Ciao Lauretta, scusami ma la battuta mi è scappata... innanzitutto benvenuta.
Non pretendo che tu ti vada a rileggere tutto, quindi ti faccio un riassunto, e se l'argomento dovesse interessarti molto sotto ti metto anche i link dove andare a leggere le infinite discussioni che abbiamo fatto.
Premetto che quello che sto per dirti è frutto di discussioni con produttori di cosmetici che si sono trovati a scegliere se certificarsi o no, di lettura di direttive europee, di lettura di siti internet contro la vivisezione, di lettura della famosa "positive list".
Supponiamo che io sia il cosiddetto "consumatore critico". Mi informo sui siti internet, o in mancanza sui volantini distribuiti dalle associazioni antivivisezioniste, e scopro: che non basta una scritta "non testato sugli animali" sul barattolo a garantirmi che il cosmetico sia effettivamente cruelty free, il cosmetico finito non si può più testare per legge, ma tutti i suoi componenti lo sono stati prima o poi. Come fare a distinguere allora gli effettivi cosmetici cruelty free? Ecco che le stesse associazioni ti vengono in soccorso: offrono liste positive di ditte da considerarsi amiche degli animali, e liste negative da boicottare. Il tutto è molto bello, finalmente abbiamo una certezza, ma come sono compilate queste liste?
Sono compilate in base a dichiarazioni che le varie ditte di cosmetici devono compilare in cui dichiarano:
- di non testare sugli animali il cosmetico finito (facilissimo, non lo fa più nessuno) e di non commissionare alcun tipo di test ad altri;
- di fornirsi di materie prime non testate da una certa data di loro scelta (che potrebbe essere anche un anno fa)
- In alternativa al punto precedente di usare solo ingredienti della Positive List. Che secondo quello che dichiarano gli animalisti dovrebeb essere un elenco di sostanze che non sono e non saranno mai più testate a partire dal 1976. Qui il discorso si fa lungo e ti consiglio di andare a leggere l'articolo intero, comunque ho dimostrato, essendone giunta in possesso, che la positive list non esiste e che si tratta di un'enorme bufala.
Le dichiarazioni delle ditte di cosmetici sono unilaterali e non controllabili da nessuno (nemmeno dalla LAV, che si deve accontentare di un impegno scritto e basta) e inoltre danno assicurazioni anche per il comportamento animalista dei loro fornitori, cosa ancora più campata per aria. ...Mai provato a scrivere ad una ditta se testa sui animali? Rispondono sempre tutte di no. Stessa cosa per i produttori di materie prime, possono dirti quello che vogliono.
Ma... novità delle novità, adesso c'è il nuovo standard LAV-ICEA. In cui finalmente ci sono i controlli!
Leggi questa:
http://www.infolav.org/lenostrecampagne ... o/5233.htm
<<<Dal 2004 la LAV ha stilato un accordo con ICEA (
http://www.icea.info), Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale che garantirà la conformità delle aziende ai principi dello Standard Non Testato su Animali. Per ottenere il riconoscimento di adesione allo standard l’azienda deve compilare un questionario dettagliato sulla propria politica aziendale in merito ai test su animali e fornire informazioni di tipo commerciale (tipologia di prodotti commercializzati, mercato, origine degli ingredienti). L’azienda inoltre deve presentare una dichiarazione scritta di tutti i propri fornitori che attesti il loro impegno a non eseguire test su animali almeno a partire dalla data di sottoscrizione dello Standard. La LAV riceve la documentazione e si occupa di controllare che siano state inserite tutte le informazioni richieste e se queste siano coerenti. Se la documentazione risulta completa e corretta, l'azienda può richiedere la visita ispettiva di ICEA, che, attraverso il suo personale tecnico, organizza un controllo sul campo. ICEA controlla la conformità dell'azienda rispetto a quanto dichiarato sulla documentazione, verificando contestualmente anche l'adesione ai minimi requisiti di legge in termini di norme di buona fabbricazione (NBF). Solo in seguito all'esito positivo della visita ispettiva da parte di ICEA, LAV autorizza l'azienda all'utilizzo della dicitura dello standard.>>>
Il mio parere: ancora carta e poi carta, ma in più ci sono le dichiarazioni dei fornitori. Queste o sono difficili da ottenere perchè il fornitore difficilmente si fossilizzerà sui soliti prodotti quando il resto del mercato va avanti, quindi la sperimentazione sulle sostanze nuove la dovrà fare (è obbligatorio per legge) oppure sono completamente false.
Poi arriva l'ispettore, che per la cronaca costa all'azienda che richiede la certificazione 600 euro al giorno, che controlla che le dichiarazioni cartacee corrispondano alla verità (sempre senza andare a controllare dai fornitori). E finalmente hai diritto al bollino!
In Italia su circa 1000 ditte contattate finora ne sono state promosse 12.
Poi c'è il problema dei finanziamenti alla LAV da parte di famose case cosmetiche... ma il carrozzone della certificazione ha bisogno anche di fondi, poi se queste ditte ottengono un occhio di riguardo (ma qui siamo nel campo delle illazioni) non si sa.
Dunque, link vari per te:
Come è partito tutto: qui credevamo ancora che la positive list esistesse:
viewtopic.php?t=8059&highlight=positive+list
Qui cercavamo di trovarla per capirne quelcosa:
viewtopic.php?t=8431&highlight=positive+list
Qui avevamo già le idee più chiare:
viewtopic.php?t=9444&highlight=positive+list
Famoso resoconto sulla Positive List:
viewtopic.php?t=9255&highlight=positive+list
Qui a partire dallo sfogo di un'erborista (Mentina) che si era sentita personalmente attaccata abbiamo riparlato di sperimentazione e ci sono le ultime novità.
viewtopic.php?t=10538&highlight=positive+list
Bene, credo che sia tutto! Se sei arrivata in fondo sei per lo meno paziente...
Lola