Nella strategia generale per le allergie ti sei soffermato sull’utilità dei probiotici per un corretto assorbimento dei principi attivi delle piante nell’intestino.
_Una prima incongruenza: con la dieta si introducono spesso alimenti che portano ad un’iper-acidità del tratto gastroenterico, per questo motivo in presenza di infezioni come la Candida intestinale consigliano di assumere alimenti alcalinizzanti (ad esempio vegetali con potassio) e di evitare alimenti che causano acidità. Però ho anche letto che i fermenti lattici producono acidi organici (acido lattico ed acido acetico), non c’è contraddizione? Gli acidi organici prodotti dai probiotici non contribuiscono ad aumentare l’acidità nell’intestino? C’è un errore nel mio ragionare? Quale deve essere il ph ideale dell’intestino (anche un ph alcalino ha delle controindicazioni: ad esempio non è l’ideale per l’assorbimento del calcio in forma di citrato)?
_Un’altra incongruenza che ho notato: sempre in presenza di infezioni come la Candida intestinale, alcuni medici consigliano di non assumere alimenti fermentati muffe o lieviti perché favoriscono l’attività e la colonizzazione degli organismi patogeni, altri medici, invece, prescrivono alimenti o bevande fermentate (ad es succo di verdure fermentate con acido lattico, oppure bevande come brolacta a base di amidi fermentati) perché utili per il ripristino della flora intestinale. Qual è la corrente di pensiero più accreditata?
_In presenza di intolleranze alimentari, ci sono piante che aiutano a rieducare il nostro organismo a digerire e a tollerare questi alimenti a cui siamo intolleranti? Sono definite “ad azione proteolitica”?
_In caso di un esordio di celiachia la permeabilità delle cellule epiteliali dell’intestino è alterata; oltre ad iniziare una dieta senza glutine, il paziente ha a disposizione piante che aiutano a ripristinare più velocemente la permeabilità intestinale? Sono piante che agiscono come inibitori della zonulina?
Scusa, sono tante domande, rispondi anche in forma sintetica con un si o un no, grazie Silvia (Bentornato)
approfondimento intestino
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Marco Valussi
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Ciao Silvia,
sei sempre uno sprone :-)
1. pH intestinale. Sono refrattario all'idea che si possa parlare di pH ideale dell'intestino. Pochissime cose sono fisse nella fisiologia umana, la fissità denota l amorte, e la vitalità è invece denotata dalla capacità di modificare gli stati. Il pH "fissato" ha senso per il sangue, molto meno per l'intestino. Detto questo, anche l'intestino ha una serie di meccanismi che servono per l'appunto a mantenere il pH e il contenuto in elettroliti entro limiti fluttuanti ma funzionali. Il nostro intestino è del tutto in grado di gestire la produzione di acidi organici da parte dei fermenti lattici, anzi, è parte delle sue funzioni geneticamente codificate, dato che da sempre conviviamo con una colonia batterica autoctona che anch'essa produce acidi organici, e dato che siamo assolutamente in grado di gestire le inevitabili presenze di batteri nel nostro lume intestinale. Se non lo fossimo non saremmo qui a discuterne. Certamente, l'introduzione di sostanze altamente acidificanti (o altamente alcaminizzanti) ci metterebbero in difficoltà, ma l'idea che questo sia facilmente ottenibile con la dieta risponde ad una idea dell'organismo umano come fragile e a costante rischio di disintegrazione funzionale. Tutt'altro, il nostro organismo è adattato a gestire veleni molto tossici e una dieta varia e differenziata. Siamo meno adattati ad una dieta monotona, e una cronica malnutrizione può, questa si, portare a problemi.
2. Il consiglio di non assumere prodotti fermentati IMHO è di nuovo una idea che ha senso solo all'interno di una visione molto meccanicistica del nostro organismo, ed in particolare del nostro intestino (sarebbe interessante ma prenderebbe troppo tempo esplorare i legami tra una certa fascinazione per l'igiene intestinale tipica di movimenti della naturopatia tedesca e una più generale repulsione/fascinazione per il puro/impuro, ecc. vedi Mary Douglas). I cibi fermentati introdotti per bocca vegono degradati molto efficacemente dai succhi gastrici, e non si capisce esattamente perchè gli eventuali frammenti dovrebbero rappresentare un aiuto alla espansione dell acandida piuttosto che fornire un supporto alla flora batterica residente. Semmai è più logino evitare di assumere cibi troppo raffinati e zuccheri semplici.
E comunque io sono piuttosto scettico su questa generalizzata tendenza di vedere una candidosi cronica intestinale (o sistemica) alla base di molto disturbi. Sono scettico perchè le sintomatologie proposte per la Candidosi sono così generiche che quasi tutti i disturbi ci pososno cadere dentro, perchè non ci sono quasi mai indagini istologiche che le confermino, perchè è un approccio iperriduzionistico alla malattia, perchè tenbdono a medicalizzare situazioni che non dovrebbero esserlo.
3. Si, innanzitutto tutte le piante che stimolano le secrezioni gastroenteriche e la pristalsi gastrica, quindi le piante amare in primis, e le piante aromatiche e pungenti in seconda istanza. Poi ci sono piante particolarmente efficaci come proteolitiche, una delel quali è ad esempio il Coleus forskholii.
4. Ci sono piante ad azione antinfiammatoria, astringente e tonificante delle mucose. Che agiscano sui mediatori dell'infiammazione, sulle proteine di membrana o sulle zone di giunzione (tramite zonuline) è difficiel dirlo, chiedi troppo dalla ricerca sulle piante :-) però esistono e vengono molto usate: hydrastis canadensis, berberis vulgaris, piante a tannini, camomila, liquirizia, dioscorea, Filipendula (Spirea) , ecc.
ciao
marco
sei sempre uno sprone :-)
1. pH intestinale. Sono refrattario all'idea che si possa parlare di pH ideale dell'intestino. Pochissime cose sono fisse nella fisiologia umana, la fissità denota l amorte, e la vitalità è invece denotata dalla capacità di modificare gli stati. Il pH "fissato" ha senso per il sangue, molto meno per l'intestino. Detto questo, anche l'intestino ha una serie di meccanismi che servono per l'appunto a mantenere il pH e il contenuto in elettroliti entro limiti fluttuanti ma funzionali. Il nostro intestino è del tutto in grado di gestire la produzione di acidi organici da parte dei fermenti lattici, anzi, è parte delle sue funzioni geneticamente codificate, dato che da sempre conviviamo con una colonia batterica autoctona che anch'essa produce acidi organici, e dato che siamo assolutamente in grado di gestire le inevitabili presenze di batteri nel nostro lume intestinale. Se non lo fossimo non saremmo qui a discuterne. Certamente, l'introduzione di sostanze altamente acidificanti (o altamente alcaminizzanti) ci metterebbero in difficoltà, ma l'idea che questo sia facilmente ottenibile con la dieta risponde ad una idea dell'organismo umano come fragile e a costante rischio di disintegrazione funzionale. Tutt'altro, il nostro organismo è adattato a gestire veleni molto tossici e una dieta varia e differenziata. Siamo meno adattati ad una dieta monotona, e una cronica malnutrizione può, questa si, portare a problemi.
2. Il consiglio di non assumere prodotti fermentati IMHO è di nuovo una idea che ha senso solo all'interno di una visione molto meccanicistica del nostro organismo, ed in particolare del nostro intestino (sarebbe interessante ma prenderebbe troppo tempo esplorare i legami tra una certa fascinazione per l'igiene intestinale tipica di movimenti della naturopatia tedesca e una più generale repulsione/fascinazione per il puro/impuro, ecc. vedi Mary Douglas). I cibi fermentati introdotti per bocca vegono degradati molto efficacemente dai succhi gastrici, e non si capisce esattamente perchè gli eventuali frammenti dovrebbero rappresentare un aiuto alla espansione dell acandida piuttosto che fornire un supporto alla flora batterica residente. Semmai è più logino evitare di assumere cibi troppo raffinati e zuccheri semplici.
E comunque io sono piuttosto scettico su questa generalizzata tendenza di vedere una candidosi cronica intestinale (o sistemica) alla base di molto disturbi. Sono scettico perchè le sintomatologie proposte per la Candidosi sono così generiche che quasi tutti i disturbi ci pososno cadere dentro, perchè non ci sono quasi mai indagini istologiche che le confermino, perchè è un approccio iperriduzionistico alla malattia, perchè tenbdono a medicalizzare situazioni che non dovrebbero esserlo.
3. Si, innanzitutto tutte le piante che stimolano le secrezioni gastroenteriche e la pristalsi gastrica, quindi le piante amare in primis, e le piante aromatiche e pungenti in seconda istanza. Poi ci sono piante particolarmente efficaci come proteolitiche, una delel quali è ad esempio il Coleus forskholii.
4. Ci sono piante ad azione antinfiammatoria, astringente e tonificante delle mucose. Che agiscano sui mediatori dell'infiammazione, sulle proteine di membrana o sulle zone di giunzione (tramite zonuline) è difficiel dirlo, chiedi troppo dalla ricerca sulle piante :-) però esistono e vengono molto usate: hydrastis canadensis, berberis vulgaris, piante a tannini, camomila, liquirizia, dioscorea, Filipendula (Spirea) , ecc.
ciao
marco
Grazie Marco, esauriente come sempre (non usi mai l'opzione sintetica che ti propongo)
Concordo con la tua posizione sulle imprudenti diagnosi di Candida Albicans che non hanno mai riscontro clinico
Sull'ultima domanda (celiachia e permeabilità intestinale), mi sono ricordata che hai definito la capsaicina come sostanza che aumenta la biodisponibilità di altre sostanze "attraverso un generico aumento della perfusione delle pareti intestinali"; può voler dire che la capsaicina aumenta temporaneamente la permeabilità delle cellule epiteliali intestinali? Ad esempio, potrebbe avere un effetto temporaneo, di intensità ridotta, simile a quello causato dal glutine nei celiaci (mi riferisco solo al tipo di meccanismo, non alle consengenze)?
Grazie
Concordo con la tua posizione sulle imprudenti diagnosi di Candida Albicans che non hanno mai riscontro clinico
Sull'ultima domanda (celiachia e permeabilità intestinale), mi sono ricordata che hai definito la capsaicina come sostanza che aumenta la biodisponibilità di altre sostanze "attraverso un generico aumento della perfusione delle pareti intestinali"; può voler dire che la capsaicina aumenta temporaneamente la permeabilità delle cellule epiteliali intestinali? Ad esempio, potrebbe avere un effetto temporaneo, di intensità ridotta, simile a quello causato dal glutine nei celiaci (mi riferisco solo al tipo di meccanismo, non alle consengenze)?
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Marco Valussi
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7xpensie ha scritto:Grazie Marco, esauriente come sempre (non usi mai l'opzione sintetica che ti propongo)
Concordo con la tua posizione sulle imprudenti diagnosi di Candida Albicans che non hanno mai riscontro clinico
Sull'ultima domanda (celiachia e permeabilità intestinale), mi sono ricordata che hai definito la capsaicina come sostanza che aumenta la biodisponibilità di altre sostanze "attraverso un generico aumento della perfusione delle pareti intestinali"; può voler dire che la capsaicina aumenta temporaneamente la permeabilità delle cellule epiteliali intestinali? Ad esempio, potrebbe avere un effetto temporaneo, di intensità ridotta, simile a quello causato dal glutine nei celiaci (mi riferisco solo al tipo di meccanismo, non alle consengenze)?
Grazie
Non ci sono indicazioni in questo senso (ma gli studi sono pochi); quello che si sà è che l'incremento di perfusione delle mucose faciliterebbe il passaggio delle molecole GIA' assorbite dalle cellule epiteliali al flusso ematico, e migliorando la perfusione degli epiteli migliorerebbe in senso generico la loro funzionalità e quindi efficienza nell'espletare le loro funzioni. Alcuni dati in vitro suggeriscono che la capsaicina riduca l'assorbimento di acqua, glucosio, colesterolo, trigliceridi ed altri lipidi dal lume intestinale, ma quanto questo sia traducibile nella clinica non è chiaro.
Diciamo che da sempre amari e pungenti vengono usati nelel styrategie di miglioramento dell'assorbimento dei nutrienti, ed è probabile che lal oro azione si esplichi attraverso molteplici meccanismi.
ciao
marco