L'ARRIVO DELL'ISLAM IN INDIA

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Mustafa ShamsYoga

L'ARRIVO DELL'ISLAM IN INDIA

Messaggio da Mustafa ShamsYoga » dom ott 28, 2007 9:47 am

A cura di Giulia Renata Maria Bellentani, formatasi in architettura e in indologia, si dedica da anni allo studio dell'abitare nelle culture extraeuropee. Esperta di architettura orientale, collabora presso numerose scuole e associazioni svolgendo attività di ricerca e didattica sulla cultura dell'Asia meridionale. E’ insegnante di yoga e operatrice di ayurveda


La tradizione vuole che l'Islam sia stato introdotto in India da un mercante dell'attuale Kerala, Cheramen Perumal, di ritorno dall'Arabia dove era stato convertito dal Profeta alle cui predicazioni aveva assistito. Cheramen Perumal sarebbe il fondatore della prima moschea indiana, situata nella cittadina di Cranganur, nei pressi di Cochin. Effettivamente la comunità musulmana del Kerala è la più antica dell'India; la sua origine risale molto prima dell'epoca delle conquiste musulmane e, soprattutto, occorre ricordare che queste non avvennero mai in questa zona meridionale dell'India. Questo ci dimostra che l'arrivo dell'Islam in India fu un processo che non avvenne solo con la forza militare, con lo scontro di culture narrato nei testi degli storici, ma fu anche un'ovvia conseguenza degli intensi scambi commerciali che l'India intesseva con le altre terre con viaggi di merci, uomini,ma anche di idee, pensieri, approcci. Anche il nord dell'India vide la penetrazione del pensiero islamico prima della sua definitiva conquista. Infatti l'islam cominciò a diffondersi sia nella vallata del Gange sia nel Gujarat nei decenni centrali del XI secolo, cioè in un periodo in cui né l'una né l'altra di queste regioni erano ancora passate sotto il controllo di stati retti da monarchi islamici. Qui la conversione fu opera dei mistici sufi, di cui parleremo più avanti. Il processo di conversione fu quindi indipendente dal processo di conquista. Per quanto riguarda l'arrivo dell'islam in armi, le prime incursioni avvennero nel Sind, conquistato da Muhammad bin Qasim nel 711 - 712. Successivamente i governatori arabi del Sind, dopo aver ultimato la conquista della valle dell'Indo, avevano lanciato una serie di scorrerie e tentativi di invasione contro il resto dell'India, a cui i principi rajput si opposero con successo. Più difficile fu fronteggiare le invasioni dei signori della guerra turchi che avevano Ghazni (Afganisthan) come capitale. Questi riuscirono ad impossessarsi di Peshawar e delle zone circostanti e da qui, successivamente compirono una serie di incursioni che misero a ferro e fuoco una larga parte della vallata indo-gangetica, con l'obbiettivo non tanto della conquista quanto della razzia (soprattutto delle grandi ricchezze accumulate nei templi). Circa due secoli dopo questi avvenimenti ci fu un altro conquistatore turco - afgano che penetrò nella vallata gangetica: Muhammad, principe di Ghur, che pose le fondamenta di quello che sarà il primo regno musulmano in India, il Sultanato di Delhi. Muhammad Ghuri penetrò nella valle dell'Indo nel 1175, conquistandone uno dopo l'altro i principati arabo-islamici e da qui proseguì arrivando a conquistare rapidamente le immense distese della pianura gangetica. Con la sua morte, e con la morte del fratello, questi territori non fecero più parte del sultanato di Ghur ma vennero affidati ai generali di Muhammad e il più potente di questi nel 1206 assunse il titolo di sultano iniziando così la storia del sultanato di Delhi, anche se questa divenne la capitale solo col suo successore. Il periodo del sultanato di Delhi gettò le basi di una società islamica caratterizzata da una commistione di aspetti islamici e non islamici nell'ideologia dello stato e nella cultura popolare. Dopo la disgregazione del sultanato di Delhi e dopo un trentennio di guerre venne creato un nuovo stato imperiale musulmano: quello mughal, così chiamato perché il fondatore Sahir ud-Din Muhammad, detto Babur ("tigre"), di stirpe timuride vantava un'assai incerta parentela con Gengis Khan, il conquistatore mongolo. L'egemonia mughal durò circa duecento anni: dal 1526 fino alla conquista coloniale britannica. L'ascesa al potere temporale di sovrani musulmani determinò una nuova situazione per cui l'islam divenne la religione della nuova classe dominante e convertirsi ad essa divenne per le classi agiate il passaporto per accedere ai vertici della società. Anche le classi più povere, in particolare dalit e tribali avevano una forte motivazione sociale per convertirsi all'islam: quella di sfuggire alla rigida classificazione indù che li vedeva come intoccabili fuori casta. Questo processo vede una progressiva islamizzazione della popolazione con l'espandersi dell'agricoltura. Ciò avvenne specialmente nel Punjab occidentale (al tempo del sultanato di Delhi) e nel Bengala orientale (con l'impero mughal) a seguito della colonizzazione interna promossa dai nuovi dominatori musulmani interessati ad ampliare gli insediamenti agricoli. Le popolazioni sedentarizzate vennero incoraggiate a convertirsi all'islam; incoraggiate, ma mai obbligate poiché la religione islamica non venne mai imposta con l'uso della violenza. La conversione all'islam si diffuse progressivamente con la creazione di stati retti da dinastie islamiche, ma ciò non portò mai alla completa conversione degli abitanti del subcontinente: sembra poco probabile che più del 20 - 25 per cento della popolazione sia mai divenuto musulmano. Inoltre le varie fonti da cui l'islam era giunto (le migrazioni dal Medio Oriente e dall'Asia interna e le conversioni locali) fecero sì che fossero presenti tutte le varianti dell'islam: comunità religiose sunnite e comunità sciite, con un pluralismo di gruppi etnici e di movimenti, che si ispiravano alle concezioni degli ulama, dei sufi e dei riformatori. L'India mantenne sempre la sua caratteristica di presentare una coesistenza, talvolta sofferta e talvolta serena, di numerose tradizioni religiose.

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