Pellets o Cippato?
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Gioann Bagoss
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Caro Limpido,
mi sovviene che l'impianto che è in fase di progettazione sia ben più che consono per le sue necessità. In chiave spannometrica (il buon Tersite potrebbe fornire un calcolo adeguato) mi sembra che una resa sui 35 kw dovrebbe essere ben oltre il sufficiente.
La posa di serpentine dovrebbe essere il marchio di garanzia per un'efficace irradiazione del tepore domestico. 16.000 € sono una discreta bottarella, ma ci sarebbe per converso il risparmio secco sul combustibile.
Verificavo anche il prezzo degli infissi, e la tentazione di fornirmi in caso di necessità dal suo falegname è decisamente elevata.
Mentre utilizzavo nel pomeriggio una scanalatrice per la tracciatura di parte dell'impianto elettrico e subito dopo, durante l'apertura della traccia con battente pneumatico, pensavo a quale fosse il dramma di non avere una alternativa in caso di defaillance della caldaia.
I miei protosuoceri abitano una cascina nella quale il cuore è la cucina. La mia protosuocera si muove con disinvoltura (e talvolta inca**atura) attorno ad una cucina a legna che, oltre a cuocere i pasti della numerosa famiglia, serve anche come riscaldamento del centinaio di metri cubi del locale. Quando ci furono le nevicate epocali degli anni 80 vennero patiti alcuni giorni di black-out. Tutta la famiglia si riuniva nello stanzone perchè c'era di che gelarsi le terga. Il mio protosuocero acquista una trentina di quintali all'anno di legna di rovere e faggio che sono normalmente sufficienti per l'uso invernale.
Ella accennava alla presenza di una stufa e di un forno posti al centro dell'abitazione. Sarebbe forse suo interesse tenere sempre funzionante all'occorrenza siffatto impianto.
Caro Rampaudo, chiedo venia, ma pur sempre di calorie si tratta ed in tal guisa si argomenta di energie alternative.
Citerò, per Limpido, la prefazione alla "Lehre der Nahrungsmittel fur das Volk" di Ludwig Feuerbach:
"Der Mensch ist was er isst"
ma sull'accomodarsi del tratto gastrico sarebbe opportuno rivolgersi al pontefice massimo della gastronomia Anthelme de Brillat-Savarin, autore della "Physiologie du gout" con il celeberrimo:
"Dis-moi ce que tu manges; je te dirai ce que tu es".
Dimmi quello che mangi e ti dirò chi sei. Vero.
So che parlare di codesto cibo in questo topic è dimolto simile all'orinar in sacro luogo. Ma è pur vero che si disquisisce di qualcosa che travolge i sensi, il frutto di una millenaria ricerca e dell'affinamento di una pratica secolarizzata.
Caro Tersite, affiora ancora nella memoria il gusto tondo di una scheggia di Castelmagno tuffato in punta nella composta di zucca lievemente senapata, la cui sublimazione attraverso la compressione della lingua contro il palato venne accompagnato dalla soavità di una vendemmia tardiva, un moscato dai riflessi aurei. Forse la scheggia apparteneva ad una di quelle forme che non hanno potuto soccombere al sacco piemontese e che sono state dirottate in terra camuna. Qualcosa che mi ha fatto ricordare lo scempio perpetrato dalla materna comunità tra i formaggi di fossa, una cosa insultante.
Ho ripiegato sullo schropshire, un grand bleu fatto maturare nel carotene e stagionato per un paio di anni. Anche la perfida Albione può dare qualcosa di positivo...
Cordialità.
Gioann Bagoss.
mi sovviene che l'impianto che è in fase di progettazione sia ben più che consono per le sue necessità. In chiave spannometrica (il buon Tersite potrebbe fornire un calcolo adeguato) mi sembra che una resa sui 35 kw dovrebbe essere ben oltre il sufficiente.
La posa di serpentine dovrebbe essere il marchio di garanzia per un'efficace irradiazione del tepore domestico. 16.000 € sono una discreta bottarella, ma ci sarebbe per converso il risparmio secco sul combustibile.
Verificavo anche il prezzo degli infissi, e la tentazione di fornirmi in caso di necessità dal suo falegname è decisamente elevata.
Mentre utilizzavo nel pomeriggio una scanalatrice per la tracciatura di parte dell'impianto elettrico e subito dopo, durante l'apertura della traccia con battente pneumatico, pensavo a quale fosse il dramma di non avere una alternativa in caso di defaillance della caldaia.
I miei protosuoceri abitano una cascina nella quale il cuore è la cucina. La mia protosuocera si muove con disinvoltura (e talvolta inca**atura) attorno ad una cucina a legna che, oltre a cuocere i pasti della numerosa famiglia, serve anche come riscaldamento del centinaio di metri cubi del locale. Quando ci furono le nevicate epocali degli anni 80 vennero patiti alcuni giorni di black-out. Tutta la famiglia si riuniva nello stanzone perchè c'era di che gelarsi le terga. Il mio protosuocero acquista una trentina di quintali all'anno di legna di rovere e faggio che sono normalmente sufficienti per l'uso invernale.
Ella accennava alla presenza di una stufa e di un forno posti al centro dell'abitazione. Sarebbe forse suo interesse tenere sempre funzionante all'occorrenza siffatto impianto.
Caro Rampaudo, chiedo venia, ma pur sempre di calorie si tratta ed in tal guisa si argomenta di energie alternative.
Citerò, per Limpido, la prefazione alla "Lehre der Nahrungsmittel fur das Volk" di Ludwig Feuerbach:
"Der Mensch ist was er isst"
ma sull'accomodarsi del tratto gastrico sarebbe opportuno rivolgersi al pontefice massimo della gastronomia Anthelme de Brillat-Savarin, autore della "Physiologie du gout" con il celeberrimo:
"Dis-moi ce que tu manges; je te dirai ce que tu es".
Dimmi quello che mangi e ti dirò chi sei. Vero.
So che parlare di codesto cibo in questo topic è dimolto simile all'orinar in sacro luogo. Ma è pur vero che si disquisisce di qualcosa che travolge i sensi, il frutto di una millenaria ricerca e dell'affinamento di una pratica secolarizzata.
Caro Tersite, affiora ancora nella memoria il gusto tondo di una scheggia di Castelmagno tuffato in punta nella composta di zucca lievemente senapata, la cui sublimazione attraverso la compressione della lingua contro il palato venne accompagnato dalla soavità di una vendemmia tardiva, un moscato dai riflessi aurei. Forse la scheggia apparteneva ad una di quelle forme che non hanno potuto soccombere al sacco piemontese e che sono state dirottate in terra camuna. Qualcosa che mi ha fatto ricordare lo scempio perpetrato dalla materna comunità tra i formaggi di fossa, una cosa insultante.
Ho ripiegato sullo schropshire, un grand bleu fatto maturare nel carotene e stagionato per un paio di anni. Anche la perfida Albione può dare qualcosa di positivo...
Cordialità.
Gioann Bagoss.
Gentile Gioann Bagoss,
ma come puo' solamente immaginare che mi privi dell'arcaico (ma efficace) forno per il pane? Un autarchico del mio stampo, che non aspetta altro che la nevicata del secolo per trincerarsi nella magione gustandone il tepore e possibilmente anche qualche leccornia tratta dalle segrete cambuse?
E' chiaro che per molteplici ragioni (conservazione dello stile caratteristico della casa, funzionalita', economia, comfort..) non mi sognerei MAI di demolire un simile manufatto, monumento alla praticita' umana. Ne descrivo l'apparenza, in maniera da rendere chiara la situazione> L'accesso al forno (che assomiglia in tuto e per il tutto ad un forno da pizza) si trova in cucina, schermato e protetto da due belle portelle in acciaio. La struttura si sviluppa nel soggiorno, dove e' circondata da una massa di materiale refrattario che nella parte esterna assume l'aspetto di mattonelle in ceramica smaltata. Le dimensioni della struttura rasentano il cubo di dimensioni 1.40-1.50 per lato...Inerzia termica notevole (incomincia a scaldare dopo 5-6 ore e, una volta lanciata cammina tranquilla per 2 giorni praticamente senza ricarica irradiando un calore molto piacevole). Anzi, la piastra superiore e' talmente calda, che sto meditando di aggiungerci un bel lastrone di steatite (se e' possibile reperirlo) per calmarne gli impeti focosi, aumentarne le prestazioni e consentire ai gatti di praticare un po' di thermoterapia...Non tema dunque!
Inoltre, in cucina trovera' posto anche una cucina economica con sezione a legna,,quindi la sopravvivenza e' assicurata!
Ho provato a verificare i siti da lei indicati (termorossi, ha delle caldaie interessanti a fiamma inversa, mentre su Robur ho trovato solamente scambiatori di calore et simili...provero' a perfezionare la ricerca..)
Per quel che riguarda il mio falegname, ho verificato la sua competenza direttamente in loco, sciroppandomi un bel po' di km tra valli e colline incantate, ma devo dire che mi sembra affidabile e preparato...l'unico problema nel suo casosarebbe la distanza!
apprezzo moltissimo anche le digressioni caloriche su altri temi di natura, diciamo..piu' gastrica.. del Castelmagno ho qualche reminescenza infantile per il fatto di averlo sentito nominare da qualche mio zio buongustaio..poi l'assonanza con "Carlo Magno" puo' contribuire a renderne la nomea ancor piu' nobile...ma non credo di averlo mai gustato. Rilancerei con un asiago stravecchio, che puo' risvegliare nel palato note frizzanti, se gustato in simbiosi con qualche bella pera soda e croccante.
Lo Shropshire mi sembra decisamente da provare..dedichero'tempo ed energie per recuperarne un campione...cosi' ad istinto (di cui ho imparato a fidarmi)lo abbinerei ad un buon bicchiere di Porto, come gia' fatto con lo Stilton...
Spostandoci in terra piemontese, ma piu' a nord, al confine con la Val D'Aosta, segnalerei il salignun, prodotto fresco, condito con peperoncino e semi di cumino, che ben si presta all'assaggio con altrettanto tipici grissini...
e' ora di pranzo e si nota!
Pare quasi che la tematica relativa alle fonti di calore alternative stia diventando di fatto una copertura per introdurre discussioni profane e altamente censurabili...possano gli dei avere pieta' di noi!
ma come puo' solamente immaginare che mi privi dell'arcaico (ma efficace) forno per il pane? Un autarchico del mio stampo, che non aspetta altro che la nevicata del secolo per trincerarsi nella magione gustandone il tepore e possibilmente anche qualche leccornia tratta dalle segrete cambuse?
E' chiaro che per molteplici ragioni (conservazione dello stile caratteristico della casa, funzionalita', economia, comfort..) non mi sognerei MAI di demolire un simile manufatto, monumento alla praticita' umana. Ne descrivo l'apparenza, in maniera da rendere chiara la situazione> L'accesso al forno (che assomiglia in tuto e per il tutto ad un forno da pizza) si trova in cucina, schermato e protetto da due belle portelle in acciaio. La struttura si sviluppa nel soggiorno, dove e' circondata da una massa di materiale refrattario che nella parte esterna assume l'aspetto di mattonelle in ceramica smaltata. Le dimensioni della struttura rasentano il cubo di dimensioni 1.40-1.50 per lato...Inerzia termica notevole (incomincia a scaldare dopo 5-6 ore e, una volta lanciata cammina tranquilla per 2 giorni praticamente senza ricarica irradiando un calore molto piacevole). Anzi, la piastra superiore e' talmente calda, che sto meditando di aggiungerci un bel lastrone di steatite (se e' possibile reperirlo) per calmarne gli impeti focosi, aumentarne le prestazioni e consentire ai gatti di praticare un po' di thermoterapia...Non tema dunque!
Inoltre, in cucina trovera' posto anche una cucina economica con sezione a legna,,quindi la sopravvivenza e' assicurata!
Ho provato a verificare i siti da lei indicati (termorossi, ha delle caldaie interessanti a fiamma inversa, mentre su Robur ho trovato solamente scambiatori di calore et simili...provero' a perfezionare la ricerca..)
Per quel che riguarda il mio falegname, ho verificato la sua competenza direttamente in loco, sciroppandomi un bel po' di km tra valli e colline incantate, ma devo dire che mi sembra affidabile e preparato...l'unico problema nel suo casosarebbe la distanza!
apprezzo moltissimo anche le digressioni caloriche su altri temi di natura, diciamo..piu' gastrica.. del Castelmagno ho qualche reminescenza infantile per il fatto di averlo sentito nominare da qualche mio zio buongustaio..poi l'assonanza con "Carlo Magno" puo' contribuire a renderne la nomea ancor piu' nobile...ma non credo di averlo mai gustato. Rilancerei con un asiago stravecchio, che puo' risvegliare nel palato note frizzanti, se gustato in simbiosi con qualche bella pera soda e croccante.
Lo Shropshire mi sembra decisamente da provare..dedichero'tempo ed energie per recuperarne un campione...cosi' ad istinto (di cui ho imparato a fidarmi)lo abbinerei ad un buon bicchiere di Porto, come gia' fatto con lo Stilton...
Spostandoci in terra piemontese, ma piu' a nord, al confine con la Val D'Aosta, segnalerei il salignun, prodotto fresco, condito con peperoncino e semi di cumino, che ben si presta all'assaggio con altrettanto tipici grissini...
e' ora di pranzo e si nota!
Pare quasi che la tematica relativa alle fonti di calore alternative stia diventando di fatto una copertura per introdurre discussioni profane e altamente censurabili...possano gli dei avere pieta' di noi!
cari amici,
come promesso, passo a relazionarvi in merito all'esperimento effettuato con la vecchia stufa in ceramica.Il fatto che sia qui a scrivervi senza arti amputati per congelamento dovrebbe dimostrare che l'esperimento e' andato a buon fine. Piu' che soddisfatto, direi.
Condizioni climatiche: cielo sereno, assenza di vento, -2C la sera, -6C al mattino(con qualche fiocco di neve)
nel tardo pomeriggio ho preso una bracciata di ceppi di betulla e faggio e li ho posizionati nella stufa, alimentando cosi' il fuocherellino iniziale composto da legno dolce facilmente infiammabile. Notevole il tiraggio a portelle aperte, che permette una buona combustione a fiamma viva. Non appena ho visto l formarsi delle prime braci, ho socchiuso la portella, abbassando la fiamma facilitando la combustione lenta. Complice qualche giro di birre con i nuovi vicini, ho dormito come un piombo, senza nemmeno avere bisogno di chiudere il sacco a pelo che mi ero premurato di portare temendo scenari degni della ritirata dell'ARMIR...
e al mattino, la stufa era ancora ben calda, con un piacevole tepore che nel soggiorno raggiungeva i 22C...direi che il test ha superato tutte le piu' rosee aspettative. Mi sa che a capodanno verra' effettuata la prova del pane o della pizza...
come promesso, passo a relazionarvi in merito all'esperimento effettuato con la vecchia stufa in ceramica.Il fatto che sia qui a scrivervi senza arti amputati per congelamento dovrebbe dimostrare che l'esperimento e' andato a buon fine. Piu' che soddisfatto, direi.
Condizioni climatiche: cielo sereno, assenza di vento, -2C la sera, -6C al mattino(con qualche fiocco di neve)
nel tardo pomeriggio ho preso una bracciata di ceppi di betulla e faggio e li ho posizionati nella stufa, alimentando cosi' il fuocherellino iniziale composto da legno dolce facilmente infiammabile. Notevole il tiraggio a portelle aperte, che permette una buona combustione a fiamma viva. Non appena ho visto l formarsi delle prime braci, ho socchiuso la portella, abbassando la fiamma facilitando la combustione lenta. Complice qualche giro di birre con i nuovi vicini, ho dormito come un piombo, senza nemmeno avere bisogno di chiudere il sacco a pelo che mi ero premurato di portare temendo scenari degni della ritirata dell'ARMIR...
e al mattino, la stufa era ancora ben calda, con un piacevole tepore che nel soggiorno raggiungeva i 22C...direi che il test ha superato tutte le piu' rosee aspettative. Mi sa che a capodanno verra' effettuata la prova del pane o della pizza...
Caro limpido.
In prima battuta ti sconsiglio di tentare la lavorazione del pane perchè è estremamente delicata, potrebbe darti dei risultati negativi e convincerti che il forno è meglio usarlo come dispensa per le marmellate.
Per la pizza ti consiglio di non provare con gli amici, non te li leveresti più di torno. A me vengono da favola e non ci sono grossi problemi.
Bisogna solo dimenticarsi la produttività della pizzeria, più di un paio alla volta non riesci a gestirle.
Il calore residuo lo puoi ottimamente recuperare mettendo nel forno, a fine produzione, una terracotta contenente verdure, leguminose, cereali, acqua abbondante ed un trancio di lardo (cotenna compresa). Dopo 24 ore +o-(a seconda della massa termica) ricavi una prelibatezza che ti consola degli eventuali errori precedenti.
Probabilmente con il cippato non c'entra una cippa, ma almeno dà energia.
Ciao
Tersite
In prima battuta ti sconsiglio di tentare la lavorazione del pane perchè è estremamente delicata, potrebbe darti dei risultati negativi e convincerti che il forno è meglio usarlo come dispensa per le marmellate.
Per la pizza ti consiglio di non provare con gli amici, non te li leveresti più di torno. A me vengono da favola e non ci sono grossi problemi.
Bisogna solo dimenticarsi la produttività della pizzeria, più di un paio alla volta non riesci a gestirle.
Il calore residuo lo puoi ottimamente recuperare mettendo nel forno, a fine produzione, una terracotta contenente verdure, leguminose, cereali, acqua abbondante ed un trancio di lardo (cotenna compresa). Dopo 24 ore +o-(a seconda della massa termica) ricavi una prelibatezza che ti consola degli eventuali errori precedenti.
Probabilmente con il cippato non c'entra una cippa, ma almeno dà energia.
Ciao
Tersite
gia'...
stiamo inesorabilmente scivolando OT..
con i suggerimenti culinari poi, si sta aprendo una vera e propria dimensione gastroeretica, al limite(forse gia' oltre) della blasfemia...
grandioso il suggerimento della terracotta, che mi premurero' di "mettere in cantiere" alla prima occasione. Magari a capodanno con un paio di amici "giusti".
per quel che riguarda il pane, non temo il tirocinio irto di incognite. So che richiede una certa cura e non riesce quasi mai al primo colpo. Queste caratteristiche ostiche elevano il valore della sfida e spronano ancor di piu' le mie ambizioni...il pane cotto nel forno a legna, a casa propria, e' un traguardo al quale non potrei mai rinunciare!
del resto, potra' mai essere cosi' complicato produrre un alimento cosi' fondamentale e basico per l'umanita'?
la difficile arte del fare e cuocere il pane e' resa ancor piu' affascinante dal laborioso studio del funzionamento del forno: dalla scelta del quantitativo giusto di legna, al posizionamento ottimale della stessa, alla minuziosa regolazione delle portelle (2, una esterna ed una interna, che chiude il forno vero e proprio) per creare la corretta corrente d'aria evitando che il fumo invada il locale... e provare con la bassa pressione, con le giornate di vento, con l'alta umidita', con il sole che scalda il camino..quante affascinanti variabili che non vedo l'ora di scoprire per poter "domare il cavallo"!
e per gli amici affamati, si trova sempre un boccone..magari se portano del vino la trattativa di scambio puo' essere agevolata con soddisfazione da entrambe le parti!
stiamo inesorabilmente scivolando OT..
con i suggerimenti culinari poi, si sta aprendo una vera e propria dimensione gastroeretica, al limite(forse gia' oltre) della blasfemia...
grandioso il suggerimento della terracotta, che mi premurero' di "mettere in cantiere" alla prima occasione. Magari a capodanno con un paio di amici "giusti".
per quel che riguarda il pane, non temo il tirocinio irto di incognite. So che richiede una certa cura e non riesce quasi mai al primo colpo. Queste caratteristiche ostiche elevano il valore della sfida e spronano ancor di piu' le mie ambizioni...il pane cotto nel forno a legna, a casa propria, e' un traguardo al quale non potrei mai rinunciare!
del resto, potra' mai essere cosi' complicato produrre un alimento cosi' fondamentale e basico per l'umanita'?
la difficile arte del fare e cuocere il pane e' resa ancor piu' affascinante dal laborioso studio del funzionamento del forno: dalla scelta del quantitativo giusto di legna, al posizionamento ottimale della stessa, alla minuziosa regolazione delle portelle (2, una esterna ed una interna, che chiude il forno vero e proprio) per creare la corretta corrente d'aria evitando che il fumo invada il locale... e provare con la bassa pressione, con le giornate di vento, con l'alta umidita', con il sole che scalda il camino..quante affascinanti variabili che non vedo l'ora di scoprire per poter "domare il cavallo"!
e per gli amici affamati, si trova sempre un boccone..magari se portano del vino la trattativa di scambio puo' essere agevolata con soddisfazione da entrambe le parti!
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Gioann Bagoss
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Carissimo Limpido,limpido ha scritto: per quel che riguarda il pane, non temo il tirocinio irto di incognite. So che richiede una certa cura e non riesce quasi mai al primo colpo.
del resto, potra' mai essere cosi' complicato produrre un alimento cosi' fondamentale e basico per l'umanita'?
la difficile arte del fare e cuocere il pane e' resa ancor piu' affascinante dal laborioso studio del funzionamento del forno:
parlare di calorie, joules e watt non è fuori tema: sempre di energia si disquisisce. Qua a 1300 è da una vita che si argomenta sulla giusta miscela per ottenere una polenta degna di tale nome, per cui le offrirò la mia. 40% di fioretto, 40% di bramata ed il 20% di grano saraceno, essendo la nostrana una ghiottoneria riservata a pochi. L'impasto deve cuocere almeno 45 minuti, la consistenza deve essere al limite del ligneo.
Stessa cosa per il pane, andare sulla sola farina di grano tenero può riservarle sgradite sorprese, eppoi dalle sue parti qualcuno che la illumini su delikatessen quali lo zwei oder dreikornbrot lo trova di sicuro. Vedrà quali farine di grano duro le saranno consigliate, autentiche rarità provenienti dal nuovo mondo.
Cordiali saluti.
Gioann Bagoss.
carsssimo Bagoss,Gioann Bagoss ha scritto: Carissimo Limpido,
parlare di calorie, joules e watt non è fuori tema: sempre di energia si disquisisce. Qua a 1300 è da una vita che si argomenta sulla giusta miscela per ottenere una polenta degna di tale nome, per cui le offrirò la mia. 40% di fioretto, 40% di bramata ed il 20% di grano saraceno, essendo la nostrana una ghiottoneria riservata a pochi. L'impasto deve cuocere almeno 45 minuti, la consistenza deve essere al limite del ligneo.
Stessa cosa per il pane, andare sulla sola farina di grano tenero può riservarle sgradite sorprese, eppoi dalle sue parti qualcuno che la illumini su delikatessen quali lo zwei oder dreikornbrot lo trova di sicuro. Vedrà quali farine di grano duro le saranno consigliate, autentiche rarità provenienti dal nuovo mondo.
Cordiali saluti.
Gioann Bagoss.
la lettura di codesti dosaggi degni della piu' segreta pozione mi colma il cor di felicita' (e la cavita' orale di bave...). Essendo per esperienza marinaio, riconosco di possedere delle lacune estese in materia di polenta. Come specialita' conosco la taragna, per averla gustata, peccando in abbondanza.
Il suo dotto consiglio giunge dunque come il primo raggio di sole sul gentil fiore intorpidito dalla gelida brezza notturna. faro' tesoro della confidenza. Il fioretto lo conosco, il grano saraceno pure...ma la bramata purtroppo non rientra nelle mie limitate conoscenze...le saro' eternamente grato se vorra' magnanimamente illustrare i dettagli di quest'ultimo elemento ad una povera anima in pena affamata.
per il pane, avrei gia' alcune idee, che contemplano il granturco, i semi di zucca e girasole, l'olio e le cipolle, erbe varie...l'ispirazion non manca!
cordiali saluti,
limpido
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Gioann Bagoss
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Carissimo Limpido,limpido ha scritto:
la lettura di codesti dosaggi degni della piu' segreta pozione mi colma il cor di felicita' (e la cavita' orale di bave...). Essendo per esperienza marinaio, riconosco di possedere delle lacune estese in materia di polenta. Come specialita' conosco la taragna, per averla gustata, peccando in abbondanza.
Il suo dotto consiglio giunge dunque come il primo raggio di sole sul gentil fiore intorpidito dalla gelida brezza notturna. faro' tesoro della confidenza. Il fioretto lo conosco, il grano saraceno pure...ma la bramata purtroppo non rientra nelle mie limitate conoscenze...le saro' eternamente grato se vorra' magnanimamente illustrare i dettagli di quest'ultimo elemento ad una povera anima in pena affamata.
esistono (mi sovveniva "giacciuono", ma era troppo statico) nel bresciano alcuni molini che utilizzano il granoturco vitreo (rigorosamente non OGM) di alcune varietà di mais cadute in disgrazia nel dopoguerra, ed ora confermatesi regine di qualità, che vengono sottoposte ad attento procedimento di macinatura a pietra.
La fioretto è decisamente più raffinata rispetto alla semola più grezza della bramata. Avesse Ella la fortuna di trovare della nostrana, di taglio ancora più grosso, abbia l'accortezza di setacciarla. Di norma le pannocchie che giacciono sui terreni, avanzate dopo la spigolatura, vengono raccolte dagli anziani che poi provvedono ad un processo di vetrificazione naturale (esposizione all'aria sotto i portici delle cascine). Nella preziosa miscela trova di tutto, dai sassolini alle penne di gallina...
Un'ultima precisazione: Ella può cuocere polenta di mais bianco (di eccezionale impatto cromatico con i sughi rossi), la tradizionale gialla (quella dell'ipertiroidismo alla bergamasca, preferita dai clinici fin de siecle nell'eziopatogenesi della patologia contro la reale deficienza di acque jodate) e la taragna, scura, a causa del grano saraceno. Ella si abboffò di "pulenta cònsa", effervescente mantecato di diverse varietà di latticini. Ohibò, mi ravvedo che si rischia l'intervento della Santa Inquisizione. Mi auguro di aver soddisfatto la Sua curiosità.
Cordiali saluti.
Gioann Bagoss.
Avesse Ella la fortuna di trovare della nostrana, di taglio ancora più grosso, abbia l'accortezza di setacciarla. Di norma le pannocchie che giacciono sui terreni, avanzate dopo la spigolatura, vengono raccolte dagli anziani che poi provvedono ad un processo di vetrificazione naturale (esposizione all'aria sotto i portici delle cascine). Nella preziosa miscela trova di tutto, dai sassolini alle penne di gallina..
Gioann, ma lei si riferisce al mais legato agli usi d'antan, o, per rimanere in terra bresciana, dè 'na olta.
Le ricordo che nel Bresciano esiste una ormai nota azienda, sita nella terra di Castegnato, che produce mais biologico (in parte certificato e in parte in conversione), che viene portato a macinare a pietra nel mulino di Dello (quello della grande ruota).
La ditta in questione produce anche pacchetti di farina per cucinare la taragna (o tiragna), ma il grano saraceno viene importato da una località vicina a Trento e, se non sbaglio, macinato nel Bergamasco.
In ogni caso, da sua conterranea amante della polenta, le consiglio vivamente l'acquisto.
E per assistere alla macinazione tradizionale non le resta che fare un salto in quel di Bienno (media Val Camonica) dove è ancora in azione un mulino 500esco.
Saluti.
Gioann, ma lei si riferisce al mais legato agli usi d'antan, o, per rimanere in terra bresciana, dè 'na olta.
Le ricordo che nel Bresciano esiste una ormai nota azienda, sita nella terra di Castegnato, che produce mais biologico (in parte certificato e in parte in conversione), che viene portato a macinare a pietra nel mulino di Dello (quello della grande ruota).
La ditta in questione produce anche pacchetti di farina per cucinare la taragna (o tiragna), ma il grano saraceno viene importato da una località vicina a Trento e, se non sbaglio, macinato nel Bergamasco.
In ogni caso, da sua conterranea amante della polenta, le consiglio vivamente l'acquisto.
E per assistere alla macinazione tradizionale non le resta che fare un salto in quel di Bienno (media Val Camonica) dove è ancora in azione un mulino 500esco.
Saluti.
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Gioann Bagoss
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Egregissima atque Eccellentissima Tartaruga,tartaruga ha scritto: Gioann, ma lei si riferisce al mais legato agli usi d'antan, o, per rimanere in terra bresciana, dè 'na olta.
Le ricordo che nel Bresciano esiste una ormai nota azienda, sita nella terra di Castegnato, che produce mais biologico (in parte certificato e in parte in conversione), che viene portato a macinare a pietra nel mulino di Dello (quello della grande ruota).
La ditta in questione produce anche pacchetti di farina per cucinare la taragna (o tiragna), ma il grano saraceno viene importato da una località vicina a Trento e, se non sbaglio, macinato nel Bergamasco.
In ogni caso, da sua conterranea amante della polenta, le consiglio vivamente l'acquisto.
E per assistere alla macinazione tradizionale non le resta che fare un salto in quel di Bienno (media Val Camonica) dove è ancora in azione un mulino 500esco.
Saluti.
nemmeno sfiorommi l'idea che Ella non avesse cotanta preparazione argomentale.
Capita, talvolta, ch'io abbia a colloquiare con gente di quelle parti, datosi che ebbi a risiedere in un comune confinante per una breve parentesi. Il comune di Dello viene a ragione più nameato per quel simpatico semaforo posto a fianco della ruota del mulino che di quando in quando eleva contravvenzioni fotografiche a vettura in transito con il...verde!.
L'azienda che Ella si pregia di citare attraversò un periodo di empasse negli anni 80, per poi scoprire il mercato statunitense. Di quando in quando il mio occhio si posa sulla pagina economica del Bugiardino, il nostro amorevole quotidiano tanto votato alla vita ecumenica, e vigila sulle conquiste che questa piccola azienda a conduzione familiare, artefice della riscoperta di questi sapori dei tempi andati, ha saputo inanellare, novella Mida dell'alimentazione.
Per ciò che attiene a Bienno sappia che le mie origini camune mi riportano frequentemente in zona: Bienno può a ragione essere considerata capitale lombarda di archeologia industriale, avvalendosi della collaborazione di un valente pitotologo et cetera come Ausilio Priuli, che avalla ogni manifestazione tesa alla riscoperta delle nostre origini (ben oltre le Cenomani).
Ad Ella rivolgo i miei più calorosi omaggi.
Gioann Bagoss.
Alludi (mi permetto di darti del tu, Gioann) quale azienda he subì un'empasse negli anni 80 al mulino di Dello o ai produttori di mais biologico di Castegnato?
A proposito di Val Camonica, il 5 gennaio sarò a vedere il badalisc in Val Saviore. Come Bienno, altro elemento di grande interesse della terra dei Camuni.
Ma ora mi rendo conto di essere profondamente OT e me ne scuso, ma polenta e Val Camonica hanno attirato la mia attenzione.
A proposito di Val Camonica, il 5 gennaio sarò a vedere il badalisc in Val Saviore. Come Bienno, altro elemento di grande interesse della terra dei Camuni.
Ma ora mi rendo conto di essere profondamente OT e me ne scuso, ma polenta e Val Camonica hanno attirato la mia attenzione.
divagazioni di questo genere sono molto ben accette...tartaruga ha scritto:
Ma ora mi rendo conto di essere profondamente OT e me ne scuso, ma polenta e Val Camonica hanno attirato la mia attenzione.
avete mica per le mani qualche buona ricetta per fare la focaccia? a capodanno bisogna passare alla fase 2 della sperimentazione del forno: la cottura!!!
La focaccia non è propriamente un piatto bresciano, che d'altra parte non ha una grande tradizione panificatoria, mentre era la polenta, appunto, oggetto di disquisizioni tra me e Gioann, il sostituto del pane.
Però c'è una ricetta, quella della TORTA POVERA DI PANE, che potrebbe allietare l'inaugurazione del tuo forno.
Allora, gli ingredienti sono:
- 1 kg di pane secco o raffermo
- 1 l di latte
- 200 g di amaretti
- 100 g di uva passa
- 3 uova
- 3 cucchiai di zucchero
Metti il pane a bagno nel latte per circa un quarto d'ora finché abbia completamente assorbito il latte. Aggiungi lo zucchero, gli amaretti pestati l'uvetta (che prima doveva essere messa in acqua tiepida e strizzata), i tuorli delle uova. Mescola continuamente fino a ottenere una pasta omogenea. Poi unisci gli albumi montati a neve. Predisponi una tortiera imburrata e cosparsa di pan grattato, quindi versa il composto e inforna sui 180°.
Facci sapere!
Però c'è una ricetta, quella della TORTA POVERA DI PANE, che potrebbe allietare l'inaugurazione del tuo forno.
Allora, gli ingredienti sono:
- 1 kg di pane secco o raffermo
- 1 l di latte
- 200 g di amaretti
- 100 g di uva passa
- 3 uova
- 3 cucchiai di zucchero
Metti il pane a bagno nel latte per circa un quarto d'ora finché abbia completamente assorbito il latte. Aggiungi lo zucchero, gli amaretti pestati l'uvetta (che prima doveva essere messa in acqua tiepida e strizzata), i tuorli delle uova. Mescola continuamente fino a ottenere una pasta omogenea. Poi unisci gli albumi montati a neve. Predisponi una tortiera imburrata e cosparsa di pan grattato, quindi versa il composto e inforna sui 180°.
Facci sapere!
Grazie tartaruga...la ricetta mi sembra molto interessante, provero'!
per quel che riguarda la focaccia, al momento ho risolto con internet e ho fatto l'esperimento a casa, con normale forno elettrico.
Ho optato per una pasta tipo focaccia pugliese, mescolando farina e patate in parti piu' o meno uguali (dosaggio a occhio, ma direi circa 300gr di una e dell'altra), aggiungendo un po' di lievito di birra scilto nell'acqua calda e olio. pizzico di sale e mescolare a mano. Ho lasciato lievitare circa 50 minuti (ha circa radoppiato il volume), poi l'ho stesa, spennellata di olio, cosparsa di rosmarino e sale ed infornata a forno freddo (regolato sui 250C)...
si e' gonfiata un po' , ma il risultato, dopo circa 20 minuti di cottura (con controllo a vista, ed un' ulteriore spennellata d'olio per evitare che si asciugasse troppo) e' stato molto entusiasmante.Sicuramente nel forno a legna sara' ancora meglio!
le patate contribuiscono a mantenere la pasta soffice, la prossima volta pero' il rosmarino mi sa' che lo mettero' gia' nell'impasto...e poi aggiunta di cipolle, formaggio evvai!
buon appetito!
per quel che riguarda la focaccia, al momento ho risolto con internet e ho fatto l'esperimento a casa, con normale forno elettrico.
Ho optato per una pasta tipo focaccia pugliese, mescolando farina e patate in parti piu' o meno uguali (dosaggio a occhio, ma direi circa 300gr di una e dell'altra), aggiungendo un po' di lievito di birra scilto nell'acqua calda e olio. pizzico di sale e mescolare a mano. Ho lasciato lievitare circa 50 minuti (ha circa radoppiato il volume), poi l'ho stesa, spennellata di olio, cosparsa di rosmarino e sale ed infornata a forno freddo (regolato sui 250C)...
si e' gonfiata un po' , ma il risultato, dopo circa 20 minuti di cottura (con controllo a vista, ed un' ulteriore spennellata d'olio per evitare che si asciugasse troppo) e' stato molto entusiasmante.Sicuramente nel forno a legna sara' ancora meglio!
le patate contribuiscono a mantenere la pasta soffice, la prossima volta pero' il rosmarino mi sa' che lo mettero' gia' nell'impasto...e poi aggiunta di cipolle, formaggio evvai!
buon appetito!
cari sperimentatori.
vi devo il rapporto in merito alle peripezie con la stufa: risultato eccellente su tutta la linea.
condimeteo al momento della prova:All'esterno della cascina un bel mezzo metro di neve e -5, all'interno caldo ed asciutto.
ci abbiam dato di pizza in tutte le salse, di focaccia (fatta con la teglia, a causa dell'olio) ed addirittura il pane!
molto importante curare la temperatura del fondoforno, che permette una cottura ottimale (dopo 10-15pizze bisogna cospargere un po' di brace per ripristinare la temperatura di esercizio) e alla fine, prima di andare a nanna...un bel ciocco di rovere che tiene tutta la notte!
bye
vi devo il rapporto in merito alle peripezie con la stufa: risultato eccellente su tutta la linea.
condimeteo al momento della prova:All'esterno della cascina un bel mezzo metro di neve e -5, all'interno caldo ed asciutto.
ci abbiam dato di pizza in tutte le salse, di focaccia (fatta con la teglia, a causa dell'olio) ed addirittura il pane!
molto importante curare la temperatura del fondoforno, che permette una cottura ottimale (dopo 10-15pizze bisogna cospargere un po' di brace per ripristinare la temperatura di esercizio) e alla fine, prima di andare a nanna...un bel ciocco di rovere che tiene tutta la notte!
bye