Riscaldamento globale una bufala?

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silvia caldironi
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Riscaldamento globale una bufala?

Messaggio da silvia caldironi » lun lug 30, 2007 2:14 pm

Matrix, Channel 4 e la grande bufala del riscaldamento climatico

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Un documentario inglese - ritrasmesso in Italia da "Matrix", Canale 5 - chiama il riscaldamento climatico "una grande bufala". Ecco i retroscena, i produttori e gli scienziati coinvolti.

Il riscaldamento del globo a causa delle attività umane è una bufala. Bush e le compagnie petrolifere hanno ragione. Questa la trama del documentario Wag - Channel 4, "The Great Global Warming Swindle", prodotto da Martin Durkin nel marzo 2007, che attribuisce al movimento verde uno scopo neo-imperialista per impedire ai paesi poveri di svilupparsi. Durkin non è nuovo a imprese del genere. Nel 1997 andò in tv "Against Nature", in cui gli ambientalisti erano ritratti come proto-fascisti. Nel 2000 curò una puntata del programma "Equinox" in cui collegava le protesi di silicone alla prevenzione del cancro al seno (che fu rifiutata dalla BBC).
Bell'antagonista per Al Gore, tranne che per...

Il background politico
Durkin ha avuto stretti legami con il gruppo politico radicale Revolutionary Communist Party. L'RCP crede che la sconfitta del capitalismo sarà accelerata esacerbando i suoi peggiori effetti.

I dati scientifici
Durkin impiega strategicamente informazioni estremamente dubbie, molte delle quali screditate già da molto tempo prima che il documentario fosse mandato in onda...

I garanti
...Cosa comprensibile, dato che c'è un solo advisor impiegato ed è Martin Livermore, la cui unica qualifica "scientifica" è di direttore della Scientific Alliance, associazione senza alcuna connessione con istituti di ricerca. Fondata nel 2001 da Robert Durward, strenuo anti-ambientalista del British Aggregates Association, è una lobby politica di Westminster nata per "contrastare il terrorismo verde". La Scientific Alliance gode di contributi da parte di organizzazioni USA che influenzano la politica di Bush sul clima.

Il calibro degli scienziati
I più attenti osservatori del green-washing mondiale hanno riconosciuto i soliti esperti sovvenzionati dalle industrie petrolifere (Fred Singer, Patrick Michaels, Patrick Moore) anche privi di credenziali scientifiche (Philip Stott, Piers Corbyn). Se si dispone di fondi sufficienti, è comunque possibile assemblare piccoli team di ricercatori capaci di difendere ogni vecchio interesse, a partire dal tabacco (i "medici delle sigarette").

Il taglio delle testimonianze
Le numerose critiche non hanno dissuaso Channel 4 dal dare a Durkin un'invidiabile collocazione in prima serata (Canale 5 in seconda, poche ore prima del concerto globale Live Earth). Per questo uno degli intervistati, Carl Wunsch, professore di oceanografia al Massachusetts Institute of Technology, sta intentando causa contro l'emittente, protestando perché il suo punto di vista "è stato completamente stravolto e mal rappresentato", definendo il documentario "vicino alla pura propaganda, come si faceva nella seconda guerra mondiale".
Cosa - riporta "The Guardian" - già capitata nel 1998 quando la Independent Television Commission rilevò che, nel realizzare una serie basata su argomenti simili, venne realizzato un pesante intervento di distorsione dei pareri degli intervistati attraverso un montaggio selettivo per adattarsi agli scopi del programma.

Stefano Carnazzi
fonte: Andy Bowman

http://www.lifegate.it/ambiente/articol ... icolo=1904

daniele_76
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CO2 e Temperatura

Messaggio da daniele_76 » gio ago 09, 2007 10:44 am

Cara Silvia, colgo l'occasione per presentarmi al forum, mi chiamo Daniele Pezzano ho 31 anni, laureato in ingegneria elettronica e lavoro nel campo dell'energia fotovoltaica.

Volevo solo rispondere al messaggio che hai postato riguardo quella trasmissione che ho visto anche io su youtube.
Ci sono al di là della dubbia veridicità dei dati presentati in quella specifica trasmissione, dei fatti che non trovano riscontro con l'attuale (e pare dogmatica) teoria della correlazione CO2 e Temperatura: parliamo di un era geologica lontana da noi, il Pliocene (5milioni di anni fa), in cui la temperatura sulla terra era di 5 gradi superiore all'attuale e in cui l'atmosfera terrestre era molto molto simile a quella odierna, la vita sulla terra era già presente, i continenti si erano già formati cosi' come li conosciamo ora, eppure la concentrazione di CO2 nell'atmosfera non era dissimile da oggi anzi, la concentrazione era praticamente la stessa.

Ora analizza a mente fredda: se è come dicono che maggiore CO2=maggiore temperatura per via dell'effetto serra..... Come è possibile che a parità di concentrazione di CO2 ed a parità di concentrazione degli altri gas serra (ah a proposito, nell'atmosfera la CO2 è il gas serra con la minore presenza) la temperatura sia maggiore?

Seconda cosa: Prendiamo il cosiddetto "periodo caldo medievale" non è che sia una invenzione, c'è realmente stato ed è durato secoli, un periodo nel medioevo in cui la temperatura si è mantenuta più alta dell'attuale.

Analizza ancora una volta a mente fredda: dappertutto (forse mi è parso solo a me ma non credo) ci viene detto che un aumento della temperatura anche solo di un grado avrebbe effetti devastanti come tifoni, maremoti etc etc etc) come mai di queste catastrofi naturali non ve ne è traccia nelle cronache del tempo? Eppure avrebbero avuto un fortissimo impatto nell'immaginario collettivo no? Semplicemente non ci sono state se ne deve dedurre.

Ancora una cosa: che la temperatura dalla fine della seconda guerra mondiale fino a metà degli anni 70, si sia progressivamente abbassata è un'altro fatto appurato (i giornali allora parlavano di imminente era glaciale, di raffreddamento globale, di maremoti inondazioni etc...non vi sembra di averlo gia' sentita da qualche parte questa tiritera?) eppure nello stesso periodo di tempo l'immissione della CO2 nell'atmosfera è aumentata esponenzialmente......ancora una volta....come si spiega????

Il pianeta si scalda ed è un fatto certo ma siamo REALMENTE sicuri che la causa principale siamo noi? L'inquinamento è certamente una cosa da combattere ma a mio avviso è sbagliato da un punto di vista puramente scientifico sostenere che la teoria che lega la CO2 alla temperatura è corretta al di là di ogni ragionevole dubbio dal momento che i fatti che ti ho riportato non sono inventati ed a tutt'oggi non è che qualcuno abbia trovato risposte a quegli interrogativi. Quindi sarebbe più corretto dal punto di vista scientifico dire: "dai dati raccolti con i mezzi attuali si PUO' IPOTIZZARE (e scusate se calco la parola ma è importante lo ribadisco) che ci sia un legame tra CO2 e Temperatura"
Però non lo dicono mai in questi termini....eppure la scienza non è fatta di dogmi anzi, i dogmi sono per le fedi religiose la scienza è fatta di teorie confutabili nell'istante stesso in cui si producono prove che le smontino ed a tal proposito voglio ricordarvi che all'inizio del secolo scorso ancora si credeva (e moltissimi scienziati ne erano convinti) che l'etere permeasse lo spazio tra i pianeti.

Beh per ora è tutto, vi dico un ultima cosa e vado: il sole non è mai stato tanto attivo in 1000 anni come negli ultimi 60

silvia caldironi
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Re: CO2 e Temperatura

Messaggio da silvia caldironi » lun ago 20, 2007 9:14 am

Caro Daniele, vorrei sottoporti all´attenzione i seguenti articoli: io non sono un ingegnere come te, manco di alcune conoscenze specifiche ma mi pare piu´ che lampante che il progressivo avanzare dell´inquinamento porti con se´ terribili conseguenze globali e quindi anche climatiche. Ho quindi raccolto alcuni articoli che mi pare valga la pena leggere. Inoltre volevo segnalarti la visione del film di al Gore.


cambiamenti climatici il vero "terrore globale"?
Temperature aumentate vertiginosamente, le linee costiere si ritirano, le precipitazioni violente sono all'ordine del giorno..."Tuttavia ancora voliamo, guidiamo, consumiamo ed inquiniamo come non mai", afferma Mark Townsend (in uno speciale del Guardian, pubblicato di recente) valutando le conseguenze complessive del mutamento climatico, verificabili in Gran Bretagna come in qualsiasi altro luogo del pianeta.
Liliana Adamo ([email protected])
Fonte: http://www.reporterassociati.org
26.12.04
28 dicembre 2004

Temperature aumentate vertiginosamente, le linee costiere si ritirano, le precipitazioni violente sono all'ordine del giorno ed anche se gli speaker seguitano a cianciare che "dovremo farci l'abitudine" si sa che il cambiamento del clima è la vera minaccia del terrore globale. "Tuttavia ancora voliamo, guidiamo, consumiamo ed inquiniamo come non mai", afferma Mark Townsend (in uno speciale del Guardian, pubblicato di recente) valutando le conseguenze complessive del mutamento climatico, verificabili in Gran Bretagna come in qualsiasi altro luogo del pianeta.


E' dalla terra, dal letto dei fiumi, dai ghiacci e dal mare, dall'intero regno della natura che si registrerebbe la catastrofe imminente. C'è un angolo dello Yorkshire del sud, dove ammassi di scorie e scarti ferrosi s'annidano nel suolo, coabitando con le distese boscose, contaminando l'humus salmastro di un canale navigabile divenuto in breve tempo, il più inquinante della Gran Bretagna.


Alcune miglia più a sud, il centro dell'Inghilterra contraddistingue il punto esatto dove il sogno della verde Bretagna è sicuramente scomparso: a Conisborough, il parco ambientale chiamato enfaticamente The Earth Centre non è sopravissuto alle difficoltà. Grazie ad una cospicua largizione di denaro pubblico era stato concepito come esempio di lifestyle anglosassone: rispetto ambientale, comportamenti eco-compatibili.


Una creazione nata non sull'idea che lo sviluppo sostenibile si renderebbe garante delle future generazioni, ma per assecondare un progetto che attutiva l'impatto di un depauperamento ormai giunto al suo limite; eppure, secondo Townsend, il progetto di per sé appariva troppo "esoterico per una società usa e getta, del qui ed ora". Per affermare quel concetto reso "esoterico" da chi continua a propinarci frottole ed idiosincrasie sull'esistenza del global warming - un'accensione catastrofica con reazioni a catena - e sulla sua reale pericolosità, sarà sufficiente serbare la memoria dei dinosauri, estinti 65 milioni d'anni fa.


La scomparsa di molte specie continua a qualificare pessimamente gli ultimi decenni della vita sul pianeta. Dopo il ripetuto allarme (cui non si è dato soluzioni) e i referti, le grandi foreste stanno morendo. Gli oceani più profondi subiscono un'emorragia vitale ad un tasso che, nelle statistiche, parrebbe quasi inimmaginabile. Nell'ultima decade lo strato gelato dei picchi più alti si è rapidamente assottigliato in modo tale che, nonostante i violenti uragani imperversino ad intervalli ravvicinati, la nostra potrebbe essere l'ultima era del ghiaccio.


Ogni giorno la lascivia sintetica abbandonata nel suolo, nell'acqua e nei corpi non pone vie d'uscita. In realtà nessuna scienza sa ricominciare punto e a capo e l'isola di Mark Townsend cambierà faccia prima che qualcuno metterà in atto una radicale inversione di marcia. Al medesimo livello la trasfigurazione avverrà sulla nostra penisola, sulle coste delle Canarie, sui deserti del continente africano, molto più velocemente di quanto la storia potrà presagire.


Il problema si nasconde anche alla coscienza collettiva, il cambiamento climatico rimarrà ancora per molto un concetto troppo astratto affinché la maggior parte della gente comprenda, questo vale anche per gli inglesi. Townsend nell'articolo del Guardian, racconta di come molti ambientalisti tedeschi hanno viaggiato per miglia e miglia in una sorta di "pellegrinaggio" fino all'Earth Centre, all'esoterico centro di salute ecologista, per trovarlo chiuso; brutalizzata dai complessi equilibri della competitività economica ed indifferente agli equilibri della natura, oggi, la regione dello Yorkshire del sud è fra le zone più inquinate della Gran Bretagna.


Desideri frustati dopo la rivoluzione industriale.


Due terzi dei prodotti chimici che provocherebbero varie forme di cancro, sono stati rilevati nei cieli spenti della verde Inghilterra, sprigionati da alcune fabbriche (oggi privatizzate) in 10 città campione. Nell'agosto scorso, mentre The Earth Centre è venuto a mancare, beffardamente distrutto da una violenta reazione del global warming (una pioggia torrenziale che ha invaso interamente lo Yorkshire), Jonathon Porrit, l'uomo che Tony Blair ha scelto per riuscire dove altri hanno fallito, si è installato nella sede di Gloucestershire nella veste di Presidente per la commissione governativa di sviluppo sostenibile.


Che fare? Intanto si è subito preoccupato di lanciare un messaggio non facile però di rigore: "Dobbiamo vivere in senso meno offensivo, avendo la consapevolezza che il cammino può essere un processo lento e doloroso." Ma il diluvio che si è scatenato in tutta la regione, che ha fatto tracimare fiumi e torrenti, causato danni economici superiori alla media, mettendo in ginocchio quella parte dell'Inghilterra centrale molto meglio dei paventati attacchi terroristici, è soltanto una scheggia degli errori e dei progetti, affondati insieme all'attrattiva turistica dell'eco-parco.


Il cambiamento del clima inquieta non poco il fisico cinquantaquattrenne John Schellnhuber, direttore per il Centro di ricerca di Tyndall, dove gran parte dell'eminenza grigia scientifica sviscera l'ultimo episodio meteorologico del 16 agosto scorso. "E' l'ultima torsione della natura." spiega con ansia. "Questo è soltanto l'inizio, dobbiamo fare previsioni che ci mettono in pericolo.Le cose possono mettersi male per tutti noi". Nel momento stesso in cui la nazione ha chiesto spiegazioni sull'eccezionalità dell'evento, Tony Blair ha ricevuto successive istruzioni dal consiglio tecnico, ma per un primo ministro così risoluto la priorità spetta alla necessità di trovare le armi di distruzione di massa, possibilmente di là dai propri confini, ha annunciato quindi che favorirà un'attività industriale "rispettosa e sostenibile".


La volontà di mettere in pratica le "buone intenzioni" per una "buon'economia", sarebbe stata premiata se il suo governo avesse reso operativo il programma destinato al riciclaggio, come per esempio della carta, prima ancora che se ne cominciasse a parlare. Secondo i calcoli di Schellnhuber per il prossimo futuro, il surriscaldamento globale e i cambiamenti climatici potrebbero essere appellati come "Bankrupt Britain".


Le compagnie assicurative prevedono risarcimenti alle stelle e corrono ai ripari, anzi sono certi che entro il 2060 il costo della vita nell'economia globale, il valore dei prodotti e dei servizi, saranno soggetti ad una considerevole impennata. I documenti redatti dai funzionari delle Nazioni Unite, completati in ottobre, rivelano che, causa i disastri naturali, moltissime persone e società hanno subito danni economici raddoppiati rispetto alla passata decade, per non parlare dell'alto numero di perdite umane.


Budget causa ed effetto


In Inghilterra i costi per i disastri prodotti dal clima, sono quasi triplicati. Al punto che nessuno ha concesso una sterlina quando la natura ha sprigionato la sequenza di calamità e The Earth Centre è stato sacrificato. Nessuno pare interessato a rimetterlo in piedi. Quattro violenti uragani hanno fatto il giro del pianeta: dalla Florida ai Carabi, mentre il Bangladesh è crollato per l'inondazione più feroce degli ultimi quarant'anni, persino i grandi ghiacciai del plateau tibetano, che misurano un quarto delle sconfinate pianure cinesi, si sono trovati a liquefarsi con una rapidità che rende stupefacente la loro sopravvivenza in questo secolo.


L'aumento medio della temperatura s'attesta intorno a 5.8 C. Questo s' evidenzierebbe come un dato modesto, invece basta l'aumento per metà del valore, per minacciare i ghiacci della Groenlandia che si scioglierebbero più velocemente di quanto possano essere sostituiti, secondo i meccanismi originari. S'avrebbe così un tangibile aumento dei livelli oceanici che inonderebbe le coste meridionali ed orientali dell'Inghilterra.


Sir David King, un autorevole scienziato dello staff governativo, è convinto che il surriscaldamento globale è la vera minaccia per un terrorismo più diffuso e capillare, l'ostacolo più grande che le civiltà occidentali si troveranno a fronteggiare nel prossimo futuro.


Al contrario delle più disfattistiche previsioni, uno studioso di statistica, il danese Bjorn Lomborg, pone invece molti dubbi. Autore di un libro piuttosto critico sulle valutazioni finora fatte circa il global warming, "The Skeptical Environmentalist" (L'ecologo scettico), porta avanti la filosofia del determinismo teorico. Una minaccia è coerentemente effettiva e di lunga durata, ma il sistema energetico della biosfera e l'equilibrio terrestre, in condizioni di stress cronico, possono rivelare inusitati sviluppi d'auto-protezione, modificando gli assetti e dunque le conseguenze.


La salvaguardia del pianeta può essere attuata soltanto all'interno di una società globalizzata ed intensamente tecnologica. Le sue previsioni sul rischio del surriscaldamento globale, ritenute credibili e rassicuranti, sono in programma sui libri scolastici e lo stesso Lomborg ha una carica governativa, in veste di consulente scientifico, eppure l'ex attivista di Greenpeace, tutto è tranne che un vero e proprio specialista e la comunità scientifica internazionale lo ha accusato di palese disonestà intellettuale, poiché nel suo testo, le fonti sono alterate o "interpretate"per sostenere le sue tesi.


I primi in classifica


Antecedente alla ratifica del protocollo di Kyoto, la Russia di Vladimir Putin non era conosciuta al mondo per richiedere il parere degli ecologisti, neanche ad un ecologista alla Lomborg, per dirla tutta. Per la completa mancanza di politiche ambientali, il suo paese ha meritato davvero una pessima fama; non c'è un portavoce di tale passività con la stessa essenza di Putin, un ultra conservatore, avversario dell'ambiente. Alla fine che Putin riconosce il protocollo non assolve la Russia dal suo passato e dalla leggerezza con cui ha avvelenato gran parte dell'Asia ed Europa.


Tuttavia il grande inquinatore del pianeta resta l'America. Esistono documenti redatti da Schellnhuber e dalla sua equipe che invitano il governo americano a non sottovalutare i cambiamenti climatici in atto. Rivelano, tra l'altro, che, in meno di cinquant'anni, un pezzo dello Yorkshire, il litorale che va da Norwich a Colchester, si ritroverà sott'acqua; che le obsolete infrastrutture di Londra non riusciranno a far fronte agli acquazzoni monsonici, che il canale navigabile più famoso di Londra, il Tamigi, si è trasformato in una cloaca con lo scarto di 600.000 tonnellate d'escrementi, tutto l'eccedente che il sistema fognario non riesce a smaltire.


I documenti, mai pubblicati, accennano all'emergenza per le sostanze tossiche sprigionate dagli anticrittogamici e deplorano la distruzione degli habitat fluviali, quei terreni saturi d'umidità una volta considerati ecosistemi per la fauna selvatica; nonostante gli sforzi del volontariato e dell'associazioni ambientaliste, non esiste un programma serio, per serbare le aree verdi dei "wetlands".


Dal carbone al plutonio


Per la prima volta il movimento ambientalista inglese si trova ad affrontare un impensabile rompicapo, se il cambiamento del clima è un automatismo artificiale, indotto dall'uomo e dal profitto, allora ridurre le emissioni del biossido di carbonio nell'atmosfera diventa d'importanza vitale; ma invertire la corsa resta una chimera e un'utopia, esoteriche quanto The Earth Centre.


Oltre le risorse energetiche alternative di cui si discute da anni (la sfida non è mai stata raccolta con giusto pragmatismo), l'unica fonte d'elettricità che non esacerba il cambiamento climatico è il nemico numero uno dell'ideale verde: l'energia nucleare. In realtà "la rivoluzione verde" pontificata da Blair (più o meno il tre per cento dell'elettricità in territorio inglese proviene dal vento, dal sole, dal mare e via dicendo) è una strategia pubblicitaria campata in aria.


La fonte principale d'elettricità è ancora in quelle riserve del nord, ricche di gas e carbone che si esauriranno nell'arco dei prossimi dieci anni. Blair, come Bush e il resto dell'occidente, ha bisogno dei giacimenti petroliferi del Medio Oriente, o, viceversa si userà massicciamente il plutonio; d'altro canto, le vecchie, sporche centrali elettriche, alimentate dal carbone, che hanno guidato la rivoluzione industriale, non sembrano essere più difendibili da nessuna parte in causa.


Per molti ecologisti parlare di scelta nucleare come ultimo compendio ed incrementarne l'utilizzo, è semplicemente un anatema e per quanto mi riguarda se dovessi scrivere sull'incognita delle scorie e dei pericoli delle centrali, mi servirebbe un altro articolo.


Towsend allora si chiede: qualora i membri d'Al-Qaeda attaccassero una qualsiasi centrale atomica, per esempio quella di Cumbrian, gli avvenimenti di Chernobyl sarebbero come "una nota a piè pagina". ma anche senza l'appoggio di un attacco terroristico, il plutonio di Sellafield è riuscito a contaminare perfino i denti dei bambini. Non stanno meglio quelli di Retford e Doncaster che vivono presso le sommità fumanti di carbone, propulsore delle centrali elettriche. Bambini che tossiscono per l'asma e le malattie respiratorie, alcuni si ammalano di cancro.


In conclusione l'opinione diffusa sulle politiche energetiche resta ancorata agl' elementi fondamentali di vita e per gran parte del movimento ecologista il governo inglese deve espandere il suo programma (definito "pietoso") circa le risorse rinnovabili e farne un altro per il risparmio energetico. Il primo ministro inglese si tesse le lodi da solo, invocando ai suoi l'esigenza di "pensare ambientale", ma si rifiuta, ad esempio, d'imporre tasse di combustione agli aerei super-veloci del nuovo aeroporto internazionale. Un volo di tre ore sbatterà in atmosfera gas di scarico pari a quello che un singolo automobilista distribuisce in un anno.


C'è un'evidente incongruenza tra le parole e i fatti, un conflitto tra i discorsi e gli obiettivi reali, ma siamo tutti noi che non ancora possediamo quel cambiamento di cultura, presumibilmente perché abbiamo smarrito il senso del cambiamento e ci accontentiamo di dissimulare l'escalation del global warming, di chiudere gli occhi per non vedere.


L'umanità è invecchiata, compresa quella in età giovanile e l'ironia vuole che anche domani sia un altro giorno.

http://italy.peacelink.org/ecologia/art ... _8801.html

Riscaldamento globale
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Riscaldamento globale (global warming nella letteratura scientifica in inglese) è un termine popolarmente usato per descrivere l'aumento nel tempo della temperatura media dell'atmosfera terrestre e degli oceani. Il termine scientifico più corretto sarebbe invece surriscaldamento globale.


Grafico che mostra l'anomalia media della temperatura della superficie terrestre nell'arco degli anni 1850-2006
La biglia blu: La Terra vista dall'Apollo 17, dicembre 1972Indice [nascondi]
1 Le cause del riscaldamento
2 Gli effetti del riscaldamento globale
3 Il dibattito scientifico
4 Il dibattito politico
4.1 Il protocollo di Kyoto
5 Bibliografia
6 Note
7 Voci correlate
8 Collegamenti esterni



Le cause del riscaldamento [modifica]
Il pianeta nella sua storia è andato incontro a cicliche modificazioni del clima che l'hanno portato ad attraversare diverse ere glaciali alternate ad epoche più calde. Queste significative variazioni del clima hanno permesso all'uomo il passaggio dello stretto di Bering, la colonizzazione dell'Australia o della Groenlandia (il cui nome significa appunto Terra Verde). Secondo molti studiosi, in passato le cause di queste modicazioni climatiche sono state principalmente legate all'andamento dell'attività del Sole o da quella eruttiva della Terra (mediante l'emissione di CO2). Attualmente, il pianeta sta uscendo da un periodo freddo denominato piccola glaciazione durato dal 1550 al 1800 che ha seguito il periodo medievale, più caldo (tra il 1100 ed il 1400).


Variazione della temperatura globale (in rosso) e dell'anidride carbonica presente nell'atmosfera (in blu) negli ultimi 1000 anni; la causalità non è da tutti ritenuta provata ma una correlazione pare evidente.Nella attuale fase di riscaldamento del pianeta si sta tuttavia assistendo ad una variazione significativa di un importante fattore che influenza la temperatura terrestre: la concentrazione atmosferica di anidride carbonica (CO2). Tale incremento di circa 2 ppm all'anno (in due secoli si è passati da 280 ppm a 380 ppm, il valore più alto da 650.000 anni a questa parte [1]) non ha eguali nella storia recente del pianeta ed è oggi ritenuto indiscutibilmente legato all'uso di combustibili fossili (gas, petrolio, carbone) e dunque all'immissione in atrmosfera di enormi quantità di anidride carbonica (circa 25 miliardi di tonnellate all'anno).

Il nocciolo del problema è infatti l'uso massiccio di "combustibili fossili" che durante il periodo carbonifero (milioni di anni fa) sono stati "fissati" nel sottosuolo ad opera della vegetazione e degli animali, passando dalla forma gassosa di CO2 a quella solida o liquida di petrolio, carbone o gas naturale. Negli ultimi 150-200 anni, a partire dalla rivoluzione industriale, la combustione di tali giacimenti fossili ha invertito il processo riimmettendo nell'atmosfera questo carbonio sepolto da milioni di anni. Inoltre, secondo le stime, il pianeta riuscirebbe oggi a riassorbire, mediante la fotosintesi clorofilliana e l'azione degli oceani, meno della metà delle emissioni, anche a causa della deforestazione.

Questo incremento della CO2 dovuto alle fonti fossili sarebbe ulteriormente amplificato, secondo recenti studi, dal surriscaldamento degli oceani: infatti le acque marine contengono disciolta una grande quantità di CO2 ed il riscaldamento dei mari ne causerebbe appunto l'emissione in atmosfera, aggravando l'effetto serra. Questi fenomeni devono far riflettere sulla estrema complessità degli equilibri climatici che nel corso di milioni di anni si sono consolidati, e dunque sul rischio che una apparentemente minima modifica comporti nel tempo effetti a catena imprevedibili ed incontrollabili.

Sebbene nella storia del clima le variazioni nei livelli di CO2 osservate siano state precedenti alle variazioni di temperatura e non viceversa (esiste un ritardo di 800 anni tra i picchi di temperatura ed i corrispondenti picchi di CO2 nell'atmosfera)[citazione necessaria], secondo il panel di esperti delle Nazioni Unite (IPCC) l'attuale riscaldamento non può essere spiegato se non attribuendo un ruolo anche a questo aumento di concentrazione di CO2 nell'atmosfera.

L'attività umana ha poi ridotto la biomassa vegetale in grado di assorbire la CO2 (contribuendo quindi all'effetto serra) a partire dalla rivoluzione agricola neolitica. Oggi la deforestazione (ad esempio in Amazzonia) è nettamente aumentata ed aggrava ulteriormente la situazione.

A contribuire ulteriormente vi è la maggior produzione di metano dovuta ad un incremento significativo dell'allevamento intensivo e delle colture a sommersione (ad esempio il riso). La CO2 non è infatti l'unico gas serra: essa rappresenta solo lo 0,038% dei gas atmosferici e circa il 5% del totale dei gas serra, mentre ad esempio il vapore acqueo rappresenta lo 0,33% dei gas armosferici e contribuisce per circa il 50% ai gas serra. È bene precisare che l'effetto serra è un fenomeno naturale che permette alla superficie terrestre di avere temperature adatte alla vita; il problema è l'eccesso di riscaldamento dovuto ad un più marcato effetto serra, e dunque il conseguente surriscaldamento.

Riassumendo, il fatto che l'atmosfera terrestre abbia temperature adatte alla vita è dunque dovuto principalmente a tre fattori:

l'irraggiamento solare che fornisce l'energia per l'effetto serra
l'effetto serra naturale e antropico, che amplifica l'effetto dell'irraggiamento solare
l'attività geotermica dei vulcani[citazione necessaria].
L'alterazione del parametro "effetto serra" causa il fenomeno noto come riscaldamento globale.

Per approfondire, vedi la voce Effetto serra.


Gli effetti del riscaldamento globale [modifica]

Cambiamento dell'accumulo nevoso sul Kilimanjaro, fra il 1993 ed il 2000. Il Kilimanjaro ha perduto l'82% delle nevi perenni nel XX° secolo.I modelli climatici elaborati dall'IPCC indicano un potenziale aumento della temperatura, durante questo secolo, compreso tra 1,4 e 5,8 °C.

Tra i possibili effetti di tali mutamenti climatici si stima vi possa essere un aumento del livello del mare in alcune aree del pianeta, in particolare in quelle con minori tassi di evaporazione, ciò a causa dell'espansione termica e dello scioglimento dei ghiacci continentali oltre che dei ghiacciai montani. Complessivamente, recenti osservazioni satellitari hanno rilevato che il bilancio complessivo delle superfici ghiacciate sulla Terra è negativo per una percentuale compresa tra l'1 e il 1,5% per decennio evidenziando come il fenomeno del riscaldamento globale sia effettivamente in corso ed in costante aumento.

L'aumento della temperatura porterebbe inoltre ad una maggior evaporazione dei mari liberando in atmosfera ulteriori quantità di vapore acqueo (che come detto è il principale gas serra) accrescendo ulteriormente la temperatura globale ed aumentando quantità e violenza delle piogge (tropicalizzazione del clima)

Tali cambiamenti senza dubbio porteranno a significative modificazioni degli habitat naturali andando ad incidere profondamente anche sugli equilibri socio-economici del pianeta. Risulta comunque tuttora molto difficile prevedere come realmente influirà sul sistema pianeta l'attuale riscaldamento globale, in quanto si tratterebbe di un evento senza nessun precedente in epoca storica. Inoltre il clima globale è certamente un sistema non lineare multifattoriale per cui la climatologia può stabilire delle tendenze ma non eventi di dettaglio. Alcuni scenari oggi proposti ritengono che la diminuzione della salinità dell'oceano Atlantico dovuta allo scioglimento dei ghiacci potrebbe causare il blocco della Corrente del Golfo, con conseguente raffreddamento del continente europeo ed inizio (in quest'area) di una nuova Era Glaciale.


Il dibattito scientifico [modifica]
Per analizzare in modo accurato le modificazioni del clima, le Nazioni Unite hanno costituito una Commissione Intergovernativa sul Cambiamento Climatico (IPCC) che raccoglie accademici provenienti delle nazioni del G8. l'IPCC ha rilasciato nel corso degli anni diversi documenti in cui si afferma che la temperatura globale media è aumentata di ca. 0,7 °C dalla fine del XIX secolo e che "la maggior parte del riscaldamento osservato durante gli ultimi 50 anni è attribuibile alle attività umane" [2]

Le conclusioni raggiunte dall'IPCC sono rafforzate anche da un'analisi di oltre 928 paper pubblicati nella letteratura scientifica dal 1993 ad oggi in cui si osserva che il 75% degli articoli accetta, esplicitamente o implicitamente, la tesi scientifica del contributo antropico al riscaldamento, mentre il restante 25% degli articoli copre unicamente metodologie o paleoclimatologia per cui non esprime opinioni in merito. Non mancano comunque ricercatori scettici sul ruolo antropico nell'attuale riscaldamento e soprattutto sulla reale efficacia delle misure indicate per contenerlo. Le criticità espresse da tali ricercatori, sebbene rappresentino una minoranza nella comunità scientifica, come evidenziato anche da un articolo pubblicato su Science nel dicembre 2004 [3] sono state raccolte in un recente Documentario della CBC[4]. Tra questi scienziati spiccano anche dei nomi famosi, quali il premio Nobel Kary Mullis e l'italiano Antonino Zichichi. Sostanzialmente essi affermano che non è possibile stabilire una relazione lineare tra aumento di CO2 e riscaldamento globale, rimarcando piuttosto il ruolo di altri fattori naturali tra cui il principale sarebbe la variazione dell'attività solare.


Variazione irraggiamento solare negli ultimi 30 anni: si noti che l'oscillazione è di pochi watt su circa 1365 watt totaliAlcuni scenziati, pur ammettendo che la variazione dell'attività solare sia stata soprattutto in passato uno dei fattori che hanno influenzato le temperature, ritengono comunque che oggi la gran parte del surriscaldamento globale sia dovuta ai gas serra, e solo in minima parte al sole.

In particolare è tutt'oggi tema di accese discussioni la reale entità e gli effetti del riscaldamento. Di certo il clima terrestre non si può considerare come un sistema statico avendo presentato nella sua storia cambiamenti graduali ma intensi anche senza l'intervento dell'uomo. Sia ai tempi dell'Impero Romano che nel medioevo le temperature medie erano più alte di oggi, permettendo la colonizzazione della Groenlandia e la coltivazione estesa di viti nell'Europa del Nord. Entrambi questi periodi sono stati seguiti da periodi di raffreddamento climatico: a Londra il fiume Tamigi gelava tanto da permettere il passaggio a cavallo e lo svolgimento di mercati natalizi sul ghiaccio.

Secondo alcuni studiosi gli effetti del riscaldamento climatico antropico potrebbero essere molto maggiori se non vi fosse stata una relativa riduzione dell'irraggiamento solare dovuta all'inquinamento atmosferico. Paradossalmente, una riduzione dell'inquinamento (in particolare degli SOx e del particolato), potrebbe portare ad un aumento delle temperature superiore a quanto ipotizzato [5].

Per approfondire, vedi la voce Oscuramento globale.


Il dibattito politico [modifica]
Il graduale incremento dei dati scientifici disponbili sul riscaldamento globale ha alimentato un forte dibattito politico che ha, negli ultimi anni, iniziato a considerare tra le sue priorità anche il contenimento delle emissioni dei gas serra e l'utilizzo di fonti energetiche alternative/rinnovabili.


Il protocollo di Kyoto [modifica]
Per approfondire, vedi la voce Protocollo di Kyoto.

Un primo tentativo di limitare l'influenza delle attività umane sul clima è stato il Protocollo di Kyoto. Tale protocollo pur rappresentando un passo importante nella condivisione planetaria delle responsabilità ambientali presenta due limiti strutturali molto profondi ovvero: 1) degli obiettivi insufficienti a contenere in modo significativo le emissioni antropiche, l'obiettivo della diminuzione del 6% di anidride carbonica di origine antropica in atmosfera viene infatti giudicato troppo poco ambizioso, dato che secondo alcuni bisognerebbe ridurla del 60%; 2) l'assenza tra i firmatari di paesi quali gli Stati Uniti. Questi in un primo momento non hanno aderito ritenendo non provata la relazione tra emissioni di CO2 e il riscaldamento globale; in seguito hanno addotto come motivazione la perdita di competitività dovuta ai costi necessari per ridurre le emissioni di anidride carbonica rispetto a Cina ed India, che invece non sono obbligate dal protocollo a limitare le proprie emissioni.


Bibliografia [modifica]
Paul Crutzen. Benvenuti nell'Antropocene. L'uomo ha cambiato il clima, la Terra entra in una nuova era. Mondadori, 2005. ISBN 8804537302.

http://it.wikipedia.org/wiki/Riscaldamento_globale

Ho anche altri articoli da segnalarti, se lo desideri.
Comunque grazie per il tuo contributo e la tua partecipazione; questo e´ un forum e percio´, per definizione, aperto ad ogni considerazione.








daniele_76 ha scritto:Cara Silvia, colgo l'occasione per presentarmi al forum, mi chiamo Daniele Pezzano ho 31 anni, laureato in ingegneria elettronica e lavoro nel campo dell'energia fotovoltaica.

Volevo solo rispondere al messaggio che hai postato riguardo quella trasmissione che ho visto anche io su youtube.
Ci sono al di là della dubbia veridicità dei dati presentati in quella specifica trasmissione, dei fatti che non trovano riscontro con l'attuale (e pare dogmatica) teoria della correlazione CO2 e Temperatura: parliamo di un era geologica lontana da noi, il Pliocene (5milioni di anni fa), in cui la temperatura sulla terra era di 5 gradi superiore all'attuale e in cui l'atmosfera terrestre era molto molto simile a quella odierna, la vita sulla terra era già presente, i continenti si erano già formati cosi' come li conosciamo ora, eppure la concentrazione di CO2 nell'atmosfera non era dissimile da oggi anzi, la concentrazione era praticamente la stessa.

Ora analizza a mente fredda: se è come dicono che maggiore CO2=maggiore temperatura per via dell'effetto serra..... Come è possibile che a parità di concentrazione di CO2 ed a parità di concentrazione degli altri gas serra (ah a proposito, nell'atmosfera la CO2 è il gas serra con la minore presenza) la temperatura sia maggiore?

Seconda cosa: Prendiamo il cosiddetto "periodo caldo medievale" non è che sia una invenzione, c'è realmente stato ed è durato secoli, un periodo nel medioevo in cui la temperatura si è mantenuta più alta dell'attuale.

Analizza ancora una volta a mente fredda: dappertutto (forse mi è parso solo a me ma non credo) ci viene detto che un aumento della temperatura anche solo di un grado avrebbe effetti devastanti come tifoni, maremoti etc etc etc) come mai di queste catastrofi naturali non ve ne è traccia nelle cronache del tempo? Eppure avrebbero avuto un fortissimo impatto nell'immaginario collettivo no? Semplicemente non ci sono state se ne deve dedurre.

Ancora una cosa: che la temperatura dalla fine della seconda guerra mondiale fino a metà degli anni 70, si sia progressivamente abbassata è un'altro fatto appurato (i giornali allora parlavano di imminente era glaciale, di raffreddamento globale, di maremoti inondazioni etc...non vi sembra di averlo gia' sentita da qualche parte questa tiritera?) eppure nello stesso periodo di tempo l'immissione della CO2 nell'atmosfera è aumentata esponenzialmente......ancora una volta....come si spiega????

Il pianeta si scalda ed è un fatto certo ma siamo REALMENTE sicuri che la causa principale siamo noi? L'inquinamento è certamente una cosa da combattere ma a mio avviso è sbagliato da un punto di vista puramente scientifico sostenere che la teoria che lega la CO2 alla temperatura è corretta al di là di ogni ragionevole dubbio dal momento che i fatti che ti ho riportato non sono inventati ed a tutt'oggi non è che qualcuno abbia trovato risposte a quegli interrogativi. Quindi sarebbe più corretto dal punto di vista scientifico dire: "dai dati raccolti con i mezzi attuali si PUO' IPOTIZZARE (e scusate se calco la parola ma è importante lo ribadisco) che ci sia un legame tra CO2 e Temperatura"
Però non lo dicono mai in questi termini....eppure la scienza non è fatta di dogmi anzi, i dogmi sono per le fedi religiose la scienza è fatta di teorie confutabili nell'istante stesso in cui si producono prove che le smontino ed a tal proposito voglio ricordarvi che all'inizio del secolo scorso ancora si credeva (e moltissimi scienziati ne erano convinti) che l'etere permeasse lo spazio tra i pianeti.

Beh per ora è tutto, vi dico un ultima cosa e vado: il sole non è mai stato tanto attivo in 1000 anni come negli ultimi 60

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