di Antonella Sagone il lun dic 05, 2005 4:49 pm
è un'idea bellissima e anche io ci stavo pensando da un po'.
Apro con una riflessione un po' eversiva e provocatoria. Contensto il concetto di giocattolo "sicuro"... in questo senso: il giocattolo deve essere sicuro solo nella misura in cui il bambino è abbandonato con il giocattolo, senza un adulto vicino a seguirlo. I giocattoli sicuri sono figli del bambino "autonomo" come piace alla società di oggi, cioè il bambino che non rompe e sa autogestirsi senza avere bisogno dell'assistenza o della compagnia degli altri...
è vero che certi oggetti (ad es. molto piccoli, come una biglia) possono essere ingeriti in un attimo; ma è anche vero che i bambini imparano a non uccidersi con le cose di tutti i giorni, cibo compreso, anche se non ha l'etichetta CE... e qui ci riagganciamo alla discussione del Concetto del Continuum se volete.
Invece io proporrei una galleria di "giocattoli insicuri" ma da esplorare in presenza di mamma e papà.
vi allego una cosa che avevo scritto tanto (ma proprio tanto) tempo fa, quando Michele era piccolino, una serie di idee per i bambini che gattonano o quasi. Era stata messa su un sito dal belissimo nome: "semplici alternative", sito che ora non esiste più...
GIOCATTOLI: SEMPLICI ALTERNATIVE
Quanto vale un sorriso di bambino? Ecco come succede che spesso gli adulti tornino a casa con costosi giocattoli, che poi dopo poco tempo vengono gettati via e dimenticati.
Il giocattolo commerciale ha dalla sua il pregio di essere stato (quando va bene) testato e di offrire una garanzia dal punto di vista della sicurezza. L'altra faccia però è che ha dei costi spesso eccessivi, e non sempre risponde realmente alle esigenze del bambino a cui è diretto. In genere è compatto ed infrangibile, non si modifica significativamente sotto l'azione del bambino, produce sempre gli stessi risultati e gli stessi rumori. Dopo averlo assaggiato e rigirato un po' fra le mani, al bambino non resta che gettarlo a terra per vedere come cade.
Spesso il concetto di giocattolo è fuorviato dal fatto che la nostra società, basata sull'avere e sul produrre, concepisce il gioco più come un'azione mediata da oggetti, che come un processo.
Molti giochi non hanno bisogno di oggetti: sono fatti con il corpo e con le sensazioni, i movimenti, i suoni che esso produce. Altri - i più graditi ai bambini, ma per motivi pratici a volte i più temuti dai genitori - utilizzano materiali non strutturati, come l'acqua, la terra, la sabbia, la colla.
Ma se proprio si vuole dare in mano a un bambino un oggetto "per giocare", gli si può anche offrire qualcosa che abbia quelle caratteristiche, che spesso nei giocattoli ufficiali mancano. Dovrebbe essere plastico, cioè modificarsi in modi diversi a seconda dell'azione effettuata; dovrebbe essere smontabile, composito, assemblabile in maniere differenti; dovrebbe prestarsi a esperimenti avventurosi, a rappresentare storie…
Essendo non infrangibili, e a volte contenendo piccole parti, il bambino non va lasciato da solo con questo tipo di giochi; tuttavia il ruolo dell'adulto deve essere il più delle volte solo quello di presentare l'oggetto e poi tenere d'occhio, ma senza interferire, lasciando che il bambino sperimenti la novità con i suoi modi ed i suoi tempi.
L'unico limite a questo tipo di giocattoli è rappresentato dalla fantasia degli adulti. Possono essere creati quasi dal nulla, con gli oggetti quotidiani o con materiali poveri ed effimeri; possono essere improvvisati anche fuori casa, in situazioni di emergenza. Qui di seguito sono solo suggeriti alcuni spunti, che ognuno potrà arricchire in base alle risorse e all'inventiva personale.
3-9 mesi: la busta. L'ideale è uno shopper pulito, in quella plastica simile alla carta, che si accartoccia e fruscia; meglio se colorata, e di dimensioni medio-piccole. Va messa al rovescio (il colore potrebbe venire via succhiandolo), si rompe uno dei manici e si lega con un bel fiocchetto al polso del bambino. la busta non potrà cadere e farà rumore al minimo movimento del braccio, si acciaccherà ed espanderà appena rilasciata, e terrà occupato il bambino per un bel po'. Ideale in auto, treno, file al supermercato e altre situazioni in cui il bambino non può essere preso in braccio (es. nel passeggino). il bambino non va lasciato da solo con la busta, ma sorvegliato.
6-12 mesi: la bottiglia. Si usa una bottiglia di plastica trasparente, con tappo pure di plastica (non tagliente) parzialmente riempita d'acqua e/o altri oggetti (es. legumi secchi). Serrare molto bene il tappo in modo che non possa essere svitato. Se la bottiglia è piccola, può essere più facilmente afferrata e rigirata fra le mani; se grande, rotola sul pavimento e può essere inseguita gattonando. I semi all'interno fanno rumore o galleggiano nel liquido; l'acqua scivola da un'estremità all'altra quando il bambino inclina la bottiglia, facendo bruscamente spostare il baricentro e offrendo interessanti esperienze sul peso e sull'equilibrio; se pressata, la bottiglia produce forti rumori. Unica accortezza: verificare abbastanza spesso se è sempre integra; alcuni bambini potrebbero montarci sopra e spaccarla.
9-36 mesi: la famiglia in barca. Tutti sanno fare una barchetta. Ma perché non animarla di un bel gruppetto di gente che ci va sopra? Bastano pochi pezzetti quadrati di carta per creare un insieme di personaggi, con la tecnica con cui si torce la carta per le caramelle, rappresentando in modo rudimentale maschi e femmine. Con un po' di pratica si possono anche creare buffi animali. Poi non resta che dare il via alle avventure. Ideale per intrattenere il bambino con un giuoco tranquillo, in una situazione noiosa in cui non si deve far confusione (ad es. una fila alla posta o una riunione scolastica). Va controllato che un bambino più piccolo non ingerisca i pezzetti di carta.
ed ora, continuate voi!
Antonella