l'abbraccio contenitivo

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Moderatore: laura serpilli

l'abbraccio contenitivo

Messaggioda sabry » gio mag 04, 2006 5:08 pm

su mamme on line leggevo quanto riporto:
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L'holding, o abbraccio contenitivo, è un metodo per affrontare le crisi dei bambini e che utilizza l'abbraccio per rafforzare il rapporto tra genitori e figli.



Negli anni '70 del secolo scorso negli USA un'equipe di psicoterapeuti sperimentava su bambini affetti da autismo una nuova tecnica: l'holding, o abbraccio contenitivo. Gli specialisti avevano constatato notevoli miglioramenti nelle capacità di interazione di questi bambini. Ad una di loro in particolare, Martha Welch, venne in mente di utilizzare l'holding con bambini non disabili ma che manifestavano in famiglia semplici disagi, espressi con capricci, opposizioni o difetti di attaccamento.
Notò che si evidenziavano enormi progressi nel rapporto madre-figlio (in generale è la mamma che applica l'abbraccio contenitivo), in un mutuo arricchimento emotivo e relazionale. Tutto ciò, dopo anni di pratica e "osservazione sul campo", venne trascritto nel suo libro "L'abbraccio che contiene".
In sintesi si può dire che la dottoressa è partita dalla considerazione che poiché ogni neonato ha bisogno di contatto fisico per superare il trauma della nascita, crescendo per acquisire padronanza e sicurezza di sé può ricevere giovamento dalla riproposizione dell'abbraccio, in quanto massima espressione della coesione corpo-mente in un legame affettivo.
Infatti il bambino viene avvolto fra le braccia del genitore, il suo corpo viene sollecitato nel senso del tatto, quasi in una riproduzione della gestazione, ma con la variante della volontarietà propostagli dall'adulto. In questa situazione si sviluppano nuovi messaggi che arrivano profondamente al bambino. Innanzitutto si amplia notevolmente la stimolazione sensoriale: oltre al tatto, vengono coinvolti anche l'udito e la vista. La mamma parla al suo bambino con tono sereno e fermo, lo guarda e fa in modo di essere guardata negli occhi.
Tutto questo è la base tramite la quale si veicola il contenimento del disagio infantile: il bambino in braccio alla mamma può urlare, piangere, cercare di mordere, divincolarsi, ma la madre gli comunica che questi sentimenti, per quanto violenti o ostili, sono accolti dal genitore e "disarmati". Può sfogarsi con la consapevolezza che "non può far male" a nessuno, nemmeno a se stesso, ed è accettato interamente, pur provando impulsi negativi.
Infatti i bambini hanno tutti, profondamente, il terrore di essere rifiutati, specie se fanno i "cattivi", e paradossalmente molti di loro per mettere alla prova i genitori propongono comportamenti di sfida. Oltre a tutto, specie se sono piccoli, non hanno ancora sviluppato grandi capacità di comunicare il proprio disappunto con le parole e quindi "esplodono" in capricci per noi a volte incomprensibili. Ma se il genitore, non solo non li allontana, ma li tiene fra le braccia, e dedica loro del tempo per aiutarli a "gestire" le sensazioni di rabbia, di smarrimento, di frustrazione o semplicemente di ansia, si sentono interiormente confortati e rassicurati, e quindi il legame profondo che hanno con i propri genitori ne esce rafforzato in modo naturale.
E' importante durante l'abbraccio contenitivo insegnargli anche le parole per dare un nome a ciò che provano: è un ulteriore espressione di "empatia" da parte del genitore. Dire al proprio bambino, che per esempio ha appena scagliato un oggetto per un diniego del genitore, che capiamo che si senta arrabbiato perché non può fare la tal cosa, e quindi può piangere in braccio alla mamma così non deve rompere nessun giocattolo per colpa della rabbia, è un modo per aiutarlo a "razionalizzare" quello che prova comunicandogli in più comprensione e accettazione da parte nostra.
Il difficile dell'holding è avere la forza e la serenità per portare fino in fondo l'abbraccio: le reazioni dei bambini possono essere veramente violente, e solo se si è determinati si riesce ad attuare questa tecnica. Spesso poi ci si mettono pure coloro che ci circondano: mariti, suocere, vicini, possono non capire perché un bambino urla come un forsennato, quasi gli stessero infliggendo chissà quali torture. I motivi per cui i bambini reagiscono così sono molteplici: le sensazioni che provano sono "nuove" e difficilmente catalogabili dalla loro esperienza di vita; il desiderio di "vedere fino a dove possono arrivare" e quanto i genitori riescono a "sopportare"; o semplicemente "sentono" che possono dare sfogo a tutti i sentimenti "oscuri" che provano e che così facendo non gliene incoglierà alcun male…
Il fatto è che, in generale, i bambini hanno bisogno di essere "contenuti", il metodo dell'holding è solo più diretto e immediato, ma esistono altri modi per dargli questa sensazione di contenimento: con le parole, con gli sguardi, con la nostra presenza costante nella loro vita.
Il principio alla base dell'holding è il contatto fisico, un contatto che unisce non solo i corpi ma alla fine anche le menti. Questo è il motivo per cui può fungere da "collante" anche nel rapporto filiale creatosi a seguito dell'adozione. Un figlio adottivo ha subìto, prima di incontrare la sua nuova famiglia, la ferita dell’abbandono. Una ferita che può manifestarsi in vari modi, dalla rabbia, all’isolamento, alla mancanza di fiducia nelle figure genitoriali o altri sintomi di disagio.
Praticando l’abbraccio contenitivo nei momenti di crisi, si crea una tale intimità con il proprio figlio, che infine riesce a "lasciarsi andare" anche con la nuova mamma, sconosciuta fino a qualche tempo prima, e con la quale può risperimentare quelle sensazioni di calore e protezione a cui è stato strappato dalla storia della sua vita.
Per chi desidera saperne di più consiglio di approfondire leggendo il libro di Martha Welch (http://www.internetbookshop.it/ser/serd ... NT6KUQ67JC ), poiché ovviamente la tecnica dell'holding è sviscerata da una professionista e molti passaggi sono chiariti in un linguaggio molto semplice.
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cosa vuol dire per voi contenere il vostro bambino?
avete sempre la serenità per farlo?

a me viene in mente quando Camilla (tre anni suonati) è in una sua fase di balbuzie acuta...d'istinto mi accovaccio vicino a lei e formo un cerchio con le mie braccia dentro il quale ci sta lei...a volte la stringo di più..a volte le lascio piu' spazio...è il mio modo di dirle.."ti sono vicina...niente ti può far male...ci sono io a farti da scudo" e lei mi prende il viso fra le mani e inizia a sussurrarmi le parole che non le venivano nell'orecchio....e le torna la "parlantina"...
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Messaggioda Rita » gio mag 04, 2006 9:10 pm

Ciao Sabry!
Io utilizzo l'abbraccio contenitivo da sempre, ed in maniera spontanea.
Non sapevo neppure di preciso cosa fosse, ho solo scoperto più tardi che il mio sistema di approcciare Nicolas durante i suoi capricci venisse chiamato in quel modo.
Ho cominciato a comportarmi così un po' x timore che il bimbo si facesse male, un po' xchè, anche quando è molto arrabbiato, capisco che lui attende un gesto da me e che quel gesto deve essere di accoglimento.
Riesco quasi sempre ad utilizzare l'abbraccio contenitivo, semplicemente xchè non devo pensarci, mi viene spontaneo.
E' anche vero che, alcune volte, i presenti, possono non capire come mai, se mio figlio fa i capricci, io lo "vizi" accogliendolo fra le mie braccia.
Ma il capriccio termina sempre alla stessa maniera;
io stringo forte Nicolas e gli sussurro che gli voglio bene, che so che è arrabbiato e che lo capisco, ma che anche lui deve provare a capire me e capire che la mamma è tanto tanto stanca ed ha bisogno che lui l'abbracci e si calmi xchè gli vuole tanto, tanto bene.
Niky si mette subito il ditino in bocca, rilassa tutti i muscoli, si abbandona completamente, mi accarezza i capelli. Stiamo così qualche minuto, poi mi da un bacio e corre felice a giocare come nulla fosse.
Con noi l'abbraccio contenitivo funziona benissimo ed io sento che fa un gran bene anche a me.
Un bacione, Rita
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Messaggioda Yvelise » gio mag 04, 2006 11:35 pm

Rita, è bellissima la tua descrizione dell'abbraccio contenitivo.
Io non l'ho mai usato in questo modo, perchè Fede non fa mai capricci violenti...il suo modo è un'insistenza calma ma costante...le sue lacrime durano sempre pochissimo.
Però l'abbraccio per lui (e anche per me) è molto importante...se l'ho sgridato, se è stanco, ma anche semplicemente dopo il bagnetto...gli piace inginocchiarsi sulle mie gambe e appoggiare la testa sul mio petto mentre lo abbraccio.
Yvelise
 
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Messaggioda Antonella Sagone » ven mag 05, 2006 9:00 am

credo sia molto importante la sensibilità della mamma per capire di cosa ha veramente bisogno il bambino nel momento in cui è agitato. Le situazioni sono diverse, i bambini sono diversi e non ci può essere una formula o un consiglio buono per tutti gli usi.
Riguardo al discorso dell'abbraccio che contiene, così come è descritto nel libro, non mi sento di consentire. Va benissimo ciò che hanno fatto Rita ed Yvelise: le reazioni di rilassamento dei loro figli dimostrano che era proprio ciò che ci voleva.
però quando avviene, come descritto nel libro, che il bambino si ribella attivamente all'abbraccio, aumenta le sue proteste, si divincola a volte apparentemente quasi con panico, io non sono più convinta che insistere finché non cede e "si rilassa" sia la cosa giusta da fare. Chi mi dice che sia davvero rilassamento e non semplicemente resa? Quando qualcuno si fa avanti a spiegare ciò che un bambino veramente sente, o di cui ha veramente bisogno, in contrasto con l'evidenza del suo comportamento, io diffido per principio.
Penso che se il bambino in preda al "capriccio" aumenta di intensità pianto e agitazione motoria, lottando contro l'abbraccio, forse, semplicemente, non vuole e non ha bisogno l'abbraccio. Non in quel preciso momento. Forse ha bisogno di un tocco meno invasivo, per esempio una mano poggiata ferma sulla schiena. Essere tenuto per mano. Una discreta presenza della mamma accanto a lui. Forse ha bisogno di silenzio e calma, di assenza di stimoli e non di un intenso contatto fisico, per un po', finché il tumulto non si calma. Sono solo alcune possibilità. Ho sempre visto che le madri in genere intuiscono la cosa che con il loro bambino funziona meglio, per quanto incongrua possa apparire a chi guarda; ma sanno cosa lo fa calmare prima.

Credo che forzare il bambino all'immobilità e all'abbraccio contenitivo quando si divincola non sia una buona idea; e peggio ancora farlo "per il suo bene". Induce una grossa confusione nei sentimenti del bambino, inducendolo a pensare che una persona può cercare un contatto fisico affettuoso con lui, contro la sua volontà, perché gli vuole bene; e implicitamente gli suggerisce che le sue sensazioni di disagio verso l'abbraccio, in quel momento, sono sbagliate.
Mi sembra un insegnamento molto pericoloso, non solo perché fuorviante per la eprcezione della sua "giustezza interiore", ma anche molto più concretamente perché lo espone alla remissività nei confronti di eventuali molestie che potrebbe (non sia mai ma purtroppo può accadere!) ricevere da adulti nel futuro.

Lo scopo dell'abbraccio, del contenimento, dovrebbe essere quello di fornire una specie di ancora, di punto fermo nella tempesta delle emozioni, da parte di un adulto che resta calmo mentre il bambino è agitato: e questo va benissimo; sarà il bambino stesso che ci farà capire quando l'abbraccio è gradito e quando è inopportuno. Però questo va fatto da parte di un adulto che accetta le emozioni negative del bambino, non che sta intervenendo per "insegnargli a controllarle". Vale lo stesso discorso che poco tempo fa abbiamo fatto sul pianto: consolare il bambino che piange va bene, non per farlo smettere di piangere, quanto per confortarlo sul motivo che lo ha fatto piangere.

Che fare quando il pianto del bambino ci mette così in ansia da non riuscire a raggiungere questa calma accettazione? quando scatena in noi un'analoga tempesta di rabbia e di angoscia?
Io penso che in questo caso sia meglio, piuttosto che intervenire attivamente per "farlo smettere" (come sentiamo il bisogno in quel momento), stare alla larga, dire al bambino molto semplicemente qualcosa come "vedo che sei tanto arrabbiato, se vuoi puoi piangere. Io ti aspetterò di là per quando ti sarà passato e vorrai un abbraccio".
In realtà, diciamo che queste situazioni si creano come sempre perché le madri oggi sono così isolate, spesso a tu per tu con il bambino senza altri esseri umani intorno per intere giornate, magari chiusi in casa, una miscela che a volte diviene esplosiva. Quello che occorrerebbe in queste situazioni sarebbe che anche la mamma potesse avere un contenimento, un bell'abbraccio, in modo da essere poi in grado a sua volta di dare al bambino il tipo di contenimento di cui ha bisogno.
Antonella
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Messaggioda Rita » ven mag 05, 2006 2:12 pm

Antonella Sagone ha scritto:Quello che occorrerebbe in queste situazioni sarebbe che anche la mamma potesse avere un contenimento, un bell'abbraccio, in modo da essere poi in grado a sua volta di dare al bambino il tipo di contenimento di cui ha bisogno.
Antonella


Trovo bellissime tutte le parole di Antonella e sono assolutamente d'accordo con quanto detto da lei.
Ma, in particolare, sento molto vicina l'ultima frase che ho quotato.
Credo sia proprio così, ogni tanto a me servirebbe un bell'abbraccio...
Rita
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Messaggioda ale » sab mag 06, 2006 9:49 pm

Antonella Sagone ha scritto:quando avviene, come descritto nel libro, che il bambino si ribella attivamente all'abbraccio, aumenta le sue proteste, si divincola a volte apparentemente quasi con panico, io non sono più convinta che insistere finché non cede e "si rilassa" sia la cosa giusta da fare. Chi mi dice che sia davvero rilassamento e non semplicemente resa? Quando qualcuno si fa avanti a spiegare ciò che un bambino veramente sente, o di cui ha veramente bisogno, in contrasto con l'evidenza del suo comportamento, io diffido per principio.
Penso che se il bambino in preda al "capriccio" aumenta di intensità pianto e agitazione motoria, lottando contro l'abbraccio, forse, semplicemente, non vuole e non ha bisogno l'abbraccio. Non in quel preciso momento. Forse ha bisogno di un tocco meno invasivo, per esempio una mano poggiata ferma sulla schiena. Essere tenuto per mano. Una discreta presenza della mamma accanto a lui. Forse ha bisogno di silenzio e calma, di assenza di stimoli e non di un intenso contatto fisico, per un po', finché il tumulto non si calma. Sono solo alcune possibilità. Ho sempre visto che le madri in genere intuiscono la cosa che con il loro bambino funziona meglio, per quanto incongrua possa apparire a chi guarda; ma sanno cosa lo fa calmare prima.


la penso come antonella, leggere dell'abbraccio contenitivo mi ha suscitato le stesse riflessioni, forte anche dell'esperienza con joanna.
quando è pervasa dalla rabbia con lei non funziona altro che il silenzio e il saper aspettare che le passi. qualsiasi altra reazione mia, se tento di dar voce ai suoi sentimenti che lei non riesce a tradurre in parole (dirle sei molto arrabbiata), così come se provo a capire cosa sta cercando di dirmi o se provo a metterle una mano sulla spalla o ad abbracciarla dicendole che le voglio bene, tutto questo la fa innervosire ancora di più e allora sbatte dapertutto, si tira sberle e salta da una parte all'altra della stanza.
naturalmente mi chiedo se il fare ascolto attivo con lei non funzioni perché avverte che io in quel momento me lo sto in un certo senso imponendo perché in realtà il suo sclerare così violentemente ogni volta che non capisco cosa mi sta chiedendo di fare mi monta dentro una grossa rabbia.

Antonella Sagone ha scritto:che fare quando il pianto del bambino ci mette così in ansia da non riuscire a raggiungere questa calma accettazione? quando scatena in noi un'analoga tempesta di rabbia e di angoscia?
Io penso che in questo caso sia meglio, piuttosto che intervenire attivamente per "farlo smettere" (come sentiamo il bisogno in quel momento), stare alla larga, dire al bambino molto semplicemente qualcosa come "vedo che sei tanto arrabbiato, se vuoi puoi piangere. Io ti aspetterò di là per quando ti sarà passato e vorrai un abbraccio".
In realtà, diciamo che queste situazioni si creano come sempre perché le madri oggi sono così isolate, spesso a tu per tu con il bambino senza altri esseri umani intorno per intere giornate, magari chiusi in casa, una miscela che a volte diviene esplosiva. Quello che occorrerebbe in queste situazioni sarebbe che anche la mamma potesse avere un contenimento, un bell'abbraccio, in modo da essere poi in grado a sua volta di dare al bambino il tipo di contenimento di cui ha bisogno.
Antonella


appunto quello che capita a me, non sempre ma in questo periodo si, molto spesso, anche più volte in una giornata. ci troviamo, io e il mio compagno, tutte le volte in cui joanna ci chiede una cosa, a temerne la reazione se non dovessimo capire esattamente cosa ci sta chiedendo (ad es. come posizonare esattamente il cucchiaino sul piattino a tavola).
si, soprattutto a tavola ultimamente scatta la crisi: vuole il mio piatto, oppure non le va bene che le abbia versato l'acqua in quel bicchiere col bordo azzurro ma vuole assolutamente quello trasparente, oppure la forchetta di papà, e se lui le propone di alzarsi e prenderle un'altra già sono urla assurde.
se tentiamo di spiegarle che noi non le portiamo via le cose di mano e non ci piace che lei lo faccia con noi, non arriviamo alla seconda parola senza che le urla si siano amplificate fino a trapassarci i cervelli.
è davvero difficile mantenere la calma di fronte alla potenza delle sue urla. almeno è difficilissimo per noi, soprattutto in periodi come questi, in cui il primo urlo della giornata avviene a 5 minuti dal suo risveglio perché non gradisce la posizione delle MIE gambe sotto le coperte.
allora a quel punto l'unica cosa che, esasperata, mi riesce di fare è allontanarmi da lei, ma anche questo la fa urlare di più, solo che è ciò che la fa smettere prima.
solo che mentre mi allontano da lei e la sento piangere sto malissimo.
mi sembra di trasmetterle il messaggio che la sto rifiutando.
e mi chiedo, quando la vedo arrivare chiedendomi se sono arrabbiata e dicendomi che mi vuole bene e vedendola protendersi per darmi un bacio, se lo sta facendo per terrore del mio rifiuto.
l'altro giorno mi ha chiesto, dopo un momento così, "mi ami?"
come se avesse paura di essere amata di meno quando fa così.
certo, a noi è scappato qualche "basta piangere" o "sei sempre che urli" ma a volte ci porta troppo oltre, e non riusciamo a reggere.
oggi si è svegliata alle 8, non ha dormito mai e alle 9 di sera, dopo che siamo state tutto il pomeriggio al mare a correre sulla sabbia e giocare con le palette e chi più ne ha più ne metta, alle 9 di sera mi ha chiesto di andare a fare una passeggiata perché voleva stare fuori casa.
io ero cotta alle 7 di sera.
mi sono collegata ad internet un attimo perché erano giorni che non lo facevo, poi invece ho preso spunto da questo topic per scaricarvi la mia valanga di sfoghi accumulati.
baci
alessandra
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Messaggioda Rita » dom mag 07, 2006 1:40 pm

Alessandra, tu non puoi nemmeno immaginare quanto io ti capisca.
Un abbraccio solidale, Rita
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Messaggioda Chiara » ven giu 02, 2006 11:55 pm

Riiecomi, era un po' che non scrivevo su questo forum.... che è un po' cambiato...sia come sia
Questo topic mi ha molto toccata, perchè mi è capitato di utilizzare l'abbraccio contenitivo con il mio bimbo... e le sensazioni che ho avuto sono le stesse che ha descritto Francesca.
Erano le dodici un paio di giorni fa, siamo tornati io e Paolo dalla passeggiata un po' tardi, e io mi son messa a spignattare furiosamente per preparargli il pranzo, e lui appeso alle gonne che mi gridava "Baccio" che vuol dire "Prendimi in braccio", ma non potevo proprio prenderlo in braccio, perchè nella mia logica ritenevo più importante fare presto a cucinare, e stavo calando la pasta e passando il pomodoro per il sugo.
Lui allora si è messo a fare tutte le monellerie che sa che mi fanno arrabbiare, come buttare all'aria i miei CD di musica classica, saltare sul divano, correre avanti e indietro per il salotto con i vestiti sporchi presi dal cesto della biancheria sporca, infine ha scovato i CD vergini e li usava per spazzare il pavimento...
E mentre il sugo e la pasta cuocevano abbandonati a se stessi io inseguivo questo piccolo diavolo per casa urlando come un'acquila "Questo NO" ecc ecc
E quel giorno la pasta sembrava non dover cuocere mai, e lui ha iniziato a dirmi "a nanna" e saliva sul nostro lettone e metteva la testa sul cuscino e quando andavo in camera saltava su e rideva come un matto...
Allora l'ho fatto scendere e siamo usciti dalla stanza con lui che gridava e piangeva e si divincolava neanche lo stessi torturando...
Finalmente la pasta è cotta, preparo tutto sempre con lui che piange e grida, e mi dico, adesso che vede che c'è la pasta col sugo si calma e viene a mangiare, ma niente, anche portandogli il piatto ad altezza pavimento, perchè nel frattempo si rotolava gridando, niente non si calmava....
Mi sono alzata a ho posato il piatto sul tavolo a metà tra l'in*****to e il depresso e mi sono passate per la testa un frastuono di voci
fa i capricci
deve mangiare
adesso ti do due ceffoni, così piangi per qualcosa...
ecc ecc
e per un minuto non ho fatto niente.
Poi è scesa dentro di me una gran calma e ho pensato
No, così è sbagliato e non ottengo proprio niente!
L'ho preso in braccio e mi sono seduta sul divano "contenendolo",
lui gridava in preda alla disperazione ed alla frustrazione più nera
Gli ho parlato con calma, non ricordo davvero cosa gli ho detto, ero un po' disperata anche io penso, perchè mi rendevo conto che dovevo aver sbagliato qualcosa se era così in crisi.
E lui a un certo punto ha detto tra le lacrime "titta"
Caspita, ho pensato nel panico, ci vorrebbe proprio, ma abbiamo smesso ormai da due mesi!
Mi ha infilato la manina nella maglietta e ha sentito che la titta era al suo posto e si è calmato e rilassato tra le mie braccia. E anche io mi sono finamente rilassata e sono riuscita ad ascoltarlo davvero e ho capito che era davvero molto stanco.
Sono riuscita a sedermi a tavola con lui in braccio e a fargli mangiare un pezzo di pane e bere un po' d'acqua.
Poi mi ha detto
"nanna" ed è sceso dalle mie gambe da solo.
Allora l'ho portato nel suo lettino e si è addormentato come un masso.
Quando si è svegliato due ore dopo era sereno e tranquillo...
Inutile dire che questo episodio mi ha convinto ancora di più sull'importanza di non lasciarsi vincere da rabbia e frustrazione anche nei momenti di maggiore crisi, quando sembra che il nostro bambino voglia solo portarci all'esasperazione.

Chiara
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Messaggioda mammagatta » sab giu 03, 2006 5:45 am

siete delle artiste,in quanto riuscite, scrivendo, a trasmettere le vs emozioni di mamme.
Questo è meraviglioso, e dimostra quanto bene volete ai vs bimbi.
Io ne ho avuti 3 e mi sono ritrovata ad applicare sia l'abbraccio e quando non consentivano, di volta in volta metodi diversi.
I bimbi sono tutti ognuno diverso l'uno dall'altro e con un carattere anche se non ancora definito, già tendenzialmente loro.

E' dura capire quindi cosa fare nei momenti di emergenza, quando si è distrutti dalla stanchezza e il ns vulcano di energia fa le bizze. e si cerca di provare a fare qualcosa x farlo star bene.

Vedete, il vs segreto secondo me è proprio questo, amate i vs bimbi e quindi cercate di trovare soluzioni che possano andare bene x quietarli.
Non siete categoriche sul....un bimbo si educa così....
vuol dire che provate rispetto e amore per il vs cucciolo
Continuate così, ed il vs lavoro sarà sicuramente premiato
buona giornata a tutte
mammagatta
 
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Re: l'abbraccio contenitivo

Messaggioda francia » gio ott 28, 2010 5:03 pm

non so bene a "chi" rispondere ma................ sono contenta di sapere che non ho un figlia aliena :lol: e sonon altrettanto contenta di sapere che ho in pratica stavo applicando un metodo :roll:
Questo argomento mi è piaciuto veramente tanto e concordo assolutamente con Antonella, la mia birba capricciosa in preda a crisi strilla urla calci sberle e quant'altro :evil: proprio non ne vuol sentire di sentirsi "braccata" da me, è un momento difficile, non sempre io mamma so bene cosa fare, non sempre lo posso fare (il piccolino piange a sua volta, si sta scuocendo la pasta, sto allattando, mi scappa di andare in bagno ........ eh si a volte anche la mamme fanno pipì :shock: ) ma sento che se non va bene l'abbraccio per lei ( che invece in quel momento andrebbe BENISSSSIMO per me) e non va bene parlare perchè ancora presa dalla sua crisi, semplicemento aspetto standole vicino e cercando di pensare che è una fase e che passerà, poi quando è pronta per l'abbraccio allora abbraccio sia. Non riuscirei neanche volendo ad imporle una cosa che solo in teoria potrebbe farle bene, penso che mi odierebbe perchè non riuscirebbe a capire che il mio è un gesto d'affetto, capirebbe invece che le sto impedendo di fare quello che in quel momento lei sente di aver bisogno di fare e cioè sfogarsi. Ovviamente sto attenta che non si faccia male, e soprattutto che non faccia male ad altri (bimbi e adulti compresi ... non si sa mai) e solo a crisi passata abbracci e aprole sono ben accette. Il libro comunqe mi piacerebbe leggerlo lo stesso.
Ciao
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Re: l'abbraccio contenitivo

Messaggioda quasiliberi » mar gen 29, 2013 1:18 pm

Ciao a tutte! Questo è proprio il post che cercavo oggi: come gestire i capricci del mio bambino e contemporaneamente la mia rabbia. Ammetto che spesso nn sono paziente e che forse pretendo che Elia di 3 anni e mezzo capisca delle cose che a me sembrano banali ma che x lui nn lo sono affatto. Un esempio: mi da fastidio se x chiamarmi o cogliere la mia attenzione mi tocca la faccia, quasi sempre in modo maldestro e abbastanza forte. Nonostante gli abbia detto tante volte di non farlo o fare piano nn ci sono versi. Se poi è nervoso e sta facendo qualche bizza diventano quasi schiaffi. Stamani, di prima mattina, ancora mezzi addormentati, dopo aver discusso x l'ennesima volta sul mangiare subito un cioccolatino, mi ha dato un colpetto sul naso. Oggi poi avendo l'influenza probabilmente ero più irritabile del solito, e l'ho sgridato. Mio marito, che era anche lui nel letto allora lo ha presi stringendolo per nn farmi toccare un'altra volta ed Elia si è messo a piangere. Da qui mio marito si è alzato di scatto arrabbiato ed è sceso giù, mantenendo il mutismo fino a circa 2 ore fa (i nostri litigi di solito nn durano più di 3 ore fortunatamente). Mi è dispiaciuto per quello che ho fatto, ma mi sono anche sentita un po' sotto accusa, come sotto una lente di ingrandimento. Che sensazione brutta avere la percezione di nn essere una buona mamma attraverso gli occhi degli altri. Poi con mio marito ci siamo chariti. È un momento di cambiamenti, stress e immagini sul futuro che ci mette alla prova. Quello che entrambi vOgliamo è che i nostri atteggiamenti nn abbiano effetti negativi su Elia, ma allo stesso tempo nn crediamo sia giusto soffocare le proprie emozioni. Un saluto a tutte.
quasiliberi
 
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