Ciao Pulcina
Quello della libertà e della capacità di scegliere, secondo me, è un discorso molto importante. Questo senso della propria responsabilità di scelta, secondo me, tra l'altro non si forma a partire dall'età cosiddetta scolare, ma si acquista e si allena fin dai primi istanti di vita, quando ad esempio il neonato esercita la sua scelta di essere allattato quando lo desidera lui o riesce a comunicare ai genitori quando vuole fare cacca e pipì (vedi EC e senza pannolino). E questa capacità di scelta va avanti col tempo, man mano che lui cresce e
sceglie x es quanto e cosa mangiare di quello che gli viene proposto, sceglie a che cosa giocare e con chi, sceglie a che ora andare a dormire, nel senso non di avviare una guerra coi genitori, ma serenamente dormire quando si ha sonno, che sia alle 7 di sera come a mezzanotte, a seconda di quanto si è stanchi e di come è andata la gionata.
Non si tratta di anarchia, ma di quel principio di cui ha ben parlato Jesper Jul della COMPETENZA dei bambini ("Il bambino è competente"), cioè il bambino è capace di scegliere, non è che gli fa male decidere per se stesso e non è che se un adulto decide per lui faccia sicuramente meglio.
Il bambino - se non viene diseducato a questo - sa riconoscere i segnali del suo corpo: è inutile che una mamma freddolosa si metta a rompergli le scatole, gironzolandogli attorno con la maglietta di lana, dicendo "Fa freddo". Lei - la mamma- ha freddo, suo figlio forse no. Di certo quando sentirà freddo, chiederà qualcosa da mettersi addosso.
Dico tutto questo, perché credo che se non è stata rispettata l'autonomia, la competenza, la capacità di scegliere del bambino fin dall'inizio, sarà ben difficile che poi questi, arrivato a scuola, magicamente sappia SCEGLIERE, oramai l'avrà disimparato ed è possibile che si senta disorientato di fronte alla possibilità di scegliere, cosa a cui non è abituato.
Delle volte io mi sento in colpa, perché non organizzo il tempo delle mie figlie, ma mi occupo delle mie faccende, lasciando che loro scelgano se partecipare a quello che faccio io o se fare altro.
Mi sento in colpa, perché in fondo per me questo è più facile, molto più semplice che dover organizzarmi per portare una in piscina, l'altra dall'amichetta, ecc. Io vivo la mia vita e nella mia vita ci sono anche loro che a loro volta vivono la loro. Io vado al mare e loro vengono con me e ne sono felici, ma non è che io vado al mare perché CI DEVO PORTARE LORO!!!
E la maggior parte delle volte non portiamo alcun gioco con noi, arrivate in spiaggia, ognuno fa quello che vuole: io mi porto un libro o l'uncinetto, loro si spogliano e cominciano a far capriole, a bagnarsi, a cercar conchiglie o sassolini particolari. Se vogliono coinvolgermi nelle loro attività, me lo dicono. Se hanno bisogno di un momento di rifugio e di coccole, eccole che vengono dalla tetta di mamma, per poi ripartire per qualche altra esplorazione.
Gli amici: io non mi preoccupo che "socializzino coi bambini della loro età" come si suol dire. Sono ben affari loro se vogliono socializzare o meno e con chi. A volte si avvicinano mamme coi loro bambini, con l'obbiettivo di mediare la conoscenza tra i rispettivi figli: ma se mia figlia in quel momento non ce n'ha voglia di giocare con altri bambini, io non mi metto certo a insistere. Magari 2 minuti dopo, la scovo che sta chiacchierando amabilmente - lei di 3 anni - con qualche signora anziana, a cui racconta tutti i fatti nostri
Insomma, tutto sommato, io mi sono scelta un percorso facile: sostanzialmente non faccio assolutamente niente, per lo più osservo e mi tengo pronta per rispondere alle loro esigenze, se e quando ci sono.
Pur senza perder di vista me stessa e i miei desideri, nel senso che, con tutto il rispetto per loro, quando desidero molto fare una cosa, cerco di farla, possibilmente senza dovermi separare da loro per questo, ma spiegando comunque loro le mie motivazioni.
Ad esempio, quando ho voglia di riposarmi con un libro, lo dico alle mie bimbe e propongo che si mettano anche loro vicino a me sul letto a far qualcosa di tranquillo o con i loro libri, se vogliono. Ma se non vogliono, arriviamo al compromesso che io mi riposo e loro fanno quello che desiderano purché non mi disturbino.Può sembrar strano, ma io faccio così con le mie bimbe che hanno 3 e 2 anni.....e non m'è mai scoppiata la casa!!!!!!!
In complesso, direi che loro sicuramente sono autonome nella gestione del loro tempo (che poi significa tutta la giornata), come pure sono autonome per la loro alimentazione, nel senso che una volta deciso insieme cosa si mette in tavola per quel pasto (e spesso collaborano anche alla preparazione stessa dei pasti), poi mangiano di quello che c'è quello che vogliono e quanto ne vogliono.
Per questo credo che "scegliere" per loro non rappresenti nulla di spaventoso, ma semplicemente la normalità.
Ciao ciao
Sole