un pò di storia 2

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Marco Valussi
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un pò di storia 2

Messaggio da Marco Valussi » ven dic 08, 2006 3:22 pm

L’antichità
India: Medicina Indiana
Storia
La civiltà Indu “matura” si sviluppa e fiorisce intorno al corso del fiume Indus tra la metà e la fine del III millennio AC. Non esiste alcuno scritto dell’epoca che sia stato decifrato, per cui le uniche fonti sono iconografiche. Possibile la presenza di guaritori di tipo sacerdotale.
Alla metà del II millennio AC declino della civiltà dell’Indus, per ragioni non ancora chiare. Alla fine del millennio migrazione delle popolazioni Indo-Europee. Gli inni religiosi portati dalle migrazioni vengono memorizzati dagli appartenenti alla casta sacerdotale e tramandati di generazione in generazione prima oralmente e poi per iscritto. Questi inni andranno a costituire i sette Veda (“il sapere”) circa intorno al 1200 AC. Sono testi religiosi, con accenno solo indiretti ed obliqui alla salute e alla medicina. Non esiste una Medicina Vedica in un senso unificato e cogente.
La medicina che s’intuisce dai Veda è di tipo magico-religioso. Le malattie possono essere causate da spiriti malevoli o da incidenti esterni, e la terapia è ritualistica, con uso di mantra, penitenze, preghiere ed in alcuni casi piante medicinali (soprattutto in casi mondani comne le fratture ecc.).
Il primo testo che presenta un accenno all’utilizzo delle piante medicinali è il Rig Veda (scritto alla fine del secondo millennio AC). In questo testo si cita per la prima volta il termine Bhisaj, con il significato di proto-medico o guaritore, un termine che verrà poi sostituito dal termine più moderno ed ancora usato per indicare un medico tradizionale, Vaidya. Il Bhisaj è definito come esperto nell’uso delle piante medicinali.
Altri accenni alle piante si ritrovano parlando degli dei. Le visitazioni divine sono viste come la principale fonte di malattia, e il dio Rudra è contemporaneamente responsabile di molte sofferenze e malattie, ma anche il guardiano delle piante medicinali. I Munis sono i santoni adepti di Rudra e che conoscono le piante del dio. Soma è il re delle piante e viene fatto (o diventa nei secoli) un dio egli stesso. Gli Asvins (cavalieri) sono le divinità guaritrici, e presentano forte legame con i Dioscuri (figli di Zeus) greci (Castore e Polluce).
Si evidenzia una superficiale conoscenza dell’anatomia, molto probabilmente legata alla pratica dei sacrifici.
La religione dei veda rimane l’ortodossia per tutta la metà del II secolo AC, ma si sviluppano intanto tendenze eterodosse molto interessanti per lo sviluppo della medicina: il Buddismo, il Jiainismo, ed altre scuole di pensiero mistico religioso, che contrappongono alla ritualità meccanica della memorizzazione dei Veda un approccio più spirituale e religioso, ed in alcuni casi ascetico. All’interno del gruppo Buddista appaiono nuove pratiche mediche. Dalla metà del III secolo AC i monasteri buddisti hanno locali adibiti a “proto-ospedali” aperti anche al pubblico.
Fin dal IV secolo AC compaiono testi buddisti molto simili ai testi ayurvedici che compariranno molto più tardi (liste di piante ed altri trattamenti, metodologie). Sembra quindi assodato che i classici testi ayurvedici non siano altro che la riproposizione in chiave religiosa di testi pragmatici e scientifici buddisti, una superimposizione di un quadro religioso su un argomento razionalista, e non siano derivati dai Veda come gli autori hanno sempre dichiarato (anche alcuni studiosi fino ad alcuni decenni fa facevano risalire le origini dell’ayurveda all’Atharva Veda (intorno al 500 AC) ed ai testi posteriori fino al 100 AC).


Ayurveda

“Il sapere (veda) sulla longevità (ayus)”
“Si chiama ayurveda perchè ci dice (vedayati) quali sostanze, qualità ed azioni prolungano la vita (ayusya) e quali no”
E’ un ampio sistema medico comprendente dottrina e prassi, con aspetti di prevenzione e prescrittivi, con un valido e complesso apparato di consigli su stili di vitra ecc.


I testi
Caraka Samhita (Il Compendio di Caraka) e Susruta Samhita (Il Compendio di Susruta), entrambi si fanno risalire al IV secolo AC ma compaiono in forma scritta nel I secolo DC. Costituiscono le basi dell’Ayurveda.
Testi più moderni sono:
• Astangahrdaya Samhita (600 DC)
• Rugvinisgaya (700 DC): ordinato secondo categorie patologiche
• Sarngadhara (1400 DC): elementi stranieri di diagnosi del polso, uso dei metalli e dell’oppio
• Bhavaprakase (1600 DC)


Principi di base
Entrambi i testi principali appartengono alla stessa linea teorica e tradizione di pensiero; Caraka è molto interessante perchè contiene passaggi molto riflessivi e filosofici, ed affronta problemi di alto rilievo teorico: perchè i gemelli non siano necessariamente identici; quale sia l’evidenza che supporta la teoria della reincarnazione; la definizione di causalità, ecc.
Susruta contiene molte e dettagliatissime descrizioni di tecniche chirurgiche sofisticate: operazioni agli occhi; rimozione di corpi estranei; chirurgia plastica del viso, ecc.
Entrambi i testi contengono un vasto corpus di informazione medica e igienica, di cui porto qualche esempio:

• Meriti della dieta misurata e del fumare i mix di piante medicinali
• Caratteristiche farmacologiche di moltissime piante
• Eziologia e caratteristiche di molte patologie
• Epidemie
• Metodi di esaminazione del paziente
• Anatomia
• Nosologia
• Argomenti filosofici intorno alla vita umana e allo spirito
• Concepimento, embriologia, nascita, cura dell’infante, sviluppo
• Prognosi
• Stimolanti ed afrodiosiaci
• Descrizione e trattamento di molte malattie
• Coppettazioni, salassi e uso di sanguisughe
• Uso appropriato dell’alcol
• Paralisi, blocco della mascella, reumatismi
• Proprietà di noci, piante ed altri rimedi
• Uso di clisteri

Caraka descrive 177 sostanze di origine animale, 341 sostanze di origine vegetale e 64 sostanze di origine minerale.

La teoria
Si basa sui tre umori (letteralmente difetti) corporei (dosha): kapha (flemma, muco), pitta (colera, bile) e vata (vento); la salute o la malattia dipendono appunto dall’equilibrio dei tre umori nel corpo e nel loro flusso non ostruito (nella possibilità che possano uscire dal corpo). Ricordano gli umori o gli elementi greci più di quanto non o faccianmo le fasi cinesi. Esistono poi sette costituenti corporei (chilo, sangue, muscoli, grasso, ossa, midollo, seme).
Le terapie sono soprattutto a base di piante che si applicano con massaggi, unguenti, doccie, sudorazioni, clisteri, ma uno spazio importante è dedicato alla chirurgia.


I Dosha* (umori/difetti/costituzioni) * (dalla stessa radice sanscrita di dis-)

1. Kapha (Flemma, Muco)
Condensazione di acqua e terra, umido e freddo. Produce i fluidi lubrificanti nel corpo ed è un’influenza stabilizzante; si concentra nel torace per contenere la risalita del Vata. Le patologie Kapha sono caratterizzate da freddo, umido e pesantezza (catarro, edema, congestione addominale) e vengono contrastate da piante calde, secche e stimolanti come le spezie, i diaforetici caldi, gli emetici, i digestivi amari ed aromatici, i carminativi ed espettoranti, ed in misura minore, di solito in combinazione con le piante appena menzionate, i lassativi, diuretici ed astringenti.

2. Pitta (Bile, Colera)
Condensazione di acqua e fuoco, umido e caldo. Produce la bile ed i succhi digestivi e presiede la trasformazione e la processazione, si concentra nell’addome medio. Le patologie Pitta sono caratterizzate da disturbi biliari, caldo, umido ed eccesso di attività (febbre, infiamamzione, infezioine, tossiemie, emoraggie), curate da rimedi freddi, secchi, nutrienti, calmantri (amari, purganti, tonici caldi, astringenti, diaforetici freddi, alterativi, diuretici).

3. Vata (Vento)
Condenszione di aria e spazio, la forma ventosa (e spesso instabile) del prana. Collegata alle funzioni respiratorie, ai polmoni ed a tutti i movimenti del corpo. Risiede nel basso ventre per aiutare il Kapha a salire. Le patologie Vata sono caratterizzate da freddo, secco ed eccersso di attività (soprattutto nervosa). Si dividono in due sezioni: deficienza di Vata ed ostruzione di Vata.
Deficienza di Vata: emaciazione e disidratazione costituzionale, curata con tonici dolci e nutrienti, lassativi di volume, demulcenti e rimedi salati.
Ostruzione di Vata: congestione, distensione addominale, gas, costipazione, reumatismi. Curata con piante moderatamente pungenti solo nel breve termine, diaforetici moderatamente caldi, carminativi ed antispasmodici.
I clisteri sono uno dei rimedi più utilizzati nelle patologie Vata.

Ama.
Come spesso succede nelle medicine tradizionali, i Dosha si possono trovare associati ad Ama, o Tossicità, un’influenza di tipo Kapha (fredda, densa, pesante, viscosa). Ama porta muco e flemma, perdita di appetito e di gusto, indigestione, depressione ed irritabilità. E’ collegata alle patologie croniche. La terapia consiste nel miglioramento delle capacità di eliminazione, nella disintossicazione, tramite due categorie di piante usate una dopo l’altra: amari e pungenti, spesso assunti dopo un digiuno.
Quando Ama si combina ad un Dosha assume il nome di Sama (Kapha Sama, Pitta Sama, Vata Sama), e rende più complessa la categorizzazione e la terapia della disfunzione.

I sapori.
Come abbiamo visto nella medicina cinese, anche nella medicina ayurvedica le piante vengono classificate secondo la fenomenologia del sapore, sarebbe a dire a seconda della sensazione gustativa che evocano (i sei Rasa).


La pratica
Il sistema ayurvedico di qualità, umori, elementi, azioni, costituisce un ricco sistema di corrispondenze e relazioni che permette al medico una grande libertà di scelta, interpretazione ed azione, e allo stesso tempo lo sostiene con un quadri di riferimento certo e solido entro il quale operare le scelte.
La precondizione per la pratica consiste nella memorizzazione di moltissimi passaggi dai testi. Nell’esaminare un paziente il medico prende nota delle caratteristiche e della situazione e dei versi gli compariranno d’innanzi, versi che incapsulano la condizione del paziente, e questi versi a loro volta ne faranno emergere degli altri, che contengono gli stessi umori chiave e che indicano prognosi e trattamento.

<segue>

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