenza sarà più rappresentativo se selezionato a caso piuttosto che, per esempio, in un'area geografica ristretta, o presso gli studenti dell'università, o con un annuncio sul giornale a cui risponderanno solo volontari) CONTROLLATI (cioè vi sono due gruppi, con i soggetti distribuiti a caso nei due gruppi e simili in tutto come tipo di campione tranne che nella caratteristica che si vuole studiare) e A DOPPIO CIECO (cioè né i soggetti sottoposti allo studio, né gli esaminatori, al momento di valutare i risultati, sanno a quale dei due gruppi appartengono i soggetti esaminati; l'appartenenza si estrapola solo a dati raccolti e elaborati).
- ultimo criterio: le riviste serie specificano anche se vi sono conflitti di interesse che potrebbero aver influenzato le valutazioni degli studiosi.
Antonella
Le due che mi premono di più:
- che significa fare un'informazione scientifica corretta, responsabile e critica?
- la televisione fa davvero male alle capacità cognitive e di attenzione dei nostri bambini?
per ora 2 parole sulla prima questione, forse sulla seconda conviene aprire un uovo topic.
Neeta ha dato un buon esempio di informazione accurata; non so se il linguaggio che ha usato è stato compreso da tutti, quindi invito chi non avesse chiaro qualche termine o passaggio a farsi avanti con domande.
Questo confronto fra la ricerca originale e gli articoli divulgativi ci apre un bel siparietto su cosa succede dell'informazione scientifica quando passa di mano in mano. Si comincia con una ricerca che, come tutte le ricerche, hai i suoi punti di forza e i suoi punti deboli. Gli autori nel descriverla li evidenziano e in genere non vogliono affermare nessuna verità assoluta, ma solo avvicinarsi alla verità e, in genere, sollevare ulteriori domande e stimolare ulteriori ricerche. La rivista scientifica che pubblica lo studio, da parte sua, ne sottolinea gli aspetti salienti in qualche editoriale di commento e ne definisce il livello di evidenza (cioè il valore di "prova" scientifica più o meno forte, in base a criteri molto precisi che ne permettono la classificazione).
Che ne è di tutto ciò quando di questo articolo si impossessa il giornalismo divulgativo? In genere il primo passaggio è una notizia "di agenzia": quegli articoletti sbrigativi che, con grande semplificazione, colgono i punti chiave di una ricerca e la propongono al grande pubblico in poche parole, spesso accompagnata dal commento di qualche "esperto" intervistato al volo per l'occasione. E qui già si perde molto dell'informazione originaria ma, se l'agenzia lavora bene, non si scrivono nemmeno troppe castronerie.
A questo punto il percorso della notizia si biforca: da un lato c'è l'informazione divulgativa seria, che leggendo l'agenzia si va a ricercare lo studio originale e intesse un articolo originale, ma scritto in modo chiaro anche a chi non è del ramo, cercando di completare l'informazione con dettagli più precisi (almeno, questa è la mia aspirazione e aspettativa di come dovrebbe essere l'informazione scientifica divulgativa che leggo o che scrivo...). Dall'altro, ci sono gli articoli divulgativi di chi è solo in cerca di una "notizia" in più, possibilmente di quelle che colpiscono l'immaginazione. Queste persone (che scrivano su una rivista periodica di ampia diffusione, su un quotidiano o su un sito web) in genere non si vanno a leggere affatto la ricerca originale, ma anzi fanno qualche tentativo coi motiri di ricerca per trovare altri articoli divulgativi scritti da altri sull'argomento, e poi fanno una specie di riassuntino generale o, peggio, di copia-incolla saccheggiando un po' qua e un po' là. Questo si chiama fare riferimento alle *fonti secondarie* piuttosto che a quelle *primarie*. Se fate caso, questo tipo di divulgazione in genre si guarda bene dal fornire i riferimenti precisi dello studio originale e spesso nemmeno delle fonti secondarie da cui ha tratto le informazioni.
Qui si apre a volte una terza fase, con grande clamore, polemiche, comunicati stampa di contestazione, articoli di "costume" infarciti di storielle aneddotiche, come quella del bambino descritto su disinformazione.it. Le storie singole non hanno alcun peso scientifico, ma colpiscono l'immaginazione dei lettori molto più fortemente di una statistica, e danno origine a volte a miti metropolitani che poi sopravvivono per decenni. Infine, viene fuori la smentita e le puntualizzazioni degli autori dello studio originale o della rivista scientifica che lo ha pubblicato: precisazioni chiarificatrici ma che, purtroppo, l'uomo della strada non leggerà mai.
Su questo scenario si inseriscono spesso interessi che hanno poco a che fare con la verità e il benessere dei cittadini, strumentalizzando e gonfiando le notizie a loro uso e consumo. Un classico sono i periodici allarmi contro l'allattamento al seno, che viene accusato oggi di dare la depressione, domani di indurire le arterie e così via.
Come fare ad orientarsi?
ecco un po' di criteri:
- prima di tutto, diffidate di chi esordisce con frasi come: "gli scienziati hanno dimostrato che..." "gli psicologi ci dicono che...", "la scienza medica ha provato definitivamente che..." e via dicendo. è un chiaro segno di superficialità e ingenuità di chi scrive nella ipotesi migliore; di volontà di manipolare e suggestionare nella peggiore.
- Preferite gli articoli che riportano i riferimenti della ricerca originale.
- Se i riferimenti mancano, fate una ricerca sui motori internet con un po' di parole chiave, e risalite al riferimento primario. Ci sono siti come PUBMED che contengono preziosi database sulle ricerche che, con un po' di pratica e conoscendo l'inglese, si può imparare a usare.
- Gli studi con i migliori criteri di evidenza (cioè più "probanti" se volete) sono quelli su GROSSI NUMERI DI SOGGETTI (campioni ampi di popolazione), RANDOMIZZATI (cioè i soggetti che fanno da campione sono selezionati a caso, e non in base a criteri o elementi contingenti che li renderebbero meno rappresentativi di una popolazione più vasta: esempio, un campione di soggetti da sottoporre a un test di intelligenza sarà più rappresentativo se selezionato a caso piuttosto che, per esempio, in un'area geografica ristretta, o presso gli studenti dell'università, o con un annuncio sul giornale a cui risponderanno solo volontari) CONTROLLATI (cioè vi sono due gruppi, con i soggetti distribuiti a caso nei due gruppi e simili in tutto come tipo di campione tranne che nella caratteristica che si vuole studiare) e A DOPPIO CIECO (cioè né i soggetti sottoposti allo studio, né gli esaminatori, al momento di valutare i risultati, sanno a quale dei due gruppi appartengono i soggetti esaminati; l'appartenenza si estrapola solo a dati raccolti e elaborati).
- ultimo criterio: le riviste serie specificano anche se vi sono conflitti di interesse che potrebbero aver influenzato le valutazioni degli studiosi.
Antonella
-
GattaMatta
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- Iscritto il: mar gen 11, 2005 2:04 am
Uno studio evidenzia legame tra Ritalin® e mutazioni genetiche
In un nuovo breve ma sorprendente studio (University of Texas - Medical Branch), dei ricercatori hanno scoperto che dopo soli 3 mesi, ognuno dei bambini in esame curati per Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) con il metilfenidato hanno sperimentato un triplicamento delle anomalie nei cromosomi, associato con maggiori rischi di cancro e altri effetti negativi sulla salute.
I ricercatori affermano che per la loro conoscenza questo è il primo studio rivolto ai potenziali effetti di mutazione dei cromosomi associati alla cura dei bambini con metilfenidato, il nome generico del gruppo di farmaci includente Ritalin, Concerta, Metadato CD e altri.
Il metilfenidato è il farmaco più diffusamente prescritto di una categoria di anfetaminoidi usati per curare l'ADHD, con oltre 10 milioni di prescrizioni effettuate nel solo 1996. Da allora ad oggi vendite di metilfenidato negli Stati Uniti sono aumentate di oltre il 500%.
Gli autori della ricerca affermano di aver intrapreso lo studio perché, nonostante il metilfenidato fosse stato approvato per uso sugli uomini più di 50 anni fa, "ci sono sorprendentemente pochi studi" - sia su uomini che su animali - "riguardo la potenzialità di seri effetti collaterali", come mutazioni genetiche e cancro. Nel 1996, un rapporto riguardo gli studi sugli animali durato due anni aveva già mostrato che alti livelli di metilfenidato causavano tumori al fegato a topi di ambo i sessi.
Il nuovo studio Texano è consistito nel prelevare sangue ai bambini con ADHD diagnosticata prima che cominciassero la cura col metilfenidato, in modo da avere un livello base di anormalità dei cromosomi (i cromosomi sono le strutture in cui le cellule portano i geni e le informazioni genetiche). Tre mesi dopo l’inizio dell’assunzione della medicina, i ricercatori hanno prelevato ed esaminato il loro sangue per una seconda volta. Tutti i bambini sottoposti a esami del sangue erano stati trattati con normali dosi terapeutiche di metilfenidato.
La maggior parte delle anormalità delle cellule studiate è consistita nella rottura di cromosomi, e "una maggiore frequenza di aberrazioni è dimostrata associata ad un aumento del rischio di tumore oltre la norma", afferma l'autore della ricerca Randa A. El-Zein, Professore Assistente di Epidemiologia al M.D. Anderson, che ha eseguito gli studi sul sangue usando diverse tecniche.
"E' stato abbastanza sorprendente che tutti i bambini che assumevano metilfenidato manifestassero un aumento di anormalità genetiche in un così breve periodo di tempo", afferma El-Zein.
Il Professore di Tossicologia Ambientale all'UTMB (University of Texas Medical Branch), Marvin Legator, principale ricercatore e più navigato autore dello studio, ha invitato comunque alla cautela: "Questo studio non significa che questi bambini soffriranno di cancro, ma significa che sono esposti ad un fattore di rischio addizionale" Dei 53 agenti cancerogeni umani conosciuti, Legator dice che 48 possono essere rintracciati usando il metodo di analisi dei cromosomi impiegato in questo studio.
El-Zein sottolinea che c'è bisogno di studi molto più estesi in diversi centri medici per confermare i risultati di questo studio e per rispondere ad altri interrogativi che questo ha lasciato irrisolti. Una delle questioni è che cosa accada quando i pazienti interrompono l'assunzione di metilfenidato. "Si riadatta alla norma il livello di mutazioni genetiche?", si chiede El-Zein, "noi non lo sappiamo".
I genitori dovrebbero reagire con cautela a questo studio preliminare, afferma El-Zain, osservando che nella cura all'ADHD ci sono poche alternative al metilfenidato.
Chiestogli come si sarebbe comportato, considerato questo studio, se ai suoi figli fosse stato somministrato metilfenidato, il coautore Matthew J. Hay, pediatra dell'UTMB che ha curato tutti i bambini coinvolti nella ricerca, si è mostrato altrettanto cauto: "se i miei figli fossero sottoposti ad una cura e reagissero bene, non farei loro interrompere il trattamento" a meno che altri studi non dimostrino effetti del genere.
(fonte: http://www.medicalnewstoday.com)
In un nuovo breve ma sorprendente studio (University of Texas - Medical Branch), dei ricercatori hanno scoperto che dopo soli 3 mesi, ognuno dei bambini in esame curati per Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) con il metilfenidato hanno sperimentato un triplicamento delle anomalie nei cromosomi, associato con maggiori rischi di cancro e altri effetti negativi sulla salute.
I ricercatori affermano che per la loro conoscenza questo è il primo studio rivolto ai potenziali effetti di mutazione dei cromosomi associati alla cura dei bambini con metilfenidato, il nome generico del gruppo di farmaci includente Ritalin, Concerta, Metadato CD e altri.
Il metilfenidato è il farmaco più diffusamente prescritto di una categoria di anfetaminoidi usati per curare l'ADHD, con oltre 10 milioni di prescrizioni effettuate nel solo 1996. Da allora ad oggi vendite di metilfenidato negli Stati Uniti sono aumentate di oltre il 500%.
Gli autori della ricerca affermano di aver intrapreso lo studio perché, nonostante il metilfenidato fosse stato approvato per uso sugli uomini più di 50 anni fa, "ci sono sorprendentemente pochi studi" - sia su uomini che su animali - "riguardo la potenzialità di seri effetti collaterali", come mutazioni genetiche e cancro. Nel 1996, un rapporto riguardo gli studi sugli animali durato due anni aveva già mostrato che alti livelli di metilfenidato causavano tumori al fegato a topi di ambo i sessi.
Il nuovo studio Texano è consistito nel prelevare sangue ai bambini con ADHD diagnosticata prima che cominciassero la cura col metilfenidato, in modo da avere un livello base di anormalità dei cromosomi (i cromosomi sono le strutture in cui le cellule portano i geni e le informazioni genetiche). Tre mesi dopo l’inizio dell’assunzione della medicina, i ricercatori hanno prelevato ed esaminato il loro sangue per una seconda volta. Tutti i bambini sottoposti a esami del sangue erano stati trattati con normali dosi terapeutiche di metilfenidato.
La maggior parte delle anormalità delle cellule studiate è consistita nella rottura di cromosomi, e "una maggiore frequenza di aberrazioni è dimostrata associata ad un aumento del rischio di tumore oltre la norma", afferma l'autore della ricerca Randa A. El-Zein, Professore Assistente di Epidemiologia al M.D. Anderson, che ha eseguito gli studi sul sangue usando diverse tecniche.
"E' stato abbastanza sorprendente che tutti i bambini che assumevano metilfenidato manifestassero un aumento di anormalità genetiche in un così breve periodo di tempo", afferma El-Zein.
Il Professore di Tossicologia Ambientale all'UTMB (University of Texas Medical Branch), Marvin Legator, principale ricercatore e più navigato autore dello studio, ha invitato comunque alla cautela: "Questo studio non significa che questi bambini soffriranno di cancro, ma significa che sono esposti ad un fattore di rischio addizionale" Dei 53 agenti cancerogeni umani conosciuti, Legator dice che 48 possono essere rintracciati usando il metodo di analisi dei cromosomi impiegato in questo studio.
El-Zein sottolinea che c'è bisogno di studi molto più estesi in diversi centri medici per confermare i risultati di questo studio e per rispondere ad altri interrogativi che questo ha lasciato irrisolti. Una delle questioni è che cosa accada quando i pazienti interrompono l'assunzione di metilfenidato. "Si riadatta alla norma il livello di mutazioni genetiche?", si chiede El-Zein, "noi non lo sappiamo".
I genitori dovrebbero reagire con cautela a questo studio preliminare, afferma El-Zain, osservando che nella cura all'ADHD ci sono poche alternative al metilfenidato.
Chiestogli come si sarebbe comportato, considerato questo studio, se ai suoi figli fosse stato somministrato metilfenidato, il coautore Matthew J. Hay, pediatra dell'UTMB che ha curato tutti i bambini coinvolti nella ricerca, si è mostrato altrettanto cauto: "se i miei figli fossero sottoposti ad una cura e reagissero bene, non farei loro interrompere il trattamento" a meno che altri studi non dimostrino effetti del genere.
(fonte: http://www.medicalnewstoday.com)