Dieta e medicina

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Marco Valussi
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Dieta e medicina

Messaggio da Marco Valussi » mer dic 13, 2006 10:32 am

“Dieta e cura della salute: siamo cosa mangiamo?”
Le origini dell'alimentazione e della medicina umane, un punto di vista scientifico
di Marco Valussi

Preambolo
In teoria le medicine sono composti chimici con attività farmacologiche a dosi dell’ordine di micro/milligrammi, mentre i cibi sono sostanze consumate solitamente in quantità molto maggiori e che normalmente non esercitano attività farmacologiche a dosi dell’ordine di micro/milligrammi.

In pratica però le medicine sono sostanze non alimentari assunte per curare/alleviare le malattie (la discussione sulla prevenzione confonderebbe ancora di più le acque), e i cibi sono: spezie normalmente approvate; altri beni consumabili che tradizionalmente non sono stati considerati medicinali dai vari governi. Inoltre si sta sviluppando un’area grigia che comprende i prodotti fitoterapici, i nutraceutici, i cibi tossici, ecc.

Ciò che è cibo si differenzia da ciò che è medicina in modi diversi a seconda dei diversi setting culturali. In alcune popolazioni ci sono infatti molto esempi di sovrapposizione di cibo e medicina. Il cibo selvatico può anche essere usato come medicina, sia per disturbi di natura fisica sia per disturbi di natura meno tangibile (soprattutto stregoneria e mediazione con altri mondi). La differenza può risiedere non nella “natura” del materiale, ma nella modalità di scelta. I cibi vengono scelti come tali per il sapore, il nutrimento che possono apportare, l’odore, l’apparenza, la consistenza. Le piante medicinali sono scelte come tali per molte altre ragioni: può essere che vengano selezionate a seconda della stagione a causa della loro disponibilità, e che quindi si sovrappongano ai cibi in certi periodi dell’anno, soprattutto in corrispondenza di malattie stagionali: malaria, parassiti, problemi digestivi, ecc. Altre volte piante selvatiche usate come medicina diventano cibo in momenti di carestia (cibi d’emergenza), e sono spesso delle antiche cultivar dimenticate.

Ci sarebbero molti altri esempi anche provenienti da sistemi medici altamente complessi come la medicina cinese o quella indiana, dove pure la divisione tra cibo e medicina non è netta. Ciò che sembra emergere da questi studi è che seppure si possa in linea di principio differenziare sostanze medicamentose e sostanze commestibili, ad una analisi più approfondita il confine tra i due diviene meno definito, e si evidenzia un rapporto/polarità tra commestibilità ed attività medicinale.
Se poi andiamo ad analizzare chimicamente le piante usate come medicine e quelle usate come alimenti troviamo che gli stessi composti chimici ad attività farmacologia sono presenti nelle due categorie, anche se a livelli molto differenti: Alcaloidi, composti amari, flavonoidi, glicosidi, in particolare le cianogene, saponine, acidi organici. Se poi andiamo a vedere quali piante noi stesi usiamo al giorno d’oggi in cucina scopriamo che un intero settore di piante medicinali ad azione antisettica, digestiva, antispasmodica, ecc. viene da noi utilizzato a scopo alimentare: le spezie. Andando in setting più “esotici”, i Maasai, i Batemi ed altre tribù dell’Africa Orientale usano radici e cortecce ad azione terapeutica nelle zuppe a base di carne, ed i Luo ed altre tribù usano vegetali a foglia larga (sempre con attività farmacologia) nei pasti a specifiche celebrazioni annuali.
Ultima modifica di Marco Valussi il mer dic 13, 2006 10:37 am, modificato 1 volta in totale.

Marco Valussi
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Dieta e medicina 2

Messaggio da Marco Valussi » mer dic 13, 2006 10:34 am

Il problema
Da quanto detto più sopra, discende che la distinzione farmaco-cibo è meno netta di quanto pensassimo, che l’uomo ha sempre avuto a che fare con composti farmacologicamente attivi nella sua dieta, molto probabilmente più agli inizi che ora. Le piante, infatti, a differenza della carne, sono ricche in composti di difesa tossici, detti allelopatici. Com'è successo che le piante siano diventate un elemento fondamentale dell'alimentazione dei primati e degli esseri umani? In che modo gli esseri umani riescono ad ottenere i propri alimenti scegliendoli tra la miriade di composti tossici o non commestibili presenti nelle piante? E che rapporto esiste tra uso delle piante a scopo alimentare e loro uso a scopo terapeutico? Esiste una base biologica per il fatto che gli uomini usino le piante anche come strumenti terapeutici?

Lo strumento
Alcuni autori propongono che lo strumento più adatto per rispondere a questi quesiti sia la teoria dell’evoluzione. Secondo questi autori l'evoluzione delle modalità d'interazione con le piante ci può dare una chiave di lettura cruciale per capire le basi dell'alimentazione umana, e lo studio delle interazioni uomo-sostanze chimiche-patogeni ci può far capire che nell'ambivalente rapporto con le piante si fonda anche l'origine della medicina.
Lo strumento prevede l’analisi dei modelli animali prima, e degli adattamenti dietetici umani poi.

Modelli animali
– Insetti e piante tossiche
– Erbivori che brucano
– Onnivori generalisti
• Adattamenti dietetici umani
– Enzimi detossificanti
– Cibi marginali e cibi centrali

Una corollario di questa tesi è una delle chiavi per comprendere come questo processo sia iniziato sta nel riconoscere l'importanza del sapere tradizionale sulle piante presente in ogni cultura, e nell'identificazione degli elementi culturali e biologici del processo dinamico attraverso il quale questo sapere viene ottenuto e mantenuto in una comunità.

Uno studio di questo tipo è quindi necessariamente interdisciplinare, in particolare si trova alla giunzione mobile tra l'etnobotanica (intesa come lo studio delle interrelazioni dirette tra esseri umani e piante, e le loro conseguenze evolutive), la fitochimica e l'ecologia umana (in particolare l'ecologia chimica).

La proposta e le critiche
Brevemente, la teoria che andrò ad esporre ipotizza che l’utilizzo farmacologico delle piante sarebbe una caratteristica fondamentale delle nostre specie, una caratteristica che viene ancora prima dello sviluppo culturale della medicina. Esisterebbe quindi una base biologico-chimico ecologica per la nascita della medicina e dell’alimentazione umane.
La tesi sostenuta è che le proprietà che rendono le piante tossiche o non commestibili (limitano le possibilità di alimentazione) siano le stesse che le rendono attive a livello farmacologico (rappresentano cioè un fattore di promozione della salute). Nello sfruttamento del cibo vegetale è impossibile evitare le sostanze allelopatiche, e la nostra specie, nell'adattarsi ad esse, le ha portate ad essere una parte essenziale della nostra ecologia interna, ha introiettato certe tossine facendo sì che non ci uccidessero, o almeno non ai livelli ai quali le ingeriamo, ma anzi che potessero esserci utili.
Ne consegue, che gli esseri umani selezionino le piante sulla base della loro composizione chimica e che l'ingestione dei composti chimici vegetali sia parte di una risposta adattiva integrata che possiede elementi biologici e culturali.
La teoria si sostiene sui dati che provengono dall’entomologia ed in particolare dallo studio dell’ecologia chimica tra insetti e piante; sull’ipotesi della coevoluzione; sull’ipotesi dell’origine naturalistica ed evolutiva della dieta animale ed umana. Questi non sono presupposti banali. In particolare lo stesso concetto di coevoluzione necessita di chiarimenti e puntualizzazioni; inoltre i legami tra insetti e piante sono basati su moltissinmi dati che sono però spesso “indiziari”; l’idea inoltre che si possa usare la teoria dell’evoluzione come strumento per spiegare ogni caratteristica presente come adattamento va incontro ad ostacoli sia empirici che teorici.

Marco Valussi
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dieta e medicina 3

Messaggio da Marco Valussi » mer dic 13, 2006 10:34 am

Molti campi della ricerca si sono occupati e si occupano attivamente dell’evoluzione dei modelli di rapporto (alimentare e terapeutico) tra uomo e piante.
Esempi:
L’etnobotanica si occupa del rapporto fra le popolazioni umane e le piante non soltanto in senso terapeutico ma economico ed alimentare; come l’uomo ha sfruttato le piante, come le piante sono state cambiate dall’uomo e come questo ha portato alla distribuzione di piante in diverse parti del mondo e via discorrendo. Come le piante hanno cambiato la dieta dell’uomo e quindi il rapporto fra uomo e parassiti umani, le malattie, ecc.
La botanica economica
L’etnomedicina.
La storia della medicina studia l’evoluzione del passato, delle varie tradizioni e gli studi comparativi tra varie tradizioni mediche per cercare di capire, nella comparazioni, differenze e somiglianze.

Esiste quindi una vasta mole di studi dedicata allo sviluppo del rapporto fra Homo sapiens ed i suoi antenati, e le piante; meno importante è invece la mole di studi dedicati alla nascita di questo rapporto.

Sappiamo cioè poco sulle interazioni fra uomini e piante prima della trasmissione orale e poi scritta delle tradizioni mediche.
Le piante sono state e sono un’utile strumento per chiarire i meccanismi della nostra fisiologia. Nel passato è stato proprio lo studio di una Strychnos sp. a permettere a Magendie di formulare la sua legge omonima sulle radici nervose dorsali e ventrali del midollo spinale. Recentemente alcuni casi di interazioni tra pianta e il nostro organismo, tra pianta e farmaco, ci hanno insegnato molto sulla fisiologia epatica e sui processi detossificanti (vedi il caso iberico). E forse ci dicono qualcosa sulla co-evoluzione fra piante e uomo o suoi progenitori.


Gli argomenti a favore dell’ipotesi formulata
Quindi riformulo la domanda in maniera più precisa: esistono per l’uomo delle basi biologiche analoghe a quelle che in chimica biologica spiegano il rapporto fra piante ed insetti?

L'ipotesi principale
Le piante per ovvie ragioni non possono muoversi, sono radicate al terreno, nella maggior parte dei casi difficilmente possono difendersi scappando e aggredendo l’aggressore, e hanno quindi sviluppato tipi di difesa diversi. Composti tossici che dovevano in teoria servire per allontanare l’erbivoro, per ucciderlo o per fargli ricordare che meglio non mangiare quella pianta!
I nostri antenati erano degli onnivori-foliovori ed hanno dovuto adattarsi a certi livelli di tossicità
Naturalmente nel rapporto prolungato fra pianta ed animale l’ominide ha poi sviluppato delle contromisure per difendersi da questi tipi di attacchi, meccanismi e comportamenti di detossificazione.

Non possiamo fare tutta la storia dei composti chimici sviluppati dalle piante, ma un’ipotesi suffragata da molti dati vuole che la "invenzione" dei tannini e degli altri composti abbia portato alle piante uno strumento di difesa dagli erbivori.

I nostri antenati, secondo una ipotesi antropologica, erano onnivori folivori, nel senso che avevano una preferenza, dettata dalla necessità, per le piante, ed in particolare per le foglie. Questo perché é più difficile utilizzare tuberi e frutti dato che non é facile trovarli per tutto l'anno e sono più difficili da scovare, mentre le foglie sono nella maggior parte dei casi presenti sempre e su tutto il territorio.
I nostri antenati hanno quindi dovuto adattarsi alla presenza dei composti tossici per riuscire a trovare un equilibrio fra necessità di alimentazione e difesa dalla tossicità.
Questo adattamento si è tradotto nella nascita di vari tipi di meccanismi detossificanti biologici. Ad esempio l'essere umano avrebbe sviluppato secrezioni salivari contenenti delle proteine come la prolina, che servono a detossificare moderatamente i tannini. Ma l’adattamento sarebbe stato anche comportamentale, e poi più avanti anche adattamenti di tipo culturale e tecnologico (e qui si entra nella discussione sullo sviluppo culturale della medicina).

L’idea più interessante è che non soltanto l’uomo o il nostro antenato abbia potuto detossificare la sostanza e quindi renderla meno pericolosa, ma che, come si vede in altri animali, abbia sfruttato la presenza di questo metabolita, ora detossificato, a proprio vantaggio, ad esempio per eliminare o ridurre l’impatto di alcuni parassiti: questo è quello che si chiama interazione a tre livelli trofici.

Interazione a tre livelli trofici
una pianta (primo livello trofico) produce un composto che deve servire come deterrente per l’erbivoro
l’erbivoro (uomo o animale - secondo livello trofico) riesce a detossificare totalmente o parzialmente il metabolita e poi lo utilizza
Il metabolita può esser utilizzato dall'erbivoro come strumento per liberarsi da un parassita (terzo livello trofico).

Questa è un’ipotesi minima, nel senso che può spiegare soprattutto lo sviluppo di meccanismi antiparassitari, mentre è più difficile da utilizzarsi per spiegare la terapia di malattie più complesse in cui non sia così diretto il rapporto fra la pianta e l’organismo patogeno.

E’ necessario ribadire che questa è un’ipotesi, e un’ipotesi difficile da supportare con dati. L’oggetto dello studio è infatti estremamente lontano nel tempo, e ci si deve basare su speculazioni spesso teoriche. E’ molto difficile capire esattamente quale fosse la dieta dei nostri progenitori. Ci sono diatribe anche molto forti, alcuni autori (i darwinisti adattazionisti a là Dawkins e Dennet) pensano sia possibile derivare facilmente dai dati fisiologici moderni la dieta dei nostri progenitori. Altri autori (Gould) sono in completo disaccordo.

Ma una cosa è certa, se l'ipotesi che ho appena esposto è valida, ci deve essere rimasta qualche traccia del processo co-evolutivo nel nostro corpo. Si propone che i seguenti meccanismi fisiologici, comportamentali e culturali siano riconducibili al processo di co-evoluzione.

Marco Valussi
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Messaggio da Marco Valussi » mer dic 13, 2006 10:35 am

Adattamenti biologici per gestire le tossine ambientali.
Fisiologici

1. Sensi chimici: gusto, olfatto.
2. Trasformazioni batteriche a livello del colon che servono per operare su varie classi molecolari; sappiamo ad esempio che si ha la lisi degli anelli dei flavonoidi a livello intestinale. Le glicosidi vengono portate a gliconi e i glucoronati provenienti dalla fase due del fegato possono essere modificati a livello intestinale.
3. Vomito, un istintivo meccanismo di rigetto di una sostanza che si è immediatamente riconosciuta come tossica o in qualche modo non desiderata.
4. Proline salivari, o meglio la presenza di proteine ricche in proline nella saliva dell’uomo, che può servire per legare i tannini presenti nel cibo e renderli meno irritanti per il tratto gastrointestinale e forse per renderli meno attivi sul cibo che ingeriamo.
5. Enzimi detossicanti a livello epatico, renale, intestinale e polmonare, in particolare il P 450. Lo studio di questi enzimi ci fornisce alcuni dati:
varie sostanze naturali sono substrati per i sistemi enzimatici, epatici e non. Questo è un dato fondamentale perché se esiste un rapporto pianta-uomo, ci devono essere sistemi enzimatici che hanno come substrato delle sostanza naturali.
gli esseri umani hanno sistemi enzimatici detossificanti non molto specialistici, cioè che non hanno la capacità di detossificare sempre e con efficienza una sostanza particolare, però hanno la capacità plastica di affrontare molti problemi diversi. A causa di questa pladticità questi sistemi a volte compiono degli errori e quindi in questo senso non siamo completamente fuori dai pericoli. Però siamo capaci di adattarci a molte possibilità diverse e questo bene si situa nell’idea che la dieta umana fosse prevalentemente onnivora-foliovora . Perché un onnivoro deve affrontare nella sua ricerca di alimentazione quotidiana cibo da varie fonti differenti; non essendo specializzato deve affrontare insulti che provengono da vari tipi di molecole, da vari tipi di fonti alimentari.

Qui sotto riporto quegli enzimi che potrebbero (non possiamo saperlo con certezza) essere “destinati” alle sostanze naturali.

Substrati
P 450: piretrine, rotenoidi, nicotina, caffeina, lignani, oppiodi e molti altri.
Rodanasi: cianuri
Mirosinasi: glucosinolati
Ossigenasi: alcaloidi.

Comportamentali
Oltre ai meccanismi prettamente biologici, abbiamo anche dei meccanismi comportamentali che possono supportare la nostra ipotesi, ad esempio:

 Neofobia, il fatto che l’uomo adulto, il bambino molto meno, ha la tendenza ad esser circospetto rispetto alle cose che deve assumere. Che il bambino esplori molto di più il suo ambiente, e anche questo un tipo di meccanismo evolutivo: il bambino deve poter fare esperienza del mondo, deve poter assaggiare in vari modi la realtà che lo circonda. L’uomo adulto invece, raggiunto il suo bagaglio di esperienze, sta più attento. Possiamo consuderare il ruolo della neofobia in congiunzione con i meccanismi epatici. Dato che il meccanismo epatico è lì per detossificare una sostanza potenzialmente tossica, il fatto di assaggiare sempre una piccola quantità di un cibo o di una sostanza nuova permette di non avere grossi problemi di detossificazione. Quindi la combinazione dei due meccanismi ci può permettere di sentire se il cibo nuovo può essere pericoloso senza però morire dopo averlo sentito.

 Risposte condizionate. Nell’uomo le risposte condizionate al cibo, in particolare le risposte negative, sono molto forti; ciò significa che se noi abbiamo un malessere gastrointestinale dopo aver mangiato del cibo, anche a prescindere del fatto che il cibo fosse l’origine del malessere, ciò lega in maniera molto forte quel cibo, quel sapore, quell’odore al malessere e rende molto difficile cibarsene ancora. Anche questo rientra in un tipo di meccanismo di salvaguardia, una sostanza che abbia provocato un malessere gastrointestinale probabilmente è tossica, o comunque dobbiamo considerarla come tale. Le risposte condizionate positive, cioè quelle che potrebbero essere molto utili, nel senso che l’uomo assume una pianta e si accorge di stare bene sono invece molto meno forti, più labili, di quelle negative. C’è anche una differenza tra olfatto e gusto. Nel senso che l’olfatto, essendo molto più plastico del gusto, è meno legato alla percezione negativa, mentre il gusto avendo 4 o 5 sapori è più fortemente legato in maniera più meccanica.

 Sazietà sensoria specifica. Se fate un esperimento, se vi cibate di un solo tipo di cibo (con lo stesso sapore) tenderete a mangiarne meno, a livello calorico, rispetto a quello che mangereste se voi variaste moltissimo la vostra dieta. Questa potrebbe essere una risposta di tipo evolutivo alla necessità per l’uomo di avere un’alimentazione variata dal punto di vista dei nutrienti, perché in teoria ai gusti e ad odori diversi corrispondono nutrimenti diversi. Oggi non siamo in questa situazione perché ci possono offrire patatine con sapori e odori completamente diversi ma che offrono tutte lo stesso livello nutrizionale.

 Geofagia (vedi anche adsorbimento) AGGIUNGI


Adattamenti culturali per gestire le tossine ambientali
1. Riscaldamento (cottura)
2. Soluzione
3. Fermentazione
4. Adsorbimento (vedi geofagia)
5. Processamento fisico
6. Cambiamento del pH
7. Domesticazione di piante


Le tossine più comuni
1. Glicosidi cianogeniche
2. Glucosinolati
3. Alcaloidi
4. Saponine
5. Glicosidi cardiache
6. Glicoalcaloidi
7. Cucurbitacine
8. Tannini
9. Ossalati e fitati

Marco Valussi
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Messaggio da Marco Valussi » mer dic 13, 2006 10:36 am

Un tentativo di ricostruzione storica: evoluzione della dieta umana.

Gli esseri umani sono per natura onnivori-foliovori, consumatori opportunistici di una vasta gamma di prodotti animali e vegetali, e le piante sono sempre state una parte fondamentale della dieta degli ominidi. Nel mondo moderno gli schemi percettivi e comportamentali, che si sono evoluti in relazione alle interazioni con le piante e la fitochimica durante l'epoca di cacciatori-raccoglitori, contribuiscono a molti problemi legati alla dieta.

Gli studi che supportano questa tesi sono prevalentemente:
1. Studi di paleoarcheologia su ominidi, Homo abilis, Homo erectus
2. Studi su primati attuali: sembra plausibile che gli onnivori abbiano sviluppato l'intelligenza sotto lo stimolo della necessità di consumare cibo non tossico e di avere una flessibilità necessaria per ottenere nuove fonti d'assimilazione. Gli studi sulle percezioni sensoriali e sulla morfologia degli intestini sono particolarmente interessanti. Gli uomini hanno un intestino adatto a cibi densi di nutrienti ma mantengono una certa capacità di digerire fibre, e possono sopportare dosi relativamente elevate di composti allelopatici.
3. Studi comparativi tra esseri umani contemporanei in condizioni di caccia-raccolta: si riscontra un comportamento onnivoro e una serie di meccanismi fisiologici e comportamentali (percezioni sensoriali, presenza d’enzimi detossicanti, malessere intestinale, risposte condizionate, ecc.).

L'evidenza indica che:
1. Durante la nostra evoluzione come primati foliovori (mangiatori di foglie) abbiamo sviluppato la capacità di gestire con efficacia la maggior parte dei composti allelopatici.
2. Abbiamo la flessibilità per modificare la dieta in caso di necessità. Invece di evitare i composti attivi delle piante, noi possiamo consumare questi composti senza problemi

Piante e composti chimici nell'alimentazione umana
E' probabile che i nostri antenati preferissero sempre cibo denso in energia (carne, tuberi, frutta) piuttosto che le foglie. D'altro canto le parti vegetative di una pianta sono più facilmente sfruttabili (sono sempre presenti e si trovano dappertutto) ed è probabile che siano sempre stati parte della dieta, oltre ad essere un “salvavita” in caso d'emergenze.
La necessità di cercare il cibo da fonti diverse e sparse sul territorio causa uno sviluppo cerebrale che trova poi nella maggior disponibilità di proteine della carne un fattore d'ulteriore sviluppo.
Lo sviluppo di strumenti e tecnologie, e i conseguenti cambiamenti morfologici, il maggior spazio craniale, lo sviluppo del linguaggio, portano tutti ad un'acquisizione di conoscenze più raffinate sulle piante. Si ha quindi il fenomeno dell'evoluzione culturale, che comporta un ulteriore sviluppo cerebrale, il quale a sua volta richiede una dieta energeticamente più densa; a sua volta, in una sorta di feedback positivo, questo porta alla necessità di uno sviluppo tecnologico più spinto.
Il maggior consumo di cibi ad elevata densità e d'origine animale ha migliorato il nostro status nutrizionale ma ha anche cambiato il nostro rapporto con foglie e composti allelopatici, e questi cambiamenti hanno avuto un effetto sull'equilibrio tra status nutritivo, organismi patogeni e proprietà positive e negative dei composti attivi. Il cambiamento di dieta, infatti, rende da un lato meno necessario l'utilizzo di foglie (energeticamente povere) e dall'altro rende possibile un loro consumo più elevato in caso di necessità (perché un organismo ben nutrito detossifica più facilmente); proprio da qui si può ipotizzare la nascita della medicina, ossia l'ingestione di composti allelopatici a scopo curativo.


Alimentazione nel XX Secolo
Il nuovo sistema economico nato con la rivoluzione industriale ha causato nuovi problemi di nutrizione e stress sanitario. E' interessante notare che la problematica originale che nasce dalla rivoluzione industriale è quella dell'eccesso piuttosto che della scarsità.
La rivoluzione tecnologica ha portato alla selezione di varietà di piante sempre più ricche in energia e sempre più povere in sostanze allelopatiche, e ha spinto i coltivatori ad indirizzarsi sempre di più verso le monoculture.
Questo ha però significato la creazione di piante con minor resistenza alle patologie. A questo si è risposto iniziando ad usare pesticidi; quindi i nostri sforzi per ridurre le tossine presenti naturalmente nelle piante è risultato in una situazione nella quale ingeriamo tossine pericolose almeno quanto quelle che abbiamo eliminato.
Un altro problema nato dalla tecnologia è quello dell'utilizzo di sapori artificiali. Mentre in natura una differenza in sapore significa differenza in contenuto, adesso è possibile soddisfare la nostra voglia di sapori nuovi con cibi nutrizionalmente identici.

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Messaggio da Marco Valussi » mer dic 13, 2006 10:36 am

Origini della medicina
Dal punto di vista dell'ecologia chimica, ottenere nutrizione adeguata e rispondere alle sostanze allelopatiche sono due facce della stessa medaglia.
La tesi qui proposta è che l'utilizzo farmacologico delle piante sia una caratteristica fondamentale delle nostre specie, con una base biologica d'importanza ecologico-chimica.
Una delle interazioni di base tra piante ed animali è la cosiddetta 'interazione a tre livelli trofici', dove il composto chimico della pianta (primo livello trofico), consumato dall'erbivoro (secondo livello trofico), viene da questo utilizzato per eliminare un predatore o parassita (terzo livello trofico).
L'antiparassiticità sembra essere la primaria funzione non nutritiva evolutasi nelle interazioni tra animali e piante.
Gli studi sugli scimpanzé sembrano indicare che l'utilizzo di piante ad azione antiparassitaria sia un adattamento determinato geneticamente non differente da altre interazioni a tre livelli trofici, espresse in situazioni di bisogno; l'utilizzo specifico di una pianta particolare è una risposta ad un bisogno biologico trasmessa culturalmente
Tesi sull'origine della medicina
Le piante possono essere state importanti per il controllo dei parassiti, per i quali si acquisisce poca immunità. Questo uso delle piante è il prototipo biologico per la medicina umana
Quando gli uomini iniziano a dipendere dal sapere acquisito e a comunicarlo di generazione in generazione l'uso delle piante evolve da comportamento biologico e geneticamente controllato a pratica culturale; questa dà agli uomini una maggior capacità di controllare l'ambiente.

Acquisizione del sapere sulle piante
Conoscenza dei veleni.
Veleni e medicina sono due facce della stessa medaglia.
Necessaria conoscenza di tempi e luoghi di raccolta, come anche dei dosaggi, per evitare la tossicità

Concetti tradizionali di malattia.
Nonostante la grande varietà esistente di modelli e tradizioni mediche che si ritrovano nel mondo, quattro grandi categorie possono essere utilizzate per includere la maggior parte delle spiegazioni causali delle malattie (naturalmente questa è una semplificazione giustificata dall'intento didattico)
1. Penetrazione di sostanze dannose
2. Perdita di sostanze vitali
3. Violazione di tabù
4. Stregoneria

A prescindere dal fatto se le cause siano naturali o soprannaturali, le risposte terapeutiche possono e spesso sono di tipo naturale.
Alla perdita di sostanze vitali si rimedia ingerendo sostanze nutritive
All'intrusione di sostanze pericolose, spiriti maligni o 'inquinamento sociale' la risposta è inevitabilmente naturale: digiuno, vomito e purganti
Il ruolo centrale del tratto gastrointestinale nella soluzione dei problemi sottolinea nuovamente il fatto che il trattamento delle parassitosi e delle infezioni o problemi gastrointestinali siano un tratto fondamentale associato alla nascita della medicina.

Metodi d'acquisizione empirica
A) Basi biologiche: risposte condizionate
A monte di una risposta basata sulla riflessione, esistono delle risposte basate sul meccanismo del riflesso condizionato, cioè l'apprendimento automatico dell'associazione tra l'uso di una pianta e un cambiamento nello stato dell'organismo. Perché questo meccanismo possa entrare in funzione è però necessario che l'effetto della pianta sia immediatamente percepibile. E' quindi probabile le piante più attive siano quelle:
a) ad azione diretta sul SN
Anestetiche
Stimolanti
Psicoattive
Analgesiche

b) Ad azione indiretta sul SN
Antinfiammatorie

c) Azione termoregolativa
Antipiretiche

d) Ad azione sul tratto gastrointestinale
Emetiche
Digestive
Purganti

e) Ad azione sulla circolazione
Diuretici
Cardiotonici

f) Ad azione sull'affaticamento/debilitazione
Stimolanti
Nutritive
Ipoglicemizzanti
Adattogene

B) Associazioni consapevoli
Il trattamento di altre condizioni, seppure non appreso fisiologicamente, potrebbe essere appreso attraverso l'osservazione e l'associazione cognitiva causa-effetto.
Esempi:
1. Gli esseri umani mostrano un utilizzo più sofisticato di antelmintici ed amebicidi rispetto agli animali
2. Utilizzo di piante per trattamento di ferite ed infezioni della pelle, un utilizzo aperto ad una verifica fattuale semplice e diretta
3. Utilizzo di piante ad azione modificante la funzione sessuale
4. Utilizzo di piante per malattie 'semplici', come diarrea, tosse, ecc.

C) Motivazioni
Il trattamento di patologie più complesse non è più prevedibile attraverso semplici meccanismi come quelli visti sopra, nei quali il rapporto causa-effetto è chiaro e diretto. In questi casi entra in gioco il complesso rapporto tra religione, magia e medicina, che insieme formano una struttura teorica adatta a motivare la ricerca di soluzioni mediche ed anche a capire il mondo.
Queste costruzioni teoriche portano a alla ricerca di soluzioni in varie direzioni:
un esempio classico è la dottrina delle segnature, secondo la quale alcune caratteristiche morfologiche delle piante indicano la loro utilità (parte di una più ampia teoria sulle corrispondenze sistematiche nel cosmo).
Un altro esempio sono le piante dal sapore o dall'odore particolarmente forti, che spesso venivano ritenute utili perché in grado di eliminare gli spiriti maligni responsabili della malattia.
La religione gioca un ruolo fondamentale nel caso in cui la medicina razionale non riesca a trovare soluzioni, fornendo possibilità di accettazione e consolazione. Nel caso in cui il trattamento razionale sia inspiegabile religione e cultura svolgono una funzione sociale importante nel cercare cause e ruolo della malattia. Questo tipo di funzione è ancora importante al giorno d'oggi: nonostante la medicina moderna sia caratterizzata da un livello di razionalità/scientificità molto maggiore, gli individui utilizzano ancora categorie di spiegazione tradizionali.

Marco Valussi
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Uffa.. D&M 8 e finale

Messaggio da Marco Valussi » mer dic 13, 2006 10:37 am

Correlazione tra medicina e cibo
Se tutto ciò che siamo andati spiegando in queste pagine è verosimile, il consumo di cibo e di medicine comportamenti strettamente correlati. In molte culture tradizionali non si fanno distinzioni strette tra cibo e medicina (vedi medicina cinese), molto spesso la dieta corretta è strumento terapeutico di primaria importanza (vedi medicina della Grecia antica); molte piante assunte come cibo hanno importanti attività terapeutiche.
In effetti, dal punto di vista dell'ecologia chimica veleni, stimolanti, medicine, condimenti, bevande e cibo formano un continuum.
Bevande: le infusioni e i decotti sono uno dei metodi di assunzione di medicinali più tipico in tutte le culture di tutti i tempi, e una netta distinzione tra bevanda rinfrescante/piacevole e bevanda medicinale non esiste.
Spezie e condimenti: piante dal sapore caratteristico, tipiche in molte culture per la preparazione di vivande. Grazie ai composti chimici che contengono svolgono molte funzioni, come la prevenzione delle infezioni batteriche dei cibi, il miglioramento o la variazione dei sapori, la stimolazione delle secrezioni gastrointestinali (queste ultime due funzioni responsabili anche per la stimolazione dell'appetito). E' stato suggerito da vari autori che delle piante utilizzate come condimento molte svolgano varie attività medicinali o fisiologiche, e che per questo siano diventate parte della dieta.
La separazione tra cibo e medicina
Dal punto di vista dell'ecologia chimica l'avvento della tecnologia e le origini dell'agricoltura svolgono un ruolo nella nascita della medicina. Queste due rivoluzioni hanno reso infatti possibile l'utilizzo di maggiro quantità di proteine, quindi hanno reso possibile assumere minori quantità di piante tossiche. Ciò avrebbe reso possibile per i primi ominidi separare il ruolo alimentare dal ruolo medicinale.
Dato che queste due rivoluzioni portano ad un aumento delle malattie associate alle deficenze nutritive e all'urbanizzazione, è probabile che il consumo di piante al solo scopo medicinale sia aumentato con il tempo.


Conclusioni
Se l’uomo ha sviluppato questi meccanismi di rapporto con le piante e con i composti contenuti nelle piante, e grazie a questi meccanismi è riuscito ad avantaggiarsi delle proprietà tossiche in senso farmacologico.
Se, con l’avvento dell’agricoltura e via via con gli sviluppi successivi, l'uomo ha potuto coltivare delle piante e passare ad una dieta nutrizionalmente più densa e selezionata per contenuto in composti tossici ridotti ed ha potuto avvalersi di una dieta più ricca in carne. Questo sarebbe chiaramente un fattore positivo: l’uomo non rischia o rischia di meno nell’assumere patate che sono dolci, non sono più le patate amare di una volta.
Se è vero che i composti tossici hanno una potenzialità farmacologica, con la dieta più densa l'uomo sta assumendo potenzialmente composti meno interessanti, meno utili dal punto di vista farmacologico.

Allora l’ipotesi è che gli albori di un utilizzo specificatamente terapeutico delle piante e non soltanto alimentare, siano da far derivare da questo incremento dell’agricoltura, perché in quel modo l’uomo può distinguere le due cose, alimento e farmaco.
Cioè può nutrirsi con meno rischi e può cominciare ad assumere quelle piante che lui sa essere ricche in composti farmacologicamente interessanti e quindi può cominciare a distinguere una terapia con le piante e non soltanto un’alimentazione che presenta aspetti di tipo diverso.
Appare chiaro che in questo campo la ricerca sia ancora agli inizi e in particolare ci sono moltissime cose che andrebbero chiarite ma nel mio caso, essendo io un fitoterapeuta e non un antropologo o un biologo, quello che mi interessa di più è capire che cosa succede al fitocomplesso a livello dell’organismo, quali sono le interazioni, ed in particolare sono abbastanza affascinato dai veleni, ovvero dalle piante considerate tossiche o molto potenti, perché queste sono piante che noi non potremo mai utilizzare, ma dal punto di vista puramente intellettuale sono interessanti proprio per questo loro aspetto. Contemporaneamente è molto interessante quando nelle culture vediamo la non distinzione netta fra cibo e medicinali .
Ad esempio in medicina cinese sono considerate molto importanti le piante principe, piante fondamentali, piante che non hanno livelli di tossicità evidenti e che sono a metà fra alimento e cibo; le piante che più sono attivamente tossiche vengono invece considerate come le piante meno importanti o comunque da utilizzare in dosi molto piccole e che accompagnano ma che non sono la fonte principale della terapia.

7xpensie
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Messaggio da 7xpensie » ven dic 15, 2006 1:23 am

Grazie Marco, non ho avuto tempo di leggere con attenzione, ma per le vacanze approfondisco

Sostieni che l'uomo è onnivoro?

Ho letto di un recente studio in cui si sostiene che la vera evoluzione (intesa come evoluzione dell'organismo e delle sue funzioni) si è verificata quando l'uomo è diventato onnivoro, mentre nei periodi precedenti quando era solo carnivoro o si nutriva solo di vegetali, non sono state osservate evoluzioni significative della specie. Mi chiedo, ma serviva uno studio per arrivare a queste conclusioni? E' palese che gli antenati, in mancanza di conoscenze nutrizionali, avessero maggiori probabilità di assumere tutti i micro e macro nutrienti con una dieta onnivora, mentre con diete meno varie, come la dieta carnivora o la dieta vegetariana, le probabilità di non assumere tutti i micro e macro nutrienti essenziali erano elevate.
Cosa hanno voluto dimostrare? Che l'unica dieta possibile è la dieta onnivora perchè è l'unica che ha permesso l'evoluzione della specie?
(Mi chiedo se alla fine un' evoluzione si è verificata?)

Marco Valussi
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Messaggio da Marco Valussi » ven dic 15, 2006 10:18 am

7xpensie ha scritto:Grazie Marco, non ho avuto tempo di leggere con attenzione, ma per le vacanze approfondisco

Sostieni che l'uomo è onnivoro?

Ho letto di un recente studio in cui si sostiene che la vera evoluzione (intesa come evoluzione dell'organismo e delle sue funzioni) si è verificata quando l'uomo è diventato onnivoro, mentre nei periodi precedenti quando era solo carnivoro o si nutriva solo di vegetali, non sono state osservate evoluzioni significative della specie. Mi chiedo, ma serviva uno studio per arrivare a queste conclusioni? E' palese che gli antenati, in mancanza di conoscenze nutrizionali, avessero maggiori probabilità di assumere tutti i micro e macro nutrienti con una dieta onnivora, mentre con diete meno varie, come la dieta carnivora o la dieta vegetariana, le probabilità di non assumere tutti i micro e macro nutrienti essenziali erano elevate.
Cosa hanno voluto dimostrare? Che l'unica dieta possibile è la dieta onnivora perchè è l'unica che ha permesso l'evoluzione della specie?
(Mi chiedo se alla fine un' evoluzione si è verificata?)

Io non sostengo niente, ma i dati supportano l'idea che nel passato l'uomo sia stato un onnivoro prettamente foliovoro che mangiava la carne molto saltuariamente. E' invece certo che Homo sapiensa non è mai stato un animale carnivoro, ed è molto improbabile che sia masi stato un animale erbivoro.
Quanto alla domanda sull'evoluzione, la premessa è di per sè sbagliata, dato che semmai l'uomo è sempre stato onnivoro. Forse intendevi che il cambio di dieta ha causato dei cambiamenti. Questo naturalmente è vero, il passaggio all'agricoltura ha portato a molti cambiamenti di dieta, con aspetti positivi e negativi: aumento dell'energia disponibile, aumento dell'altyezza e del peso muscolare, aumento dell'energia disponibile al cervello, parallela ad uno sviluppo di strumenti agricoli. Riduzione del venmtaglio di nutrienti assimilati, semplificazione della dieta, riduzione dell'assunzione di sostanze vegetali allelopatiche che apportavano difese dalle infezioni, parallela ad un aumento delle infezioni a causa della concentrazione umana, aumento di varie malattie (gli agricoltori erano in media più deboli e malaticci dei cacciatori raccoglitori).
Ma nel brevissimo lasso di tempo passato dalle modifiche importanti della dieta ad oggi è improbabile notare delle grandi differenze in termini evolutivi, non c'è stato molto tempo a disposizione. Ma alcuni autori hanno notato differenze di tipo enzimatico e a livello intestinale che potrebbero indicare una minima evoluzione associata a diete più ricche in carne.
Quello che è chiaro è che non avremmo il tipo di fisiologia epartica che abbiamo se non fossimo degli onnivori, seppur fortemente spostati verso il vegetale, perchè abbiamo una fisiologia molto plastica, tipica di quegli organismo che devono trovarsi i nutrienti in molte fonti diverse di cibo.
ciao
marco

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Landre82
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Messaggio da Landre82 » sab dic 16, 2006 6:34 pm

e io che pensavo che volessi spiegare il perchè un estratto idroalcolico di xyz pianta viene classificato come "integratore alimentare"...... :D

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