Alcune domande a Marco
Inviato: dom mar 04, 2007 6:19 pm
Capita spesso di trovare, anche sui migliori libri di fitoterapia ( penso al Pomini, al Lodi), piante officinali decantate come panacee o ad alto valore terapeutico che, in base agli studi attuali , sono state "depennate" perchè inefficaci o, addirittura, tossiche.
E' il caso della Consolida maggiore, della oxalis acetosella, della borragine; solo per citarne alcune.
Questo mi fa venire spontanea una domanda sulla validazione di efficacia. Come si fa a capire effettivamente ciò che è efficace e cosa non lo è?
Dovrebbero esistere dei protocolli di somministrazione, delle validazioni, autorizzate da seri studi statistici: per esempio somministrazione del protocollo a un certo numero di pazienti e, ad altrettanti, somministrazione di semplici placebo. Si dovrebbe formulare un Ipotesi nulla e relativo test dell'ipotesi e poi, con una prestabilita formulazione di rischio decidere se accettarla o rifiutarla?
Tutto ciò viene fatto?
Seconda domanda.
L'efficacia di una pianta officinale e suoi derivati dipende da tanti fattori: tempo balsamico di raccolta, principi attivi contenuti, tempo e luogo di conservazione.
Sulle erbe normalmente in uso e in commercio vengono regolarmente eseguiti : titolazione, reazione di identità, saggio di purezza, analisi del residuo secco dopo calcinazione?
Se la risposta è "si" (cosa di cui dubito) ci sarebbe una subordinata, non meno importante: quali garanzie ha il consumatore che il campione su cui è stata eseguita l'analisi appartenga alla popolazione ( lotto) posto in commercio ?
In altre parole: che ne sappiamo che le piante, soprattutto quelle provenienti da paesi esteri , siano coltivate, raccolte, essiccate, conservate, confezionate, trasportate secondo requisiti igienici e non come "balle di fieno" ?
Grazie, attendo le tue cortesi risposte :-))
E' il caso della Consolida maggiore, della oxalis acetosella, della borragine; solo per citarne alcune.
Questo mi fa venire spontanea una domanda sulla validazione di efficacia. Come si fa a capire effettivamente ciò che è efficace e cosa non lo è?
Dovrebbero esistere dei protocolli di somministrazione, delle validazioni, autorizzate da seri studi statistici: per esempio somministrazione del protocollo a un certo numero di pazienti e, ad altrettanti, somministrazione di semplici placebo. Si dovrebbe formulare un Ipotesi nulla e relativo test dell'ipotesi e poi, con una prestabilita formulazione di rischio decidere se accettarla o rifiutarla?
Tutto ciò viene fatto?
Seconda domanda.
L'efficacia di una pianta officinale e suoi derivati dipende da tanti fattori: tempo balsamico di raccolta, principi attivi contenuti, tempo e luogo di conservazione.
Sulle erbe normalmente in uso e in commercio vengono regolarmente eseguiti : titolazione, reazione di identità, saggio di purezza, analisi del residuo secco dopo calcinazione?
Se la risposta è "si" (cosa di cui dubito) ci sarebbe una subordinata, non meno importante: quali garanzie ha il consumatore che il campione su cui è stata eseguita l'analisi appartenga alla popolazione ( lotto) posto in commercio ?
In altre parole: che ne sappiamo che le piante, soprattutto quelle provenienti da paesi esteri , siano coltivate, raccolte, essiccate, conservate, confezionate, trasportate secondo requisiti igienici e non come "balle di fieno" ?
Grazie, attendo le tue cortesi risposte :-))