un pò di storia 5
Inviato: ven dic 08, 2006 3:26 pm
Medio Oriente
Una testimonianza scritta di grande importanza sono le 800 tavolette di creta della libreria del palazzo di Assurbanipal, il re Assiro che governò Niniveh dal 668- al 626 AC. Le formule delle tavolette si riferiscono a saperi risalenti al 3000-200 AC, e citano 250 droghe vegetali. Un’altra testimonianza scritta antica dell’uso delle piante nell’earea del medio oriente sono i cosiddetti Papiri Ebers, risalenti al 1500 AC ma acquistati dall’archeologo George Ebers nel 1862 da un ricco egiziano. Contengono 700 formule e rimedi popolari, tra i quali le piante sono la maggioranza.
Ma le testimonianze scritte non sono le uniche ad interessare gli studiosi, e l’arte e gli artifatti dell’epoca assiro-babilonese sono ricchissimi di indicazioni importanti.
Mondo Classico
Molto più conosciute sono le fonti greche classiche, da Teofrasto a Ippocrate fino a Dioscoride, che girò il mondo classico e raccolse usi e descizioni di piante, per poi scrivere, intorno al 100 AC, il suo “De materia Medica”, contenente la descrizione di 500 piante. Il testo rimarra il riferimento per i medici fino al Rinascimento.
Il mondo nuovo: l’epoca moderna ed i suoi testi fondamentali
Rinascimento
1542. Leonhardt Fuchs nel “De Historia Stirpium” descrive 400 piante medicinali locali tedesche in lingua germanica, e molte nuove piante provenienti dalle Americhe. E’ l’inizio dell’abbandono della terminologia e delle piante classiche.
1598. Gerard, nel “The Herball or Generall Historie of Plants”, copia e modifica un precedente testo belga. Il risultato venne poi rivisto e sostanzialmente modificato dal botanico M. de l’Obel (da cui il genere Lobelia) che dovrebbe essere considerato come co-autore. Il testo era e rimase per molto tempo il riferimento più importante in tutta la letteratura.
Nuovo Mondo
I pittogrammi degli Aztechi e dei Maya dimostrano una grande conoscenza precolombiana delle piante medicinali.
1542. Il Codex Badianus è primo esempio di testo sulla tradizione erboristica Messicana, compilato dal medico Azteco Manuel de la Cruz ascoltando i vecchi guaritori, e successivamente tradotto dal clero spagnolo. Ricchissimo in illustrazioni, descrizioni, usi e nomi locali delle piante.
Negli stessi anni il Re di Spagna manda il dottor Francisco Hernandez a documentare gli usi delle painte da parte degli indiani d’america. Dopo anni passati in Sud America Hernandez scrive il suo Rerum Medicarum Nuovae Hispaniae Thesaurus, seu Plantarum, Animalium, Mineralium Mexicanorium Historia (pubblicato però solo nel 1651)
1648. Guilhermo Piso racconta la fauna e la flora del Brasile nel suo Historia Natural de Brasil
XVIII secolo e la nascita dei nuovi concetti.
1682: John Ray descrive nel suo Methodus Plantarum il primo concetto di specie
1686-1704. Sempre John Ray compila la prima Flora europea: Historia Plantarum
1753. Linneo scrive Species Plantarum.
Anche se Linneo non girò mai il mondo, lo fecero i suoi studenti, che riportarono in Europa importantissimi campioni floristici, ma anche resoconti della cultura, degli usi e dei costumi delle terre visitate e dei rapporti dell’uomo con le piante.
Kalm studiò la flora e gli usi etnobotanici nei futuri USA, mentre Loffling fu il primo etnobotanico del Sud America.
Hasselquist studiò il Medio Oriente; Forsskel non tornò vivo dallo Yemen ma le sue osservazioni furono riportate dai compagni di viaggio.
Osbeck viaggiò in Cina e Thunberg compilò la “Flora Japonica”.
Solander partecipò al viaggio di Cook per circumnavigare il globo, riportando in Europa 1200 nuove specie appartenenti a 100 nuovi generi.
Sparrmann, altro studente, partecipò anch'egli ad uno degli altri viaggi di Cook.
1775: Fusee Aublet compila la prima Flora della Guaiana Francese: Histoire des Plantes de la Guiana Francaise
Il XIX secolo
Il secolo dei grandie sploratori etnobotanici ante litteram: Alexander von Humboldt, Aimè Bonpland, Alfred Wallace 4 anni in Amazzonia e 8 in malesia
- Joseph Hooker, spedizione antartica con James Ross, poi studioso della Flora Himalayana e di Ceylon, poi tra i fondatori dei RBG di Kew
Richard Spruce naturalista autodidatta ed il più importante esploratore delle piante della sua epoca (17 anni in Amazzonia e Cordigliera delle Ande).
Questi studi tendono a focalizzarsi su popoli “aborigeni” e “primitivi”, con un interesse per la documentazione etnografica, e l produzione di liste di piante e “malattie” trattate.
Nel 1874 Stephen Powers conia il termine “botanica aborigena” cioè “lo studio di tutte le forme del mondo vegetale che gli aborigeni usano come fonte di cibo, di medicinali, di materiale tessile, di ornamenti ecc.”
Alla fine del secolo si passa da un’attività di esplorazione e di studio occasionale ad un interesse accademico che necessita e quindi stimola studi più sistematici, non meramente collezioni di piante ed usi ma comparazione e raccolta completa all’interno di una popolazione o area.
Nel 1895 viene coniato il termine etnobotanica, intesa come scienza. John Harshberger, botanico tassonomista dell’Università della Pennsylvania, usa per la prima volta il termine ethnobotany per definire “lo studio dell’uso delle piante nelle società primitive”.
A partire da questi anni fino agli anni 30 del secolo successivo si ha un continuo svilupparsi di studi sistematici.
Il XX secolo
Con il XX secolo si ha un generale riorientamento teorico nel campo dell’etnobotanica, già iniziato negli ultimi decenni del XIX secolo. Al botanico si unisce sempre più spesso l’etnologo o l’antropologo, e si passa da liste di piante ed usi ad una concezione dello studio delle relazioni uomo-pianta come un modo per comprendere le basi cognitive di una cultura, e il modo in cui l’uomo ha influenzato le piante e viceversa. Si rinforza il concetto di relativismo culturale, comprendendo come la tassonomia aborigena, seppur non coincidente con quella di Linneo, sia altrettanto complessa e basata sulla biologia. Lo studio delle piante allucinogene chiarisce il carattere complesso delle credenze religiose.
L’antropologia medica sottolinea l’importanza e significatività dei concetti non occidentali di salute e malattia, e chiarisce i rapporti tra spiritualità, psicologia e farmacologia delle piante.
Con l’affannarsi delle conoscenze sui rapporti uomo-pianta nasce la nuova sensibilità ecologica: coscienza dell’interrelazione uomo - pianta e fine dell’antropocentrismo.
Nasce un campo alleato all’etnobotanica, la botanica economica, definita come “la ricerca per la ”utilità” del Regno vegetale, o “lo studio delle piante usate in società agro industriali avanzate”.
Il campo diventa sempre di più interdisciplinare, comprendendo non solo botanici ed antropologi, ma anche archeologi, fitochimici, medici, storici, studiosi di religione, geografi, ecc.
– Enfasi importante sulla combinazione tra agricoltura e piante medicinali.
– Farmaci prodotti da altre culture
– Preoccupazione sulla perdita di saperi per ragioni economiche
Una testimonianza scritta di grande importanza sono le 800 tavolette di creta della libreria del palazzo di Assurbanipal, il re Assiro che governò Niniveh dal 668- al 626 AC. Le formule delle tavolette si riferiscono a saperi risalenti al 3000-200 AC, e citano 250 droghe vegetali. Un’altra testimonianza scritta antica dell’uso delle piante nell’earea del medio oriente sono i cosiddetti Papiri Ebers, risalenti al 1500 AC ma acquistati dall’archeologo George Ebers nel 1862 da un ricco egiziano. Contengono 700 formule e rimedi popolari, tra i quali le piante sono la maggioranza.
Ma le testimonianze scritte non sono le uniche ad interessare gli studiosi, e l’arte e gli artifatti dell’epoca assiro-babilonese sono ricchissimi di indicazioni importanti.
Mondo Classico
Molto più conosciute sono le fonti greche classiche, da Teofrasto a Ippocrate fino a Dioscoride, che girò il mondo classico e raccolse usi e descizioni di piante, per poi scrivere, intorno al 100 AC, il suo “De materia Medica”, contenente la descrizione di 500 piante. Il testo rimarra il riferimento per i medici fino al Rinascimento.
Il mondo nuovo: l’epoca moderna ed i suoi testi fondamentali
Rinascimento
1542. Leonhardt Fuchs nel “De Historia Stirpium” descrive 400 piante medicinali locali tedesche in lingua germanica, e molte nuove piante provenienti dalle Americhe. E’ l’inizio dell’abbandono della terminologia e delle piante classiche.
1598. Gerard, nel “The Herball or Generall Historie of Plants”, copia e modifica un precedente testo belga. Il risultato venne poi rivisto e sostanzialmente modificato dal botanico M. de l’Obel (da cui il genere Lobelia) che dovrebbe essere considerato come co-autore. Il testo era e rimase per molto tempo il riferimento più importante in tutta la letteratura.
Nuovo Mondo
I pittogrammi degli Aztechi e dei Maya dimostrano una grande conoscenza precolombiana delle piante medicinali.
1542. Il Codex Badianus è primo esempio di testo sulla tradizione erboristica Messicana, compilato dal medico Azteco Manuel de la Cruz ascoltando i vecchi guaritori, e successivamente tradotto dal clero spagnolo. Ricchissimo in illustrazioni, descrizioni, usi e nomi locali delle piante.
Negli stessi anni il Re di Spagna manda il dottor Francisco Hernandez a documentare gli usi delle painte da parte degli indiani d’america. Dopo anni passati in Sud America Hernandez scrive il suo Rerum Medicarum Nuovae Hispaniae Thesaurus, seu Plantarum, Animalium, Mineralium Mexicanorium Historia (pubblicato però solo nel 1651)
1648. Guilhermo Piso racconta la fauna e la flora del Brasile nel suo Historia Natural de Brasil
XVIII secolo e la nascita dei nuovi concetti.
1682: John Ray descrive nel suo Methodus Plantarum il primo concetto di specie
1686-1704. Sempre John Ray compila la prima Flora europea: Historia Plantarum
1753. Linneo scrive Species Plantarum.
Anche se Linneo non girò mai il mondo, lo fecero i suoi studenti, che riportarono in Europa importantissimi campioni floristici, ma anche resoconti della cultura, degli usi e dei costumi delle terre visitate e dei rapporti dell’uomo con le piante.
Kalm studiò la flora e gli usi etnobotanici nei futuri USA, mentre Loffling fu il primo etnobotanico del Sud America.
Hasselquist studiò il Medio Oriente; Forsskel non tornò vivo dallo Yemen ma le sue osservazioni furono riportate dai compagni di viaggio.
Osbeck viaggiò in Cina e Thunberg compilò la “Flora Japonica”.
Solander partecipò al viaggio di Cook per circumnavigare il globo, riportando in Europa 1200 nuove specie appartenenti a 100 nuovi generi.
Sparrmann, altro studente, partecipò anch'egli ad uno degli altri viaggi di Cook.
1775: Fusee Aublet compila la prima Flora della Guaiana Francese: Histoire des Plantes de la Guiana Francaise
Il XIX secolo
Il secolo dei grandie sploratori etnobotanici ante litteram: Alexander von Humboldt, Aimè Bonpland, Alfred Wallace 4 anni in Amazzonia e 8 in malesia
- Joseph Hooker, spedizione antartica con James Ross, poi studioso della Flora Himalayana e di Ceylon, poi tra i fondatori dei RBG di Kew
Richard Spruce naturalista autodidatta ed il più importante esploratore delle piante della sua epoca (17 anni in Amazzonia e Cordigliera delle Ande).
Questi studi tendono a focalizzarsi su popoli “aborigeni” e “primitivi”, con un interesse per la documentazione etnografica, e l produzione di liste di piante e “malattie” trattate.
Nel 1874 Stephen Powers conia il termine “botanica aborigena” cioè “lo studio di tutte le forme del mondo vegetale che gli aborigeni usano come fonte di cibo, di medicinali, di materiale tessile, di ornamenti ecc.”
Alla fine del secolo si passa da un’attività di esplorazione e di studio occasionale ad un interesse accademico che necessita e quindi stimola studi più sistematici, non meramente collezioni di piante ed usi ma comparazione e raccolta completa all’interno di una popolazione o area.
Nel 1895 viene coniato il termine etnobotanica, intesa come scienza. John Harshberger, botanico tassonomista dell’Università della Pennsylvania, usa per la prima volta il termine ethnobotany per definire “lo studio dell’uso delle piante nelle società primitive”.
A partire da questi anni fino agli anni 30 del secolo successivo si ha un continuo svilupparsi di studi sistematici.
Il XX secolo
Con il XX secolo si ha un generale riorientamento teorico nel campo dell’etnobotanica, già iniziato negli ultimi decenni del XIX secolo. Al botanico si unisce sempre più spesso l’etnologo o l’antropologo, e si passa da liste di piante ed usi ad una concezione dello studio delle relazioni uomo-pianta come un modo per comprendere le basi cognitive di una cultura, e il modo in cui l’uomo ha influenzato le piante e viceversa. Si rinforza il concetto di relativismo culturale, comprendendo come la tassonomia aborigena, seppur non coincidente con quella di Linneo, sia altrettanto complessa e basata sulla biologia. Lo studio delle piante allucinogene chiarisce il carattere complesso delle credenze religiose.
L’antropologia medica sottolinea l’importanza e significatività dei concetti non occidentali di salute e malattia, e chiarisce i rapporti tra spiritualità, psicologia e farmacologia delle piante.
Con l’affannarsi delle conoscenze sui rapporti uomo-pianta nasce la nuova sensibilità ecologica: coscienza dell’interrelazione uomo - pianta e fine dell’antropocentrismo.
Nasce un campo alleato all’etnobotanica, la botanica economica, definita come “la ricerca per la ”utilità” del Regno vegetale, o “lo studio delle piante usate in società agro industriali avanzate”.
Il campo diventa sempre di più interdisciplinare, comprendendo non solo botanici ed antropologi, ma anche archeologi, fitochimici, medici, storici, studiosi di religione, geografi, ecc.
– Enfasi importante sulla combinazione tra agricoltura e piante medicinali.
– Farmaci prodotti da altre culture
– Preoccupazione sulla perdita di saperi per ragioni economiche