(non e' quello di cui ti parlavo "Castoro d'assalto", l'altro non lo trovo, nel caso contrario cmq lo inserisco)
sull'abbandono e la vivisezione:
Quei nemici degli animali.
Anche quest'anno, torniamoci su, tanti sciagurati abbandonano i loro cani sulle autostrade. Li abbandonano senza rimorsi e, soddisfatti, se ne vanno in vacanza in barba a quell'articolo 727 del Codice penale che punisce come reato un simile gesto. Un gesto criminale perché non si lascia in balia del destino, un destino tragicamente prevedibile, il più fidato e fedele dei nostri amici. Purtroppo, non sono episodi isolati, specialmente nei mesi estivi, soprattutto luglio e agosto, quelli destinati alle ferie. Chi li commette meriterebbe sanzioni ben più gravi di quelle previste dalla legge. Non solo una multa, per quanto salata; anche la galera.
Come si fa, ci chiediamo, e vi chiediamo, a sbarazzarsi di chi ci è stato vicino e mai avrebbe voluto lasciarci? Di chi ci ha voluto bene e mai ci avrebbe tradito? Come si fa?
Purtroppo si fa, anche spesso. Gli animali domestici cani e gatti più degli altri, se il padrone non li vuole con sé al mare, in montagna, al lago possono essere trasferiti in pensioni ad hoc. Molte sono tuguri, dove le bestiole vengono affamate e maltrattate, ma altre sono confortevoli, non fanno mancare nulla agli ospiti a quattrozampe: nemmeno una carezza. Il distacco da chi, per qualche settimana, si è allontanato da loro li farà soffrire, ma non morire.
Provate, invece, a immaginare la sorte del cane che il padrone, aguzzino fa scendere dall'auto frettolosamente parcheggiata in una piazzola d'emergenza. E’ uno spettacolo cui più di una volta abbiamo avuto l'infelicità di assistere. Uno spettacolo infame (e non ci viene in mente un altro aggettivo). Non dimenticheremo mai quel meticcio, un po' setter, un po' bracco, un po' chissà che cosa, che non voleva uscire dal fuoristrada. E non voleva uscire perché aveva capito che non avrebbe più rivisto il barbaro padrone, e nessuno sì sarebbe più curato di lui.
Quando l'auto riprese la corsa, il quadrupede disperatamente la inseguì, e solo per miracolo non fu travolto dalle vetture che sfrecciavano lungo l'assolato nastro d'asfalto. Che fine abbia fatto la bestiola, non sappiamo. A un certo punto, sgusciò sotto il guardrail mettendosi a correre lungo l'argine di un fiumiciattolo che costeggiava l'autostrada.
Mia moglie ed io avremmo voluto fermarci, raggiungere l'animale, chiamarlo, farlo salire sulla nostra vecchia berlina, dove sui sedili posteriori sonnecchiavano il dogo Vaniglia e il bastardo Poldo, che non ci lasciano mai, e che mai noi lasceremmo. Purtroppo, non ci fu possibile, per cui proseguimmo verso Taormina, meta del nostro viaggio. Il pensiero rivolto al povero animale abbandonato. Un pensiero che ci tenne tristemente compagnia per giorni e giorni.
Quella sera stessa, mi capitò sotto gli occhi una pagina del «Dizionario filosofico» di Voltaire, maestro mio e dei miei maestri. Una pagina che conoscevo bene ma che, prima di spegnere la luce rilessi con una stretta al cuore. «Guarda quel cane che ha perduto il padrone, che l' ha cercato per tutte le strade con guaiti dolorosi, che rientra in casa agitato, inquieto, che sale, scende, va di stanza in stanza e trova, infine, nel suo studio, il padrone che ama e a cui testimonia la propria gioia con la dolcezza dei mugolii, saltando e leccandolo. Dei barbari agguantavano questo cane, che nel senso dell'amicizia supera in modo straordinario l'uomo, lo inchiodano su una tavola e lo sezionano vivo per mostrarti le vene mesenteriche».
Spaventoso. Eppure questa è la sorte di tanti nostri amici a quattro zampe, abbandonati dai, loro sadici nemici a due. Gli stabulari, dove, in nome della scienza e contro la natura, si pratica la vivisezione, sono spesso, troppo spesso, l'ultimo approdo dei cani diventati, loro malgrado, randagi. In questi luoghi orribili, che il «progresso» ci ha imposto, ma che la nostra coscienza e il nostro cuore vorrebbero messi al bando, si compiono gli esperimenti più empi e più turpi. A chi li ordina e li esegue, all'impassibile vivisettore, al sinistro mago nero che sentenzia: «Questa è la ricerca che salverà tante vite», rispondiamo. «E falso: nessun farmaco può essere incluso nel prontuario medico se prima non è stato sperimentato sull'uomo». Che ha reazioni diverse da quelle dell'animale.
La natura, di cui tutti, nel bene e nel male, facciamo parte, non tollera, né può tollerare simili scempi. Il dolore di un cane, dato in pasto alla scienza è un insulto al Creatore, un oltraggio alla Sua magnanimità. Roberto GERVASO.
(Pubblicato da “Il Mattino” di Napoli, il 29.07.2001)