riparazione dell'endotelio
Inviato: gio mar 20, 2008 1:15 am
Ciao,
ho appena letto un articolo sulle iperglicemie postprandiali nei diabetici dove si sostiene che le variazioni improvvise della glicemia (non importa tanto il valore raggiunto, ma l'ampiezza della variazione e la velocità) provocano delle "ferite" alla parete interna cellulare l'endotelio e facilita la formazione di trombi fino ad occludere l'arteria.
La mia domanda è la seguente: dato che è molto difficile in una persona diabetica di tipo 1 evitare in modo rigoroso e con continuità una variazione di glicemia postprandiale, mi chiedevo se questo danno (ferita) all'endotelio è reversibile nel tempo oppure rimane un segno indelebile?
Se fosse reversibile, il processo di riparazione avviene in modo spontaneo oppure è necessario intervenire con sostanze introdotte dall'esterno?
Ad esempio sostanze come le OPC oppure le sostanze presenti nei mirtilli hanno proprietà riparatrici o prottettive? Ci sono sostanze specifiche?
Vi ringrazio
Questa è parte dell'intervista
“In pratica fa male non tanto l’iperglicemia, ma lo ‘sbalzo’ della glicemia, è il picco glicemico che danneggia l’arteria. Che si passi da 80 a 130 o da 130 a 180 è quasi lo stesso.”
“La glicemia promuove processi di ossidazione che rovinano la parete interna cellulare, l’endotelio, e facilita la formazione di piccoli trombi. Sulla parete interna dell’endotelio ‘ferito’ si depositano e sovrappongono strati di piastrine e trombi, sostanze glicate fino a occludere l’arteria.”
“L’ossidazione è il processo di respirazione, i polmoni inspirano aria per portare ossigeno alle cellule attraverso il sangue. La vera respirazione avviene nelle cellule e serve per produrre energia attraverso la combustione del glucosio. Quando la glicemia si innalza rapidamente, anche rimanendo entro valori accettabili – per esempio da 110 a 160 – il ‘picco’ glicemico attiva in maniera eccessiva l’ossidazione. Possiamo parlare di uno ‘choc ossidativo’ che lede la parete interna dell’arteria.” http://www.modusonline.it/17/intervista.asp
ho appena letto un articolo sulle iperglicemie postprandiali nei diabetici dove si sostiene che le variazioni improvvise della glicemia (non importa tanto il valore raggiunto, ma l'ampiezza della variazione e la velocità) provocano delle "ferite" alla parete interna cellulare l'endotelio e facilita la formazione di trombi fino ad occludere l'arteria.
La mia domanda è la seguente: dato che è molto difficile in una persona diabetica di tipo 1 evitare in modo rigoroso e con continuità una variazione di glicemia postprandiale, mi chiedevo se questo danno (ferita) all'endotelio è reversibile nel tempo oppure rimane un segno indelebile?
Se fosse reversibile, il processo di riparazione avviene in modo spontaneo oppure è necessario intervenire con sostanze introdotte dall'esterno?
Ad esempio sostanze come le OPC oppure le sostanze presenti nei mirtilli hanno proprietà riparatrici o prottettive? Ci sono sostanze specifiche?
Vi ringrazio
Questa è parte dell'intervista
“In pratica fa male non tanto l’iperglicemia, ma lo ‘sbalzo’ della glicemia, è il picco glicemico che danneggia l’arteria. Che si passi da 80 a 130 o da 130 a 180 è quasi lo stesso.”
“La glicemia promuove processi di ossidazione che rovinano la parete interna cellulare, l’endotelio, e facilita la formazione di piccoli trombi. Sulla parete interna dell’endotelio ‘ferito’ si depositano e sovrappongono strati di piastrine e trombi, sostanze glicate fino a occludere l’arteria.”
“L’ossidazione è il processo di respirazione, i polmoni inspirano aria per portare ossigeno alle cellule attraverso il sangue. La vera respirazione avviene nelle cellule e serve per produrre energia attraverso la combustione del glucosio. Quando la glicemia si innalza rapidamente, anche rimanendo entro valori accettabili – per esempio da 110 a 160 – il ‘picco’ glicemico attiva in maniera eccessiva l’ossidazione. Possiamo parlare di uno ‘choc ossidativo’ che lede la parete interna dell’arteria.” http://www.modusonline.it/17/intervista.asp