la decrescita infelice

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paolodegregorio
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la decrescita infelice

Messaggio da paolodegregorio » mar lug 15, 2008 6:50 am

- la decrescita infelice –
a cura di Paolo De Gregorio, 14 luglio 2008

Già si vede all’orizzonte qualche fosco segnale di stagnazione economica globale, forse di recessione, e c’è già gente che nel ricco occidente si priva di frutta e verdura, non fa vacanze perché non ce la fa con il reddito.
Ho la netta impressione che la crisi legata principalmente ai mutui americani fasulli, all’aumento del prezzo del petrolio, all’aumento dei prezzi dei cereali dovuto alla speculazione e all’aumento dell’uso dei cereali per fare etanolo per autotrazione, sommata alla mai abbastanza denunciata crisi climatica con siccità, uragani più frequenti, uso agricolo di acque delle falde fossili non rinnovabili, impoverimento dei mari per l’esagerato sforzo di pesca, lo scongelamento in atto dell’Artico, sono crisi di segno strutturale non riassorbibili con aggiustamenti contabili, e andrebbero governate saggiamente, cosa che non avviene.
Certo, coloro che hanno puntato tutto sulla globalizzazione, con cui è stato contagiato tutto il mondo, sono al potere, sanno bene che la fine di questa follia sarebbe anche la loro fine e cercano di resistere in tutti i modi, anche se i nodi strutturali della globalizzazione sono venuti al pettine, e il prezzo elevato del petrolio non consente più la possibilità di far viaggiare le merci in modo economico.
E’ evidente che l’unica strategia possibile sarebbe quella di riconvertire tutte le economie nazionali puntando alla autosufficienza alimentare ed energetica, cosa oggi tecnicamente possibilissima, puntando sul solare diffuso e su una agricoltura non industriale, legata al territorio e che produce per i bisogni interni a km zero.
Quella che andrebbe realizzata globalmente sarebbe l’autosufficienza di ogni nazione, la fine delle tutele, delle egemonie, delle ruberie di materie prime, per passare alla sostenibilità, senza dipendere da forniture estere, e facendo i conti con un indispensabile contenimento delle nascite non potendo più contare sulla emigrazione.
Il mondo ha già 800 milioni di affamati che nessuna politica assistenziale, tipo FAO, ha potuto fermare, e tutte le valutazioni e i programmi di contenimento della fame si sono rivelati sbagliati e fantasiosi, ed è ora di scontrarsi con le religioni che sono il principale ostacolo a qualsiasi pianificazione demografica.
Fermare globalmente l’emigrazione significa responsabilizzare i singoli individui che non potranno più scaricare su altri paesi la propria irresponsabilità riproduttiva, perché si sa benissimo quanta gente può sfamare un territorio e se la via dell’emigrazione è veramente chiusa, qualcosa ci si inventa anche se i preti islamici e cattolici remano contro.
L’unico contenimento delle nascite operato al mondo è stato quello cinese, attuato da uno Stato lungimirante che ha tassato le famiglie con più di un figlio, e reso possibile dal fatto che in Cina le religioni non contano nulla.
La fine della globalizzazione significherebbe anche la fine di un sistema che fa consumare agli Usa, che sono il 5% della popolazione mondiale, il 40% di tutte le risorse alimentari ed energetiche mondiali, facendo finire questa assurdità che il cibo arriva agli obesi dai paesi affamati (basta pensare alle banane).
Il problema è che sia la destra che la cosiddetta “sinistra” oggi hanno la stessa posizione di ineluttabilità della globalizzazione anche se questa mostra segni di cedimento e di inadeguatezza ad affrontare l’emergenza, la loro politica non cambia, anche perché culturalmente inadeguate a guidare la rivoluzione energetica, ambientale, agricola, demografica, della sostenibilità.
Oggi economia e politica sono un tutt’uno con il mercato e questo è male, perché una nazione apparentemente fortissima come la Cina, totalmente inserita nella globalizzazione, sta trasferendo nelle nuove città e nei poli industriali centinaia di milioni di contadini per far fronte alla produzione di merci da esportazione, ma se una crisi petrolifera, economica, monetaria, fermerà questo flusso di esportazioni ci si troverà di fronte a problemi giganteschi che sarebbe meglio prevenire.
Certo tornare a consumare in proporzione a ciò che si è in grado di produrre in modo sostenibile, sembra un passo indietro e la fine del consumismo, ma questa non è una libera scelta, è una strada obbligata che si deve percorrere se non si vuole andare ottusamene e a testa bassa verso il disastro, ed è una strada che preti e capitalisti, grandi e storici alleati, non vogliono e non possono percorrere.
Presto le grandi metropoli potranno trasformarsi in inferni dove non arriveranno più rifornimenti alimentari ed energetici e rapidamente i rapporti tra gli uomini potrebbero tornare a quelli dell’età della pietra.
Oggi la tecnologia fotovoltaica è in grado di dare ad una singola casa energia per scaldarsi, per cucinare, per caricare le batterie di una macchina elettrica. Un piccolo appezzamento di terra può dare l’autonomia alimentare, l’autosufficienza idrica è possibile con cisterne collegate al tetto, e anche tutto il sapere è su internet.
Vi sono oggi in Italia milioni di persone che potrebbero cominciare a vivere in questo modo, umano, sostenibile, nuovo, sottraendosi all’orgia del mercato e alla sua distruttività, fondando un nuovo umanesimo basato sulla sobrietà, sulla autoproduzione, sulla libertà, sul libero scambio di prodotti, sulla responsabilità riproduttiva, sul rispetto della natura, senza produrre rifiuti, riciclando ogni cosa.
Chi può lo faccia, l’Italia è piena di paesi abbandonati, di terre incolte, dove far rinascere la vita e vivere semplicemente, con le proprie forze.
Paolo De Gregorio

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bckbkice
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Re: la decrescita infelice

Messaggio da bckbkice » mer ago 13, 2008 12:43 pm

Avevo letto il tuo articolo su AAM.
Confesso che sto meditando da tempo di cambiare completamente vita. Basta solo un pò di coraggio, prima che sia troppo tardi.

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resspect
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Re: la decrescita infelice

Messaggio da resspect » lun feb 09, 2009 1:41 pm

Bell'articolo, ci penso da molto a queste cose, ma...
Oggi la tecnologia fotovoltaica è in grado di dare ad una singola casa energia per scaldarsi, per cucinare, per caricare le batterie di una macchina elettrica.
Sicuri? Anche in inverno?
Un piccolo appezzamento di terra può dare l’autonomia alimentare
Quanto "piccolo"? E in inverno?
l’autosufficienza idrica è possibile con cisterne collegate al tetto
Cioè? berreste l'acqua piovana? Sicuri sia sufficiente?
sottraendosi all’orgia del mercato
Resta comunque indispensabile il fatto che chi vive così abbia un lavoro, o sbaglio? altrimenti con cosa si paga la connessione a internet e i ricambi vari?
Esistono esperienze simili?
Grazie, ciao

Filippo Schillaci
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Re: la decrescita infelice

Messaggio da Filippo Schillaci » gio feb 26, 2009 5:18 pm

>Oggi la tecnologia fotovoltaica è in grado di dare ad una singola casa energia per scaldarsi, per cucinare, per caricare le batterie di una macchina elettrica.

Più esattamente un insieme di tecnologie che consentono la produzione locale e distribuita dell'energia. La fotovoltaica e' una (elettricita'), poi c'e' il solare termico (acqua calda sanitaria), la micro cogenerazione (produzione simultanea di calore ed elettricita'), ma, a monte di questo, c'e' l'attuazione di tutti quegli accorgimenti che servono a migliorare l'efficienza energetica della casa. Insomma, prima domandarci di quale energia non abbiamo bisogno (quella che sprechiamo) e poi domandarci come produrre quella di cui, eliminati gli sprechi, continuiamo ad avere bisogno.
Per quanto riguarda il fotovoltaico un impianto di 1kW di picco è ritenuto sufficiente agli usi di una famiglia media tutto l'anno se collegato alla rete attraverso il meccanismo di net metering ovvero di scambio alla pari: quando la produzione supera i consumi l'energia viene immessa in rete e viceversa. L'enel poi tiene conto dell'energia immessa decurtandola dalla bolletta, che in tal modo puo' anche azzerarsi.

> Un piccolo appezzamento di terra può dare l’autonomia alimentare
L'ordine di grandezza per l'orto è dei 100 mq per una famiglia di 2-3 persone. Naturalmente puo' variare da luogo a luogo in base alle caratteristiche del terreno, ma l'ordine di grandezza e' quello. All'orto si aggiungono una decina di alberi da frutto per avere frutta fresca dalla primavera all'autunno e frutta secca in inverno.
Rimangono fuori cose come pane, pasta e olio, che consigliano una dimensione produttiva estesa a livello di piccola comunita' locale.

> Cioè? berreste l'acqua piovana? Sicuri sia sufficiente?
E' sufficiente ovunque la piovosita' sia uguale o superiore a quella del Lazio (non so altrove). Per l'esattezza lo e' per almeno 9 mesi all'anno per tutti gli usi casalinghi piu' l'irrigazione. Per l'estate io ricorro a un pozzo, oppure si puo' ricorrere all'acquedotto.
Il punto piu' dubbio e' la potabilita' di quest'acqua. Io la bevo e l'ho sempre trovata ottima ma non e' detto che vada a tutti cosi' bene. Esistono tuttavia in commercio dei depuratori casalinghi che rendono l'acqua potabile. Non ho ancora pero' avuto il tempo di approfondire.

> sottraendosi all’orgia del mercato
Dipende da quanto siamo disposti a rinunciare alla tecnologia. Se siamo disposti allora possiamo limitarci a lavori occasionali, altrimenti vale il seguente discorso:
In una societa' quale e' quella prospettata dalla decrescita la produzione e' articolata su tre livelli: l'autoproduzione, la reciprocita' e il mercato. L'autoproduzione e' quella che si pratica individualmente (ad es. l'orto), la reciprocita' e' quella che si pratica a livello di piccola comunita' senza ricorso al denaro, attraverso la collaorazione e il dono reciproco (che e' cosa diversa dal baratto), infine il mercato e' una sorta di "residuo" cui e' riservato ogni genere di bene non producibile nei primi due livelli. Così come esso e' solo una parte della produzione, solo una parte del proprio tempo vi sara' dedicato. Da tre anni io lavoro part time al 50%. Il mezzo stipendio che percepisco mi consente di provvedere a cio' che non autoproduco.

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resspect
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Re: la decrescita infelice

Messaggio da resspect » ven feb 27, 2009 7:31 pm

Sono felicissimo per te! Ma se vuoi un consiglio non bere l'acqua piovana che arriva nei primi 15-30 minuti, che è inquinatissima..

Non capisco bene perchè pasta pane e olio consigliano una dimensione produttiva estesa, il raccolto sarà pur proporzionato alla dimensione del terreno coltivato no?
Oppure servono macchinari/processi costosi e impegnativi?
Sia chiaro che non è ironia ma pura ignoranza..

Grazie ciao

Filippo Schillaci
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Re: la decrescita infelice

Messaggio da Filippo Schillaci » lun mar 02, 2009 5:57 pm

La tua osservazione è giusta. Per questo infatti ho scritto consigliano e non impongono.
Il motivo è, per pane e pasta, che il grano è una coltivazione estensiva, in cui la quantità gioca un ruolo importante nel determinare le tecniche di coltivazione. Anche per un singolo nucleo familiare occorre ad esempio arare molto terreno ed è proibitivo farlo a mano, come invece si può fare in un orto. Una piccola motozappa può risolvere il problema ma la coltivazione collettiva a livello di piccola comunità lo risolve a mio avviso in maniera più efficiente.
Per l'olio è più problematico perchè un frantoio, anche se realizzato con tecniche tradizionali, è qualcosa di piuttosto voluminoso, e che per di più si utilizza una sola volta all'anno; è quindi antieconomico che ogni famiglia ne abbia uno. In questo caso l'autoproduizione a livello di piccola comunità è ancor più consigliabile.
C'è infine un'altro motivo, se vogliamo "voluttuario" ma in fondo non trascurabile poiché parliamo di migliorare la qualità della nostra vita e la noia non va certamente in questo senso. Parlo della convivialità, che entra in gioco quando si fa una cosa in più persone. Aratura, mietitura, raccolta delle olive, cui aggiungerei la vendemmia, sono attività ripetitive e monotone. Farle in compagnia annulla la monotonia e riesce addirittura a renderle piacevoli. Io ne ho fatto esperienza anni fa con la vendemmia e ne ho un ricordo estremamente piacevole.

Per l'acqua piovana, nella mia casa essa viene convogliata verso una cisterna dove ha tutto il tempo di decantare prima di essere usata. Naturalmente non considero ciò sufficiente. L'idea sarebbe di dotare l'impianto di un filtro tradizionale a base di carbone vegetale a monte della cisterna e del depuratore "moderno" di cui parlavo nel messaggio precedente a valle.

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Gianluca Ricciato
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Re: la decrescita infelice

Messaggio da Gianluca Ricciato » mar mar 03, 2009 12:15 pm

Filippo Schillaci ha scritto:C'è infine un'altro motivo, se vogliamo "voluttuario" ma in fondo non trascurabile poiché parliamo di migliorare la qualità della nostra vita e la noia non va certamente in questo senso. Parlo della convivialità, che entra in gioco quando si fa una cosa in più persone. Aratura, mietitura, raccolta delle olive, cui aggiungerei la vendemmia, sono attività ripetitive e monotone. Farle in compagnia annulla la monotonia e riesce addirittura a renderle piacevoli. Io ne ho fatto esperienza anni fa con la vendemmia e ne ho un ricordo estremamente piacevole.
Per me tutto questo è necessario quanto e forse più dell'autoproduzione individuale :wink:
Anche a me è capitato di fare la vendemmia collettivamente, in un ambiente molto stimolante, ed è stata un'esperienza fantastica, credo che questo sia l'unico modo per invogliare molte persone, soprattutto giovani, a fare esperienze agricole, dato lo scarso appeal che esse hanno in generale nella nostra società...
del resto se vogliamo incidere veramente verso una riduzione collettiva dei consumi non possiamo certo pensare di farlo in quattro gatti...

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