test su animali: email di obiezioni

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per approfondimenti sui giudizi espressi del BioDizionario sugli ingredienti Cosmetici e Alimentari

Moderatori: laura serpilli, Erica Congiu

clara
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Messaggio da clara » mar feb 14, 2006 12:09 pm

- La storia sui filtri solari non mi convince
- Non capisco la definizione di 'fornitore' . Chi ha brevettato? Chi produce in licenza? Il grossista? Tutta la filiera dall'inventore ?

"E’ importante ricordare alle aziende che non è richiesto loro di garantire che nessuna delle loro materie prime non sia stata testata su animali, mai, da nessuno in nessun luogo;questa sarebbe una richiesta a cui nessuna azienda potrebbe far fronte. "

E' quello che sosteniamo da un anno sul forum !

clorofiller

Messaggio da clorofiller » mar feb 14, 2006 12:17 pm

La definizione usta nello standard per "fornitore":
Ogni produttore che fornisce qualsiasi ingrediente o combinazione di ingredienti, usati nella formulazione di prodotti cosmetici, in modo diretto o tramite agenti o altri produttori.

"produttore che fornisce" potevano esprimersi in altri modi:

produttore inteso come chi produce le materie prime, oppure inteso come chi produce un servizio (servizio di fornitura-distribuzione)?

clara
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Messaggio da clara » mar feb 14, 2006 12:27 pm

O mamma che definizione contorta !

Esempi con nomi e cognomi:

La Degussa brevetta e testa il pincopallone(R)
La Acef lo distribuisce. OK ci siamo

La Clara chemicals (che non ha mai testato in vita sua) lo produce pagando i diritti alla Degussa. (qui non mi è chiaro)

Lola
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Messaggio da Lola » mar feb 14, 2006 12:28 pm

Clorofiller belle obiezioni. E' quello che cerco di dire... o sono io che sono scema oppure mi sembra di leggere cose contorte e contraddittorie.

Mi ha colpito particolarmente l'affermazione per cui l'importanza dell'evitare il test animale è superiore a qualsiasi cosa, perfino all'inquinamento. Quindi paradossalmente meglio un ingrediente dannoso ed inquinante che farà danni nei secoli, piuttosto di uno più sicuro, biodegradabile ma nuovo.

Lola

rossi
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Messaggio da rossi » mar feb 14, 2006 2:23 pm

Ok, spedita! Ecco il testo completo della mail, spero di aver raccolto tutti i dubbi e le questioni da chiarire. E comunque, sarebbe già tanto se rispondessero a tutte le domande... Appena rispondono qualcosa, posto la risposta; se entro un mese non dovessero rispondere, ahimé temo che dovrò cominciare a mettere in cantiere l'ipotesi che la Lav (un'associazione che ho sempre ammirato per il coraggio di certe proposte) abbia proposto uno Standard non valido. Anche se mi sfuggono ancora le ragioni per cui avrebbe dovuto farlo.


Spettabile Lav, spettabile Icea,
siamo diverse persone facenti parte di un gruppo di discussione interno al sito Promiseland, relativo ai cosmetici e ai prodotti biodegradabili; abbiamo trovato sul sito Icea i vostri recapiti, e a voi ci rivolgiamo.
Da diversi mesi nel nostro forum ci sono opinioni discordanti in merito al vostro Standard di certificazione 'non testato sugli animali'. Questi i principali punti della divergenza di opinioni, che vi saremmo grati poteste chiarirci:
- un'azienda può scegliere di certificarsi, poniamo, da oggi, e comprendere nella formulazione dei propri prodotti ingredienti ammessi (dopo gli obbligatori test animali) in recentissima data? A nostro parere il vostro Standard di autocertificazione non spiega in base a quale criterio vengono definite le materie prime ammesse, creando un po' di confusione nell'utente finale;
- nelle vostre liste di prodotti consigliati compare anche The Body Shop, che però a nostro avviso (ma potremmo sbagliare, e vi invitiamo a prendere questa affermazione come cosa da verificare) non è molto etica: un dei suoi tanti prodotti, lo Shampoo idratante al miele, contiene tra l'altro anche ACRYLATES/PALMETH-25 ACRYLATE COPOLYMER, che a noi risulta essere uscito sul mercato nel 2000, mentre Body Shop dichiara (sempre in base alle nostre conoscenze) di non usare prodotti testati dopo il 1990: com'è possibile?
- come The Body Shop, un'altra azienda da voi segnalata, la Paul Mitchell, presenta discrepanze tra formulazione e rispetto delle norme: in alcuni prodotti utilizzano BISAMINO PEG/PPG-41/3 AMINOETHYL PG-PROPYL DIMETHICONE, le cui formule più vecchie che abbiamo potuto trovare risalgono al 2003; gradiremmo essere smentiti su questa data;
- non riusciamo a capire come non si possa unire la validità (aspetto che emergerà dalle risposte ai dubbi che vi abbiamo esposto) del vostro Standard ad una ricerca e proposta di prodotti biodegradabili: abbiamo infatti avuto modo di acquistare prodotti certificati Icea-Lav, che però contenevano sostanze dannose per l'ambiente e gli animali (vedi i prodotti del Saponificio Gianasso, linea 'I Provenzali': in uno shampoo sono contenuti contemporaneamente Cocamide DEA e 2-bromo 2-nitro-1,3-propandiol, miscela che - oltre ad essere poco biocompatibile - è sicuramente fuori legge, secondo le informazioni in nostro possesso; anche di questo aspetto gradiremmo ricevere un vostro gentile commento);
- non sarebbe più costruttivo insistere sulla corretta informazione delle persone in merito a composizione dei cosmetici e test alternativi a quelli animali, in attesa del 2013 (data in cui tutti auspichiamo un cambiamento del sistema di validazione degli ingredienti), invece di recepire e proporre Standard che, a nostro avviso e allo stato attuale delle nostre conoscenze, danno poche garanzie di eticità?

Passando in rassegna con attenzione lo Standard, abbiamo trovato alcuni punti che non ci sono chiari e sui quali gradiremmo gentilmente avere delle delucidazioni:
- Nelle restrizioni di cui al punto (1), vorremmo sapere perchè questi ingredienti, testati per altri scopi, non sono esclusi del tutto dallo standard: in fondo, si tratta di ingredienti comunque testati. E inoltre, come è possibile per Icea-Lav stabilire con certezza che un ingrediente è usato in cosmetica in misura pari o superiore al 50 per cento?
- Nel paragrafo in cui si dice "Se un prodotto od un ingrediente sono stati ritenuti non idonei alle linee guida dello Standard, devono essere tolti dalla lista dei prodotti usati A MENO CHE NON si trovi una fornitura alternativa
(non testata su animali)": in questo caso possono essere ammessi anche ingredienti testati?
- Dove si dice "Nel caso dei profumi lo Standard è applicato solo sui fornitori diretti": perché per i profumi le imprese sono responsabili solo per i loro fornitori diretti?
- Un altro paragrafo riporta queste parole: "Tutte le Società che vogliono adottare lo Standard Internazionale DEVONO essere compagnie che hanno INCREMENTATO la domanda di materie prime che non vengono testate su
animali dai fornitori": è obbligatorio incrementare la richiesta di materie prime non testate per certificarsi? In che misura una società deve incrementare le proprie richieste?
- Inoltre: "Una fondamentale distinzione poi esiste fra quelle Società che continuano a commissionare o
prendere parte a sperimentazioni su animali e quelle che hanno adottato una chiara politica etica e
non lo fanno": è una distinzione solo che possiamo presumere, non possiamo esserne certi. A meno che noi del gruppo di discussione non siamo a conoscenza di altre prove richieste per convalidare quanto detto, e delle quali gradiremmo essere messi al corrente;
- Non riusciamo a recuperare il documento “The International Standard & Ingredient Suppliers”: potreste gentilmente fornircelo o rimandarci ad un sito internet dove poterlo visionare?
- Per il paragrafo in cui si dice "Le Società sono responsabili per sperimentazioni condotte dai loro fornitori, sui quali hanno qualche controllo": come possono fare le imprese per monitorare i fornitori? E' sufficiente una loro dichiarazione scritta annuale? E' necessario fare dei controlli nei laboratori dei fornitori? Ma soprattutto, com'è possibile essere sicuri della veridicità delle dichiarazioni dei fornitori?
- Paragrafo 'filtri di protezione solare': non è molto chiaro ciò che viene affermato, vi chiederemmo di illustrarcelo in maniera più diretta;
- Abbiamo qualche dubbio sull'uso dei verbi nel paragrafo "Le aziende non dovrebbero essere autorizzate ad usare nessun nuovo ingrediente prime che i test alternativi non siano stati convalidati, indifferentemente dalle loro credenziali ambientaliste": perchè utilizzare il condizionale? Perchè le aziende 'non dovrebbero' anziché - secondo noi più corretto e in linea con l'etica dello Standard - ' non devono'?
- "L’intento è prevenire un uso errato di qualsiasi richiesta di legge come scappatoia per testare ingredienti che verranno poi infine usati con intento cosmetico": come fate ad essere sicuri di perseguire questo intento?
- "Noi crediamo che eserciti una forte pressione sui fornitori per far sì che vendano prodotti non testati su animali , procurando una pratica linea guida di aziende da evitare. Molte altre necessiteranno di molto tempo per applicare i sistemi di monitoraggio ma nessuno sarà esonerato dal farlo": di quali aziende stiamo parlando? Forse i fornitori di materie prime? Inoltre, se nessuno controlla i fornitori, questi possono dichiarare che non testano e alla fine testare ingredienti vecchi per studiarne altre proprietà?
- "E’ importante ricordare che i consumatori sensibili a questo argomento vogliono essere CERTI che i prodotti da loro comprati non siano realizzati grazie alla sperimentazione su animali": come fanno i consumatori ad essere certi di quando appena affermato se in diversi punti del vostro Standard si autorizza l'uso di ingredienti testati?
- "Le aziende possono divulgare nuovi ed innovativi prodotti usando gli 8.000 ingredienti riconosciuti sicuri nell’arco
degli anni": dove possiamo reperire la lista di questi 8000 ingredienti? Quali sono i criteri di inclusione/esclusione che avete utilizzato per stilarla? Facciamo inoltre notare come sul sito Icea sia apparso da poco tempo il comunicato relativo all'adesione di Coop Italia allo Standard: nel comunicato stesso si cita "Negli anni passati sono state testate circa 10.000 sostanze utilizzate dall’industria cosmetica per formulare i propri prodotti". Si tratta di un grossolano errore di calcolo, di un refuso o è la realtà (ossia le sostanze disponibili e liberamente utilizzabili da chi vuole certificarsi aumentano sempre e comunque, in base appunto alla validazione data dai test animali)?

A nostro parere, il documento dello Standard presenta evidenti mancanze circa le informazioni sull'attività di controllo e di monitoraggio degli ispettori di Icea sulle imprese che scelgono di certificarsi. Informazioni che vorremmo gentilmente ci forniste, per poter avere la piena consapevolezza del valore dell'autocertificazione stessa.

Noi, per scelta, abbiamo deciso di rivolgere i nostri acquisti a prodotti che ci diano garanzie di biodegradabilità e quindi di salvaguardia di flora e fauna; pensiamo che ora sia la cosa più sensata da fare. Anche perché se i test alternativi non sono ancora entrati a regime e vige ancora la regola che i test debbano essere eseguiti su animali, preferiamo scegliere il meno peggio e farlo con cognizione di causa. Così com'è presentato, il vostro standard è - a nostro parere - poco comprensibile e fuorviante.

Grati per le risposte che vorrete darci, vi salutiamo cordialmente e vi auguriamo un buon lavoro.
Con stima,
Il Gruppo di discussione - Forum Biodizionario Cosmetici e Prodotti Biodegradabili
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BEE
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Messaggio da BEE » mar feb 14, 2006 2:32 pm

speriamo che rispondano, così ci leviamo parecchi dubbi!

barbara3
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Messaggio da barbara3 » mar feb 14, 2006 2:34 pm

rossi e tutti, ottimo lavoro!

Lo pubblico, posso?

Spero veramente che LAV e ICEA rispondano.

Verdesperanza
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Messaggio da Verdesperanza » mar feb 14, 2006 2:59 pm

Sono proprio curiosa di vedere cosa rispondono....

ottimo lavoro, grazie a voi tutti.

peonia76
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Messaggio da peonia76 » mar feb 14, 2006 3:05 pm

speriamo che rispondano, vorrei proprio capire bene come funziona (o non funziana)

non so, ma a pelle non sono molto ottimista...vedremo

*Sara*
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Messaggio da *Sara* » mar feb 14, 2006 3:54 pm

Lola ha scritto:Non mi piace, di questo sistema di certificazione, che alcuni dati restino segreti, o per lo meno io non li ho mai trovati su internet, forse Sara li ha avuti in altro modo
Me l'ha detto un'amico che ha lavorato alla stesura di una lista...in internet effettivamente non si trova quasi nulla.

rossi
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Messaggio da rossi » mar feb 14, 2006 4:09 pm

barbara3 ha scritto:Lo pubblico, posso?
Certo! :-)

Fabrizio Zago
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Messaggio da Fabrizio Zago » mar feb 14, 2006 8:48 pm

Bel lavoro ragazze! Così si fa!!!
Ciao
Fabrizio

rossi
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Messaggio da rossi » mar feb 14, 2006 11:30 pm

Come promesso l'altro giorno, riporto la parte più interessante di un articolo pubblicato lo scorso febbraio 2005 in un giornalino Lav in tema 'test alternativi':
"Oggi sono disponibili vari metodi alternativi all'impiego di animali per lo studio degli effetti delle sostanze chimiche, in grado di evitare il ricorso all'impiego di animali. A seconda della loro origine, i metodi alternativi sono distinti in metodi biologici e metodi non biologici. La loro definizione ufficialmente riconosciuta si basa sul concetto delle 3R (Replacement, Reduction, Refinement), teorizzato da Russel e Burch nel 1959, pertanto sono considerati metodi alternativi non soltanto quelli che sostituiscono gli animali ma anche quei metodi in grado di diminuirne il numero impiegato in un saggio, oppure diminuire lo stress provocato negli animali, attraverso il raffinamento della procedura...
... I metodi non biologici sono banche dati, caratterizzazione fisico-chimica delle sostanze, dati epidemiologici umani, modelli matematici come i QSAR; quelli biologici sono metodi basati su: organismi unicellulari, frazioni subcellulari, colture di cellule, colture di tessuti e organi isolati, e sono chiamati generalmente metodi in vitro...
... Il processo di validazione è un sistema di controllo della qualità dei metodi alternativi che serve a giudicarne la loro validità scientifica. Dallo sviluppo del saggio al termine della validazione sono necessari mediamente dieci anni, motivo per cui i metodi alternativi non sono ancora disponibili in quantità.
Ad oggi sono stati validati 15 metodi, sebbene solo 7 di questi non facciano uso di animali, gli altri, convenzionalmente indicati come alternativi, si limitano a ridurre il numero di animali impiegati in un saggio (vedi tabella 'metodi alternativi validati' - la riporto qui sotto come testo). Nella proposta della Lav sosterremo solamente l'impiego di metodi non animali. Poiché il ricorso ai 7 metodi in vitro validati non è sufficiente a ottenere tutte le informazioni necessarie per valutare gli effetti prodotti dall'esposizione a sostanze chimiche, è comunque possibile ricorrere ad altri metodi alternativi che non fanno uso di materiale biologico e non hanno bisogno di essere validati: si tratta di modelli matematici, studi epidemiologici, l'analisi dei dati già noti della tossicità sull'uomo, custoditi in banche dati, industrie chimiche, centri anti veleni, consultabili anche on line.
I metodi non animali offrono il vantaggio di essere più economici e rapidi rispetto ai test su animali, dei quali alcuni hanno la durata di poche settimane, ma molti, come i test di tossicità cronica e di cancerogenesi, si protraggono per diversi mesi fino a qualche anno; un saggio condotto su cellule viene eseguito mediamente in pochi giorni, con evidenti benefici non solo in termine di vite, ma anche di risorse risparmiate, insieme alla possibilità di intervenire tempestivamente qualora una sostanza dimostrasse di possedere effetti pericolosi.

<b>Metodi alternativi validati</b>
Saggi in vivo - Saggi alternativi
Tossicità acuta - validato (riduzione)
Sensibilizzazione - validato (riduzione n°/stress)
Mutagenesi/genotossicità - validato (sostituzione)
Embriotossicità - validato (1 sostituzione, 2 riduzione)
Fototossicità - validato (sostituzione)
Assorbimento cutaneo - validato (sostituzione)
Corrosione (Episkin, Epiderm, Corrositex) - validato (sostituzione)
Irritazione della pelle - in corso di validazione
Irritazione oculare - in via di sviluppo
Tossicità subcronica - in via di sviluppo
Metabolismo/tossicocinetica - in via di sviluppo
Cancerogenesi - in via di sviluppo

'notte e sogni d'oro a tutti
rossi

adriano
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Iscritto il: mar ott 05, 2004 9:13 am

Messaggio da adriano » mer feb 15, 2006 10:20 am

E' da un po di tempo che nn scrivo ma vi leggo e devo dire che siete molto bravi , avete affrontato questo argomento in modo obbiettivo e mettendo in luce la incongruenza di queste certificazione (volontarie) con la realtà sia della legge attuale sia dell'impegno della comunità europea su questo tema .

vi segnalo un documento che è pubblicato sul sito :
http://europa.eu.int/comm/enterprise/co ... l_test.htm

cosi vi fate un idea di quanto si testa su animale .

adriano

PS : si può accedere al testo anche da pharmacos.eudra.org , cosmetics,legal and regulatory, animal testing

BEE
Messaggi: 254
Iscritto il: ven ott 08, 2004 10:42 am
Località: trento

Messaggio da BEE » mer feb 15, 2006 10:50 am

x barbara3

approfitto di questo topic per chiederti come è andato l'incontro di sabato 11.

me curiosa! ;-)

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