PRODUZIONE CRUENTA

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eleonora85
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Messaggio da eleonora85 » mer mag 23, 2007 8:57 am

oddio.....
mi viene da vomitare la colazione.....

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Divina
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Messaggio da Divina » mer mag 23, 2007 9:06 am

So di essere una donna forte , ma in questo momento non riesco a fermare le lacrime e i miei colleghi quando hanno capito perchè hanno spento la radio e si sono tutti ammutoliti. che dolore ragazzi!!!

iniziato
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Messaggio da iniziato » mer mag 23, 2007 9:38 am

Perchèèèèèèèèèèèèè??????? cazzo!!!!!!!!!!
Perchèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè??????

Gandhi
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Messaggio da Gandhi » mer mag 23, 2007 10:00 am

E' vero è orribile... ma è vedendo queste cose che capiamo ancor di più ciò che dobbiamo combattere con tutte le nostre forze cavolo!

Gandhi
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Messaggio da Gandhi » mer mag 23, 2007 11:03 am

Ecco un'altra testimonianza degli allevamenti intensivi e della basterderia senza fine degli umani... (forse disumani è più azzeccato!)

titolo: latte rosso sangue

http://video.libero.it/app/play/index.h ... f5d6b2650a

Gandhi
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Messaggio da Gandhi » mer mag 23, 2007 11:20 am


Gandhi
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Messaggio da Gandhi » mer mag 23, 2007 11:24 am

per gli interessati qui potete trovare "latte rosso sangue" da scaricare e anche "trasportato" che fa veramente male a guardarlo....

ecco cosa sono gli allevamenti industriali... bastardi!

http://videoveg.altervista.org/

eleonora85
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Messaggio da eleonora85 » mer mag 23, 2007 12:16 pm

Gandhi ha scritto:Ecco un'altra testimonianza degli allevamenti intensivi e della basterderia senza fine degli umani... (forse disumani è più azzeccato!)

titolo: latte rosso sangue

http://video.libero.it/app/play/index.h ... f5d6b2650a
i lamenti delle mucche in questo video sono davvero strazianti...

Giù Vegan
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Messaggio da Giù Vegan » mer mag 23, 2007 1:02 pm

Ecco quello che mi chiedo...dopo che si viene a conoscenza di tutte queste cose come può la gente sostenere che è "normale"?
Con che coraggio...mi chiedo...

Gandhi
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Messaggio da Gandhi » gio mag 24, 2007 1:40 pm

Mucca pazza: gli effetti dell’allevamento industriale ci arrivano a casa nel piatto


di Sheldon Rampton e John Stauber autori del libro "Mad Cow USA"*

illustrazioni di Sue Coe la copertina di CAQ 62


tratto da Covert Action Quarterly n. 62 (autunno 1997)


a USDA ha appena ritirato 12 milioni di kg. di hamburger contaminati ed il Segretario all’Agricoltura Dan Glickman ha fatto del suo meglio per sembrare ottimista. Ad agosto davanti ai giornalisti diceva: "A questo punto tutto ci fa capire che abbiamo contenuto l’insorgere di un’epidemia". Ma queste rassicurazioni non hanno poi generato molto ottimismo. Non solo i ricercatori non sono riusciti ad individuare la fonte del contagio, ma tutte le parti coinvolte - compresa l’industria della carne - hanno ammesso che future epidemie saranno inevitabili.*

La specie mortale del batterio E. coli trovata negli hamburger della Hudson Foods Inc. è solo una delle tante malattie mortali che trovano nel cibo il veicolo di trasmissione. Il problema è causa e conseguenza inevitabile dei moderni sistemi di allevamento industriale nel quale la distribuzione massificata di cibo prodotto industrialmente ha anche creato le potenzialità per un uguale grande distribuzione di malattie. Malattia, infezioni, virus etc. che possono entrare nel ciclo produttivo ovunque ed hanno poi la possibilità di diffondersi in ogni dove e spesso di non essere individuate se non, ormai, dentro il piatto del consumatore. E poi l’allevamento industriale è ormai così radicato nella società moderna, che nessuno propone seriamente delle alternative. Nel frattempo il dipartimento dell’agricoltura (USDA) sta conducendo delle battaglie di retroguardia - contenere l’esplosione di epidemie anziché prevenirle - questo perché azioni preventive comporterebbero atti così profondi e radicali che nessuno è in grado di imporre.

Che cosa devi fare allora per proteggerti dal cibo pericoloso? Secondo la USDA e l’industria del cibo, dovresti lavarti le mani e pulire la superficie dove cucini molto spesso, e cuocere a lungo ogni alimento. In altre parole bisogna pensare alla cucina come ad un centro di decontaminazione. All’interno della grande industria alimentare invece ci si muove per varare altre riforme, ridicoli protocolli per la sicurezza del cibo denominati HACCP "hazardous and critical control points"... in parole povere vorrebbero nuclearizzare il cibo prima di vendertelo, bombardandolo con radiazioni per uccidere tutti i batteri.

Ma queste procedure "hazardous and critical control points" risulterebbero efficaci solo se riuscissero ad anticipare e bloccare tutte le strade attraverso le quali le malattie possono attaccare e diffondersi. Ma anche irradiando il cibo - soluzione attualmente sostenuta dall’industria alimentare, e da quella del trattamento delle scorie nucleari - non è possibile eliminare tutti i potenziali elementi in grado di ucciderci. Si tratta semplicemente dell’ultima banalità high-tech posta come soluzione ad un problema creato dalla produzione massificata. Problemi che ci dimostrano come i rischi e gli azzardi delle innovazioni tecnologiche nei processi naturali sono difficili da prevedere e, una volta emersi, si dimostrano praticamente impossibili da controllare. Il problema è di natura globale sia per importanza che per espansione.

Prendiamo ad esempio il caso della malattia della mucca pazza.
Identificata per la prima volta in Inghilterra nel 1985, la malattia della mucca pazza - tecnicamente encefalopatia spongiforme bovina (BSE) - produce demenza ed un profondo deterioramento fisico prima di uccidere. Deriva da una categoria di malattie cerebrali mortali conosciute come encefalopatie spongiformi trasmissibili (TSE), così chiamate per il fatto che devastano il cervello delle vittime con dei microscopici buchi come quelli di una spugna.

Né l’irradiazione, né la cottura, e nemmeno le altre pratiche di sterilizzazione, sono capaci di uccidere gli agenti infettivi che causano le TSE. Secondo la maggiore corrente di pensiero scientifica, gli agenti infettivi non sono eliminabili, perché non c’è un organismo vivente contro cui agire*. E’ semplicemente una proteina chiamata "prion" (prione), esistente in tutti i mammiferi e che ha la capacità di mutare in una configurazione mortale che si moltiplica reclutando le altre proteine prion e mutando anch’esse.

Una bistecca attraverso il cuore
Se il prion è solo una proteina, ne segue che per "disinfettare" la carne contaminata, questa dovrebbe essere trattata con qualcosa che distrugge le proteine - il che porterebbe a far venir meno uno dei maggiori motivi per i quali si mangia la carne, ossia per le proteine. Oltre alle radiazioni il prion può resistere ad antibiotici, bollitura, cloro, formaldeide ed un’altra varietà di solventi ed enzimi usati per distruggere la maggior parte dei batteri e dei virus. In un esperimento, l’agente infettivo è rimasto attivo e trasmissibile dopo una esposizione di un’ora ad una temperatura di 360 gradi centigradi, abbastanza calore da liquefare il piombo e da ridurre una spessa bistecca in cenere. Questa resistenza ha indotto i ricercatori ad ammettere la scomoda realtà che "anche incenerendolo non era possibile avere la certezza di rendere inattivo l’agente"*.

Ma ancora peggio, i prion infetti sono semplicemente la versione "mutata" di proteine che il corpo produce naturalmente, e individuare la loro presenza è altrettanto difficile che individuare un virus o un batterio. Infatti le TSE non producono infiammazioni o febbre e non danno riscontro agli anticorpi. Di solito la malattia procede nascosta e quando appaiono i primi sintomi la morte è ormai inevitabile.

Diversamente da altre malattie infettive, le TSE possono apparire, a causa delle mutazioni, anche in popolazioni che non ne sono mai state esposte. Questi eventi "spontanei" colpiscono circa un milione di esseri umani ogni anno, ed uccidono diversi altri mammiferi nella stessa quantità. Per finire le TSE sono caratterizzate da una incubazione più lunga di quella del virus dell’AIDS. Sono stati documentati casi in cui sono passati più di 40 anni tra l’esposizione al virus e l’emergere dei sintomi.
Presi insieme questi elementi rendono impossibile pensare di prevenire epidemie attraverso la quarantena, oppure individuare segni di epidemia prima che questa esploda e si diffonda in enormi proporzioni.

Fortunatamente le encefalopatie spongiformi trasmissibili hanno un tallone d’Achille: sono solitamente "difficilmente" trasmissibili, specialmente da una specie all’altra.
Con l’eccezione di una forma della malattia nelle pecore chiamata "scrapie", le TSE si sono diffuse sensibilmente solo in popolazioni che adottano abitudini alimentari innaturali. Il caso più evidente conosciuto è stato quello della popolazione dei Fore in Papua Nuova Guinea. Dopo aver introdotto elementi di cannibalismo nelle loro cerimonie funebri all’inizio del ventesimo secolo i Fore rimasero in gran parte vittime di una devastante epidemia di TSE chiamata "kuru".



fonte : http://web.tiscali.it/venceremos/mcworld/

Buona Lettura

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