POSITIVE LIST
Moderatore: Erica Congiu
Da NoVivisezione questa è la risposta:
<<La Positive List e' la lista delle sostanze chimiche che erano gia' in
commercio prima del 1976. Sulle successive c'e' obbligo di test su
animali, su quelle no, anche se comunque la maggior parte di esse e' stata comunque testata su animali. [...]il punto e' che la Positive List in se' non e' molto importante, perche' la maggior parte degli ingredienti li' elencati non si trova nemmeno piu' in commercio, e quindi l'unica cosa sensata da fare e' scegliere quelle ditte che hanno deciso di aderire allo Standard, cosi' come spiegato nel sito http://www.consumoconsapevole.org che gia' conosci.
Trovare prodotti finiti composti solo da ingredienti della Positive
List credo sia francamente impossibile, forse la cosa piu' vicina a questo
che puoi trovare sono i prodotti di Lush, che sono per la maggior parte
vegetali e i cui ingredienti di sintesi sono attentamente selezionati
tra i piu' "vecchi" possibili, in modo da non incrementare la
sperimentazione. [...]Personalmente non mi sono mai interessata di trovare la Positive List ufficiale, proprio perche' comunque da un punto di vista pratico non e' molto utile.>>
Ora, il mio dubbio, cosa si intende a questo punto x Standard?
cioè le famose aziende elencate nel sito http://www.consumoconsapevole.org cosa devono mettere nei loro composti o cosa non devono mettere x aderire allo standard? Qualcuno mi aiuta e manda qualche mail di richiesta di risposta da parte di consumo consapevole?
E altra domanda: dove compare (xkè io sarò ciuccia ma non riesco a trovarlo) che le sostanze della positive list (?) non debbano + essere testate?
heeeelp!!
<<La Positive List e' la lista delle sostanze chimiche che erano gia' in
commercio prima del 1976. Sulle successive c'e' obbligo di test su
animali, su quelle no, anche se comunque la maggior parte di esse e' stata comunque testata su animali. [...]il punto e' che la Positive List in se' non e' molto importante, perche' la maggior parte degli ingredienti li' elencati non si trova nemmeno piu' in commercio, e quindi l'unica cosa sensata da fare e' scegliere quelle ditte che hanno deciso di aderire allo Standard, cosi' come spiegato nel sito http://www.consumoconsapevole.org che gia' conosci.
Trovare prodotti finiti composti solo da ingredienti della Positive
List credo sia francamente impossibile, forse la cosa piu' vicina a questo
che puoi trovare sono i prodotti di Lush, che sono per la maggior parte
vegetali e i cui ingredienti di sintesi sono attentamente selezionati
tra i piu' "vecchi" possibili, in modo da non incrementare la
sperimentazione. [...]Personalmente non mi sono mai interessata di trovare la Positive List ufficiale, proprio perche' comunque da un punto di vista pratico non e' molto utile.>>
Ora, il mio dubbio, cosa si intende a questo punto x Standard?
cioè le famose aziende elencate nel sito http://www.consumoconsapevole.org cosa devono mettere nei loro composti o cosa non devono mettere x aderire allo standard? Qualcuno mi aiuta e manda qualche mail di richiesta di risposta da parte di consumo consapevole?
E altra domanda: dove compare (xkè io sarò ciuccia ma non riesco a trovarlo) che le sostanze della positive list (?) non debbano + essere testate?
heeeelp!!
La frase che più mi lascia perplessa è proprio "le sostanze in uso prima del 1976 non devono essere più testate". Ah sì? E perché? Non parla di una legge, nè italiana nè europea, che affermi una cosa del genere, nè esplicitamente nè sottoforma di principio cui uniformarsi. Non c'è nulla, insomma.
(Quanto a Lush...non fatemi dire, ho già scritto troppo sull'argomento. Mi chiedo perché ci si preoccupi tanto delle cavie da laboratorio e degli animali selvatici -danneggiati dall'uso di sostanze indubbiamente inquinanti- chissenefrega. )
A questo punto...mi sa che finora ci siamo un po' troppo "cullati" (io compresa) nella mentalità che esistessero ditte buone e ditte cattive. Che, a parte tutto, si potesse veramente fare qualcosa con un po' di buona volontà. E invece. E invece è proprio necessario battere per rivedere la legislazione.
(Quanto a Lush...non fatemi dire, ho già scritto troppo sull'argomento. Mi chiedo perché ci si preoccupi tanto delle cavie da laboratorio e degli animali selvatici -danneggiati dall'uso di sostanze indubbiamente inquinanti- chissenefrega. )
A questo punto...mi sa che finora ci siamo un po' troppo "cullati" (io compresa) nella mentalità che esistessero ditte buone e ditte cattive. Che, a parte tutto, si potesse veramente fare qualcosa con un po' di buona volontà. E invece. E invece è proprio necessario battere per rivedere la legislazione.
Già... Ma sono convinta ke ci sia "qualcosa" x poter definire un'azienda buona o meno. Bisogna solo capire cosa intende la legge, e di riflesso anche cosa intende consumo consapevole x "aziende ke hanno scelto lo Standard" cioè? Non credo ke si tratti solo di un'autodichiarazione (altrimenti l'erbolario sarebbe fra quelle ke aderiscono allo standard).
Vedremo... Io non mi fermo, continuo a cercare. Qualcosa uscirà fuori prima o poi, no?
;-))
Vedremo... Io non mi fermo, continuo a cercare. Qualcosa uscirà fuori prima o poi, no?
;-))
Ho trovato questa intervista ad un membro della FDA e mi sembra interessante e pragmatica.
Many companies have begun to label their products with statements indicating that no animals have been used in testing.
"As far as we know," says Neil Wilcox, D.V.M., director of FDA's Office of Animal Care and Use, "what these companies do is use, for the most part, old reliable ingredients that have been proven safe [based on past animal data and a history of safe use] and then test the final product on people."
"There's kind of a fine point here," says CTFA's McEwen. "These companies that say they don't test on animals are skirting the issue. Practically every ingredient that's used in cosmetics was at some point tested on animals. Probably a statement like 'no new animal testing' would be more accurate."
But what if a company wants to use a new ingredient?
Unlike drugs, FDA does not require pre-market approval for cosmetics. However, if a safety problem with a cosmetic product arises after it's been marketed, FDA can take action to obtain the manufacturer's safety data on the product. Because there is not yet enough information on alternatives to animal testing to validate their use in ensuring human safety, FDA, at this point, would only accept animal safety data.
Many companies have begun to label their products with statements indicating that no animals have been used in testing.
"As far as we know," says Neil Wilcox, D.V.M., director of FDA's Office of Animal Care and Use, "what these companies do is use, for the most part, old reliable ingredients that have been proven safe [based on past animal data and a history of safe use] and then test the final product on people."
"There's kind of a fine point here," says CTFA's McEwen. "These companies that say they don't test on animals are skirting the issue. Practically every ingredient that's used in cosmetics was at some point tested on animals. Probably a statement like 'no new animal testing' would be more accurate."
But what if a company wants to use a new ingredient?
Unlike drugs, FDA does not require pre-market approval for cosmetics. However, if a safety problem with a cosmetic product arises after it's been marketed, FDA can take action to obtain the manufacturer's safety data on the product. Because there is not yet enough information on alternatives to animal testing to validate their use in ensuring human safety, FDA, at this point, would only accept animal safety data.
Ragazze state facendo un lavoro interessantissimo!
Vi ringrazio infinitamente, era un mio dubbio da tempo e mi ripromettevo di approfondire...
Ancora grazie.
Volevo anche dire che forse un chiarimento da parte di un produttore serio (biopietro?!) potrebbe fare un pò di luce sulla prassi della sperimentazione e sulle eventuali alternative, se ce ne sono, previste dalla legge.
ciao e grazie ancora Lola e Jasmine!!!
Vi ringrazio infinitamente, era un mio dubbio da tempo e mi ripromettevo di approfondire...
Ancora grazie.
Volevo anche dire che forse un chiarimento da parte di un produttore serio (biopietro?!) potrebbe fare un pò di luce sulla prassi della sperimentazione e sulle eventuali alternative, se ce ne sono, previste dalla legge.
ciao e grazie ancora Lola e Jasmine!!!
Ora comincio a capirci qualcosa di più:
"2. Lo Standard internazionale "Non testato su animali" e le etichette
Si noti che, ad oggi, non è imposto per legge il test sul prodotto finito, si parla sempre di ingredienti: è il test fatto sugli ingredienti a essere la discriminante tra prodotto "cruelty-free" o meno.
Il test sul prodotto finale, non essendo obbligatorio per legge, non viene fatto quasi da nessuno, a parte da poche ditte particolarmente "crudeli" che testano su animali anche il prodotto finito, come la Procter&Gamble, e che sono quindi da boicottare in modo particolare.
La definizione di "cruelty-free" è opinabile: potremmo definire cruelty-free solo quelle ditte che usano ingredienti della positive list (ingredienti presenti sul mercato prima del 1976, anno in cui è entrato in vigore l'obbligo dei test su animali specifici per i cosmetici), ma sono troppo poche. Sono 5: la linea Progetto Gaia, Lakshmi, Linea Cosmica di Finestra sul Cielo, Lush, Hedera Natur.
È nato così lo Standard internazionale "Non testato su animali" che dà una definizione meno stretta ma completamente accettabile ed efficace. Una ditta, per essere cruelty-free nel senso stabilito dallo Standard stesso deve:
Non testare su animali il prodotto finito, né commissionare a terzi questi test
Non testare i singoli ingredienti, né commissionare a terzi questi test
Per gli ingredienti comprati già testati dai fornitori, deve dichiarare che questi test sono avvenuti prima di un dato anno a sua scelta (per esempio, 1995), e impegnarsi a non comprare ingredienti testati dopo quell'anno. Il che significa NON usare più alcun ingrediente (chimico, di sintesi) nuovo. Mentre può usare ingredienti completamente vegetali o anche di sintesi ma già in commercio prima dell'anno scelto.
Così facendo, non si incrementa di fatto la sperimentazione su animali, solo che la data non è il 1976 ma un'altra data scelta da ciascuna azienda. Ovviamente, questi prodotti non sono cruelty-free nel senso che i loro ingredienti non sono mai stati testati su animali, e questo vale anche per quelli che usano ingredienti delle Positive List, perché anche la maggior parte di quegli ingredienti sono stati, in qualche momento del passato, provati su animali. Ma sono cruelty-free nel senso che non incrementano la sperimentazione su animali. Quel che è fatto è fatto, ma da un certo anno in poi nessun animale in più dovrà morire per creare questi prodotti.
Nota: Una precisazione per i più pignoli: i test presi in considerazione da questo Standard sono solo i test specifici per i cosmetici, NON quelli di base. Questo significa che, in teoria, una ditta potrebbe usare ingredienti testati su animali per i test di base, ma non per i test cosmetici. Ma questo non è possibile, dato che i test specifici per i cosmetici sono obbligatori, e quindi se viene creato un nuovo ingrediente questo deve essere sottoposto sia ai test di base sia a quelli specifici per i cosmetici. Di fatto, dunque, assicurare di non compiere test cosmetici dopo una certa data equivale ad assicurare di non usare alcun ingrediente nuovo. Per questo motivo, questo Standard ha senso anche per i detersivi, per i quali non sono previsti test aggiuntivi come per i cosmetici, ma solo quelli di base. Se si assicura di non usare nuovi ingredienti a partire dalla data fissata, si è certi di evitare nuovi test su animali anche per questi prodotti.
Ingredienti di origine animale
La definizione di cruelty-free qui indicata, comprende solo la questione dei test su animali, ma non l'eventuale provenienza degli ingredienti usati. Quando gli ingredienti derivano da sfruttamento e uccisione di animali, anche se non testati, non possono comunque essere considerati cruelty-free. Questi ingredienti sono: grassi animali, olii animali, gelatina animale, acido stearico, glicerina, collagene, placenta, ambra grigia, muschio di origine animale, zibetto, castoreo, latte, panna, siero di latte, uova, lanolina, miele, cera d'api.
Le ditte che aderiscono allo Standard per lo più evitano di usare questo genere di prodotti, quindi sono cruelty-free anche sotto questo punto di vista, ma conviene controllare gli ingredienti prima dell'acquisto.
Etichette
Le etichette - simboli e diciture più o meno dettagliate - che si trovano su cosmetici e detersivi non hanno alcun valore per quanto concerne l'adesione allo Standard di cui sopra, e quindi l'effettiva assenza di "crudeltà" nel prodotto in questione.
La dicitura "Non testato su animali", "Contro i test su animali", "Testato clinicamente", "Testato dermatologicamente", oppure il simbolo del coniglietto non hanno alcuna importanza, perché per lo più indicano solo che il prodotto finito non è testato, ma questo, come abbiamo visto, vale per quasi tutte le ditte, e non è quindi una discriminante. Ciò che veramente importa è che i singoli ingredienti non siano testati su animali. E questo non è assicurato da alcuna dicitura o simbolo. O meglio, esiste un simbolo che rappresenta lo Standard, il "leaping bunny" (coniglietto che salta) circondato da stellette gialle, ma non è un simbolo che ha avuto un gran successo e praticamente nessun prodotto lo riporta.
Quindi, la discriminante per essere cruelty-free è l'adesione allo Standard, ma questo non è riportato in alcuna etichetta: occorre conoscere la lista delle ditte che, o hanno aderito formalmente allo Standard, o hanno rilasciato una dichiarazione in cui affermano di rispettare i requisiti dello Standard."
"2. Lo Standard internazionale "Non testato su animali" e le etichette
Si noti che, ad oggi, non è imposto per legge il test sul prodotto finito, si parla sempre di ingredienti: è il test fatto sugli ingredienti a essere la discriminante tra prodotto "cruelty-free" o meno.
Il test sul prodotto finale, non essendo obbligatorio per legge, non viene fatto quasi da nessuno, a parte da poche ditte particolarmente "crudeli" che testano su animali anche il prodotto finito, come la Procter&Gamble, e che sono quindi da boicottare in modo particolare.
La definizione di "cruelty-free" è opinabile: potremmo definire cruelty-free solo quelle ditte che usano ingredienti della positive list (ingredienti presenti sul mercato prima del 1976, anno in cui è entrato in vigore l'obbligo dei test su animali specifici per i cosmetici), ma sono troppo poche. Sono 5: la linea Progetto Gaia, Lakshmi, Linea Cosmica di Finestra sul Cielo, Lush, Hedera Natur.
È nato così lo Standard internazionale "Non testato su animali" che dà una definizione meno stretta ma completamente accettabile ed efficace. Una ditta, per essere cruelty-free nel senso stabilito dallo Standard stesso deve:
Non testare su animali il prodotto finito, né commissionare a terzi questi test
Non testare i singoli ingredienti, né commissionare a terzi questi test
Per gli ingredienti comprati già testati dai fornitori, deve dichiarare che questi test sono avvenuti prima di un dato anno a sua scelta (per esempio, 1995), e impegnarsi a non comprare ingredienti testati dopo quell'anno. Il che significa NON usare più alcun ingrediente (chimico, di sintesi) nuovo. Mentre può usare ingredienti completamente vegetali o anche di sintesi ma già in commercio prima dell'anno scelto.
Così facendo, non si incrementa di fatto la sperimentazione su animali, solo che la data non è il 1976 ma un'altra data scelta da ciascuna azienda. Ovviamente, questi prodotti non sono cruelty-free nel senso che i loro ingredienti non sono mai stati testati su animali, e questo vale anche per quelli che usano ingredienti delle Positive List, perché anche la maggior parte di quegli ingredienti sono stati, in qualche momento del passato, provati su animali. Ma sono cruelty-free nel senso che non incrementano la sperimentazione su animali. Quel che è fatto è fatto, ma da un certo anno in poi nessun animale in più dovrà morire per creare questi prodotti.
Nota: Una precisazione per i più pignoli: i test presi in considerazione da questo Standard sono solo i test specifici per i cosmetici, NON quelli di base. Questo significa che, in teoria, una ditta potrebbe usare ingredienti testati su animali per i test di base, ma non per i test cosmetici. Ma questo non è possibile, dato che i test specifici per i cosmetici sono obbligatori, e quindi se viene creato un nuovo ingrediente questo deve essere sottoposto sia ai test di base sia a quelli specifici per i cosmetici. Di fatto, dunque, assicurare di non compiere test cosmetici dopo una certa data equivale ad assicurare di non usare alcun ingrediente nuovo. Per questo motivo, questo Standard ha senso anche per i detersivi, per i quali non sono previsti test aggiuntivi come per i cosmetici, ma solo quelli di base. Se si assicura di non usare nuovi ingredienti a partire dalla data fissata, si è certi di evitare nuovi test su animali anche per questi prodotti.
Ingredienti di origine animale
La definizione di cruelty-free qui indicata, comprende solo la questione dei test su animali, ma non l'eventuale provenienza degli ingredienti usati. Quando gli ingredienti derivano da sfruttamento e uccisione di animali, anche se non testati, non possono comunque essere considerati cruelty-free. Questi ingredienti sono: grassi animali, olii animali, gelatina animale, acido stearico, glicerina, collagene, placenta, ambra grigia, muschio di origine animale, zibetto, castoreo, latte, panna, siero di latte, uova, lanolina, miele, cera d'api.
Le ditte che aderiscono allo Standard per lo più evitano di usare questo genere di prodotti, quindi sono cruelty-free anche sotto questo punto di vista, ma conviene controllare gli ingredienti prima dell'acquisto.
Etichette
Le etichette - simboli e diciture più o meno dettagliate - che si trovano su cosmetici e detersivi non hanno alcun valore per quanto concerne l'adesione allo Standard di cui sopra, e quindi l'effettiva assenza di "crudeltà" nel prodotto in questione.
La dicitura "Non testato su animali", "Contro i test su animali", "Testato clinicamente", "Testato dermatologicamente", oppure il simbolo del coniglietto non hanno alcuna importanza, perché per lo più indicano solo che il prodotto finito non è testato, ma questo, come abbiamo visto, vale per quasi tutte le ditte, e non è quindi una discriminante. Ciò che veramente importa è che i singoli ingredienti non siano testati su animali. E questo non è assicurato da alcuna dicitura o simbolo. O meglio, esiste un simbolo che rappresenta lo Standard, il "leaping bunny" (coniglietto che salta) circondato da stellette gialle, ma non è un simbolo che ha avuto un gran successo e praticamente nessun prodotto lo riporta.
Quindi, la discriminante per essere cruelty-free è l'adesione allo Standard, ma questo non è riportato in alcuna etichetta: occorre conoscere la lista delle ditte che, o hanno aderito formalmente allo Standard, o hanno rilasciato una dichiarazione in cui affermano di rispettare i requisiti dello Standard."
Questa è la risposta di Novivisezione (alla mia domanda dove trovo ke la legge dice ke gli ingredienti della "positive list" non debbano essere testati):
"La legge non dice questo.
Dal 1976 e' stato imposto l'obbligo di test specifici su animali per
tutti i NUOVI ingredienti usati nei cosmetici.
Tutti gli ingredienti gia' in uso sono stati elencati nella Positive
List, e per essi non e' stato previsto un ulteriore obbligo di test.
Questo non significa che non potessero essere gia' stati testati prima.
Significa pero' che usando quelli non incrementi i test su animali."
"La legge non dice questo.
Dal 1976 e' stato imposto l'obbligo di test specifici su animali per
tutti i NUOVI ingredienti usati nei cosmetici.
Tutti gli ingredienti gia' in uso sono stati elencati nella Positive
List, e per essi non e' stato previsto un ulteriore obbligo di test.
Questo non significa che non potessero essere gia' stati testati prima.
Significa pero' che usando quelli non incrementi i test su animali."
Questo non è vero o meglio non lo è più, infatti dall’11 settembre 2004 c'è il divieto di eseguire test su animali dei prodotti cosmetici finiti e il divieto di commercializzare prodotti cosmetici finiti che abbiano subito test su animali da questa data in poi (divieto esteso anche ai prodotti cosmetici finiti provenienti dal mercato extra europeo commercializzati nell’Unione Europea).Jasmine79 ha scritto: Il test sul prodotto finale, non essendo obbligatorio per legge, non viene fatto quasi da nessuno, a parte da poche ditte particolarmente "crudeli" che testano su animali anche il prodotto finito, come la Procter&Gamble, e che sono quindi da boicottare in modo particolare.
Ho finito la scansione della Positive List! Chiunque sia interessato, gliela posso inviare via mail. Le immagini non sono granché (purtroppo le fotocopie non erano bellissime).
Se volete inviarmi una mail: [email protected]
Ciao
Se volete inviarmi una mail: [email protected]
Ciao