Ritornata dalle vacanze con alcune riflessioni
Inviato: mer set 07, 2005 6:18 pm
Innanzitutto ciao a tutti, anche ai nuovi che vedo numerosi.
Mi sono fatta le mie belle vacanze tentando di quando in quando di fare proseliti. Durante le chiacchierate con gli amici mi sono sorte alcune domande/riflessioni che vorrei girarvi.
1. Praticamente nessuno conosce il mondo delle cose naturali e a basso impatto ambientale. Posso capire per quanto riguarda i prodotti cosmetici, sebbene rimanga stupita di quanto siamo poco critici riguardo alle cose che ci mettiamo addosso e mettiamo addosso ai nostri figli. La cosa che iù mi stupisce, però, e che nessuno conosca l'esistenza di prodotti per l'igiene della casa e del bucato a basso impatto ambientale. In effetti nemmeno io li conoscevo prima di frequentarvi. Le domande sono: perché chi produce prodotti ecolabel non ne fa pubblicità? Non dico i piccoli produttori, ma COOP, o chi produce Spuma di Sciampagna, perché non lo fanno sapere? Perché non viene pubblicizzata da un ente ubblico l'esistenza di un marchio europeo ecolabel?
COOP potrebbe temere che la multinazionale per ritorsione ritiri i propri prodotti. Ma gli altri? Quelli che non fanno distribuzione ma solo produzione perché tacciono? E il Ministero per l'ambiente che teme?
Fabrizio, o chi lo sa, delucidatemi voi.
2. I prodotti a marchio ecolabel hanno un costo accettabile. Molto meno i prodotti presunti a ridottissimo impatto ambientale o biodegradabili (penso al sapone di marsiglia, vero, per il lavaggio del bucato e delle superfici dure ma anche ad altri di cui si è discusso qui). Se è vero che esistono prodotti praticamente a impatto zero è corretto che io faccia uno sforzo e li acquisti e tenga duro e convinca più persone possibile a passare a tali prodotti finché questi non calino di prezzo (immagino un'azione sul lungo periodo)? La stessa cosa potrebbe valere per i prodotti alimentari biologici (se uno avesse la certezza che esistono), ma questo non è il forum adatto.
3. Infine, nell'ipotesi 2. un'argomentazione contraria, oltre al prezzo, è che il sapone di marsiglia lava meno. Ma mi chiedo, con tutti i lavaggi cui sottoponiamo noi stessi e i nostri abiti e la nostra biancheria, vale sempre la situazione che ha giustificato il passaggio a tensioattivi più efficaci ma più invasivi? Certo se penso a mia nonna che da giovane lavava tutto alla fonte ghiacciata del paesello, io al suo posto avrei lavato la biancheria quando fosse diventata nera. Ma oggi, nelle nostre condizioni, c'è realmente bisogno di una tale efficacia di lavaggio o ci possiamo accontentare del risultato del sapone di marsiglia a scaglie che lava, così mi pare, ma non brillanta, non sbianca e non profuma di sapone di marsiglia?
OK, mi calmo. Attendo che qualche volenteroso abbocchi all'amo della discussione. Ci tengo molto.
Grazie a tutti, Carla
Mi sono fatta le mie belle vacanze tentando di quando in quando di fare proseliti. Durante le chiacchierate con gli amici mi sono sorte alcune domande/riflessioni che vorrei girarvi.
1. Praticamente nessuno conosce il mondo delle cose naturali e a basso impatto ambientale. Posso capire per quanto riguarda i prodotti cosmetici, sebbene rimanga stupita di quanto siamo poco critici riguardo alle cose che ci mettiamo addosso e mettiamo addosso ai nostri figli. La cosa che iù mi stupisce, però, e che nessuno conosca l'esistenza di prodotti per l'igiene della casa e del bucato a basso impatto ambientale. In effetti nemmeno io li conoscevo prima di frequentarvi. Le domande sono: perché chi produce prodotti ecolabel non ne fa pubblicità? Non dico i piccoli produttori, ma COOP, o chi produce Spuma di Sciampagna, perché non lo fanno sapere? Perché non viene pubblicizzata da un ente ubblico l'esistenza di un marchio europeo ecolabel?
COOP potrebbe temere che la multinazionale per ritorsione ritiri i propri prodotti. Ma gli altri? Quelli che non fanno distribuzione ma solo produzione perché tacciono? E il Ministero per l'ambiente che teme?
Fabrizio, o chi lo sa, delucidatemi voi.
2. I prodotti a marchio ecolabel hanno un costo accettabile. Molto meno i prodotti presunti a ridottissimo impatto ambientale o biodegradabili (penso al sapone di marsiglia, vero, per il lavaggio del bucato e delle superfici dure ma anche ad altri di cui si è discusso qui). Se è vero che esistono prodotti praticamente a impatto zero è corretto che io faccia uno sforzo e li acquisti e tenga duro e convinca più persone possibile a passare a tali prodotti finché questi non calino di prezzo (immagino un'azione sul lungo periodo)? La stessa cosa potrebbe valere per i prodotti alimentari biologici (se uno avesse la certezza che esistono), ma questo non è il forum adatto.
3. Infine, nell'ipotesi 2. un'argomentazione contraria, oltre al prezzo, è che il sapone di marsiglia lava meno. Ma mi chiedo, con tutti i lavaggi cui sottoponiamo noi stessi e i nostri abiti e la nostra biancheria, vale sempre la situazione che ha giustificato il passaggio a tensioattivi più efficaci ma più invasivi? Certo se penso a mia nonna che da giovane lavava tutto alla fonte ghiacciata del paesello, io al suo posto avrei lavato la biancheria quando fosse diventata nera. Ma oggi, nelle nostre condizioni, c'è realmente bisogno di una tale efficacia di lavaggio o ci possiamo accontentare del risultato del sapone di marsiglia a scaglie che lava, così mi pare, ma non brillanta, non sbianca e non profuma di sapone di marsiglia?
OK, mi calmo. Attendo che qualche volenteroso abbocchi all'amo della discussione. Ci tengo molto.
Grazie a tutti, Carla