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blackbird15
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Messaggio da blackbird15 » mer feb 02, 2005 9:11 pm

potreste per caso segnalarmi un articolo che parli del vegetarianismo??
sono impazzita sul web, ne ho letti un sacco (alcuni neanche tanto gradevoli)
ma non ne ho trovato uno come vorrei....

dovrebbe avere queste caratteristiche:
dovrebbe essere un articolo (sotto forma di "notizia" per capirci...) distaccato e non proveniente da siti "di parte", magari da un giornale "autorevole"
e dovrebbe ripostare dati statistici sul numero di vegetariani in italia, (sono andata sul sito del istat, ma niente...) su come il numero è aumentato negli ultimi anni...
non troppo lungo...

troppe pretese?? è per una buona causa (ovviamente!!!)

grazie, grazie, grazie!!!!!!!!!

Federica
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Messaggio da Federica » mer feb 02, 2005 10:33 pm

Vedi un pò se questi ti vanno bene.
Purtroppo non sono recentissimi, ma...!

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2050, fuga dalla carne l'Italia sarà vegetariana

di Licia Granello
de La Repubblica, 9/10/2002

I fan di questo tipo di alimentazione sono ormai tre milioni. L'avvertimento dell'Eurispes: a metà secolo saranno la maggioranza.



MILANO - Vegetariani di tutto il mondo unitevi. Sapendo di essere tanti, tantissimi. Una diffusione tanto possente e inaspettata da indurre il settimanale "Time" a dedicare il servizio di copertina di questa settimana all'argomento, con tanto di domanda obbligata: "Dovremmo essere tutti vegetariani?".

La questione è apertissima e così contraddittoria da scatenare reazioni e umori opposti all'estremo. Ma mentre ci interroghiamo, il numero di chi chiude i rapporti con macellerie e affini s'innalza in maniera esponenziale da una parte all'altra del mondo, Italia compresa. Secondo gli ultimi dati dell'Eurispes, infatti, in meno di tre anni (dal '99 a oggi) siamo passati da un milione e mezzo a quasi tre milioni di vegetariani. Che sono, nella grande maggioranza vegetariani cosiddetti "spuri", cioè consumatori di latticini, uova e pesce (di una o di tutte le categorie, a seconda dei casi), ma comunque abbastanza specifici, nel loro nuovo approccio alimentare, da esser considerati una tribù sociologica di tutto rispetto.
Secondo "Time", l'esplosione del movimento vegetariano ha cause tanto diverse da non essere riconducibile a un singolo evento. Così, se in Europa il numero degli anti-carne è cresciuto insieme al divampare dello scandalo Bse, negli Stati Uniti il puzzle è costituito da frammenti per noi meno usuali. Il fenomeno dell'obesità dilagante - con l'hamburger sul banco degli accusati - ha indotto soprattutto gli adolescenti a identificare la carne come orribile dispensatrice di calorie e quindi a negarla, dentro e fuori il canonico superpanino imbottito (con immediata comparsa dell'hamburger vegetariano). L'equazione magro uguale vegetariano, dicono comunque gli esperti, è tanto più pericolosa quando si pensa alla quantità di salse, fritti e dolci che esulano dal mondo animale....

Altro deterrente al consumo di carne, la "personificazione" degli animali, meccanismo che ha origine nei primissimi lungometraggi di Walt Disney, giù giù fino ai film dedicati al maialino Babe. Negli States, la gadgetteria legata ai cartoni animati è parte integrante della quotidianità infantile, dai portamatite ai peluche. Quale bambino cresciuto davanti alla televisione può pensare di addentare serenamente un cosciotto in tutto simile a quello di Bugs Bunny o una fetta di mucca Clarabella? Il tutto, senza scordare il forte valore etico della scelta vegetariana, secondo la quale le coltivazioni per il foraggio destinato agli animali da macello potrebbero essere riconvertite per sfamare chi ne ha bisogno.

Più prosaici, ma egualmente sensibili ai guai da malalimentazione, gli italiani hanno a loro volta cominciato a spingere vigorosamente sul pedale della dieta senza carne, con risultati ormai evidenti in termini sociali e commerciali: alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di tofu o di bistecche di soia. In quanto ai ristoranti, l'ultimo censimento dell'associazione vegetariani ne ha schedati più di trecento, a cui aggiungere i moltissimi, che ormai vantano stabilmente in menù una buona scelta di piatti liberi da proteine animali. La dieta mediterranea, da questo punto di vista, ci offre ampie garanzie: tra paste e risotti, difficile rischiare l'antisocialità per questioni di piatti.
I dubbi sono altri. S'inquietano, i genitori, di fronte ai figli adolescenti reticenti davanti alla bistecca: siamo cresciuti con la mamma che tagliava pazientemente a bocconi l'immancabile fettina, possibile che si possa crescere bene anche senza? I nutrizionisti, per una volta tutti d'accordo, sostengono che si può. A patto di utilizzare proteine alternative, dai latticini ai legumi (a seconda se si è vegetariani più o meno integrali).
I numeri, del resto, danno loro ragione: secondo l'Eurispes, entro la metà del secolo in Italia i vegetariani saranno trenta milioni, superando così il numero dei carnivori. E per i dannati della bistecca saranno tempi durissimi.



Carne Amara

di Daniela Condorelli
Supplemento D de La Repubblica, 28-05-2002


Chi mangia gli animali consuma le risorse della terra quattro volte più di
chi non lo fa, ecco perchè una moda alimentare si sta trasformando in un
movimento mondiale dirompente.

La prossima volta che mangi una bistecca pensaci su. Pensa ai liquami che filtrano alle foreste disboscate al deserto che nelle falde acquifere, all'anidride carbonica e al metano che intrappolano il globo in una cappa calda.
Sì perchè ogni hamburger equivale a 6 metri quadrati di alberi abbattuti e a 75 chili di gas responsabili dell'effetto serra. Ma pensa anche alletonnellate di grano e soia usate per dar da mangiare alla tua bistecca. E non dimenticare che 840 milioni di persone nel mondo hanno fame e 9 milioni ne hanno tanta da morirne. Il 70% di cereali, soia e semi prodotti ogni anno negli Usa serve a sfamare animali. Non uomini. Mangiare meno carne o, perché no, non mangiarne affatto, non è più solo un segno di rispetto per gli animali è una scelta sociale. Solidale con chi ha fame e con il futuro del pianeta (è uno solo, piccolo e sovraffollato).
Pena: l'avveramento della profezia dell'economista Malthus che già duesecoli fa ammoniva "Arriverà il giorno in cui la pressione demografica avrà esaurito la capacità della terra di nutrire l'uomo." È questo il messaggio che emerge dai dati sull'impatto ambientale ed
economico dell'alimentazione carnivora. E che sarà gridato a gran voce '8 giugno a Roma da tutti i sostenitori della Global Hunger Al/lance durante il vertice mondiale sull'alimentazione della FAO. La Global Hunger Alliance, lo dice il nome, alleanza globale contro la fame, è una coalizione internazionale non-profit che promuove soluzioni ecologiche ed equo solidali per risolvere il problema della fame nel mondo. Al suo appello (lo trovate su http://www.ebasta.org oppure su http://www.progettogaia.org) hanno aderito movimenti da 30 Paesi del Nord e del Sud del mondo. Dall'Italia, vegetariani, ambientalisti e difensori degli animali si associano con la campagna 'Contro la fame un'altra alimentazione è possibile (http://www.novivisezione.org). Tutti in marcia per chiedere all'Unione Europea di disincentivare gli allevamenti intensivi e mangiare meno carne e alla FAO di scoraggiare il trasferimento della zootecnia intensiva nei Paesi in via di sviluppo.
Ma eccoli questi dati che fanno, perlomeno, pensare. Ogni volta che addentiamo un hamburger si perdono venti o trenta specie vegetali, una dozzina di specie di uccelli, mammiferi e rettili. Dal 1960 a oggi, oltre un quarto delle foreste del Centro America è stato abbattuto per far posto a pascoli; in Costa Rica i latifondisti hanno abbattuto l'80% della forestatropicale e in Brasile c'è voluto l'omicidio di Chico Mendes, il raccoglitore di gomma assassinato dagli allevatori per una disputa sull'uso della foresta pluviale, per accorgersi dell'esistenza di una bovino connection". In Amazzonia la foresta pluviale è stata fagocitata da 15 milioni di ettari di pascolo. Eppure è in questo habitat che dimora il 50% di specie viventi e da qui deriva un quarto di tutti i farmaci che usiamo.
Dove prima c'erano migliaia di varietà viventi ora ci sono solo mandrie. "Vacche ovunque", scrive Jeremy Rifkin nel suo "Ecocidio, Ascesa e caduta della cultura della carne" (Mondadori): "più di un miliardo di vacche che pascolano nei cinque continenti". E deforestazione per creare pascoli significa desertificazione. Dopo tre, al massimo cinque anni, il suolo calpestato e divorato da milioni di bovini (ogni capo libero ingurgita 400 chili di vegetazione al mese!) ed esposto a sole, piogge e vento, diventa sterile e i ruminanti si devono spostare dissacrando altri ettari di foresta. Ci vorranno da 200 a mille anni perché quei terreno ritornifertile.
Ma non basta: un quarto delle terre emerse vengono usate per nutrire il bestiame. E che dire dell'acqua? Quasi la metà dell'acqua dolce consumata negli States è destinata alle coltivazioni di alimenti per il bestiame. e' stato calcolato che un chilo di manzo beve 3.200 litri d'acqua. Il risultato è che le falde acquifere del Mid-West e delle Grandi Pianure statunitensi si stanno esaurendo.
Non solo: l'allevamento richiede ingenti quantità di sostanze chimiche tra fertilizzanti, diserbanti, ormoni, antibiotici. "Tutti prodotti dalle
stesse, poche, multinazionali che detengono il monopolio dei semi usati per coltivare cereali e legumi destinati ad alimentare il bestiame", fa notare Enrico Moriconi, veterinario e ambientalista, nelle pagine del suo Le fabbriche degli animali (Edizioni Cosmopolis). «Ogni anno in Europa,, incalza Marinella Correggia, attivista della Global Hunger Alliance e autrice, per la LAV, di Addio alle carni (http://www.infolav.org), «gli animali da allevamento consumano 5 mila tonnellate di antibiotici di cui 1.500 per favorirne la crescita. E tutti vanno a finire nelle falde acquifere. Un dato italiano, che ci riferisce Roberto Marchesini, docente di bioetica e zoo-antropologia, autore di Post-human, in libreria in questi giorni per Bollati Boringhieri: "Nel bacino del Po ogni anno vengono riversate 190 mila tonnellate di deiezioni animali. Contengono metalli pesanti, antibiotici e ormoni. Con quali conseguenze? Ricordate il problema delle alghe abnormi nel Mar Adriatico? Marchesini parla di "fecalizzazione ambientale" e Rifkin ci illumina sulla portata del problema riportando che un allevamento medio produce 200 tonnellate di sterco algiorno. C'è dell'altro: i bovini sono responsabili dell'effetto serra tanto quanto il traffico veicolare del mondo intero. A causa dell'uso di petrolio (22 grammi per produrre un chilo di farina contro 193 per uno di carne), delle emissioni di metano dovute ai processi digestivi (60 milioni di tonnellate ogni anno), dell'anidride carbonica scatenata dal disboscamento.
Vogliamo riassumere? E' la stessa FAO a fornire un elenco agghiacciante dei problemi causati dagli allevamenti intensivi: riduzione della biodiversità, erosione del terreno, effetto serra, contaminazione delle acque e dei terreni, piogge acide a causa delle emissioni di ammoniaca. E tutto questo per cosa? Per quelle che Frances Moore Lappé, autrice di Diet for a small planet definisce fabbriche di proteine alla rovescia". Significa che ci vuole un chilo di proteine vegetali per avere 60 grammi di proteine animali. Non solo: 'per produrre una bistecca che fornisce 500 calorie", spiegano gli autori di Assalto al pianeta (Bollati Boringhieri), "il manzo deve ricavare 5 mila calorie, il che vuoi dire mangiare una quantità d'erba che ne contenga 50 mila. Solo un centesimo di quest'energia arriva al nostro organismo: il 99% viene dissipata"... Usata -per il processo di conversione e per il mantenimento delle funzioni vitali, espulsa o assorbita da parti che non si mangiano come ossa o peli. Il bestiame è dunque una fonte di alimentazione altamente idrovora ed energivora, una massa bovina che ingurgita tonnellate di acqua ed energia. E lo fa per nutrire solo il 20% della popolazione globale del pianeta. Quel 20% che sfrutta l'80% delle risorse mondiali. Per dare a quel 20% la sua bistecca quotidiana. "Nel mondo c'è abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l'ingordigia di alcuni", diceva Gandhi. Ingordigia che ha raggiunto livelli esorbitanti. "Dal Dopoguerra a oggi, in Europa, siamo passati da circa 7-15 chili di consumo pro capite all'anno a 85-90 (110-120 negli States)», riferisce Marchesini. Secondo Moore Lappé le tonnellate di cereali e soia che nutrono gli animali da carne basterebbero per dare una ciotola di cibo al giorno a tutti gli esseri umani per un anno. E la FAO conferma che se una dieta vegetariana mondiale potrebbe dar da mangiare a 6,2 miliardi di persone, un' alimentazione che comprenda il 25% di prodotti animali può sfamarne solo 3,2 miliardi. Ma c'è un problema. La domanda di carne sta crescendo. Paesi come la Cina stanno abbandonando riso e soia a favore di abitudini occidentali. Stiamo esportando il nostro modello alimentare (o vogliamo chiamarlo colonialismo?). Secondo l'IFPRI entro il 2020 la domanda di carne nei Paesi in via di sviluppo aumenterà del 40%: questo significherà oltre 300 milioni di tonnellate di bistecche. E raddoppierà, sempre nei Paesi in via di sviluppo, la domanda di cereali per nutrire queste tonnellate di carne. Fino a raggiungere 445 milioni di tonnellate. Richieste incompatibili con la salute del pianeta e con un equo sfruttamento delle risorse.
Il manzo globale sta diventando una realtà. Si chiama rivoluzione zootecnica: significa spostare nel Sud del mondo la produzione di carne. La Banca Mondiale sovvenziona, in Cina, l'industria dell'allevamento e della macellazione. Ma sbaglia: suolo e acqua non bastano per sfamare il mondo a suon di bistecche e hamburger. Con un terzo della produzione di cereali destinata agli animali e la popolazione mondiale in crescita deI 20% ogni dieci anni", scrive Rifkin, "si sta preparando una crisi alimentare planetaria". Incalza Correggia: "è stato calcolato che l'impronta ecologica, cioè il consumo di risorse, di una persona che mangia carne è di 4 mila metri quadrati di terreno contro i mille sufficienti a un vegetariano. E allo stato attuale, la disponibilità di terra coltivabile per ogni abitante della terra è di 2.700 metri quadrati". Ancora: un ettaro di terra a cereali per il bestiame dà 66 chili di proteine, che diventano 1.848 (28 volte di più!) se lo stesso terreno viene coltivato a soia. La Global Hunger Alliance chiederà alla FAO di frenare l'avanzata carnea a Sud opponendo le ragioni della resa energetica. Secondo la Correggia bisogna "promuovere il miglioramento della dieta nelle aree povere, ad esempio con una miglior combinazione degli alimenti, la produzione locale di integratori a basso costo e il recupero di cereali e legumi tradizionali molto più ricchi di quel trinomio riso - frumento - mais (rigorosamente raffinati!) che ha conquistato il mondo".
Economia, ecologia e cibo per tutti sì fondono. Ambiente ed economia, del resto, sono legati dalla quantità di risorse che la terra mette a disposizione di ciascun essere vivente. Se qualcuno consuma di più c'è un altro costretto a digiunare. Naturalmente non è così semplice. La fame nel mondo non è solo una questione di quantità di risorse, ma di distribuzione. O meglio, con Marchesini "è una questione di produzione, consumo e distribuzione insieme". Essere vegetariani è una scelta personale, frutto di un percorso (certo, se cominciassimo a ridurre quei 90 chili di carne all'anno...). Marchesini la definisce una scelta di etica privata (etica pubblica, obbligo collettivo, deve essere, invece, l'attenzione al benessere degli animali). Ma essere vegetariani è anche un atto di responsabilità e sensibilità sociale ed ecologica. Scrive Rifkin: "milioni di occidentali consumano hamburger e bistecche in quantità incalcolabili, ignari dell'effetto delle loro abitudini sulla biosfera e sulla sopravvivenza della vita nel pianeta. Ogni chilo di carne è prodotto a spese di una foresta bruciata, di un territorio eroso, di un campo isterilito, di un fiume disseccato, di milioni di tonnellate di anidride carbonica e metano rilasciate nell'atmosfera"...La prossima volta che decidi di comprare una bistecca pensa a tutto questo. Forse per quel giorno cambierai menu. E, chissà, sostituirai la carne con un piatto di germogli di sola. Con buona pace della tua salute e di quella del tuo pianeta.


Da "MIAECONOMIA", 14 maggio 2003


CARNE? NO, GRAZIE

LA POPOLAZIONE MONDIALE CHE HA DECISO DI NON MANGIARE CARNE AUMENTA DI ANNO IN ANNO. E SI ORGANIZZA.



E’ l’India la patria dei vegetariani con il 20% della popolazione che segue una dieta strettamente vegetariana. Pertanto, su un miliardo di abitanti circa 200milioni sono vegetariani. In virtù dei rapporti coloniali con l’India e per il devastante effetto mucca pazza, la Gran Bretagna si trova al secondo posto nella lista dei paesi mondiali con la maggior percentuale di vegetariani che oscillano tra i 3,5 e 6 milioni su una popolazione di 59,5 abitanti. Seguono gli Stati Uniti con l’8%. Sui quasi 300milioni di abitanti, 25 milioni sono vegetariani. Eliminando la già citata Gran Bretagna, in Europa è la Germania la prima della lista: una popolazione di 83milioni di abitanti di cui l’8% sono vegetariani. Segue l’Irlanda con il 6%. E in Italia? Da noi, i vegetariani sono quasi tre milioni, circa il 5% dell’intera popolazione. Il dato è comunque destinato a raddoppiare entro i prossimi cinque anni.

Vegetariani, vegani, crudisti e fruttariani: un popolo in aumento e sempre più convinto che si può vivere senza carne, ma non senza verdure. Per loro l’abuso di carne avrebbe un’incidenza sulla mortalità addirittura del 35%. La fettina, dunque, ucciderebbe più del tabacco. Gianni Tamino, del dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, ci spiega: “tutte le malattie tipiche della società dei consumi sono legate a fenomeni degenerativi. Quindi tumori, malattie cardio circolatorie e metaboliche come il diabete, si prevengono attraverso una corretta alimentazione”. Luciano Proietti, Pediatra e membro della Commissione Medico Scientifico dell’AVI, ci racconta: “il manifesto americano dei consigli per la prevenzione delle malattie cardio vascolari sembra il manifesto dei vegetariani. Ridurre il cibo animale, le carni dunque, e aumentare il consumo di cereali integrali, legumi, verdura e frutta”. La composizione ideale della nostra dieta, “per avere una buona salute – continua Tamino – è di non superare mai il 50% di proteine di origine animale. Ma data l’alta concentrazione di proteine nei prodotti animali, significa che l’80/85% dei prodotti che mangiamo devono essere di origine vegetale”.

Chi sceglie di seguire una dieta vegetariana lo fa non solo per una forma di salutismo, ma soprattutto per rispetto nei confronti degli animali e dell’ambiente. Basti pensare che in America Latina, negli ultimi anni, sono stati abbattuti centinaia di ettari di boschi e foreste per dare spazio ai pascoli. Ma non è finita qui: per ottenere 1kg di carne occorrono 15kg di cereali; nei paesi industrializzati il 3% della produzione di cereali e soia viene utilizzata per alimentare il bestiame. Nel mondo sono circa 3 miliardi le persone che soffrono la fame e 15 miliardi i capi di bestiame allevati dall’uomo. Se parte di questa produzione cerealicola fosse utilizzata per alimentare l’uomo si sfamerebbe una popolazione 5 volte superiore a quella attuale. Inoltre, il cibo che viene prodotto oggi, è più che sufficiente per sfamare tutta la popolazione mondiale, il problema è lo squilibrio che c’è sulla distribuzione. “Se noi volessimo alimentare 6 miliardi di persone – conclude Tamino -, non dico con gli 80/100kg di carne europei o con i 120kg degli Stati Uniti, ma con 60kg di carne pro capite all’anno, dovremmo avere due o tre pianeti terra da dedicare ai pascoli e alle colture di cereali per gli animali. È evidente che questo è impossibile ed insostenibile”.

Quindi, la regola numero uno dei vegetariani è star bene nel rispetto dell’ambiente. L’imperare del wellness e delle filosofie new age hanno fatto crescere proseliti anche tra i vegetariani, ma soprattutto hanno incrementato le vendite di prodotti dedicati a loro, dal biologico al macrobiotico. Un vero e proprio business della cultura alimentare salutista. Carmen Somaschi, Presidente dell’Associazione Vegetariana Italiana, ci spiega che: “adesso è il boom del biologico e questo, per noi vegetariani, è una grande sicurezza. Infatti, eliminando la carne dalla nostra alimentazione, ci siamo sentiti dire da più medici, che avremmo avuto carenze di alcune sostanze. In realtà mangiando prodotti non raffinati e coltivati in una maniera adeguata a noi, abbiamo potuto riscontrare un’alimentazione più sana degli altri”.

Il popolo vegetariano, stanco di sentirsi ghettizzato, è uscito da tempo allo scoperto chiedendo alla grande distribuzione e ai ristoratori alimenti adatti alla loro dieta. Seppure ancora un settore di nicchia, i ristoranti vegetariani sono in aumento e offrono specialità sempre più raffinate. Simon Vannini, titolare del ristorante “Il Margutta”, ci spiega: “con la produzione biologica senz’altro c’è stato un incremento del lavoro. Il biologico oggi non è più un settore di nicchia e sempre più gente tende a comprare prodotti derivanti da questo tipo di agricoltura. Solamente che nella maggior parte dei casi, la certificazione non è poi così vera”. Se però frequentare ristoranti di questo genere è comunque costoso, quanto pesa la borsa della spesa di un vegetariano? Secondo Somaschi, di meno di quanto si spende per l’alimentazione, diciamo così, “tradizionale”. Forse non si può ancora parlare di business del vegetarianismo, ma il settore è decisamente in crescita anche perchè, i vegetariani stessi sono dei consumatori che si rivolgono però solamente a quelle aziende che “forniscono prodotti adatti ai vegetariani e – conclude Somaschi -, speriamo che sempre più imprese si dedicheranno a noi”.


Antonella Mariotti - Per alcuni una scelta etica e filosofica - La stampa - 8 aprile 2002

Tre milioni mangiano solo "verde"
Dopo «mucca pazza» cresce il numero dei vegetariani


Sono già un esercito di tre milioni, e nel 2050 potrebbero diventare la maggioranza. Sono gli italiani che a tavola preferiscono piatti «in verde»: il numero dei vegetariani sta crescendo e se un tempo era una moda, una scelta di vita non violenta verso gli animali, ora sta diventando quasi una «religione salutista», insomma sono sempre di più quelli convinti di vivere più a lungo e meglio evitando - come dicono - di «cibarsi di cadaveri». A questa realtà è dedicata la copertina de «La nuova ecologia» il mensile di Legambiente. «Non mangiare carne e prodotti animali è una scelta di vita che tra cinquant´anni scalzerà gli onnivori. Secondo gli ultimi dati dell´Eursispes siamo a due milioni e novecentomila - sostiene Carmen Somaschi, presidente dell´associazione vegetariani italiana -, ma ci sono indicatori che segnalano numeri maggiori. Per esemprio il nostro sito Internet, ogni giorno aumentano i contatti, che hanno avuto un´impennata dopo gli scandali alimentari. Infatti la scelta di mangiare vegetariano è anche una scelta di salute: il consumatore ha compreso che l´alimentazione è un fatto importante, da non lasciare al caso, soprattutto in Italia». Il riferimento, va da sè, è al caso «mucca pazza», il panico da macelleria ha fatto aumentare l´acquisto dei vegetali e di tutto ciò che poteva sostituire una buona bistecca, dal momento che si riteneva non più sicura. Le ricerche e gli studi parlano chiaro: l´incremento di chi preferisce cibi alternativi alla carne è del 9 per cento nell´ultimo anno. E tra questi sono sempre di più i «vip», personaggi dello spettacolo come Jovanotti, diventato una «bandiera» per i vegetariani, e dello sport, ad esempio Carl Lewis campione di salto in lungo e di velocità. A generare paura per i cibi sono anche gli alimenti ogm, prodotti con «organismi geneticamente modificati». «Molti ci telefonano o ci chiedono come individuarli - aggiunge la Somaschi - abbiamo uno sportello consumatori molto attivo attraverso il quale si cerca di dare corrette indicazioni sull´alimentazione, e in generale sul movimento vegetariano nel mondo. C´è poi chi vuole conoscere gli indirizzi di mense e self-service che servono piatti vegetariani, anche tra i cuochi sono sempre di più quelli che preferiscono affiancare ai menù tradizionali quelli vegetariani». Vengono pubblicate guide specifiche dei ristoranti vegetariani, spesso vicini alle aziende agricole che producono solo bio-ortaggi. «Nei giorni scorsi abbiamo presentanto il "Mangiarbene vegetariano 2002", un manuale sulla ristorazione italiana - aggiugne la Somaschi -, molti dei ristoranti citati hanno menù biologici. Ci sono poi locali tradizionali che ci chiedono informazioni per compilare menù vegetariani. L´essere vegetariani sta diventando un fenomeno di costume e di massa, ma il nostro movimento ha anche motivazioni etiche e di coscienza». L´Avi è stata fondata nel 1952 a Perugia da Aldo Capitini, e a oggi conta già seimila iscritti. Capitini è stato considerato il padre dei pacifisti italiani, il suo motto era: «Dobbiamo disarmarci anche nei confronti degli animali». Ma una dieta verde è veramente priva di rischi? «La nostra alimentazione - ribatte Carmen Somaschi - è accettata anche dalla medicina ufficiale. I vegetariani compensano la mancanza della carne con uova e formaggio. Il vegetariano è un consumatore attento: legge le etichette più degli altri e si informa meglio mettendosi al riparo dai rischi alimentari molto di più dei consumatori "tradizionali"». Accanto ai vegetariani intanto si sviluppano altre teorie alimentari. I «crudisti» ad esempio si alimentano esclusivamente di vegetali e frutta non cucinati, escludendo tutto ciò che per essere consumato deve essere cotto. I «fruttariani» invece mangiano frutta e semi come noci e nocciole, integrandoli talvolta con alcuni ortaggi. Con queste abitudini, secondo i medici, i rischi di carenze alimentari sono elevatissimi.


Le ragioni dei vegetariani

di Marco Lorenzi
de La Repubblica , 20 gennaio 2001


Le affermazioni secondo cui gli alimenti animali sarebbero fondamentali o addirittura indispensabili nel contesto di una corretta alimentazione sono prive di fondamento, come dimostrano innumerevoli studi cIinici su vegetariani e vegani. Il complesso degli studi scientifici in campo nutrizionale porta infatti a concludere non solo che l'alimentazione
vegetariana è possibile per tutti, ma anche che è consigliabile per prevenire e curare le più comuni e gravi patologie degenerative dei paesi industrializzati (arteriosclerosi, cancro, diabete, etc.). Non è infatti un caso se l'associazione dei nurizionisti americani ha promosso a pieni voti l'alimentazione vegetariana e vegana per uomini, donne, donne incinte, donne che allattano, bambini e sportivi.

Fox_Mulder
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Messaggio da Fox_Mulder » mer feb 02, 2005 11:06 pm

ti interessano anche articoli di nutrizione o vanno bene questi divulgativi sul movimento in generale?

blackbird15
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Messaggio da blackbird15 » gio feb 03, 2005 11:11 pm

grazie mille per l'aiuto Federica!!!

li ho letti tutti, molto interessenti....
Fox_Mulder ha scritto:ti interessano anche articoli di nutrizione o vanno bene questi divulgativi sul movimento in generale?
penso che nell'immediato mi servano più quelli divulgativi in genere (movimento, vegetariani in aumento...) poi si vedra...
ne hai tipo quelli che mi ha mandato Federica, magari
un piu recenti??

grazie ancora....

Fox_Mulder
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Messaggio da Fox_Mulder » sab feb 05, 2005 12:11 am

no purtroppo il mio "campo" è la nutrizione Immagine

divulgativi del genere non ne ho al momento, ma se rovisto nei documenti salta fuori qualcosa. O anche su google si trova di tutto =)

paola80
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Messaggio da paola80 » sab feb 05, 2005 1:19 pm

Fox_Mulder ha scritto:ti interessano anche articoli di nutrizione o vanno bene questi divulgativi sul movimento in generale?
Fox a me interesserebbereo articoli sulla nutrizione se non è troppo disturbo...GRAZIE.

Fox_Mulder
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Messaggio da Fox_Mulder » dom feb 06, 2005 1:24 am

bene io ti consiglio cosi: innazitutto controlla sul sito, http://www.scienzavegetariana.it, lì li trovi già formattati, in ordine, etc.

Poi altrimenti dimmi, che argomento ti interessa di preciso?

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